ATP Kitzbuhel: forfait di Ruud e Berrettini, tabellone rivoluzionato

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ATP Kitzbuhel: forfait di Ruud e Berrettini, tabellone rivoluzionato

Al Generali Open in Austria Lorenzo Sonego e Richard Gasquet diventano teste di serie dopo il forfait di Casper Ruud e Matteo Berrettini

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Casper Ruud - Gstaad 2022 (foto Twitter @SwissOpenGstaad)
 

Nel circuito del tennis professionistico, fatto di tornei che si susseguono ogni settimana a un ritmo forsennato, spesso la fortuna di un torneo equivale alla sfortuna di un altro torneo concorrente e “vicino”. Domenica pomeriggio, nel giro di poche ore, il Generali Open in programma la settimana prossima a Kitzbuhel ha perso le prime due teste di serie, ovvero i protagonisti della finale di Gstaad Casper Ruud e Matteo Berrettini.

Il giocatore romano, che già prima del torneo svizzero lamentava qualche piccolo acciacco fisico, ha rinunciato alla trasferta in Austria per “stanchezza”, mentre Ruud ha dato come motivazione ufficiale un infortunio alla spalla. Non è raro che chi arriva in fondo ad un torneo scelga di rinunciare all’evento della settimana successiva, ma in questo caso è davvero una disdetta per gli organizzatori austriaci che sia successo a entrambi i finalisti di Gstaad che erano pure la tasta di serie n. 1 e n. 2 del seeding.

In questo modo è stata spostata nella postazione di Ruud in cima al tabellone la testa di serie n. 5 Albert Ramos-Vinolas, mentre al posto di Berrettini è stato posizionato l’olandese Tallon Griekspoor (n. 6). Nelle posizioni originariamente occupate da questi due giocatori sono invece stati spostati il nostro Lorenzo Sonego e Richard Gasquet, insigniti rispettivamente della testa di serie n. 9 e n. 10.

 

Questo il tabellone completo del Generali Open di Kitzbuhel.

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L’Ucraina rimanda la decisione sul boicottaggio di Parigi 2024, mentre aumenta il pressing politico sul mondo dello sport

Venerdì prossimo i Ministri dello Sport europei si incontreranno a Londra per discutere la questione dell’ammissione di atleti russi e bielorussi sotto bandiere neutrali. Ma Kiev avverte: “Noi siamo fortemente contrari finché la guerra non cesserà”

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Thomas Bach, Presidente CIO (foto Twitter @iocmedia)

Il Comitato Olimpico Nazionale Ucraino (NOCU) ha rimandato la decisione su un eventuale boicottaggio delle prossime Olimpiadi di Parigi 2024, nel caso in cui venga confermata dal CIO la partecipazione degli atleti russi e bielorussi alla rassegna a cinque cerchi. Il rinvio di tale presa di posizione è stato conseguenza della mancata “ufficialità” dell’iniziale apertura proposta dal Comitato Olimpico Internazionale e risalente allo scorso 25 gennaio. Inoltre, da Kiev non si sono voluti esprimere compiutamente prima della riunione che si terrà venerdì prossimo – il 10 febbraioa Londra tra tutti i Ministri dello Sport dei Paesi europei. Il NOCU, dunque, per ora si è unicamente limitato ad approvare quei piani programmatici propedeutici ad infondere pressione sui vari dirigenti dei diversi comitati olimpici di tutto il mondo, per raggiungere il proprio obbiettivo: l’esclusione degli atleti di nazionalità russa e bielorussa dai Giochi Olimpici che andranno in scena nell’estate 2024.

Vadym Guttsait, Ministro dello Sport ucraino nonché Presidente del Comitato Olimpico Nazionale dell’Ucraina, ha spiegato che i membri dell’assemblea del NOCU hanno votato a favore di “consultazioni sulla prevenzione della partecipazione di atleti russi e bielorussi a tutte le competizioni internazionali e di un possibile boicottaggio dei prossimi Giochi Olimpici“. Il capo dello sport ucraino ha poi proseguito affermando: “L’idea del CIO sarebbe quella di permettere la partecipazione di sportivi russi e bielorussi a Parigi 2024 in quanto ‘atleti neutrali’, quindi privi di bandiere e inni nazionali. Noi siamo fortemente contrari a questa eventualità, finché la guerra non cesserà“.

Il NOCU si riaggiornerà per ridiscutere la questione, con un’assemblea straordinaria indetta ad hoc, tra due mesi.

 

IL VERTICE DI LONDRA

Ma come già preannunciato ad indirizzare la contesa in una direzione o nell’altra e quindi potenzialmente a far saltare definitivamente i cocci del vaso, potrebbe essere il vertice che andrà in scena tra meno di sette giorni nella capitale britannica. Il vertice di tutti i Ministri dello Sport delle nazioni del Vecchio Continente per cercare di dirimere una volta e per tutte l’annosa questione. A rivelare l’importanza di tale incontro, è lo stesso Guttsait nel corso della conferenza stampa a latere dell’assemblea del NOCU che ha rinviato ulteriormente la decisione sul boicottaggio: “La Gran Bretagna riunirà un vertice dei Ministri europei dello Sport per venerdì prossimo con l’obiettivo di discutere la questione dell’ammissione di russi e bielorussi. I capi dei Comitati olimpici nazionali di Lituania, Lettonia e Polonia sostengono l’Ucraina, questi tre Paesi hanno difatti già fatto una dichiarazione in tal senso“.

Dunque come si può facilmente dedurre, l’Ucraina è stata già supportata da altre tre nazioni europee nella richiesta al CIO di escludere russi e bielorussi da Parigi 2024. Il NOCU ha inoltre inviato al Presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach, ma anche alle Federazioni Internazionali delle varie discipline e ai vari Comitati Olimpici Nazionali, una serie di lettere formali volte a sollecitare il mantenimento in vigore delle sanzioni ai danni della Russia e della Bielorussia fin quando il conflitto non terminerà. Il Ministro dello Sport ucraino ha poi proseguito il suo intervento: “Tutto dipende da noi dirigenti sportivi – non solo dai membri del NOCU – e da come lavoreremo, perché non esiste una decisione ufficiale sulla partecipazione di sportivi russi e bielorussi a determinate condizioni. Dobbiamo intervenire tutti in questo processo, i comitati olimpici nazionali e i presidenti di tutte le federazioni. Dobbiamo lavorare su questo tema perché non dipenda solo dal CIO, ma anche dalle Federazioni internazionali di ogni sport. È molto importante che ogni membro della nostra famiglia olimpica lavori sulla propria posizione e metta in evidenza che non si possano vedere ed incontrare gli sportivi russi e bielorussi in competizioni internazionali“.

INTANTO BACH DICE NO ALL’INVITO DI ZELENSKY A BAKHMUT

Nel frattempo, le pressioni dell’Ucraina continuano su tutti i livelli. Per ora però con alterne fortune, infatti il Presidente del CIO Bach ha rifiutato l’invito del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky a far visita alla località di Bakhmut, una delle città colpite più duramente dalla guerra. Ciò è stato reso noto dallo stesso CIO tramite comunicato stampa, secondo cui: “al momento non esiste in programma un ulteriore viaggio in Ucraina“.

Zelensky aveva invitato Bach per mostrargli: “con i propri occhi che la neutralità non esiste“. L’ultima visita del Presidente del CIO nel Paese dilaniato dal conflitto risale allo scorso luglio. Va comunque precisato, che lo stesso Bach aveva espresso senza dubbi che a livello generale, quindi politico ed economico ma non a carattere sportivo, “le sanzioni contro i governi russi e bielorussi non sono negoziabili. Perché sia chiara una cosa, non stiamo parlando di atleti russi e bielorussi ma di atleti neutrali che rispettano le rigide condizioni che abbiamo stabilito, inclusa l’assenza di identificazione con il loro Paese e il con il loro Comitato Olimpico Nazionale ma anche il pieno rispetto delle norme anti-doping“.

LA POSIZIONE DEI COMITATI OLIMPICI DI STATI UNITI E PAESI BALTICI

Nelle ore che hanno preceduto la riunione del NOCU si sono registrate anche le prese di posizione dei Comitati Olimpici di altre nazioni. In particolare gli Stati Uniti sostengono il ban degli sportivi russi e bielorussi dalle prossime Olimpiadi di Parigi 2024, a meno che non sia “assolutamente chiaro” che non rappresentino i loro Paesi di appartenenza. Lo ha annunciato la portavoce della Casa Bianca Katerine Jean-Pierre.

Sulla stessa linea, i Paesi Baltici con la Lettonia, la Lituania, l’Estonia e la Polonia forti e unite nel sostenere con decisione l’incessante richiesta dell’Ucraina di bandire – senza dunque alcun trattamento più morbido – i russi e i bielorussi dalle competizioni internazionali, compresa ovviamente la più importante di esse: i Giochi Olimpici. I Ministri dello Sport delle quattro nazioni sopra citate, in una nota congiunta si sono espressi contrariamente alle aperture del CIO perché consentono: “allo sport di essere utilizzato per legittimare le decisioni politiche distogliendo così l’attenzione dall’aggressione contro l’Ucraina“.

La pressione politica dell’Ucraina sulla questione è tuttavia attiva da diverse settimane, con svariati esponenti di spicco politici e atleti pronti a seguire la parola di Zelensky: “Non esiste neutralità quando è in corso una guerra come questa. E sappiamo quante volte le tirannie cercano di usare lo sport per i loro interessi ideologici“.

Questo invece l’intervento in merito alla vicenda della portavoce della Casa Bianca: “La sospensione degli organi di governo nazionale dello sport di Russia e Bielorussia dalle Federazioni sportive internazionali, la rimozione di individui strettamente allineati con gli stati di Russia e Bielorussia, inclusi funzionari governativi, ma anche coloro che godono di posizioni di influenza in federazioni sportive internazionali, come consigli di amministrazione e comitati organizzativi; sono interventi imprescindibili per rispondere compiutamente alle barbarie commesse dalla Russia. Inoltre in questi mesi si è reso anche necessario incoraggiare le organizzazioni sportive nazionali ed internazionali a sospendere le trasmissioni di competizioni sportive in Russia e Bielorussia. Quindi, se atleti russi e bielorussi dovessero partecipare alle Olimpiadi deve essere assolutamente chiaro che non rappresenteranno la Russia o la Bielorussia. Anche l’uso di bandiere, emblemi o inni deve essere vietato“.

Anche campioni dello sport continuano a far sentire la loro voce contraria alla partecipazione di russi e bielorussi a Parigi 2024, l’ultima in ordine di tempo è stata Elina Svitolina.

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Naomi Osaka al bivio

La due volte campionessa degli Australian Open anche quest’anno non ha disputato il torneo e ultimamente, a pensarci bene, si sta parlando di una non-notizia: a un certo punto la sua apparente indifferenza per lo sport potrebbe anche costarle non solo in termini di classifica

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Di Peter Bodo, pubblicato il 9 gennaio 2023 su tennis.com

Mentre il tennis tornava a scaldare i motori di ritorno dalla breve off-season, con tutti i giocatori desiderosi di lanciarsi nell’inizio d’anno australiano, l’analista di Tennis Channel Pam Shriver – nonché’ ex campionessa tra gli anni 80 e 90 con 133 tornei vinti, la maggior parte in doppio con Martina Navratilova, medaglia d’oro olimpica e vincitrice di Grande Slam sempre in doppio –  ha previsto : “Penso che il 2023 sarà un anno veramente importante per capire se Naomi Osaka potrà tornare ad essere la persona che vinse 4 major sul cemento in un breve lasso di tempo“.

Ma mentre il 2023 cominciava a muovere i primi passi, gli addetti ai lavori e tutti i fans si sono domandati con crescente smarrimento e ansia, che piano avesse Osaka per l’imminente Australian Open. Gli organizzatori del torneo hanno riposto in soffitta le proprie domande proprio domenica 8 gennaio, quando hanno annunciato un altro momento difficile per Osaka, che salta il secondo major degli ultimi tre. il suo record nei suoi tre slam che ha giocato nel 2022 è stato di 2-2.

 

Come ha fatto sapere Shriver, l’AO “chiede il conto ” al curriculum di Osaka dal momento che il torneo ha avuto un ruolo chiave sulla sua fulminea ascesa. La giapponese ha ottenuto il suo primo trionfo nel Grande slam agli Us Open del 2018 confermandosi e pochi mesi più tardi in Australia, dove ha vinto ancora nel 2021, attestandosi probabilmente come la più forte tennista al mondo sul cemento. Se esiste un evento dove la storia di Osaka, insieme all’atmosfera generale del torneo, potrebbe ritrovare un nuovo slancio, sarebbe proprio “l’Happy Slam”. Invece è sempre più forte la sensazione che la 25enne dalla personalità complessa e tormentata, dopo aver dato il via a un dibattito sulla salute mentale nello sport professionistico che pare destinato a durare a lungo, abbia chiuso con lo sport che ha fatto da trampolino di lancio alla sua fama, ricchezza e celebrità.

Gli eventi più recenti si sono succeduti in maniera sconcertante, mostrando un atteggiamento a volte quasi sconsiderato – o magari semplicemente indifferente- da parte di Osaka e/o del suo team. Alla fine di Ottobre Osaka ha postato su Instagram ringraziando tutti coloro che le facevano gli auguri di compleanno per i loro messaggi e l’affetto, salutandoli così: ” Non so davvero cosa ho fatto per meritare tutto questo, vi amo e ci vediamo in giro “.

Ma, dato che nei mesi seguenti i social della Osaka sono rimasti privi di contenuti tennistici, capire le sue intenzioni è diventato come seguire le tracce di briciole di pane. Circa una settimana fa la Osaka è stata taggata in una foto originariamente postata da uno studio di pilates di Los Angeles. Più recentemente la Osaka ha postato una foto di lei e il suo fidanzato seduti davanti alla Gioconda al Louvre. e mentre quindi i fans andavano in fibrillazione, dato l’avvicinarsi degli AO, i soliti ben informati di Twitter hanno dedotto, visto la foto poi rimossa, che si trattava di un soggiorno parigino risalente a Ottobre.

Forse Osaka voleva fare una qualche dichiarazione? Forse Osaka ci sta dicendo che ha chiuso col tennis e che dobbiamo farcene una ragione. Forse ci sta solamente segnalando che, essendo l’atleta più pagata nel 2022 ( 51,1 milioni di dollari di cui solo 1,1 guadagnati in premi nei tornei su un modesto bilancio di 14-9) si sta muovendo verso imprese più grandi e remunerative che includerebbero sponsorizzazioni e situazioni puramente imprenditoriali.

La parte difficile per Osaka è che le sue stesse attività, e, se pensiamo al tennis giocato, la sua mancanza di attività, possono contravvenire ai suoi contratti e renderla un investimento rischioso. Gli sponsor potrebbero ritenere di non avere un ritorno proporzionale all’investimento.

Mike Nakajima è stato, tra le altre cose, il direttore di Nike Tennis per il Nord America fino a quando ha lasciato l’azienda circa cinque anni fa. Ha avuto un ruolo di primo piano nel marketing e nella gestione degli obblighi contrattuali di numerose star Nike, tra cui Serena Williams, Roger Federer e Pete Sampras. Nakajima mi ha detto in una conversazione che tutti quegli stratosferici contratti di sponsorizzazione che un giocatore ottiene, hanno generalmente molti obblighi e clausole condizionali.

Ci sono obiettivi di partecipazione da raggiungere, pagamenti di bonus subordinati alle prestazioni e altri vincoli. Ignorare gli impegni può portare a una riduzione del compenso del giocatore. L’allenatore di un giocatore può addurre scuse di qualsiasi tipo, tra cui infortuni e problemi personali, ma la csa non può durare molto.

“Se sei un atleta Nike ma non giochi, non fa bene a Nike, dice Nakashima parlando delle priorità di sponsorizzazione di Nike. “La cosa numero uno per noi è sempre stata la visibilità: mostrare qualcuno come Naomi che colpisce una pallina da tennis o tiene in mano un trofeo”.

Ovviamente, non giova a Nike quando Osaka fa pubblicità per Mastercard, Louis Vuitton, Workday, Nissin o uno qualsiasi dei suoi numerosi sponsor. E i grandi capi di Mastercard non possono essere felice se Osaka non è là fuori a giocare partite di alto profilo, come lo è stata in passato, sfoggiando il loro logo. Per gli sponsor, la visibilità è il fine e l’essenza di tutto e arriva un punto in cui il prestigio della partnership potrebbe non essere sufficiente a soddisfarli. Gli sponsor possono ridurre i pagamenti quando un giocatore non rispetta gli obblighi, mentre i giocatori si attaccano a infortuni o altri fattori attenuanti per continuare a essere pagati.

L’unica cosa certa è che i dati finanziari relativi agli sponsor sbandierati dalla stampa possono spesso essere lontani dalla verità. Gli sponsor raramente rivelano il valore o la dettagli dei contratti stipulati. Gli agenti dei giocatori, al contrario, sembrano amare far trapelare quelle cifre.

Tutti questi milioni di dollari di cui si parla possono entrare in gioco solo se un giocatore raggiunge tutti gli obiettivi stabiliti, ma spesso questa somma è quella che verrà divulgata alla stampa“, ha detto Nakajima. “Molte volte guarderemo quelle cifre e diremo: ‘È divertente, è un po’ diverso da quello che abbiamo negoziato”.

È troppo presto per valutare l’entità dell’eventuale contraccolpo che Osaka subirà dall’allontanamento dal tennis, tenendo presente che gli sponsor sono molto attenti all’immagine e avversi alle polemiche, anche quando hanno motivi validi. È anche difficile prevedere per quanto tempo gli sponsor continueranno a sposare Osaka se non gioca a tennis. Sembra che abbia avuto un buon inizio come imprenditrice in diverse aree, tra cui una società di gestione dei talenti, Evolve, che ha messo sotto contratto Nick Kyrgios e Ons Jabeur. Forse non avrà bisogno di accordi di sponsorizzazione che le mettono pressione.

Osaka è attualmente al numero 47, ma è una star globale. Potrebbe cambiare idea e tornare al tennis nel corso dell’anno. Se così facesse, riuscirebbe certamente a mantenere una buona presenza nei media nonché un alto valore di mercato. Ma come mi ha detto di recente l’analista di ESPN Patrick McEnroe, “Oggi non puoi essere un giocatore part-time nella tua prima metà di carriera e neppure quando ti stai avvicinando ai trenta. Naomi non è Serena. Lei (Williams) è unica nel suo genere con un’abilità unica e la fiducia necessaria per farlo.

Ha aggiunto: “Non c’è dubbio che [Osaka] sia nata per giocare a tennis. Lo senti dal suono quando colpisce la palla.

Ora che il suono non si sente più, il silenzio è assordante.

Traduzione di Luca Gori e Massimo Volpati

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Numeri: il dominio di Djokovic nel tennis maschile dal 2011 ad oggi

Dalle settimane trascorse al numero uno al confronto contro gli altri grandi: Ferruccio Roberti raccoglie alcuni dati che testimoniano chi sia stato il più grande di quest’era tennistica

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @AustralianOpen)

62 – Il numero percentuale delle settimane trascorse come 1 ATP da Novak Djokovic dal 4 luglio 2011 -giorno successivo alla prima vittoria di Wimbledon che lo proiettò sulla cima del ranking – a oggi. Una cifra di per sé impressionante che probabilmente sarebbe potuta essere ancora più significativa se il serbo non avesse saltato la seconda parte del 2017 e se l’anno scorso non avesse scelto di mettersi nelle condizioni di non poter partecipare a due Slam e quattro Masters 1000 (e a Wimbledon i punti fossero stati assegnati).

Altri numeri aiutano a comprendere meglio quanto fatto dal serbo dalla seconda metà del 2011 ad oggi: dal luglio di dodici anni fa ha vinto 19 dei 42 Slam (il 45,2%) e 29 dei 75 (38,6%) Masters 1000 a cui ha preso parte. In questo stesso periodo ha vinto 190 dei 245 (77.6%) match disputati contro colleghi nella top ten e, più in generale, si è imposto in 670 dei 768 incontri disputati (l’87,2%, una percentuale che sale al 89.3 considerando solo le partite non giocate sulla terra rossa). Della prima top 20 che lo vide al numero 1 sono rimasti sul circuito Nadal, Murray, Monfils, Gasquet e Wawrinka, mentre in quella attuale solo l’immenso campione maiorchino e Carreno Busta erano già tennisti professionisti nel momento in cui Djokovic salì per la prima volta al numero 1 del mondo. 

Non per fare inutili paragoni tra campioni che hanno avuto ciascuno la loro fantastica parabola, ma per comprendere meglio questo approfondimento sul periodo che parte da quando Nole è diventato numero 1, si può osservare come solo Nadal, di un anno più grande di Djokovic, ha avuto numeri in qualche modo paragonabili al serbo. In questo lasso temporale Rafa ha comunque vinto dodici Slam e diciassette Masters 1000, occupando la prima posizione del ranking ATP per 107 settimane, ma perdendo 18 dei 31 scontri diretti giocati con Novak  e sconfiggendolo solo 2 delle 14 volte in cui lo ha affrontato lontano dalla terra battuta. Ancora più pesante lo score con l’altro leggendario “big three”, Roger Federer: nato quasi sei anni prima di Djokovic, compiva di lì a un mese 30 anni la prima volta che Nole diventava numero 1 e ha inevitabilmente pagato la differenza d’età. Ad ogni modo, l’immenso campione svizzero nel periodo che stiamo analizzando ha vinto 4 Slam e 11 Masters 1000, è stato numero 1 ATP per 25 settimane complessive e contro Nole ha vinto 9 delle 27 volte in cui si sono confrontati. 

 

Quando domenica scorsa ha sconfitto in finale degli Australian Open Stefanos Tsitsipas il serbo aveva 35 anni 8 mesi e 6 giorni, ma non è un record: sei volte è accaduto che tennisti più anziani del serbo vincessero uno Slam (il primato assoluto è di Ken Rosewall, che vinse gli Australian Open del 1972 avendo compiuto da poco più di un mese i 37 anni). Così come non è un record di longevità il ritorno al numero 1 del ranking ATP da parte di Djokovic: Roger Federer nel giugno 2018 lo è stato a meno di due mesi dal compiere 37 anni. Quel che impressiona di Nole è piuttosto come a quasi 36 anni riesca ad avere non solo elevatissimi picchi di rendimento -non impossibili ai campioni come lui- ma anche di continuità, una caratteristica molto più rara per gli over 35 negli sport professionistici. A tal riguardo basti pensare che sconfiggendo Tsitsipas pochi giorni fa il serbo ha vinto 38 degli ultimi 40 incontri giocati (e tutti gli 11 match nei quali ha sfidato colleghi nella top 10).

 ParTit.Fin.Part. Gioc.Part. Vin.Part. Per.% Vitt.  % set vinti% game vinti% t.b. vinti
Australian Open18109789891.882.962.363.8
Roland Garros182 4101851684.277.160.255.9
Wimbledon17 7 196861089.678.758.667.2
US Open16 394811386.276.060.061.4
Indian Wells145950984.776.359.769.6
Miami135144786.382.161.683.3
Monte Carlo15 2 48351372.967.058.080.0
Madrid 12 3 0 3930976.969.656.050.0
Roma16  6 74641086.576.059.663.2
Montreal/ Toronto11 44 37784.179.458.073.3
Cincinnati14  52401276.971.156.361.1
Shanghai 4 0 3934587.281.461.471.4
Parigi Bercy 16 6 3 5445983.374.258.370
O2 Arena (ATP Finals)11  46341273.968.356.570.6
Dubai12  150 43786.078.459.869.2

Non c’è un centrale che ha fatto la storia recente del tennis a non aver conosciuto le vittorie di Novak Djokovic, unico tennista ad aver conquistato almeno due volte tutti gli Slam, tutti i Masters 1000 (e le ATP Finals). Il decimo successo agli Australian Open, torneo che in assoluto ha vinto più di tutti, fa supporre che con ogni probabilità la Rod Laver Arena sia il campo dove si giocherebbe la sua partita della vita. Più per ricapitolare qualche numero della sua carriera a beneficio dei lettori che per ricavare un dato oggettivo (nel susseguirsi delle edizioni di uno stesso torneo cambiano in parte le condizioni di gioco, basti pensare ad esempio alle modifiche apportate alla superficie e/o alle palline), sono andato a recuperare alcune sue statistiche nei tornei più importanti del circuito e in quelli nei quali ha giocato un elevato numero di match, come Dubai. Dalla tabella in cui sono raccolti i dati arriva la conferma che in effetti gli Australian Open sono il torneo in cui Djokovic ha il più alto rendimento e non solo perché è quello a cui ha preso parte più volte (18, così come al Roland Garros). A Melbourne il serbo vanta la miglior percentuale di vittorie rispetto ai match giocati (91.8%) e di set vinti rispetto a quelli disputati (82.9%). Ovviamente, non sorprende che un sette volte vincitore di Wimbledon abbia numeri eccellenti anche sui campi di Church Road, mentre un pochino stupisce che gli Internazionali d’Italia – dove vanta un ottimo score con sei successi e altrettante finali – siano il torneo sul rosso dove si esprime meglio e in assoluto uno dei migliori per il suo rendimento. In ogni caso numeri incredibili: solo a Monte Carlo, Madrid e Cincinnati (la O2 Arena dove si giocavano le Finals è un discorso a parte, vista l’altissima caratura degli avversari) non ha vinto almeno l’80% delle partite. Not too bad…

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