Numeri: ecco perchè per Jannik Sinner il meglio deve ancora venire

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Numeri: ecco perchè per Jannik Sinner il meglio deve ancora venire

Dal 2020 ad oggi, periodo in cui Jannik ha iniziato a giocare con costanza nel circuito maggiore, sono in pochi ad aver fatto meglio di lui. L’approfondimento di Ferruccio Roberti

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022, Credit AELTC Ben Solomon
 
 

103 – Le vittorie ottenute nel circuito maggiore da Jannik Sinner da gennaio 2020 ad oggi. Quella di due anni fa è stata la prima vera stagione da protagonista nel grande tennis per l’altoatesino, iniziata da 78 ATP e sotto il peso di grandi aspettative da parte di addetti ai lavori e appassionati italiani a seguito della vittoria, ottenuta appena nel novembre precedente, delle ATP Next Gen Finals. Il 2020 è stato anche l’anno in cui Jannik ha interrotto la sua partecipazione al circuito Challenger: l’ultimo torneo di questo tipo a cui sinora ha partecipato è stato quello di Indian Wells che avrebbe dovuto anticipare di una settimana il Masters 1000 californiano, poi mai disputatosi quell’anno a causa dell’inizio della sospensione di cinque mesi del circuito dovuta all’inizio della pandemia da Covid-19. 

Una categoria di eventi tennistici, quella dei Challenger, dalla quale – come quasi tutti i colleghi – Sinner è passato per fare esperienza e incamerare punti, ma nel suo caso impressiona la velocità avuta nel non aver più bisogno di parteciparvi. L’allora allievo di Riccardo Piatti inizia a farsi notare per la prima volta dal grande pubblico vincendo nel febbraio 2019 da diciassettenne e con classifica di 546 ATP il Challenger di Bergamo, il quarto in assoluto a cui prende parte. Da quel titolo Jannik prende l’abbrivio per una impressionante scalata del ranking che lo porta a chiudere quella stagione già tra i primi cento, grazie alla vittoria di altri due Challenger (diventa così il secondo giocatore più giovane della storia, dopo Gasquet, a vincere nello stesso anno tre titoli di questa categoria). Senza dimenticare le prime undici partite portate a casa nel circuito maggiore (di cui 5 nei 250, 1 nei 500, 1 nei 1000 e 4 nelle Next Gen ATP Finals): anche buona parte di queste contribuiscono in maniera decisiva a far scalare all’altoatesino, nel solo 2019, in totale 475 posizioni del ranking ATP. 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Il tennista nato a San Candido (Bolzano), attuale 10 ATP, la scorsa settimana a Umago ha vinto il sesto trofeo della carriera (e il primo sulla terra) a nemmeno ventuno anni: un traguardo già di per sè ottimo a conclusione di carriera per la grandissima parte dei tennisti professionisti, ma intermedio per quelle che sono le ambizioni di Jannik e del suo staff. Ricordando le soddisfazioni già raccolte, va detto come Sinner oltre ai successi citati, sia già stato 21 settimane nella top ten (salendo sinora sino al nono posto del ranking), abbia raggiunto tre volte i quarti negli Slam e una finale in un Masters 1000. Per arrivare a risultati ancora migliori Jannik deve migliorare in diversi aspetti, innanzitutto dal punto di vista fisico, ma lascia ben sperare la sua grande passione e dedizione nella professione, quanto sia già migliorato tennisticamente in questi anni e, appunto, i risultati già ottenuti alla sua pur giovanissima età. 

 
Pos.GiocatorePunti2022Punti2021Punti2020TotalePunti
1Djokovic197093706855 18195
2Medvedev25757070 4025 13670
3Nadal562029854050 12655
4Tsitsipas4010 5695 2495 12200
5Zverev2700 5955 345512110
6Rublev2415 4090 3425 9930
7 Ruud3315 3275 1280 7870
8 Berrettini1845 4090 595 6530
9Alcaraz4270 1544 408 6222
10Auger-Aliassime 1175 2545 1175 6105
11Hurkacz 1890 3315 620 5825
12Sinner 1680 3015 1030 5725
13Schwartzman1465199022205675
14Thiem22173546155571
15Carreno Busta1555197016755200
16Norrie154029453554840
17Shapovalov1315203012404585
18Fritz206015806854325
19Bautista Agut1465168511504300
20De Minaur138512908153490
21Karatsev67022905273487
22Cilic154013555503445
23Dimitrov104514009703415
24Khachanov108013759403395
#Sonego72014606002780
#Musetti11419674332541
#Kyrgios3253256951345
 Tabella 1. Punti ottenuti nel ranking ATP da gennaio 2020

Per approfondire quest’ultimo aspetto, nella tabella 1 da noi preparata abbiamo raccolto i punti ottenuti dai migliori tennisti a partire da gennaio 2020, periodo in cui Jannik ha iniziato a giocare con costanza nel circuito maggiore, sino ad arrivare ai nostri giorni. Leggiamo così del già noto dominio di Djokovic (il serbo ha vinto cinque dei dieci Slam giocati negli ultimi due anni anni e mezzo, oltre a quattro Masters 1000 e altri tre tornei) e forse ci rendiamo conto ancora meglio di come – assieme a Nole – Nadal, Medvedev, Tsitsipas e Zverev negli ultimi due anni e mezzo abbiano lasciato le briciole agli altri protagonisti del circuito maschile. Jannik, pur giocando da Under 20 nella maggior parte del tempo da noi considerato, ha solo undici giocatori ad aver fatto meglio di lui (che sarebbero in realtà nove se venissero conteggiati i 360 punti garantiti dai quarti di Wimbledon raggiunti un mese fa). Ad eccezione di Alcaraz, poi, sono tutti più “anziani” di lui i colleghi ad aver fatto meglio: tra l’altro solo Auger-Aliassime, Ruud e Tsitsipas sono coetanei di Sinner, con questi ultimi due che hanno comunque quasi tre anni in più di lui. Dati più che incoraggianti per il futuro del tennista italiano, in particolar modo se incrociati con quelli contenuti nella tabella 2, che raccoglie altre statistiche relative al periodo temporale da noi considerato in questa analisi (da gennaio 2020 alla scorsa settimana).

GiocatoreBilancioW-L (%)BilancioW-Lvs top 10FinaliSlamW-LFinaliBig Titles*Finalialtritornei
Djokovic119-17(87,5%)27-105-24-13-1
Medvedev118-33 (78,1%)20-101-23-23-2
Nadal86-15 (85,1%)14-103-01-14-1
Tsitsipas126-47 (72,8%)11-160-12-13-5
Zverev116-36 (76,3%)18-190-14-24-1
Rublev126-44 (74,1%)10-120-00-210-1
 Ruud114-43 (72,6%)5-150-10-19-1
 Berrettini71-25 (73,9%)1-100-10-14-2
Alcaraz75-25 (75%)11-80-02-04-2
Auger-Aliassime91-60 (60,2%)7-180-00-01-6
Hurkacz79-48 (67,5%)9-110-01-03-0
Sinner103-42 (71%)9-170-00-16-0
Schwartzman89-55 (61,8%)5-180-00-11-5
Thiem41-27 (60,2%)8-61-10-10-0
Carreno Busta80-47 (62,9%)6-130-00-02-2
Norrie93-54 (63,2%)3-160-01-03-5
Shapovalov64-53 (54,7%)6-90-00-00-2
Fritz77-48 (61,6%)5-100-01-01-2
BautistaAgut76-43 (63,8%)7-60-00-02-4     
De Minaur69-51 (57,5%)3-150-00-03-1
Karatsev50-41 (54,9%)5-70-00-03-1
Cilic68-48 (58,6%)4-130-00-02-1
Dimitrov60-42 (58,8%)4-110-00-00-0
Khachanov79-56 (58,5%)0-140-00-10-1
Sonego59-59 (50%)3-110-00-01-2
Musetti46-43 (51,6%)3-60-00-01-0
Kyrgios34-18 (65,3%)5-70-10-00-0
Tabella 2. Rendimento da gennaio 2020 sino alla scorsa settimana

*Masters 1000, Giochi Olimpici, ATP Finals

Possiamo leggervi che Jannik è tra i 10 tennisti ad aver vinto oltre il 70% delle partite disputate e il settimo ad averne vinte di più, 103, appunto (42 delle quali contro top 50, così come sono 65 quelle ottenute in ATP 500 o 250). Risultati già molto indicativi, perché ottenuti con l’handicap di una maturazione fisica e tecnica ancora oggi in atto e arrivati nonostante le inevitabili iniziali difficoltà successive alla scelta dello scorso febbraio di cambiare coach. Complicazioni emotive, visto il legame profondo che il nostro tennista aveva con Piatti, ma soprattutto dovute ai nuovi metodi di lavoro e ai tentativi di modifiche tecnico-tattiche che ogni nuovo allenatore, come lo è divenuto Simone Vagnozzi, propone. Il vero punto debole di Jannik non è mai stato la continuità di rendimento: sono stati pochi gli scivoloni per gli alti e bassi della giovane età contro tennisti il cui valore era inferiore, al di là della classifica del momento (il vero ultimo passo falso di Jannik in tal senso è stato giusto un anno fa in Canada contro Duckworth, arrivato dopo aver vinto qualche giorno prima l’ATP 500 di Washington). Piuttosto Jannik ha sempre avuto grosse difficoltà contro i più forti:  basta pensare che contro i top 5 nelle prime dodici volte che li aveva affrontati non aveva mai vinto e aveva raccolto appena 3 set dei 31 giocati. In tal senso fa davvero sperare il riscontro dell’ultimo mese, nel quale Sinner ha prima strappato a Wimbledon due set a Djokovic e poi battuto ad Umago Alcaraz (primo successo della carriera contro un tennista tra i primi 5 del ranking), confermando la vittoria sul murciano di qualche settimana prima, avvenuta sui prati londinesi. Un segnale ben preciso di evoluzione del rendimento che – se confermato da eventuali riscontri nei prossimi mesi – certificherà l’ingresso di Sinner tra i migliori tennisti del pianeta.

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Darren Cahill : “Jannik può giocare qualsiasi tipo di tennis. Può vincere uno Slam”

Il supercoach di Jannik Sinner parla a Tennis Italiano: “Può farcela in uno Slam ora, a patto che continui a migliorare”

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Darren Cahill

Darren Cahill è stato un tennista di tutto rispetto, sia in singolare (n.22) che in doppio (n.10), ma se possibile da allenatore – consigliere tecnico che dir si voglia – ha fatto ancora meglio. Tra gli altri si è seduto, portandoli in alto, sulle panchine di Lleyton Hewitt (che definisce il più vicino a Sinner dei suoi assistiti), Andre Agassi, e Simona Halep, prima di approdare come supercoach al fianco di Simone Vagnozzi su quella di Jannik Sinner. E proprio dell’altoatesino, in un’intervista realizzata da Stefano Semeraro per la rivista “Il Tennis Italiano“, parla lungamente e con vista rosea sul futuro.

Ho accettato di allenare Jannik perché è un bravissimo ragazzo, oltre che un grande giocatore“, esordisce Cahill, “In Australia mi ha impressionato perché sorrideva sempre, era molto gentile e determinato. Non mi interessa il ranking, ma la persona e le potenzialità che vedo in lui“. Ma da ciò, subito si parte poi a parlare dei miglioramenti in campo di Jannik, e degli obiettivi per il prossimo futuro: “Negli ultimi 12-15 anni il tennis è stato dominato da quattro signori molto forti, e per gli altri è stata dura. Potevano andare un po’ avanti, ma poi c’erano Roger, Rafa, Nole e Andy, anche gli ottimi giocatori. Ora le cose stanno cambiando, ci sono giovani campioni che crescono, e Jannik è tra quelli che possono vincere negli Slam. E non intendo in futuro, ma proprio ora, a patto che poi continui a migliorarsi nei prossimi 10 anni“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Jannik gioca molto bene sul duro“, prosegue il coach con sguardo alle prossime, intense settimane, “Ho visto i suoi match agli Australian Open, si muove bene sul cemento e il suo gioco è abbastanza potente per quel tipo di superficie, i campi degi US Open sono inoltre abbastanza veloci. Il suo servizio sta migliorando, come la transizione a rete e il gioco a volo, ha fatto importanti progressi negli ultimi due anni, con Riccardo e poi con Simone; è importante però che ragioni in prospettiva, che sappia che tipo di tennis vuole giocare nel giro di due anni e faccia di tutto per arrivarci“. E Sinner è migliorato decisamente anche sulla seconda di servizio, oltre che nel gioco a rete, per cui Cahill ha ricevuto i complimenti di Pat Cash: “Sia io che Simone ci stiamo lavorando, abbiamo le idee chiare ma Jannik deve esserne convinto. Sta dando il massimo, l’esercizio e la costanza rendono automatico ciò che non lo è. Pensiamo a Rafa, Novak o Andy: nessuno di loro all’età di Jannik andava volentieri a rete, hanno sviluppato il loro gioco nel corso degli anni. Ha inciso anche il secondo servizio, importantissimo, perché se riesci a renderlo vario ti aiuta anche con il primo, ti fa sentire più libero. Per me è più importante“.

 

Non dimentichiamo, inoltre, che Sinner senza mai aver vinto prima un match su erba, è stato due set in vantaggio contro Novak Djokovic, con Cahill al suo angolo: “Sull’erba più ci giochi e più ti trovi a tuo agio. I primi match sono stati incredibilmente importanti, ha imparato come muoversi, come stare nel punto. Sull’erba Jannik può diventare un giocatore molto pericoloso e lo ha dimostrato nella seconda settimana a Wimbledon. Deve essere solo orgoglioso di ciò che ha fatto“. Toccando l’argomento superfici, ormai sempre meno limitanti di quanto fossero un tempo, si parla anche della varietà gioco che possiede l’azzurro: “Per me è un tennista all around molto aggressivo da fondo che deve rifinire le sue qualità a rete. Non è il solo, altri possono fare il suo gioco, ma non si può vincere facendo un solo tipo di tennis, devi avere una varietà di opzioni, e Jannik può farlo“.

L’obiettivo ATP Final non può naturalmente essere taciuto: “Non ci siamo posti un traguardo preciso, un numero, un torneo. Jannik può vincere subito. ma è un processo che richiede tempo. Le ATP Finals sono importanti, un obiettivo per chiunque. Ci sono gli Slam e poi le Finals, giocarle è un grande onore; che siano a Torino è bellissimo, ma lo sarebbe ovunque“. In ultimo l’australiano parla anche del ruolo dell’allenatore, e di quanto sia cambiato: “Oggi è più facile allenare rispetto a 20 anni fa, perché non c’è un solo coach, ma i tennisti investono per avere più voci tecniche da ascoltare. Novak, Rafa, Roger e Andy hanno reso questo sport molto professionale. Sono scattati avanti, e gli altri hanno dovuto inseguirli e imparare da loro, capire perché erano così forte e dove migliorare“.

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Daniil Medvedev insultato dopo la sconfitta con Kyrgios. Troverà mai l’amore dei fan? [VIDEO]

Il n.1 al mondo non riceve un bel trattamento dopo la sconfitta all’esordio a Montreal

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Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Daniil Medvedev è un gran giocatore di tennis, il suo rovescio sfida le leggi della bellezza fisica, serve bene, è il primo giocatore al mondo, ma non manca (chiaramente) di difetti. Spesso si trova invischiato in fastidiose situazioni di amore/odio da parte del pubblico, il quale la maggior parte delle volte va contro il russo. Certamente Medvedev non sempre è un pezzo di pane, alle volte ha apertamente risposto alle provocazioni (fa scuola la lamentela nella conferenza di fine torneo all’ultimo Australian Open, considerando solo gli eventi più recenti). Eppure alcuni episodi non sono certo passabili di giustificazione, come appunto quello (di cui mettiamo il video in calce al testo) accaduto qualche giorno fa a Montreal.

Daniil, al rientro in una competizione importante dopo la pausa forzata da Wimbledon, carico del titolo di Los Cabos, ha appena perso all’esordio del Masters 1000 di Montreal, di cui era campione in carica, contro Nick Kyrgios, dopo aver anche vinto il primo set. Una brutta sconfitta certamente, doccia fredda per i suoi fan, ma l’episodio all’uscita dallo stadio non è per nulla ragionevole: mentre cammina, chiaramente anche scuro in volto, un tifoso gli urla “loser!” (“perdente” in inglese) più volte, costringendo il russo a fermarsi. Ma, stavolta, Medvedev dimostra grande maturità, e si limita a discutere con questo “simpatico” tifoso pacatamente, portando infine la mano alla tempia, come per invitarlo a ragionare. Che questo possa essere un piccolo passo, per il n.1 al mondo, verso una nuova vita dal punto di vista dell’amore dei tifosi?

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ATP Montreal, preview finale: Hurkacz, il servizio e il feeling con le finali. Ma a Carreno l’aria nordamericana fa bene

Il polacco, imbattuto nelle finali, non può prescindere dalla battuta, ma lo spagnolo si sente a casa sul cemento USA, a un passo dalla storia

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L’Open del Canada, negli anni, si è sempre mostrato un torneo foriero di sorprese fino all’atto conclusivo, di rivelazioni a due soli set dal titolo, e quest’anno, in effetti, non farà eccezione. Ma se, giusto una settimana fa, qualcuno avesse detto che la finale avrebbe visto incrociare le racchette di Hubert Hurkacz e Pablo Carreno Busta, difficilmente sarebbe stato preso seriamente in considerazione. Ma il polacco, n.8 del tabellone, e lo spagnolo giustiziere di italiani (eliminati sia Sinner che Berrettini sulla sua strada) sono stati autori di un grande torneo, sconfiggendo avversari anche più quotati, e venendo a capo di due semifinali decisamente dure contro Casper Ruud e Daniel Evans. Oggi, per entrambi, è un’occasione da non sprecare, di quelle che capitano “once in a lifetime” (per Hurkacz già il suo primo titolo 1000, a Miami 2021, venne dopo una finale tra rivelazioni, battendo Jannik Sinner).

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Montreal

Le statistiche vengono in soccorso per capire quanto la chance sia ghiotta: Carreno non era mai arrivato così lontano in un torneo di questo livello, nonostante i sei titoli vinti in carriera, fermandosi massimo in semifinale (Indian Wells 2017 e Miami 2018), a sostegno della teoria del suo essere uno spagnolo atipico, con i migliori risultati sempre ottenuti sul cemento d’oltreoceano, comprese le due semifinali del 2017 e del 2020 allo US Open. Inoltre per la terza volta negli ultimi 4 anni, dopo Reilly Opelka che si arrese a Daniil Medvedev nella passata edizione, e Stefanos Tsitsipas battuto da Nadal nel 2018 (nel 2020 il torneo fu cancellato), in finale arriva un giocatore fuori dai primi 16, non sorteggiato tra le teste di serie. Ma per trovare l’ultimo campione in questo senso, bisogna risalire addirittura al 2002 a Toronto, quando Guillermo Canas batté Andy Roddick.

 

E questa è una delle statistiche che porta decisamente acqua al mulino di Hurkacz, insieme alla ben favorevole percentuale del polacco nelle finali in tour: 5 vittorie su 5 disputate, compresa appunto l’unica 1000 a Miami, una piccola dose, a questo tipo di partite, di esperienza in più, non dimenticando che quella vittoria lo portò ad essere il vincitore di un Master classificato più in basso dai tempi di Berdych a Parigi Bercy 2005. Altro dato che può far sorridere Hubi, riguarda però i precedenti tra lui e Carreno, in parità (1-1), uno dei quali però disputato in finale a Metz lo scorso anno, e vinto abbastanza nettamente dal n.10 del mondo (lo spagnolo vinse invece a Cincinnati, sempre nel 2021). Se c’è un dato che forse può dare qualche fastidio al polacco, è il pensare che dal 2021 in poi ci sono stati (lui compreso) ben 5 campioni 1000 al loro primo titolo (gli altri sono Tsitsipas, Norrie, Fritz e Alcaraz).

Dunque il ritratto statistico darebbe leggermente favorito il n.8 del seeding, già campione in precedenza, più avvezzo di recente a trovarsi ancora in campo nei 1000 nel fine settimana… ma il campo cosa dice? La partita, inutile negarlo, passa dai turni di battuta di Hurkacz, che ha nel servizio la sua arma micidiale, e più letale. D’altra parte lo spagnolo è un ottimo ribattitore, e già ha eliminato un big server importante come Berrettini questa settimana (con tutte le variabili del caso riguardanti Matteo, certo) e nello scambio da fondo è nettamente avvantaggiato, avendo più resistenza e tendenza al sacrificio, per quanto paghi la differenza a rete con la mano dolce del suo avversario. E i colpi da fondo? Entrambi, pur con caratteristiche diverse, spiccano sulla diagonale di rovescio, dove però Hurkacz è capace più di cambiare o accelerare, oltre che giocare buoni slice, rispetto alla compostezza del compitino dello spagnolo. Insomma, anche il gioco li vede partire appaiati, forse con il muso del polacco qualche centimetro in avanti, ma lo spagnolo in Nord America trova la sua dimensione ideale, e potrebbe definitivamente eleggerla sua meta prediletta questa sera, nella partita più importante della sua carriera.

Il tabellone completo dell’ATP 1000 di Montreal

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