Serena Williams annuncia il ritiro (Cocchi, Ancione, Audisio). No, non era Matteo (Azzolini)

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Serena Williams annuncia il ritiro (Cocchi, Ancione, Audisio). No, non era Matteo (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 10 agosto 2022

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Serena lascia: «Faccio la mamma» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Serena. Un nome diventato marchio, simbolo, icona come lei. Serena Williams, la fuoriclasse che ha portato il tennis femminile in una nuova dimensione, ha annunciato che dirà basta a settembre. E lo ha fatto dopo aver conquistato la prima vittoria a distanza di oltre 400 giorni, lunedì nel primo turno del Wta 1000 di Toronto. Nella conferenza stampa post match aveva concesso un primo lieve indizio: «Giocare a tennis è quello che più amo fare, ma so che non potrà andare avanti per sempre. Vedo una luce in fondo al tunnel». La Williams ha preferito usare la formula «Non andare avanti per sempre» perché la parola ritiro quella no, non la vuole pronunciare. Perché fa paura, sa di definitivo. E allora meglio preannunciarlo, prepararci e prepararsi con un lungo racconto-confessione su Vogue Usa. Una rivista di moda, la stessa scelta da Maria Sharapova, acerrima rivale, sempre che di rivali nell’era di Serena ce ne siano davvero state. Una scelta che conferma quanto Serena Williams sia una figura che valica i confini dello sport, mettendosi tra coloro che attraverso il carisma in campo, e il costume, hanno cercato di cambiare le cose. E anche nel commiato, che sarà quasi certamente allo Us Open, davanti al suo pubblico, la campionessa di 23 Slam vuole sottolineare quanto la scelta sia in qualche modo obbligata: «Non voglio che finisca – scrive sul magazine -, e allo stesso tempo sono pronta per quello che verrà. E la fine di una storia iniziata a Compton, in California, con una ragazzina di colore che voleva solo giocare a tennis e non era nemmeno tanto brava». E’ una storia di rivalsa, di lotta di affermazione sua e della sorella maggiore Venus passata attraverso la caparbietà di papà Richard che le ha messo la racchetta in mano quando aveva 3 anni. Cambiare vita fa paura, anche a una combattente come lei: «Non c’è felicità per me in tutto questo. E’ un grande dolore e odio essere a un bivio». Come un grande dolore è non aver toccato quota 24 Slam, raggiungendo Margaret Court in testa alla classifica di chi ha vinto più Slam: «Ho superato Martina Hingis, e raggiunto Billie Jean King, una grande ispirazione per me, nel conto degli Slam. E stavo scalando la montagna Martina Navratilova. Dicono che non sono stata la più grande perché non ho superato il record di 24 di Margaret Court. Mentirei se dicessi che non volevo quel primato». Serena Williams non sarà mai una ex. Resterà per sempre una campionessa, con i suoi trionfi e le sue cadute, i lati oscuri e le debolezze. Messe a nudo fino alla fine, fino a questa umana incapacità di salutare: «Parlerei di “evoluzione” più che di addio. Anzi non voglio nessuna cerimonia, nessun saluto, niente. Io sono un disastro con gli addii…». E la sua grandezza sta nel lanciare un messaggio “femminista” anche nel momento più doloroso. Lei che si è esposta per i diritti delle donne, che ha sfidato la discriminazione in uno sport di bianchi ricchi, lei che si è schierata dalla parte delle madri da quando lo è diventata, ormai cinque anni fa: «Credetemi, non ho mai voluto dover scegliere tra il tennis e la famiglia. Non penso sia giusto. Se fossi stato un maschio sarei là fuori a giocare e vincere mentre mia moglie si accolla le fatiche della famiglia. Forse sarei più una Tom Brady se ne avessi l’opportunità. Non fraintendetemi: amo essere una donna e ho amato ogni secondo della gravidanza di Olympia, ho vinto quando ero incinta, ho superato un cesareo d’urgenza e un’embolia polmonare per darla alla luce. A giorni però compirò 41 anni, e qualcosa devo lasciare andare. Olympia vuole essere una sorella maggiore, io e mio marito desideriamo avere un altro bambino. È giusto che ora mi dedichi a una cosa sola. Voglio godermi queste ultime settimane e divertirmi». Ancora mamma, campionessa per sempre, finalmente Serena.

Serena: smetto per un altro figlio (Valeria Ancione, Corriere dello Sport)

 

Sta bene Serena Williams, fasciata in un abito che pare di acqua cristallina e che la veste da sirena, sulla copertina di Vogue, mentre raccatta un carico di emozioni e lo serve al mondo e non ammette risposta: ace. «Conto alla rovescia», «ritiro», no ritiro non le piace, «evoluzione», sì le piace e ci piace. Aspettando lo stop di Federer, raccogliamo quello della regina del tennis, che avverrà dopo gli Us Open. Evolvere altro che invecchiare. Non sono i 40 anni a dirle di smettere, né quel match di fatica al rientro dopo un anno, dove appesantita e fuori forma, sotto lo sguardo affettuoso e immancabile di Venus, e sotto gli occhi del “suo” pubblico del “suo” Wimbledon che la ama a prescindere, Serena faticava. Non te ne andare, sembrava dire Londra, mentre arrancava e un po’ soffriva ma non mollava. «Sto evolvendo lontano dal tennis, verso altre cose importanti per me», è oggi la risposta sicura. Tra le cose importanti, oltre la moda, l’imprenditoria sportiva, le battaglie contro le diseguaglianze, c’è la famiglia e per una come Serena, cresciuta in una squadra, come la definiva la madre, con quattro sorelle e i genitori dedicati alle figlie, a due in particolare, lei e Venus le predestinate, far aumentare la sua è adesso la priorità. «Io e Alexis (il marito ndr) siamo pronti per un altro figlio e per allargare la famiglia. Sicuramente non voglio essere di nuovo incinta da atleta. Non ho mai voluto dover scegliere tra il tennis e la famiglia, non penso sia giusto. Se fossi un maschio non dovrei farlo. Ma io amo essere una donna e ho amato ogni secondo della gravidanza di Olympia. Però a settembre compio 41 anni e qualcosa devo cedere. Ho bisogno di essere o con due piedi nel tennis o con due piedi fuori». Quindi due piedi fuori dal tennis. Fuori dalla favola su cui padre e madre hanno creduto e lei e la sorella scritto. «Venus sarà la numero uno, ma tu sarai la più forte della storia. Mi credi?». Serena gli ha creduto. Il padre non la ingannava, le chiedeva pazienza mentre gli occhi erano tutti su Venus che iniziava a volare. E quel matto di papà Richard aveva ragione da vendere. Aveva 17 anni quando ha vinto il suo primo Slam, proprio agli Us Open 1999, e non si è più fermata, conquistando 23 slam, tra cui l’ultimo l’Australian Open, nel 2018, in cui già aspettava Olympia. Poi è stata condizionata da una serie di problemi fisici e non è riuscita a eguagliare il primato di 24 slam dell’australiana Margaret Court La vittoria a Toronto al primo turno, davanti alla figlia, dopo un anno, la fa sperare e sognare. «Non so se sarò pronta per vincere a New York, ma ci proverò. Credo che ci sia una luce alla fine del tunnel, e io mi ci sto avvicinando. Adoro giocare, ma non posso farlo per sempre. È difficile rinunciare a ciò che ami, e Dio io amo il tennis! Non vorrei che finisse, ma sono pronta, anche se mi mancherà quella ragazza che giocava a tennis». 

Bye Serena (Emanuela Audisio, La Repubblica)

Era la sorellina. Quella un po’ complessata, quella che con la racchetta seguiva sempre la più grande, Venus. Poi, come sempre capita a tutte le sorelline, si è affrancata. Non le importava se Venus era più magra e più bella, lei si sarebbe presa il mondo. E Serena a 21 anni lo ha conquistato arrivando in cima alle classifiche. Non era più solo il gesto tecnico, era la rabbia di chi viene dal ghetto: se Althea Gibson nel 1956 vincendo Parigi aveva dimostrato che anche le nere possono, Serena ha fatto vedere che devono. Prendersi tutto. Era un giaguaro che azzanna. Con un’anima divertente e divertita. Quella che adesso le fa dire: «Evolvo verso un’altra direzione». Non usa la parola che inizia con la R (retirement) e che lei non ama, perché quelle come lei non si ritirano, solo combatterà in altri campi, camminerà in altre strade. Vuole un altro figlio, «non da atleta», oltre ad Alexis Olympia, 4 anni, e non lo vuole condividere con il tennis. A 41 anni (a settembre) scende dallo sport per salire nella vita, cosa che si adatta alla sua personalità e ai suoi interessi. È sempre stata molto di più di una giocatrice. I suoi colpi erano ceffoni, energia allo stato puro, più ring che court. La sua racchetta era un’ascia che tramortiva, un uragano che spazzava le avversarie. Come il suo sorriso, ma era anche capace di piangere. Mantenendo pero sempre una sua civetteria: abitini, tute attillate, gonne svolazzanti, quintali di braccialetti, come fosse una farfalla atomica. Serena sul campo voleva far vedere a tutte le ragazzine che non bisognava accettare steccati, ma abbatterli. Non è mai stata una campionessa a una dimensione, anzi ha trovato mille voci per parlare nel mondo della solidarietà e dell’intrattenimento. Nessun imbarazzo nel dire che ha sposato un bianco, Alexis Ohanian, conosciuto a Roma nel 2015, e nemmeno nel sottolineare che gli uomini come Federer possono fare quattro figli e continuare a vincere tornei mentre per le donne è diverso: «Nessuno parla dei momenti di sconforto, di quando la bimba piange e tu ti arrabbi e poi ti intristisci perché ti sei arrabbiata». Lascerà dopo l’Us Open, torneo dove si è affermata nel 1999. Williams non dominava più, anzi era ormai preda, scalpo da mostrare al mondo. E quando Ion Tiriac, leggenda del tennis, nel 2021 la criticò, «a 39 anni con 90 chili è vecchia e pesante, dovrebbe ritirarsi», lei non fece una piega e non perse un etto rispondendo: «Si vergogni lui, sessista e ignorante». Difficile che Serena vinca a New York, anche se le manca un titolo per eguagliare il record di 24 Slam dell’australiana Margaret Court. Ci ha provato, senza riuscirci: dopo il numero 23 in Australia nel 2017, ha giocato e perso altre quattro finali in un Major, due a Wimbledon, due negli States. Però in questi venti anni ha fatto molto altro: ha rivoluzionato il tennis, ha aperto porte, ha inventato l’intimidazione, ha attratto il business. Con servizio a più di 200 km orari, dritto potente e fiducia a mille: nessuno può battermi. Tanti anche i momenti bui: nel 2003 un’operazione al ginocchio, ma soprattutto l’uccisione della sua sorellastra Yetunde a Los Angeles, finita in uno scontro tra gang rivali, nel 2010 un taglio al piede con dei vetri, nel 2017 un parto cesareo d’urgenza e un’embolia polmonare che quasi le costava la vita. Una così non smette, semplicemente cambia campo: «Arriva un momento in cui dobbiamo decidere di muoverci in una direzione diversa, è sempre difficile quando ami qualcosa così tanto. Devo concentrarmi sull’essere una mamma, immagino che ci sia solo una luce alla fine del tunnel».

No, non era Matteo (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non era Berrettini. Non sappiamo bene chi fosse, ma non era lui. Di sicuro, quello visto sul campo numero uno di Montreal non era Matteo Berrettini da Roma Nord, anni 26, numero sei ATP appena qualche mese fa, quello che mette testa e cuore nei match, che sa appassionare il pubblico e volgere le partite a proprio favore, anche le più difficili. Come sia stata possibile una così clamorosa sostituzione di persona, è l’altra domanda cui non siamo in grado di rispondere. Il tipo andato in campo aveva gambe pesanti, pensieri intonati al grigiore delle nuvole e spirito di reazione sotto i tacchi. Dispiace annotarlo in avvio di questa parte di stagione americana in cui Matteo ha solo da guadagnare, visto che era privo di punti da difendere in Canada, dove era al debutto, e con un ottavo da migliorare a Cincinnati. Ma la pagella di fine match stavolta è davvero pessima, e nemmeno così facilmente spiegabile. A Montreal le palle vanno piano, da sempre, è un dato ormai acquisito. Buone per Carreno Busta, che vi ha costruito una partita quasi priva di errori, meno per Berrettini, che le sente poco e male, ed è costretto a fare a meno anche del suo rovescio slice, che in quelle condizioni non trova mai il guizzo che lo rende penetrante. Già nei giorni scorsi Santopadre aveva fatto capire qualcosa, augurandosi che Matteo, nel corso del torneo, ricevesse qualche gentile omaggio da parte degli avversari o magari dalle condizioni del tempo. Ma Carreno Busta non gliene ha offerto manco mezzo, e il tempo è da giorni che intride l’aria di umori poco salubri. Appena quattro ace, e tre doppi falli, Inutile in queste condizioni puntare sul famoso uno-due di Matteo. Anche la seconda palla, rifiutandosi di rimbalzare più su di un metro, ha finito per essere facile preda dello spagnolo. A fine match Berrettini metterà a referto solo 14 vincenti, con addirittura 29 errori gratuiti. Carreno Busta ha preso il controllo del match nel settimo game del primo set, con un break a zero e non lo ha più mollato, mentre Berrettini ha finito per consegnare altri due servizi nel secondo set. Inutile cercare scuse per Matteo, quando il primo a evitarle è proprio lui. La forma fisica non è la migliore e non è quella che avrebbe dovuto essere dopo tre settimane di preparazione. Lo ammette anche Santopadre che abbiamo contattato con un rapido messaggio su WhatsApp. «Non possiamo davvero dire», ci scrive, come sempre gentilissimo, «che Matteo fosse al meglio… Ma rendiamo merito all’avversario, che ha giocato un match quasi perfetto, e continuiamo a lavorare, che ce n’è bisogno!».

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Sinner, dopo il ritiro arriva il forfait. Djokovic trionfa e vede le Finals (Fiorino). Fenomeno Spagna terra di campioni (Martucci)

La rassegna stampa di lunedì 3 ottobre 2022

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Sinner, dopo il ritiro arriva il forfait. Djokovic trionfa e vede le Finals (Luca Fiorino, Corriere dello Sport).

Oltre al danno la beffa. Jannik Sinner ha dato forfait all’Astana Open, al via quest’oggi, a causa della distorsione alla caviglia destra riportata nella semifinale di Sofia. Jannik, che era stato sorteggiato nel quarto di Novak Djokovic e avrebbe dovuto debuttare con Oscar Otte, sarà sottoposto nelle prossime 48 ore a tutti gli accertamenti del caso (ecografia e risonanza) per valutare l’entità del trauma subito nella sfida con Holger Rune. Nella capitale bulgara, l’azzurro ha alzato bandiera bianca per la terza volta in stagione dopo i ritiri occorsi a Miami e Parigi. Gli intoppi patiti da Jannik nell’arco di questi dieci mesi sono stati di varia natura: dal covid alle vesciche ai piedi (problema risolto grazie a dei plantari specifici), dagli addominali all’anca, fino ad arrivare all’infiammazione al ginocchio e a quest’ultimo incidente alla caviglia.

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La prevenzione in casa Sinner resta massima da sempre. Malgrado l’assenza last minute dell’altoatesino, l’Italia sarà rappresentata nel ricco torneo kazako da Luca Nardi. Il pesarese, classe 2003, si è qualificato grazie al successo messo a referto ai danni di David Goffin, ex numero 7 ATP Il marchigiano, autore di una splendida prestazione contro il primo favorito del tabellone cadetto, si è imposto in rimonta con il punteggio di 3-6 7-6(3) 7-6(3) salvando complessivamente tre matchpoint

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Si è conclusa positivamente la trasferta israeliana di Novak Djokovic. ll serbo si è laureato campione a Tel Aviv sbarazzandosi per l’ennesima volta di Marin Cilic (19 vittorie su 21 confronti diretti). Grazie all’89° titolo messo in bacheca, Nole ha racimolato punti preziosi in ottica Nitro ATP Finals. Avendo vinto uno Slam quest anno, al serbo basterà rientrare fra i primi 20 della Race to Torino (e non fra i primi 8) per garantirsi la partecipazione al Master di novembre.

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Fenomeno Spagna terra di campioni (Vincenzo Martucci, Il Messaggero Sport)

Oggi lo sport di Spagna potrà fregiarsi dell’ennesimo, storico, successo: presenterà due giocatori ai primi due posti della classifica mondiale dei tennisti professionisti, Carlos Alcaraz e Rafa Nadal. Una situazione eccezionale nell’ATP Tour, il sistema di graduatoria deciso dal 1973 dal computer, tanto che si è registrata l’ultima volta il 13 agosto 2000 con una super-potenza dall’immenso bacino come gli Stati Uniti, con due campioni come Andre Agassi, numero 1, e Pete Sampras, 2, all’apice della loro epica rivalità. Ma lo sport iberico non si ferma al tennis, anzi. TRADIZIONE Non sottilizziamo sull’allenatore, Sergio Scariolo (italianissimo) e il jolly, Lorenzo Brown (oriundo per motivi di forza maggiore): la Spagna maschile di basket che domina in finale la Francia agli ultimi Europei aveva già vinto il titolo nel 2009, 2011 e 2015 e anche il Mondiale 2019, ed ha cominciato a brillare ciò con l’argento olimpico a Los Angeles 1984 esprimendo talenti come Fernando Martin Espina, Rubio, Corbalan, Rydy Fernandes, San Epifanio, Navarro, Pau Gasol e suo fratello Marc. E il calcio non è solo La Liga, la serie A iberica, non è solo i bianchi (le merengues) di Madrid, la squadra più titolata al mondo con 28 allori (14 Coppe dei Campioni/Champions League) e in patria (35 scudetti), e il Baria dei fenomeni, da Cruyff, a Maradona, da Ronaldinho a Ronaldo a Messi. Tanto che nelle coppe europee la Spagna ha dominato dal 2013 al 2018 vincendo 18 trofei su 19.

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E’ innegabile che il fattore-sport è molto sentito e supportato a livello nazionale e sociale, sulla scia di campioni dall’incredibile richiamo come Miguel Indurain nel ciclismo, Fernando Alonso della Formula 1, Marc Marquez nel motociclismo (sulla scia di Angel Nieto), il triatleta Javier Gomez Noya, il canoista David Cal, il ginnasta Gervasio Differite e lo sbatter Javier Fernandez. Tanti campioni in tante discipline diverse non possono essere un caso.

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Tutto è cominciato con gli enormi investimenti per l’Olimpiade di Barcelona 1992, chiusa col bottino record di 22 medaglie. La Spagna ne ha beneficiato a tutti i livelli, anche in sport come l’hockey pista dove ha vinto 5 mondiali consecutivi, dal 2005 al 2013. Ma, soprattutto, è stata capace di diversificare e di seguire l’evolversi dei tempi, tanto da sposare per prima uno sport emergente come il padel, tanto che oggi conta 100mila tesserati.

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Sofia, sfuma la finale italiana (Buongiovanni). Sinner trema: caviglia ko (Giammò). La resa di Sinner fa male due volte (Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 2 ottobre 2022

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Sofia, sfuma la finale italiana (Andrea Buongiovanni, La Gazzetta dello Sport)

Altro che finale tutta italiana: oggi l’atto decisivo del torneo indoor di Sofia vedrà opposti il 26enne svizzero Marc-Andrea Huesler e il 19enne danese Holger Rune. II primo, contro pronostico, elimina 7-6 (5) 7-5 un Lorenzo Musetti che, nei momenti clou del match, sparisce di scena. Il secondo fa fuori Jannik Sinner, testa di serie numero uno, costretto al ritiro sul 7-5 4-6 2-5. L’altoatesino, che in Bulgaria inseguiva il terzo successo consecutivo, sul 2-3 (15-15) del terzo set, correndo lateralmente a fondo campo, impunta il piede destro e si infortuna alla caviglia. Interviene il fisioterapista per una fasciatura d’emergenza, Jannik riprende con coraggio, ma mettendo a segno non più di tre punti, perde altri due game e, con evidenti difficoltà negli spostamenti verso destra, si fa da parte. La sua smorfia dice più di tante parole. L’azzurro abdica così dopo undici vittorie consecutive. Ora il 21enne pusterese scivolerà dal 10° al 12° posto del ranking mondiale e vedrà farsi tutta in salita la corsa verso le Finals di Torino di novembre, una settimana prima dalla fase decisiva di Coppa Davis a Malaga: il suo futuro a breve sarà determinato dai tempi dl recupero. Intanto, infortunio a parte, il match contro Rune, numero 31 al mondo – primo scontro diretto tra I due – era improvvisamente diventato difficile. Sinner, sospinto da servizio e risposta, vince il primo parziale 7-5 alla quarta palla break a disposizione, ma nel secondo, sul 2-2, accusa un pesante passaggio a vuoto, perde per la prima volta il servizio, e, complice un parziale di 12 punti a 2, non recupera più. Jannik fatica anche in apertura di terzo set: Rune pare avere più energie, è più reattivo ed aggressivo. Fa subito il break, non sfrutta un’occasione per il 4-1, ma si invola comunque. Fino al fattaccio. «Imporsi così – dice il danese – non è bello: auguro a Jannik il meglio e di riprendersi in fretta. Per quanto mi riguarda, sono un po’ stanco, ma a questo punto voglio arrivare fino in fondo». Oggi Holger, dunque, se la vedrà con Huesler, attuale numero 95 della classifica Atp. Musetti, nel tie-break del primo set, si trova avanti 5-1, ma perde il parziale 7-5. E nel secondo, sul 5-6, avanti 30-15, subisce il primo (fatale) break dell’incontro. E addio sogni.

Sinner trema: caviglia ko. Fuori anche Musetti (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

Nessuna finale azzurra, nessun derby, e neanche un italiano in finale. Si fermano sul più bello le corse di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner nell’Open di Sofia (ATP 250).Il toscano è stato battuto in due set da Marc Huesler – 7-6(5), 7-5 – mentre l’altoatesino, opposto al danese Holger Rune, è stato costretto al ritiro (il terzo del 2022) dopo essere incappato in una distorsione alla caviglia destra a metà del terzo set, sul punteggio di 5-7, 6-4, 5-2 in suo sfavore. Mattatore all’esordio nel torneo contro il n.14 del mondo Carreno Busta, e sopravvissuto a Majchrzak dopo aver annullato due match point, Huesler è sceso in campo con la convinzione di avere i mezzi per poter figurare anche nell’ultimo atto del torneo. Sorretto dal servizio e deciso a chiudere in fretta gli scambi, ne è venuto fuori un match all’insegna dell’equilibrio in cui Musetti non è riuscito ad avvolgere il rivale nella sua tela. L’azzurro si è così trovato a giocare l’ennesimo tie-break (il 4° negli ultimi 6 set) del suo torneo portandosi in vantaggio 5-1 per poi farsi rimontare dal suo rivale. L’equilibrio si è mantenuto fino all’epilogo quando ancora una volta è stato Musetti a concedere l’unica palla break al suo rivale, coincisa con un match point che lo svizzero non si è lasciato sfuggire. Avversario sulla carta più ostico dello svizzero, Jannik Sinner era comunque riuscito a domare il danese Rune in un primo set in cui aveva trovato nel ritmo e nella profondità dei colpi le sue armi migliori. Abbandonato dal servizio in avvio di secondo set, Sinner ha provato a riequilibrare il punteggio nell’ultimo game del parziale salvando un primo set point per poi cedere sul secondo. Innervositosi, l’italiano ha subito ceduto il servizio nel terzo, e su quel regalo Rune ha costruito e consolidato il suo vantaggio fino al sesto game, quando rincorrendo una palla alla sua destra, Sinner ha perso l’appoggio della sua caviglia finendo con l’accasciarsi al suolo. Bendaggi e trattamenti son stati sufficienti per rimetterlo in piedi, ma la resa era ormai vicina. Scalzo e a testa bassa, Sinner ha abbandonato il campo. […]

La resa di Sinner fa male due volte (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Un sabato difficile per gli italiani nel 250 ATP di Sofia. Nelle semifinali prima Lorenzo Musetti e poi Jannik Sinner, hanno ceduto il passo a Huesler e Rune. È andata peggio all’altoatesino che dopo aver vinto il primo set con break nel 12° gioco, è calato nel secondo, anche in seguito all’accresciuto rendimento del 19enne danese che negli ottavi si era già sbarazzato di Lorenzo Sonego. Rune nel secondo set ha capitalizzato l’unico break conquistato sul 2-2. La terza frazione è nata nuovamente male per Sinner, che si è trovato a rincorrere (0-2). Sul 2-3 si è anche procurato una distorsione alla caviglia destra, curata con tanto di fasciatura sopra il calzino. Alla ripresa Rune ha tenuto il servizio (4-2) e Sinner ha provato a resistere, ma poi è stato costretto al ritiro sul 2-5. Prima battuta d’arresto nel torneo bulgaro per l’azzurro, campione nel 2021 e nel 2020. Sconfitta dolorosa in tutti i sensi soprattutto in ottica qualificazione alle ATP Finals. […] Da verificare l’entità del danno di Sinner in una stagione per lui sfortunata fin dall’avvio: è il quarto ritiro del 2022. […] Janník è uscito dal campo a capo chino, non un bel segnale. Brucia anche la sconfitta subita da Musetti. Il carrarino ha ben giocato ma non è stato cinico nei due passaggi chiave del match contro lo svizzero Marc-Andrea Huesler n.95 Atp. Grande equilibrio tra i due con il servizio che è stato dominante. La decisione del primo set è giunta al tie-break e Musetti è sembrato poterlo far proprio quando è salito 5-1. Poi un improvviso black-out con molti errori, compreso un doppio fallo, ha rimesso in gioco il mancino elvetico che ha chiuso con un parziale di 6 punti a 0. […] Nel secondo set sul 5-6 Musetti ha perso la battuta per la prima volta nel match con un altro doppio fallo a metà game, sul 30-30, e ha ceduto allo svizzero. […]

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Sinner, è un debutto soft (Bertellino). Sinner scatta verso le Finals (Giammò)

La rassegna stampa di venerdì 30 settembre 2022

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Sinner, è un debutto soft (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Tra lampi ed errori si è consumato l’esordio di Jannik Sinner nell’ATP 250 di Sofia, che lo ha visto vincere la decima partita consecutiva e conservare l’imbattibilità “bulgara”. Prima dello scadere dell’ora e mezza di gioco il n° 1 italiano e 10 ATP ha portato a termine il proprio compito, ovvero stoppare il portoghese Nuno Borges, n° 93 del ranking e buon giocatore a tutto campo, anche a rete grazie alla sua predisposizione per il doppio. Sinner non ha concesso palle break nell’intero incontro e ha messa a segno 10 ace, due dei quali gli sono serviti per sigillare il confronto sul 6-3 6-4. Molti anche gli errori gratuiti, specialmente nel primo set. Un break per frazione ha fatto la differenza: «Sofia è un posto speciale – ha detto l’azzurro al termine – dove ho vinto il mio primo torneo ATP ripetendomi lo scorso anno. In questa edizione c’è anche il pubblico ed è molto più bello. L’esordio in un torneo è sempre difficile e anche per questo sono contento per la vittoria. Cerco di migliorare partita dopo partita e non mi faccio condizionare dalla corsa alle Finals. Vedremo a fine stagione dove sarò». Oggi Jannik sarà impegnato nei quarti contro l’australiano Vukic che, dopo aver battuto Fognini, si è ripetuto contro il quasi 39 enne Verdasco. Si è fermata invece la striscia di vittorie consecutive di Lorenzo Sonego. Negli ottavi il torinese è stato sconfitto in tre set dal danese Holger Rune, 19 anni ed attuale n° 31 del mondo. Dopo aver conquistato la prima frazione al tie-break, chiuso 6-1, l’azzurro ha subito il break nel decimo gioco della seconda frazione, con Rune che ha via via trovato risposte sempre più efficaci Nel set decisivo un altro break ha fatto la differenza in favore del nordico. Nessun tentennamento e chiusura sul 6-7 (1) 6-4 6-3. La sua stagione indoor proseguirà nel 250 ATP di Firenze (indoor su cemento): «C’era anche la possibilità di scendere in campo la prossima settimana ad Astana, in un ATP 500 – ha sottolineato il coach di Sonego Gipo Arbino – ma quasi sicuramente Lorenzo non andrà in Kazakistan. Meglio riprendere forze per il finale di stagione. Dopo Firenze giocherà a Napoli, sul veloce outdoor, quindi a Basilea, sperando di entrare direttamente in tabellone nell’ultimo 1000 dell’anno, a Parigi Bercy. Poi penseremo alla prossima stagione, magari con una settimana di preparazione, come già fatto in passato, all’Accademia di Rafael Nadal. Per i primi mesi del 2023 Lorenzo ha pochi punti da difendere quindi potrà giocare senza tensioni e risalire in classifica». […]

Sinner scatta verso le Finals (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

A Sofia (ATP250), il due volte campione in carica Jannik Sinner ha battuto in due set il portoghese Nuno Borges (6-3 6-4) vincendo la sua decima partita consecutiva nel torneo e qualificandosi ai quarti di finale, dove oggi sfiderà Aleksandar Vukic. «E’ stato un match difficile, come lo è ogni prima partita di un torneo – ha dichiarato a caldo la testa di serie n.1 – Questo è un posto speciale per me, qui ho vinto il mio primo titolo in e quest’anno finalmente c’è anche il pubblico». Un’eventuale terza affermazione consecutiva permetterebbe all’azzurro di recuperare punti preziosi in vista delle ATP Finals: «Non ci penso tanto, ogni partita e importante e poi vedremo a fine anno dove sarò». Oggi torna in campo anche Lorenzo Musetti. Il match contro il tedesco Jan-Lennard Struff vale la semifinale. Dopo il titolo vinto a Metz si è fermata la striscia di vittorie di Lorenzo Sonego, eliminato in tre set – (1)6-7 6-4 6-3 – dal danese Holger Rune. A quasi due mesi di distanza dalla sua ultima partita giocata sul circuito (la finale a Wimbledon vinta con Kyrgios), Novak Djokovic tomato in campo a Tel Aviv (ATP 250) battendo lo spagnolo Pablo Andujar (6-0 6-3) . Ai quarti lo attende il canadese Vasek Pospisil.

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