ATP Metz, riecco un gran Sonego: schianta Hurkacz e raggiunge la prima finale del 2022

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ATP Metz, riecco un gran Sonego: schianta Hurkacz e raggiunge la prima finale del 2022

Il torinese non concede neanche una palla break e sfrutta al meglio le poche chance a disposizione. Quarta vittoria in carriera contro il polacco

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Hubert Hurkacz e Lorenzo Sonego - ATP Metz 2022 (Twitter @MoselleOpen)
 

L. Sonego b. [2] H. Hurkacz 7-6 (5) 6-4

In una delle migliori partite di una stagione altalenante, un’ottima versione di Lorenzo Sonego ha la meglio in due set combattuti contro Hubert Hurkacz, troppo falloso soprattutto verso la fine del match. Nel tie-break del primo set fa la differenza un gran passante dell’italiano, mentre nel secondo parziale un pessimo settimo game costa carissimo al polacco, che perde anche il decimo posto nel ranking a favore di Jannik Sinner. Grazie a questo risultato, Sonny sale al numero 52. In caso di titolo – sarà opposto domani a Wawrinka o Bublik – tornerebbe in top 50 (n°45).

IL MATCH – Nonostante l’iniziale grande quantità di seconde Sonego parte bene, tenendo a zero il suo primo turno di servizio e mostrandosi da subito aggressivo. Rispondere alla prima pesante di Hurkacz non è certo compito facile, anche se l’azzurro riesce a salire a 30 nel secondo game, mandando largo un dritto a sventaglio con cui sarebbe potuto approdare ai vantaggi. Il polacco appare più spento non appena si entra nello scambio, nonostante questa situazione si verifichi soltanto a sprazzi. Il numero 65 del ranking prova giustamente a variare il gioco, andando spesso a rete e cercando talvolta anche la smorzata, seppur con risultati alterni. Hurkacz appare decisamente perforabile da fondo campo, anche nei suoi turni di battuta. La partita scivola via rapidamente – come testimoniano i 7 game in 27 minuti – e si rimane on serve senza che nessuno dei due giocatori riesca a conquistare più di due punti in risposta (situazione che perdurerà per tutto il primo parziale).

 

Sonego approda sul 4-3 con un ottimo vincente di dritto, ma l’equilibrio continua a reggere (anche per via del cambio palle grazie a cui il polacco opera un nuovo aggancio). Il numero 10 del mondo deve servire due volte per rimanere nel set e, sotto 5-6, si trova per la prima volta in svantaggio. Dal 15-30, però, Hurkacz ne esce con coraggio: dopo 45 minuti si va al tie-break. Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe visto l’andamento del set, i primi quattro punti corrispondono ad altrettanti minibreak, poi Sonego riesce per primo a spezzare questa tradizione, salendo sul 3-2. Nei quattro punti successivi non si scambia, rispettando i servizi: l’azzurro si porta sul 5-4 e, dopo aver risposto bene, trova un gran passante di dritto lungolinea, finalizzato con lo schiaffo al volo di rovescio vincente. È l’allungo che decide il primo parziale: sotto 6-5, infatti, Hurkacz manda lungo il suo rovescio, consentendo all’italiano di archiviare 7-6 (5) il set inaugurale.

Il polacco prova a scrollarsi di dosso la delusione per il set appena perso e, per la prima volta, tiene a zero un turno di battuta, chiuso con un divertente scambio a rete. Sonego, al contrario, incappa in alcune decisioni sbagliate che gli potrebbero costare caro. Per la prima volta nel match si arriva ai vantaggi, ma alla terza opportunità l’italiano riesce a cavarsela, impattando sull’1-1. Sul 15-30 del terzo gioco è invece lui a potersi costruire una grande chance, ma al momento giusto per sfondare il suo dritto rimane sul nastro. Per entrambi inizia ad aprirsi qualche spiraglio in più in risposta, ma le palle break continuano ad essere soltanto un miraggio.

Il 27enne torinese aggancia il suo avversario sul 3-3 e – miracolo! – spuntano due palle break. A dire il vero è Hurkacz ad essere protagonista di un game disastroso, in cui commette tre errori consecutivi che gli costano carissimo. Sonego sfrutta immediatamente la grande occasione, anche aiutato dai perduranti regali del suo rivale, volando rapidamente sul 5-3. Il numero 65 ATP conclude la sua piccola impresa con un game a zero, imponendosi 7-6 (5) 6-4 e conquistando la sua quinta finale in carriera, la prima in un 2022 travagliato. Domani lotterà per il titolo contro Sasha Bublik, che ha beneficiato del ritiro di Stan Wawrinka.

LE PAROLE A CALDO DI SONEGO “Qui a Metz sono migliorato giorno dopo giorno e sono davvero contento di questo. Hubert serve molto bene, è molto difficile rispondere con lui, ma oggi ho giocato veramente bene e mi sono goduto ogni momento in campo. Davvero sto migliorando molto, lavoro tutti i giorni duramente con il mio coach. Ne approfitto per ringraziare lui e tutto il mio gruppo, lavoriamo sempre moltissimo ed è bello condividere questi momenti insieme. Oggi una bellissima atmosfera. Grazie a tutti, a domani”.

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DELL’ATP 250 DI METZ

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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