WTA Finals: Garcia batte Sabalenka, è lei la nuova "maestra"

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WTA Finals: Garcia batte Sabalenka, è lei la nuova “maestra”

Caroline Garcia supera in due set Aryna Sabalenka in una splendida partita. Raggiunto il best ranking al n. 4

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Caroline Garcia - WTA Finals Fort Worth 2022 (foto Ubitennis)
 

[6] C. Garcia b. [7] A. Sabalenka 7-6(4) 6-4

Magari non sarà stata la più entusiasmante edizione delle WTA Finals, ma la finale di questa edizione 2022 disputata a Fort Worth ha avuto tutto della grande partita, compresa la cornice di pubblico che durante parecchie giornate delle fasi eliminatorie era certamente mancata. La Dickies Arena ha fornito un ottimo colpo d’occhio e tanto entusiasmo che ha spinto le giocatrici a dare il meglio del loro tennis per quasi tutti i 101 minuti di gioco.

La differenza alla fine è stata davvero minima: dopo un primo set di stampo quasi maschile, con i servizi a dominare (addirittura 10 ace per Caroline Garcia), seconde regolarmente sopra le 100 miglia orarie e nemmeno l’ombra di una palla break, una striscia di 15 punti a 4 in favore di Garcia ha fatto pendere la bilancia dalla parte della transalpina, che da 0-2 nel tie-break del primo set è andata avanti di un set e 2-0 per non farsi più riprendere.

 
Caroline Garcia – WTA Finals Fort Worth 2022 (foto Ubitennis)

IL MATCH – come detto il match era iniziato con le due giocatrici davvero concentrate sulla propria battuta e Sabalenka impegnata a tirare la seconda quasi forte come la prima. La bielorussa ha mantenuto percentuali di rendimento con la sua seconda di servizio quasi irreali (quasi il 90%) fino alla fine del primo set, quando poi ha avuto quel piccolo calo che le è costato la partita.

Garcia era più controllata con la battuta, ma ben intenzionata ad aggredire immediatamente. Fantastica sulla volée (solo un errore per lei in tutto il match, su una volée bassa di rovescio molto difficile) e molto lesta a spostare gli scambi sul diritto di Sabalenka quando ha visto che gli errori in questa giornata arrivavano per la maggior parte da lì.

Il pubblico quasi intimorito da questa sinfonia di buon tennis è rimasto incollato ai propri scranni per tutto il primo parziale, anche gli spettatori nelle suite che a dire il vero per almeno la metà avevano i televisori sintonizzati sul Monday Night Football della ESPN piuttosto che su Tennis Channel.

Dopo che negli ultimi 9 giochi del primo set il ribattitore aveva racimolato appena 11 punti, si arrivava al tie-break con Sabalenka in vantaggio 34-33 sul tabellino dei punti. Un corpo a corpo a rete sul primo punto dava il vantaggio alla bielorussa che si portava sul 2-0, ma da lì per lei iniziava il passaggio che poi si rivelerà fatale. La sua percentuale di prime palle si inabissava sotto il 50% e Garcia trovava il coraggio di prendere l’iniziativa sulla seconda. Sabalenka cedeva sotto pressione e con un gratuito di rovescio e un doppio fallo mandava l’avversaria sul 5-2. Due set point venivano salvati, ma sul terzo c’era il doppio fallo (il secondo del tie-break e il terzo nel set) che chiudeva il primo parziale dopo 55 minuti.

La sosta fisiologica di Aryna non dava gli effetti sperati, perché al ritorno in campo si consumava l’unico break della partita: un diritto sbagliato, una volée di rovescio insensata da metà campo messa in rete dopo due accelerazioni che avevano sbattuto Garcia in parterre materializzavano le prime due palle break del match. Sulla prima Caroline si tuffava sullo slice esterno da destra lasciando andare una risposta di diritto d’incontro lungolinea che otteneva il punto diretto.

Immediatamente il gioco tornava sui binari di un dominio quasi assoluto dei servizi, ma era Sabalenka a giocare con un pianoforte sulla schiena, mentre Garcia sciorinava il suo splendido tennis senza alcuna esitazione. Sul 5-4 si vedeva raggiunta sul 30-30 mentre era a due punti dal trionfo, altri due gratuiti di rovescio di Sabalenka hanno messo fine al match consentendole di convertire il secondo match point e gettarsi a terra incredula per l’impresa compiuta.

Si tratta del secondo successo francese alle WTA Finals, dopo quello conquistato da Amelie Mauresmo nel 2005 allo Staple Center di Los Angeles sconfiggendo in finale un’altra francese, Mary Pierce, e per Caroline Garcia arriva dopo un finale di stagione entusiasmante che l’ha vista scalare le classifiche dal n. 75 ad inizio agosto fino al n. 4 dopo questa vittoria, suo record personale. Arrivata a queste finali cinque anni dopo la sua prima partecipazione a Singapore nel 2017, diventa l’ottava giocatrice diversa nelle ultime otto stagioni a conquistare il trofeo delle WTA Finals.

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Australian Open

Australian Open, preview semifinali maschili: sembra tutto pronto per Tsitsipas-Djokovic, ma le fiamme di Khachanov e Paul bruciano ancora

La finale che tutti desiderano è ormai sempre più vicina, ma un russo e un americano non saranno così d’accordo

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dopo aver assistito a due semifinali femminili di buon livello, ma magre in termini di emozioni, ci si avvia verso un venerdì con gli ultimi 4 tra gli uomini…ancora meno entusiasmante. Sulla carta, il vento sembra tutto a favore di una finale Tsitsipas-Djokovic, messa in conto da molti ad inizio torneo, da tutti arrivati a venerdì scorso. Ma gli sconvolgimenti, nel tennis, sono sempre all’ordine del giorno, e i due sfidanti dei giganti (chi più, chi meno) si giocheranno tutte le loro carte in partite che possono valere una buona fetta di carriera.

[18] Karen Khachanov – [3] Stefanos Tsitsipas

Se c’è qualcuno che sembra essere in forma come raramente ha mai mostrato prima, che apparentemente abbia infine compiuto il suo destino, senza dubbio è Karen Khachanov. Il russo, che esplose come primo ad altissimi livelli tra i connazionali, vincendo Bercy 2018, era stato poi messo in ombra dalle incredibili ascese di Medvedev e Rublev. Oggi il n.18 del seeding è alla seconda semifinale Slam di fila, e appare pronto a dare filo da torcere anche a Tsitsipas. Il greco ha giocato un torneo finora sontuoso, condito da prestazioni strabilianti al servizio e una sicurezza sulla palla da far paura, con le accelerazioni di dritto, accoppiate a una battuta curata al minimo dettaglio e battezzata con la massima potenza, hanno tenuto a distanza gli avversari. Il solo Sinner ha impensierito davvero Stefanos, che giocherà la quarta semifinale in Australia negli ultimi 5 anni (terza di fila), partendo però per la prima volta da favorito, dopo aver perso contro Nadal nel 2019 e negli ultimi due anni con Medvedev.

 

Karen ha giocato un torneo altrettanto di livello, vincendo una gran partita con Tiafoe in 4 (tie-break decisivo folle) e approfittando del triste ritiro di Korda nei quarti, ma senza alcun dubbio merita di trovarsi a giocare per un posto in finale. Può dare problemi effettivi al greco? La risposta è un sì convinto, ma non fortissimo: il gioco di Khachanov è duro, fatto di intensità e accelerazioni, terreno sul quale senza dubbio troverà degne risposte dal n.3 del mondo. Tsitsipas se servirà come fatto finora, e riuscirà a non dare fissi riferimenti da fondo campo al russo, cercandone di stanare gli errori per vincere la partita prima di tutto psicologicamente, non dovrebbe avere problemi. Sottolineiamo che anche da questo punto di vista Karen ha mostrato però progressi in questo torneo, e sembra essere arrivata qualche certezza in più anche in termini di aggressività e di tattica durante il match, dunque attenzione a darlo già per spacciato in ogni caso (per quanto i precedenti siano 5-1 per il greco, seppur mai in uno Slam). Anche le quote, infatti, sono nette, ma non eccessivamente: 1,40 su Bet365, Eurobet e Goldbet la vittoria della tds n.3, con i tre siti che ancora concordano nel dare a 3 l’upset (difficile, non impossibile) del moscovita.

[4] Novak Djokovic – Tommy Paul

Quella di Khachanov potrebbe essere un’impresa, e ipotizzarla non appare chissà che utopia…ma a Tommy Paul serve un vero e proprio miracolo. L’americano è la sorpresa n.1 del tabellone maschile, giunge ai quarti da non testa di serie e con un ruolino di marcia in cui ha battuto avversari forse non sempre di primissima fascia, ma giocando sempre serenamente e con la giusta grinta per portare a casa i match (oltre a gestire bene la tensione, come contro Shelton ai quarti). Ma tutte le buone cose dell’americano, primo dal 2009 ancora in gara a questo punto in Australia, impallidiscono di fronte a ciò che ha finora mostrato Novak Djokovic. Il serbo è in condizioni a dir poco straripanti, i fastidi alla gamba sembrano ormai un lontano ricordo, e il gioco espresso è difficile anche da commentare, pensare da reggere per i malcapitati avversari (il nativo del New Jersey lo proverà per la prima volta in carriera sulla propria pelle).

Paul gioca un tennis frizzante, veloce, senza eccedere nello scambio lungo né cercare troppo di chiudere in fretta, oltre a un notevole gioco di piedi che potrebbe rivelarsi decisivo…per vincere un set. Già, triste a dirsi considerando che si parla di una semifinale Slam, ma probabilmente il massimo a cui può ambire Tommy (che da lunedì sarà anche n.19 al mondo, best ranking) è quello di strappare un parziale al serbo e cercare quantomeno una dignitosa figura. Anche se, considerando le condizioni di Nole, servirà anche una sua bella mano, se non in termini di errori quantomeno di un calo di intensità negli scambi e di efficienza al servizio, che possano permettere a Paul di prendere ogni tanto in mano lo scambio. Insomma un brutto Djokovic e un Paul perfetto potrebbero portare a partita pari, per quanto in ogni caso non mancherà lo spettacolo, tra colpi da showman ed entusiasmanti lotte da fondo e a rete. Ma soprattutto, nel tennis l’impossibile, proprio quando meno ce lo si aspetta può diventare possibile, e anche una semifinale senza nulla da dire può diventare una grande storia. I bookmakers non sembrano essere però molto d’accordo: l’affermazione di Nole (e il fatto che giochi la decima semifinale solo qui a Melbourne, con un bilancio di 9 vittorie, sempre tramutatesi in titoli, non aiuta) è a 1,05 su Bet e Goldbet, a 1,04 su Eurobet, che paga invece 11 volte la posta il sogno americano, contro le 10 degli altri due operatori.

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Australian Open: Djokovic ancora più favorito per il titolo per i bookmakers rispetto alla vigilia

Quasi imbarazzante la “fiducia” dei siti di Betting nel campione serbo. La finale con Tsitsipas sembra inevitabile

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Tutto è pronto ormai per le semifinali maschili dell’Australian Open; alle 04:30 di questa notte, ora italiana, si inizia con Karen Kachanov e Stefanos Tsitsipas. Sul sito di scommesse Sisal Matchpoint il greco gode ovviamente dei favori del pronostico, ma non in maniera così netta come avremmo potuto immaginare. La vittoria è infatti data a 1,40, contro il 2,90 che andrebbe a pagare un successo del russo. Evidentemente il cammino senza clamori ma deciso e impreziosito da una vittoria in quattro set contro Frances Tiafoe ha convinto gli esperti a non sottovalutare l’underdog moscovita. Cifre che potrebbero attirare qualche estimatore in più dalla parte del biondo ellenico.

La vittoria nel primo parziale è pagata rispettivamente 2,40 e 1,50; il successo secco di Tsitsipas è remunerato con un 2,75 e l’under/over in termini di game meno interessante (1,57) è fissato a 42,5; se vittoria in tre set deve essere, si prevede comunque battaglia. La soluzione straight, qualunque sia il vincitore, è data a 2,20, e poco più alta, 2,60 quella in quattro. Il quinto set è a 3,50.

Interessante notare come nella scommessa sul vincitore in termini di numero di giochi, l’handicap che più avvicina all’equilibrio le quote tra i due contendenti, è fissato a -4,5. Un modo come dire che se Stefanos non perderà nemmeno un set, dovrà probabilmente, secondo gli “addetti ai lavori”, ricorrere ad almeno un tiebreak.

 

Le quote della seconda semifinale, Djokovic-Paul, sono fortemente influenzate, e non poteva essere altrimenti, dalle straordinarie performance del campione serbo. La decima finale a Melbourne di Nole ha una ricompensa di 1,05, mentre la sconfitta, che sarebbe tra l’altro la sua prima in una semifinale australiana, viene data a dieci. Quote demoralizzanti per una semifinale Slam; evidentemente il buon cammino dell’americano non ha impressionato più di tanto i bookmaker.

Per quanto riguarda l’antepost, il recente vincitore del torneo di Adelaide 1 è dato a 1,25 (all’inizio del torneo era a 1,90), Tsitsipas segue a 5, mentre i due sfavoriti sono dati a 16 (Khachanov) e 33 (Paul).

Danilo Gori

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Editoriali del Direttore

Australian Open: due semifinali donne? No, una sola. Djokovic senior? Padrone di pensare, dire e fare ciò che vuole, ma inopportuno

Rybakina e Sabalenka gemelle anche nel modo di vincere. Mentre Srdjan Djokovic ha trovato modo di creare una difficoltà in più a Novak, che non ne aveva certo bisogno. Ma non è la prima volta

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Voglio dire quello che penso sulla vicenda di papà Djokovic che si lascia coinvolgere da un gruppetto di simpatizzanti di Putin. Lo farò qui subito dopo aver commentato il tennis giocato e da giocare.

Le due semifinali femminili mi sono sembrate…una sola, con la seconda copia carbone della prima. Quasi lo stesso punteggio, 7-6 6-3 per Rybakina su Azarenka, 7-6, 6-2 per Sabalenka su Linette, 1h e 43 m la prima, 1h e 42 m la seconda.

Due ragazzone sopra il metro e 82cm (tanto è alta la Sabalenka, la Rybakina è due cm di più), più massiccia e potente la bielorussa di 24 anni (80kg). Più longilinea (73 kg) ma con un servizio non meno efficace la kazaka che fino al 2017 era russa e che dal proprio forte servizio (già con i suoi 9 ace contro i 3 dell’Azarenka, e i suoi 3 doppi falli contro i 6 di Vika, ha ricavato 9 punti in più) ha colto altri frutti importanti.

 

Ha infatti raccolto il 76% di punti quando ha messo dentro la prima, mentre la Azarenka non è andata oltre al 63%. Ha ugualmente subito 3 break, ma la Azarenka ha fatto peggio perché anche a causa della sua debole seconda palla di break ne ha subiti 5. Insomma, ci sono stati 8 break su 21 game. Per il tennis femminile non sono neppure troppi. Semmai è curioso che a leggere i dati statistici sono tutti talmente a favore della Rybakina che il punteggio appare quasi troppo benevolo per la Azarenka: 30 vincenti contro 26 (+4), 21 errori gratuiti contro 27 (+6). E in effetti poi a contare i punti vinti sono 78 quelli di Elena contro i 62 di Vika: 16 punti non sono pochi per un match di 140 punti finito 7-6 (4),6-3.

Ma anche quelli che separano Sabalenka da Linette per il loro 7-6 (1) 6-2, non sono distanti: 71 a 58, 13 punti. Però 6 di quei 13 vengono dal tiebreak vinto 7-1.  E il match ha richiesto 129 punti, 11 meno di quell’altro.

C’è stata la metà dei break, 4 in tutto, perché la Sabalenka (6° ace contro 1, 2 doppi falli contro 1= +4) ha concesso un solo break su 4 palle break, salvandone quindi 3 e strappando 3 volte in 7bp la battuta alla ragazza polacca che comunque il suo torneo lo aveva già vinto battendo una testa di serie dopo l’altra, Kontaveit 16, Alexandrova 19, Garcia 4 e Pliskova 30, e potrà festeggiare questi exploit salendo da n.45 a n.22 quando il suo best ranking era stato 33. La Sabalenka, dal canto suo, ritorna al suo best ranking di n.2 scavalcando Jabeur e Pegula.  Ma era già stata n.2. Se anche vincesse il torneo resterebbe a distanza siderale dalla Swiatek, che ha 10.485 punti e Aryna non potrebbe guadagnarne di più che altri 700 arrampicandosi a 6.100. Quanto alla Rybakina, mai più su di n.12, è già top-ten comunque vada, e potrebbe diventare n.8 vincendo il secondo Slam in carriera dopo Wimbledon superando Bencic e Kasatkina. Sarebbe stata in realtà n.5 del mondo se avesse potuto aggiungere i 2.000 che non ha avuto a Wimbledon e n.2 vincendo il torneo. Ma quei 2.000 è meglio che li dimentichi. Nessuno glieli restituirà, né a lei né a Djokovic che però vincendo il torneo ridiventerebbe comunque n.1 ATP.

E vengo alla questione Djokovic senior. Papà Djokovic è libero di pensarla come vuole. E anche di esprimere i suoi pensieri come preferisce. Le sue azioni e i suoi pensieri non sono comportano alcuna responsabilità per Djokovic junior. I figli non sono responsabili per quello che dicono e fanno i genitori. E viceversa.

Ciò detto papà Djokovic talvolta dice e fa cose inopportune, in qualche modo creando evitabilissimi imbarazzi al figlio, quasi non si rendesse conto che suo figlio era arrivato in Australia quest’anno con qualche apprensione, portandosi inevitabilmente appresso una situazione complessa per quanto accaduto Down Under un anno fa.

Se anche Srdjan è un sostenitore palese di Putin poteva capire che non era opportuno unirsi a quel gruppetto di filorussi (come lui) in un momento in cui l’Australia e Tennis Australia hanno preso la decisione di riaprire le porte a suo figlio ma è stata presa anche la decisione (giusta o sbagliata che sia) di non consentire a bandiere russe e bielorusse di sventolare durante il torneo. Torneo nel quale tennisti russi e bielorussi giocano per sé stessi, senza bandiere e inni.

Papà Djokovic resta padronissimo di essere filoPutin, ci mancherebbe. Magari lo è pure Novak, sebbene lo scorso anno avesse preso una posizione piuttosto critica nei confronti dell’aggressione russa – così come successivamente sarebbe stato critico prima nei confronti di Wimbledon che aveva bandito la partecipazione di tennisti russi e bielorussi ai Championships e poi di ATP che aveva reagito togliendo i punti ATP a tutti i partecipanti al torneo di Church Road – ma considerando che tutti i Djokovic sono comunque ospiti di un Paese e di un’organizzazione che ha preso pubblicamente certe posizioni, beh con un minimo di sensibilità avrebbe potuto astenersi dal mischiarsi a quella manifestazione filo-Putin e filo-russa. Io sono quasi certo che Novak, a prescindere da come la pensa lui stesso (io non lo so), non è stato contento. Ma non è la prima volta che il padre gli combina qualche casino. Ormai, però, la frittata è stata fatta. Nole dovrà rispondere a qualche domanda in più, come è accaduto anche a Vika Azarenka. Ma di sicuro saprà come cavarsela.   

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