Intesa Sanpaolo ATP Next Gen. Questo penso sul torneo di Milano. Che cosa farei fra un anno... sapendo i conti economici di queste 5 edizioni milanesi

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Intesa Sanpaolo ATP Next Gen. Questo penso sul torneo di Milano. Che cosa farei fra un anno… sapendo i conti economici di queste 5 edizioni milanesi

Sei incontri al giorno, due di doppio, due di Next Gen, due di top-players. E under 19, non più under 21. Il diffuso gusto del talent scout. La crisi dei Carneadi del doppio

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Jiri Lehecka e Brandon Nakashima - 2022 Next Gen ATP Finals (Foto Giampiero Sposito/FIT)
 

Sono cominciate le ATP Finals e magari arrivo fuori tempo, ma vorrei dire quel che penso del torneo under 21 di Milano, le Intesa Sanpaolo Next Gen ATP che si sono appena concluse con la netta vittoria dell’imbattuto Brandon Nakashima.

Per prima cosa ricordo che questa quinta edizione è l’ultima che era prevista a Milano. E per seconda cosa che il calendario ATP del 2023 prevede che il torneo Next Gen si disputi nella stessa settimana delle ATP Finals.

Ritenere che la Federtennis riesca ad organizzare i due eventi nella stessa settimana in due città diverse, Torino e Milano, è abbastanza improbabile, se non proprio impossibile.

 

E non si potrebbe allora giocare tutto a Torino in 8 giorni, con le partite del round robin spalmate in sei giorni, al ritmo di due al giorno? Semifinali il sabato, finale la domenica.

Vorrebbe dire, mantenendo in vita il doppio cui l’ATP è praticamente obbligata non abbandonare – anche se i nomi di molti doppisti sono del tutto sconosciuti alla massa degli spettatori che non pagherebbero il biglietto per vederli  giocare  sebbene lo spettacolo sia in sé  tutt’altro che disprezzabile – che si dovrebbero giocare nei primi 6 giorni e ogni giorno 2 match next gen, due match di doppio, due match dei magnifici otto.

Sei partite al giorno, insomma, tre a partire dalle 10,30 per cercare di mettere in campo la partita di due potenziali “Maestri”, entro le 14.30. E dare il via alla sessione serale per gli altri tre match intorno alle 18.30.

Mediamente gli incontri di doppio e quelli dei Next Gen si concludono nell’ambito dell’ora mezzo, un’ora  e tre quarti. Il derby Passaro-Arnaldi durato 2h e 38 m, o i 5 set di Nakashima Arnaldi per 5 set è durato di più, 2 ore e mezzo, ma sono state eccezioni.

Per fare un ragionamento valido bisognerebbe conoscere quali siano esattamente le spese affrontate dalla FIT per Next Gen (montepremi, affitto Palalido, macchina organizzativa, con tantissime persone, personale) e quali siano gli incassi derivanti da biglietteria, diritti tv, vari sponsor.

Ricordo che mi fu detto che le prime edizioni (Due? Tre?) del Next Gen non furono… – se non proprio un bagno di sangue – certamente non un successo economico.

E queste ultime? Mah.

Sarebbe giusto, credo, avere informazioni precise, se non dettagliate voce per voce, di che cosa esce e che cosa entra nel bilancio federale del torneo. Per poi prendere una posizione ragionata e ragionevole.

Perché se uno pensa che rinunciare a un incasso della biglietteria e dei diritti tv, fosse antieconomico (ma non credo…) allora perderlo per trasferire tutto a Torino potrebbe risultare poco intelligente.

Di certo la Federtennis non darà queste infos al sottoscritto, perché Ubitennis può continuare a promuovere il tennis con 18 articoli al giorno, 5.000 l’anno facendo sforzi considerevoli e – consentitemi di dire – regalando agli appassionati prodotti giornalistici di buona qualità, ma per la FIT Ubitennis resta un nemico pubblico da ostacolare, negandogli con varie scuse poco credibili un congruo numero di accrediti stampa  che servirebbero soltanto a promuovere ancor meglio lo sport della racchetta, attraverso il nostro sito che ha numeri davvero importanti. Pazienza. Vero che non facciamo sviolinate a nessuno, ma farle mi sembrerebbe un tradimento professionale e deontologico. Io non dispero di poter contare, un giorno o l’altro, sull’intelligenza dei miei interlocutori. Prima o poi ci arriveranno.

Il torneo Intesa Sanpaolo Next Gen è certamente piaciuto tantissimo ai ragazzini. Fondamentalmente per un problema di concentrazione. Tenerla per un set e magari per più di un’ora è chiedere troppo a ragazzi delle SAT e di scuola compresi fra i 10 e i 14 anni.

Per loro venire al tennis è una festa con la musica a palla, le scritte cubitali che ricordano il setpoint, il matchpoint, l’ace al rullar di tamburi, l’out gridato dal giudice elettronico, la close call, il breakpoint, il no-ad, la palla game che è game-point per entrambi gli avversari.

Impossibile per i ragazzi sugli spalti, quando si ritrovano in quell’atmosfera rovente,  non prendere le parti di uno dei due tennisti, anche quando nessuno dei due è italiano.

E anche i tennisti, sebbene dicano tutti (o quasi) che prediligono il tennis classico, si ritrovano in un’atmosfera diversa, unica, mai sperimentata altrove. Alla fine si divertono alla grande, anche se lo stress procurato da quei ritmi concitati è davvero notevole.

Ma vale la pena subirlo se un Nakashima può mettersi in tasca 430.000 dollari quando per aver vinto il torneo ATP 250 di San Diego, la sua home town, aveva dovuto accontentarsi di 92 mila dollari. Meno di un quarto. E ragazzi come Passaro che ha vinto 108 mila dollari o come Arnaldi (80.000) si mettono in tasca soldi che consentono loro di pagarsi tutta una stagione per loro e il loro team.

La validità tecnica di questi match del Palalido è abbastanza discutibile, anche se abbiamo visto che a vincere il torneo sono in passato sempre stati signor giocatori, tennisti che poi sono diventati top-10. Tranne Chung, alludo a Tsitsipas, Sinner, Alcaraz. E vedremo che cosa farà Nakashima che ha dimostrato di essere di una solidità nervosa impressionante. Superiore. A Lehecka non gli ha fatto vincere un set su 6 manches.

Vi ricordo quanto ho già sottolineato nel video finale domenica scorsa: da Wimbledon (dove è arrivato negli ottavi dopo aver battuto Shapovalov) Nakashima ha vinto la bellezza di 16 tiebreak su 17!

Però se non si registra una netta superiorità la conclusione più frequente di queste partite, se il match è equilibrato, approda al tiebreak sul 3 pari.

Mentre nei set tradizionali c’è la possibilità di vincere un set arrivando a 6 con due game di scarto, e solo sul 6 pari si va al tiebreak, nella formula NextGen chi arriva per primo a 3-1 non ha vinto un bel nulla, mentre se ciascuno dei due contendenti tiene 3 turni di servizi si arriva al 3 pari e all’inevitabile, quasi scontato tiebreak.

E’ certo vero che in termini di promozione il torneo Next Gen avvicina al tennis tanti giovanissimi, glielo fa scoprire, li entusiasma, anche quando fanno quasi soltanto la caccia agli autografi… Si formano anche così i tennisti di domani. In termini di pura promozione del nostro sport il torneo Next Gen funziona alla grande. I ragazzini che sono stati a vedere quelle partite tornano a casa entusiasti e chiedono ai genitori di prendere lezioni e cominciare a giocare a tennis.

Un altro punto da discutere è il limite anagrafico. Si riapre un discorso già fatto all’epoca in cui i diciassettenni Wilander, Becker, Chang vincevano gli Slam adulti pur essendo under 18.

Che senso aveva un torneo junior vinto anche da alcuni nostri tennisti, Pistolesi, Galimberti e altri, quando i più forti junior vincevano già gli Slam?

Mi sono molto divertito a vedere a Milano la lotta furibonda fra i due grandi amiconi  Passaro e Arnaldi, entrambi ventunenni. Alle loro casse ha certo giovato partecipare alle Intesa Sanpaolo Next Gen – buon per loro! – però mi avrebbe più incuriosito osservare dei ragazzi del 2003 (o 2004) per poter intravedere le loro prospettive.

Quelli sono davvero Next Gen, mentre i 21nenni sono “current” Gen. Forse con minor avvenire anche se è vero che i “nostri prodotti locali” sono spesso maturati con qualche ritardo, ad eccezione di Sinner e Musetti.

Ma gente come Draper, come Nakashima, non sono più “future prospect. Sono realtà contemporanee. Hanno già vinto montepremi importanti, giocano nel circuito ATP ai più alti livelli. Nakashima ha fatto terzo turno a Parigi e New York, ottavi a Wimbledon…

Insomma io abbasserei il limite di età. A 19 anni.

Nel caso di un torneo Next Gen che si disputasse insieme al Masters finale dell’ATP per i magnifici 8, forse metterei in campo per primi al mattino i giocatori del doppio. Alle 10,30 del mattino. E poi i Next Gen verso mezzogiorno. E poi le mega star, intorno alle 14 o 14,30. Stesso iter per la sessione serale, a partire dalle 18 circa. Sì, perché gli appassionati di tennis hanno il gusto del talent scout, gli piace “scoprire” qualche talento per poter dire un giorno: “Io l’avevo detto che Tizio diventava davvero forte…!”

Mi chiedo oggi chi conosca e riconoscerebbe per strada, Heliovaara, Glasspool, Arevalo, Salisbury, giusto per citarne alcuni dal cognome più improbabile…, ma perfino la coppia n.1 del mondo formata da Skupski e Koolhof quanti sono gli appassionati che li riconoscono? Che sanno se uno è mancino oppure destro?

E allora capisco bene che l’associazione dei tennisti, ATP, voglia proteggere in qualche modo la specie in estinzione dei panda-doppisti, perché si tratta di tanti posti di lavoro per giocatori che a volte hanno anche più di 40 anni…

Io sono stato sempre un fanatico del doppio perché lo giocavo molto meglio del singolare. Ho vinto due volte i campionati italiani di seconda Categoria, nel ’72 e nel ’75 con due compagni diversi (Maurizio Bonaiti e Pullino Pellegrini) e sono stato finalista una terza volta. E quando al torneo ATP di Firenze ho visto Sonego e Vavassori giocare un grande match contro Dodig e Krajicek mi sono divertito moltissimo. E così il pubblico che naturalmente faceva un tifo pazzesco per i due azzurri (sconfitti solo al tiebreak del terzo set).

Però secondo me l’ATP deve preoccuparsi primariamente di sostenere la nuova linfa. Più i ragazzi promettenti che i doppisti.

Un ragazzo tipo Nardi, e suoi coetanei del 2003 – mica sono tutti come Rune – va sostenuto e incoraggiato anche economicamente. Non ho niente contro due bravissimi ragazzi come Passaro, Arnaldi e loro coetanei, ma difficilmente questi ragazzi diventeranno top-ten. O top 20.  Ovvio che io lo auguri a entrambi. I progressi straordinari che hanno fatto in un anno – Passaro da 600 ATP a ridosso dei primi 100 – la dicono lunga sulle qualità che comunque hanno messo in mostra.

E scommetterei che se accadrà che questi due salgano ancora alla grande, inserendosi fra i top20, o nei pressi, non vedranno l’ora – insieme ai loro coach – di incrociarmi per dirmi: ”Hai visto Ubaldo, tu che non credevi in me?”.

E allora a questo punto devo aggiungere – per onestà intellettuale – che quando vidi per le prime volte Andreas Seppi, ma anche Renzo Furlan che non aveva davvero un fisico da marcantonio né colpi che strappavano la racchetta dalle mani dei loro avversari – nessun power tennis – onestamente non pensavo davvero che sarebbero arrivati fra i primi 20 del mondo e avrebbero fatto l’eccellente carriera che invece hanno fatto.

Quindi guai se coach Tarpani e coach Petrone si arrendessero di fronte alle mie previsioni non troppo ottimistiche. Spero proprio di sbagliarmi. 

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Federer e Nadal diventano ispirazione: ecco la canzone del giornalista Francesco Sessa dedicata alle due leggende

Il cronista di Eurosport e Gazzetta dello Sport dedica la sua prima opera musicale ai due campioni della racchetta: “Si vola, stasera”

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Una fusione tra sport e musica è la definizione da cui è partito il giornalista Francesco Sessa, l’autore della bella canzone “Si vola, stasera” dedicata a Roger Federer e Rafael Nadal in seguito al ritiro dello svizzero dal mondo del tennis.

Mi piacerebbe fosse solo l’inizio” ha detto l’autore dopo aver spiegato che questo è il primo brano sportivo ha scritto dopo aver intrapreso la carriera di giornalista che lo ha portato a scrivere di tennis per la Gazzetta dello Sport, oltre ad essere telecronista per Eurosport. Una canzone nata dall’amore per il tennis, ma in particolare, per quello di Federer e Nadal. Il dualismo dei due campioni infatti, ancora oggi dimostra di essere fonte d’ispirazione non solo per i tennisti o gli sportivi di tutto il mondo, ma anche per artisti di altri settori, proprio come nel caso di Francesco Sessa: “Roger e Rafa sono il motivo per cui mi sono innamorato del tennis e, di conseguenza, ne ho fatto il mio lavoro – ci racconta Francesco, una delle voci che hanno raccontato l’Australian Open su Eurosport -. Sono nato nel ’95 e ho iniziato a seguire questo sport intorno al 2007/2008, nel pieno della rivalità e proprio spinto dall’ammirazione per loro due. Sono diventati grandi ognuno a suo modo, con stili diversi e caratteristiche quasi agli antipodi, migliorandosi a vicenda e poi chiudendo come sappiamo, insieme. L’evoluzione del loro dualismo penso sia una cosa che va oltre al tennis. Oltre al fatto che stiamo parlando di due tra i migliori di sempre”.

Ho sempre sognato di fare musica nella mia vita, ho scritto diverse canzoni soprattutto negli anni del liceo e dell’università. Una volta intrapresa la carriera da giornalista, chiaramente ho scritto meno. Fino a quando mi è venuta la spinta di provare a unire i due mondi che amo, ovvero sport e musica. Da lì l’idea di parlare di sport in musica, nata però dall’ispirazione che Federer e Nadal mi hanno dato: ho scritto il testo, l’ho messo in musica e da lì la scelta di provare a realizzare questa canzone. Mi piacerebbe che fosse solo l’inizio, il primo di brani a tema sportivo”. Ma la vera spinta ispiratrice per Sessa è stata la famosa immagine di Federer e Nadal insieme, mano nella mano in lacrime, al momento del ritiro del campionissimo svizzero: “Ho pensato che fosse tutto troppo bello per essere vero”. Oltre ad averli sempre seguiti nel corso della loro carriera, Francesco ha avuto la conferma di voler scrivere, e soprattutto pubblicare, questa canzone proprio durante l’addio di Federer a Londra: “Come dico nella canzone: “Non hai mai sognato cose più belle. Ma questa è realtà, è storia vera”. Una fine così della carriera di Roger era troppo bella anche solo da immaginare. Guardando quelle immagini, non vedevo l’ora di far uscire la canzone. Ce l’avevo lì da un po’ e ho deciso di concretizzare la cosa nel momento in cui Roger ha annunciato il ritiro. Ma quando c’è stato quel momento, non avevo ancora iniziato a lavorarci in studio. Da lì è subentrata l’impazienza: non vedevo l’ora di dare forma alle emozioni provocate dal loro dualismo, ma anche da quelle immagini”. Ed infatti anche nella canzone dedicata al campione svizzero le parole parlano chiaro: “Non hai mai sognato cose più belle. Ma questa è realtà, è storia vera”.

 

Il testo della canzone:

SI VOLA, STASERA
(Autore: Francesco Sessa)
Roger come fai, come fai
A trasformare in arte tutto quel che hai
A rendere vicino quel che sembra lontano
A disegnare mondi con la racchetta in mano
A disegnare mondi con la racchetta in mano
Rafa come fai, come fai
A correre nel vento e non mollare mai
A essere martello, piuma e vulcano
A inchiodare sogni con la racchetta in mano
A inchiodare sogni con la racchetta in mano
Soffio di stelle, carezze alla pelle
Non hai mai sognato cose più belle
Ma questa è realtà, è storia vera
La terra è divisa, il cuore in preghiera
Hai visto l’eterno
Si vola, stasera
Roger tu lo sai, tu lo sai
Quello che hai fatto, nessuno potrà mai
Il bianco sul prato è immagine scolpita
È genio fatto carne, inno alla vita
È genio fatto carne, inno alla vita
Rafa tu lo sai, tu lo sai
In molti si son persi sperando nei tuoi guai
Sporchi di terra, fermi a guardare
Un fuoco che arde, un rito immortale
Un fuoco che arde, un rito immortale
Roger e Rafa, la vostra magia
È fare di un gioco una bella poesia
Che insegna ad amare chi è contro di me
Perché non esisto se non ci sei te
Scavalco confini per battere te
Soffio di stelle, carezze alla pelle
Non hai mai sognato cose più belle
Ma questa è realtà, è storia vera
La terra è divisa, il cuore in preghiera
Hai visto l’eterno
Si vola, stasera

Ecco la canzone “Si vola, stasera” di Francesco Sessa:

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Tommy Paul, da ragazzo ribelle a stella USA dell’Australian Open

Tommy Paul: “Sono il tennista di oggi perché ho imparato da quello che è successo in passato” Come quella volta che perse 6-0 6-0 da Fognini e Bolelli, aveva bevuto troppo

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Tommy Paul - Australian Open 2023 (foto Twitter @ATPTour_ES)

È il primo semifinalista americano a Melbourne Park dopo Andy Roddick, dopo quasi 15 anni. Tommy Paul è il vero outsider del torneo maschile di questo Australian Open e, venerdì, affronterà Novak Djokovic per un posto in finale. A 25 anni, Tommy sta contribuendo a riscrivere una pagina della storia del tennis a stelle e strisce. Ma cosa sappiamo di questo ragazzo dallo sguardo buono originario del New Jersey? L’Equipe ne delinea un ritratto interessante che mostra come sia maturato Tommy negli ultimi anni, avendo ormai messo da parte un passato da teenager un po’ “sbandato” e un po’ troppo dedito all’alcol.

Attuale n. 35 del mondo, pare che Paul, da giovanissimo, non sia sempre stato facile da gestire. Il quotidiano d’Oltralpe racconta di quella volta che, nel 2017, alla vigilia del primo turno di doppio allo US Open, insieme a Johnson, e contro la coppia Fognini-Bolelli, Tommy si sarebbe trattenuto a bere fino alle quattro del mattino, annegando nella birra la delusione di una sconfitta alle qualificazioni.

Rientrato in albergo ubriaco, il mattino seguente non avrebbe sentito la sveglia. Il suo coach, a forza di insistere al telefono, riesce a far sì che si alzi e che si diriga al torneo in taxi. Giunto in campo all’ultimo minuto, Tommy non ha il tempo di fare riscaldamento e, barcollando, comincia il match. Risultato: Fognini e Bolelli rifilano alla coppia Paul-Johnson un doppio 6-0 dopo che, a quanto pare, Tommy non sia riuscito a colpire palla.

 

Cinque anni fa, la Federazione americana non lo considerava un giovane su cui puntare, a differenza di Tiafoe, Fritz e Opelka. L’episodio della nottata al pub non veniva più evocato ma Tommy era stato invitato a seguire un programma per i giovani troppo “sensibili” all’alcol.

Il suo attuale coach, Brad Stine (che era il coach di Jim Courier quando l’americano vinse due Australian Open e Red Jim si tuffò nello Yarra River per celebrare il suo successo) racconta come all’idea della scarsa professionalità di Paul fosse da addebitare il rifiuto, da parte dell’USTA, di concedergli una wild card allo US Open nel 2019: “Non è vero“, spiega Stine, “Durante il torneo di Atlanta, l’indomani della sconfitta, aveva appuntamento con un preparatore atletico della federazione, che ha bussato alla sua porta prima dell’allenamento. Tommy non ha risposto perché quando dorme è come un orso in letargo. Il preparatore fisico ha dunque fatto un rapporto dicendo che Tommy era ubriaco, invece semplicemente non aveva sentito che stavano bussando alla porta”.

Da quel momento, l’USTA non gli ha più creduto. Niente più coach, né borsa di studio, né wild card. Nell’edizione degli US Open prima della pandemia, Tommy perde al secondo turno delle qualificazioni. Coach Stine, all’epoca allenatore di Anderson (infortunato in quel periodo), gli scrive un messaggio di incoraggiamento. Da allora lavorano insieme. “Tommy non è un ragazzo chiuso“, spiega ancora Brad a L’Equipe, “non teme di esprimere le proprie opinioni e assumersene le responsabilità, anche quando commette degli errori. Gli piace bere una birra ogni tanto ma è un ragazzo estremamente serio e si impegna molto nel suo lavoro. Ha lavorato duramente come nessun altro dal punto di vista fisico e oggi è tra i primi 15-20 migliori atleti del circuito“.

In conferenza stampa, Paul glissa sui suoi “peccati” di gioventù, ma ammette che “certo, ho imparato da quello che è successo in passato, questo fa di me il giocatore che sono oggi“. E pare che il racconto della sua folle notte del 2017 verrà presentato davanti alle telecamere di Netflix, nella seconda stagione di Break Point

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Matteo Berrettini e Melissa Satta infiammano il mondo del gossip: l’inizio di una relazione?

Avvistati due volte in una settimana, Berrettini e Melissa Satta fanno pensare all’inizio di una relazione

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Berrettini insieme a Satta (foto sulla prima pagina di Chi)

Il tennista romano Matteo Berrettini, uscito dalla top 20 del mondo la settimana scorsa, in seguito alla sconfitta al primo turno degli Australian Open, è stato avvistato più di una volta in compagnia dell’ex velina e presentatrice tv, Melissa Satta. La rivelazione, che campeggia sulle prime pagine di note riviste specializzate, farebbe pensare all’inizio di una relazione tra i due, entrambi al momento single. La prima apparizione è avvenuta domenica scorsa, durante l’incontro di Eurolega di Basket Olimpia Milano-Lyon Villeurbane. I due sono stati ripresi seduti vicini e difficilmente si è trattato di una coincidenza. Nessuna prova ha potuto confermare un chiaro bacio tra i due nel corso della serata ma, come ha scritto la Gazzetta dello Sport, alcuni video circolati su Instagram, hanno ripreso la coppia in un locale dopo la partita, mentre parlavano a distanza molto ravvicinata. I più curiosi non hanno dovuto aspettare troppo per avere ulteriori conferme, visto che appena due giorni dopo, Berrettini e la Satta erano di nuovo insieme. Avvistati prima al ristorante Domus di Milano e dopo a una serata all’Armani Privé, i due sono infine stati fotografati mentre salivano in macchina a tarda notte.

Sui social si chiacchiera ovviamente parecchio riguardo al tema, e tra gli appassionati di tennis le reazioni sono diverse. C’è chi chiede a tutti di rispettare la privacy di Berrettini, chi si augura che i suoi successi amorosi non lo distraggano da quella che è la sua carriera tennistica. Berrettini, che si è lasciato da parecchi mesi con la fidanzata storica Ajla Tomljanovic, è stato accostato nel tempo a diverse donne, tra cui anche un altro volto del mondo dello spettacolo, la presentatrice tv Paola Di Benedetto. Matteo non sarebbe il primo sportivo al fianco di Melissa Satta, che è stata sposata con il calciatore Prince Boateng da cui ha avuto un figlio, mentre tra il 2006 e il 2011 ha avuto una relazione col calciatore Christian Vieri.

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