Germania, Krawietz: "Noi come la nazionale di calcio col Giappone". Ma Puetz sorride: "Con Zverev si può vincere la Davis"

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Germania, Krawietz: “Noi come la nazionale di calcio col Giappone”. Ma Puetz sorride: “Con Zverev si può vincere la Davis”

La Germania ha pagato l’assenza del suo giocatore di punta. Nel finale contro il Canada anche un piccolo giallo

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Tim Puetz e Kevin Krawietz – Davis Cup 2022 by Rakuten Amburgo (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)
 

Sarà il team canadese a sfidare l’Italia in semifinale di Coppa Davis. Il doppio formato da Shapovalov e Pospisil ha vinto il match decisivo contro Krawietz-Puetz con il punteggio di 2-6, 6-3, 6-3. Le parole in conferenza stampa del capitano Michael Kohlmann e dei giocatori Kevin Krawietz e Tim Puetz. Nel finale anche un piccolo giallo su una chiamata mancata dell’Hawk Eye.

D. Un peccato per oggi. Potrei avere una valutazione del pareggio nel complesso?

CAPITANO KOHLMANN: “È una dura sconfitta per noi, ovviamente. Penso prima di tutto che sia stato un incontro emozionante e spettacolare. Abbiamo giocato, credo, per sette ore. Penso che nella prima partita ci sia stato tutto quello che ti aspetti da una prima partita nei quarti di finale di Coppa Davis. Struff ha ottenuto una grande vittoria per lui, per la Germania, in Coppa Davis. Shapovalov è 23 o 24 nel ranking… Struff è in questo momento 140. Quindi è una grande vittoria per lui. Poi, penso che Oscar abbia giocato un ottimo match contro Felix. Ma Felix ha mostrato perché è il numero 6 al mondo, soprattutto nei momenti decisivi, penso che non abbia commesso nessuno stupido errore. Ha giocato molto concentrato. Ha servito bene tutto il tempo. Penso che Felix meritasse di vincere. Oscar non è riuscito a rendere un nei momenti decisivi. Era sempre in difesa. Non è stato abbastanza attivo, ma è perché Felix ha giocato bene. Poi i doppi, voglio dire, sono iniziati brillantemente, ho pensato. Il primo set è stato incredibile. Quindi non siamo riusciti a sfruttare un po’ lo slancio. Penso che i ragazzi canadesi stessero iniziando a pensare, e un po’ negativamente, ma all’inizio del secondo set abbiamo avuto un break che poteva succedere ma non doveva succedere, e da quel momento in poi, penso che i canadesi abbiano giocato su un livello diverso. Hanno alzato il loro livello incredibilmente. Servito bene. Non abbiamo avuto alcuna opportunità. Penso che abbiamo avuto una palla break sul 4-2 nel secondo, ma loro hanno servito un ace. Non c’era una reale possibilità. Alla fine dobbiamo dire che i canadesi hanno giocato meglio di noi e hanno meritato di vincere”.

 

Q. Kevin, dal tuo punto di vista, hai avuto un ottimo inizio. Quali sono state le tue riflessioni sulla partita di oggi?

KEVIN KRAWIETZ:Sì, molto deluso, ovviamente. È una dura sconfitta per noi. Penso che tutta la squadra abbia dimostrato di poter competere con tutti. Non importa chi gioca per noi. Come ha detto Michael, Struff ha giocato una partita incredibile. Anche Oscar ha giocato a un livello molto buono. Come la squadra di calcio tedesca, anche loro hanno giocato contro il Giappone in modo incredibile fino a 60 minuti. Forse anche noi. Abbiamo fatto bene il primo set ma poi non siamo riusciti a portarlo fino in fondo (sorride). Sì, succede. Ovviamente sono molto deluso. Volevamo aiutare la squadra per il secondo punto, ma oggi non ce l’abbiamo fatta”.

Q. Tim, so che ora devi essere deluso, ma è stato un altro anno eccellente per il team in generale. Potresti forse riflettere su ciò che hai ottenuto anche quest’anno?

TIM PUETZ:Sì, come dici tu, per noi è stato.. voglio dire, sono molto deluso in questo momento, ovviamente, ma penso che forse tra un paio di giorni o forse anche già domani, possiamo realizzare ciò che abbiamo ottenuto in questi ultimi anni, non solo quest’anno ma già l’anno scorso. Penso che siamo una nazionale competitiva per la Coppa Davis, lo abbiamo dimostrato numerose volte ora, pur non avendo il nostro miglior giocatore, a dire il vero. Sascha purtroppo non poteva esserci quest’anno. Penso che probabilmente ci renderebbe un po’ più forti. È un ragazzo che può competere con giocatori come Felix, renderebbe la nostra squadra ancora un po’ più profonda. Penso che sia tutto positivo. Ovviamente sono piuttosto deluso in questo momento, ma ci siamo dati una possibilità e questa volta non ha funzionato. Sì, penso che tra un paio di giorni, realizzeremo che possiamo essere ottimisti con lo sviluppo del nostro team di Coppa Davis negli ultimi anni”.

D. Tim e Kevin, potete spiegare esattamente qual è stata la discussione alla fine del secondo set con l’arbitro di sedia? Quella palla era fuori? Non ho capito esattamente cosa stava succedendo con la discussione.

TIM PUETZ:Sì, penso che la palla fosse fuori, non credo di esagerare, di un metro, credo. Ma la macchina si è spenta, o non lo so. Ma nessuno ha detto niente. L’arbitro non l’ha vista. Penso che semplicemente non stesse prestando attenzione, comprensibilmente, perché di solito non c’è bisogno di prestare attenzione con questa macchina. Abbiamo detto, beh, la palla era fuori di un metro. Noi abbiamo chiesto il replay. I canadesi avevano già lasciato il campo, credo. Quindi ci è voluto un po’ di tempo. Penso che fosse tutto ciò che stava accadendo. Poi hanno ottenuto una prima di servizio, hanno commesso un doppio fallo, molto giusto da parte loro, e poi hanno chiuso il set al punto successivo.

CAPITANO KOHLMANN: “Penso che si siano dimenticati di accendere la macchina. Questo è quello che ci ha detto l’arbitro dopo. Ecco perché non è scattato”.

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Coppa Davis, Australia in finale: Purcell e Thompson sorprendono Pavic/Mektic

Un’Australia che non muore mai ha ragione di una Croazia che pecca di sufficienza. Finale per gli aussie con la vincente di Canada-Italia

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Jordan Thompson e Max Purcell – Davis Cup by Rakuten Finals 2022 (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

M. Purcell/J. Thompson (AUS) b. N. Mektic/M. Pavic (CRO) 6-7(3) 7-5 6-4

Non appena finito il match fra Spagna e Croazia praticamente tutti gli addetti ai lavori davano per probabile una Croazia in finale. Quello che doveva essere uno scoglio temibile, ovvero la Spagna di Alcaraz, si è dimostrato un boccone molto più digeribile del previsto e la strada per la finale sembrava spianata. Bene, a quanto pare i pronostici sono fatti per essere smentiti. Oggi non è bastato un Coric in gran forma. Probabilmente il team croato dopo l’1-0 si era già sentito con un piede in finale, considerando che i croati non perdevano un doppio che contava da quasi due anni. Ma le cose sono andate diversamente. Mektic e Pavic non sono stati oggi all’altezza della loro fama e hanno ceduto le armi contro un’Australia tutto sommato non trascendentale, ma che ha certamente dimostrato di avere più cuore. Domenica il team down under attenderà la vincente di Canada-Italia, che ricordiamo potrete seguire a partire dalle ore 13, anche con il live di Ubitennis.

Dopo i primi due singolari, conclusi abbastanza nettamente in favore di Coric e De Minaur, devono scendere in campo i rappresentanti del doppio di Australia e Croazia per dirimere la tenzone. La prima sorpresa è l’annuncio di Hewitt con cui schiera Jordan Thompson al fianco di Purcell, numero 33 al mondo delle classifiche di doppio. Evidentemente il capitano australiano ha voluto rispettare le gerarchie che di solito vedono giocare Kokkinakis in singolare, anche per avere Thompson fresco per il doppio.

 

Ai nastri di partenza la Croazia è la chiara favorita, potendo schierare una coppia che regolarmente va alle ATP Finals di doppio e che l’anno scorso alle final eight di Madrid ha vinto tutti gli scontri in cui è stata chiamata in causa. Dall’altra parte l’Australia schiera il meglio che ha disposizione in questo momento, stante anche l’indisponibilità di Kyrgios che ormai da tempo immemore marca visita in Davis.

Il match inizia tutto sommato sui binari dell’equilibrio, entrambi le coppie reggono bene al servizio, con ottime performance dietro la prima di servizio. La prima palla break arriva soltanto nel nono game, ma gli australiani sono bravi a tenere botta e a non tremare. In generale comunque la sensazione è che questa non sia la versione scintillante dei giorni migliori per la Croazia, anche se comunque sufficiente per un match equilibrato.

Si va così al tie break, giusta conclusione del primo parziale. Partenza migliore della Croazia con l’Australia che va subito sotto di un paio di minibreak; dopo che durante tutto il set gli australiani erano riusciti a difendersi bene al servizio perdono tutti e 3 i primi punti giocati sul proprio servizio, con la Croazia che si invola 6-1. Molto più incisivi in risposta e a rete i croati nel momento che conta. Chiude Pavic con una volée elementare.

M. Pavic e N. Mektic
Davis Cup by Rakuten Finals 2022 (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La sensazione che entrambe le coppie abbiano giocato in maniera standard, come ci si aspetta che un doppio debba essere giocato; giocando ad armi pari però è emersa la superiore caratura della coppia croata. Anche da un punto di visto emotivo partita abbastanza piatta, il pubblico prevalentemente neutrale non è mai stato coinvolto, sebbene il colpo d’occhio degli spalti sia tutt’altro che disprezzabile.

Si va così al secondo set con il match che torna a farsi equilibrato; i croati scendono di livello rispetto al tie break, soprattutto in risposta non riescono a incidere e si torna a seguire i servizi. Il secondo set è un po’ una fotocopia del primo; nei primi 10 game neppure lo straccio di una palla break e appena 7 punti vinti in totale del team in risposta. Ma quando tutto sembrava cospirare per un secondo tie break, i croati con Mektic al servizio hanno un piccolo passaggio a vuoto e a seguito di un doppio fallo regalano una palla break; di nuovo defaillance al servizio con lo stesso Mektic che gioca una seconda molto morbida e lascia il tempo a Thompson di girarsi sul dritto e colpire forte lungolinea. Pavic sulla fucilata non può nulla e arriva inaspettato il primo break della partita, a favore dell’Australia.

Thompson al servizio per chiudere il set allora, che però pasticcia e con due gratuiti manda la Croazia avanti 0-30. Australia che risale 30-30 e Pavic che sbaglia una risposta sanguinosa con Purcell che era partito in largo anticipo lasciando sguarnito il corridoio. Occasione che svanisce e Australia che porta a casa il set.

Lleyton Hewitt
Davis Cup by Rakuten Finals 2022 (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Adesso la faccenda comincia a farsi interessante e gli australiani cominciano ad annusare l’odore dell’impresa. Nel terzo game, di nuovo con servizio Mektic i due aussie portano il game ai vantaggi; adesso la coppia croata comincia a prendere coscienza dell’ipotesi della sconfitta, ma gli australiani non hanno la cattiveria sufficiente per punire, con Purcell che a rete va a farfalle e Thompson che butta fuori un passante non impossibile. La scossa emotiva però non è sufficiente, entrambi i portacolori della squadra adriatica sbagliano delle facili risposte sul 40-40 che avrebbero meritato altro trattamento.

Tuttavia adesso i turni di servizio rispetto ai primi due set sono diventati contendibili e il match potrebbe girare su pochi punti. Emotivamente l’Australia, anche sull’onda dell’insperato secondo set sembra crederci di più, mentre i croati sono piatti, anche nel body language; inevitabile allora che arrivi il secondo break per l’Australia, anche in questo caso frutto di buone soluzioni in risposta. E il pubblico di Malaga sembra chiaramente premiare il cuore australiano, il tifo è tutto per i giallo verdi.

Sul 5-4 Australia momento della verità con Purcell al servizio, in quello che è certamente il turno più importante della sua carriera. L’australiano però non trema e a parte un’incertezza sul primo punto serve bene e manda in visibilio il team australiano.

L. Hewitt e J. Thompson
Davis Cup by Rakuten Finals 2022 (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

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Coppa Davis, Berrettini: “A casa avrei sofferto troppo. Ecco come aiuto la squadra”

MALAGA – Per Matteo oggi ottimo allenamento, il miglior da un po’ di tempo a questa parte, ma siamo ancora lontani dalla forma migliore. Le sue parole con i media italiani

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dal nostro inviato a Malaga

Dopo la grande giornata di ieri oggi abbiamo avuto il piacere di incontrare Matteo Berrettini, per una chiacchierata con la stampa; i principali temi di discussione sono stati il suo stato psicofisico (in netto miglioramento), l’atmosfera che si respira in squadra e le prospettive in vista del Canada.

Come è stata presa la decisione di essere qua a Malaga?

 

Berrettini: “Devo dire che l’anno scorso dopo che mi sono fatto male a Torino mi sono ricordato di quanto mi sia dispiaciuto non aver potuto giocare contro gli Stati Uniti. Quella volta le partite me le sono guardate da casa, ma mi ricordo che soffrivo troppo dal divano; già allora ho pensato che se malauguratamente mi fosse capitata una cosa del genere un’altra volta, mi sarebbe piaciuto stare assieme ai ragazzi. Devo dire che è stata dura però: dopo Napoli (quando Matteo si è infortunato al piede) ero fiducioso; pensavo di saltare Vienna e poi di recuperare per Bercy e la Davis. Purtroppo il recupero andava a rilento e quando ho capito che non c’era niente da fare ho sentito il dovere di comunicare la mia impossibilità a partecipare. Certo è stata una bella botta, ma era la cosa giusta. Poi ho ripensato a quanto ho sofferto a casa l’anno prima e con un po’ di ritrosia ho chiesto a Filo (Filippo Volandri il capitano della squadra di Davis) se potevo aggregarmi, se per lui era un problema insomma. E Filippo al contrario è stato ben felice di accogliermi a braccia aperte, così ho preso il primo volo che ho trovato per Malaga da Roma…peccato solo che mi son dovuto svegliare alle 5 del mattino… (anche i campioni viaggiano low cost, era un Vueling delle 6.50). Ma eccomi qua”.

Quale contributo pensi di poter dare alla squadra?

Berrettini: “Beh ovviamente in primo luogo vengo a fare il tifo e a sostenere i ragazzi. Poi cerco di dare anche qualche indicazione ai ragazzi. Ad esempio con gli USA, avendo giocato varie volte contro Paul, Tiafoe e Fritz ho dato qualche suggerimento. Per dirne una, Paul avevo notato che aveva certi pattern al servizio e li ho condivisi con la squadra. Poi c’è un discorso più ampio: quando con Filippo (Volandri) abbiamo cominciato questo percorso lui ha messo in chiaro che il suo obiettivo prima di tutto era costruire un gruppo, uno spirito di squadra. E penso che la mia presenza oggi si inserisca in questo disegno più ampio. Il nostro è uno sport individuale e siamo portati a pensare a noi stessi e a stare con i nostri team. Per certi versi è un cambio di paradigma, però è una cosa che arricchisce e devo dire che adesso abbiamo un bel gruppo giovane con tanti ragazzi che potranno far parte della squadra per parecchi anni. Io pure all’anagrafe sono ancora giovane e spero di continuare per parecchi anni, anche se quando vado a fare le risonanze a volte c’è da mettersi le mani nei capelli”.

A livello di gruppo ci puoi raccontare qualche aneddoto?

Berrettini: “Allora vediamo un po’… la musica di sottofondo la sceglie Musetti, praticamente vive con la musica sempre accesa. E poi io non so come fa… è un 2002 e ascolta la musica degli anni ’70, ascolta certe cose che manco conoscevo…Come socializazione gli altri sono fissati con un gioco di carte che si chiama sequence mi pare… per il resto non abbiamo un vero inno, forse una canzone che gli altri mettono per scaramanzia è “notte prima degli esami”, che sarebbe in tema…Però grossi riti scaramantici non ne abbiamo, a parte quello di sederci sempre negli stessi posti sugli spalti”.

Come si batte il Canada?

Berrettini: “Ieri con gli USA abbiamo dimostrato di essere più squadra. Non importa la classifica, la stanchezza. In campo i ragazzi hanno messo il cuore, al di la della tattica e della tecnica. Sonego ieri ha dimostrato tutto quello che può fare. E Musetti ha fatto una gran partita con Fritz. Con il Canada sarà una sfida difficile. Partono favoriti e sarà complicato, ma noi siamo pronti. Io mi sento come un leone in gabbia però sono contento di stare qua. Ovviamente io vorrei giocare in tutti i modi, anche su una gamba sola, ma per me l’importante è cercare di dare il mio contributo in tutti i modi. E questa è una cosa che mi porto dietro dai tempi della Serie C”.

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Coppa Davis, si infiamma il caso Ram. Schnur: “Escludere il n. 1 in doppio non depone a favore del vostro ego”. Paul replica: “Cosa c’entri tu con il tennis?”

Al festival dei confini oltrepassati, tra sfilettate pungenti e dichiarazioni taglienti, partecipano anche il cestista TJ Warren e Taylor Fritz: “Se hai intenzione di sparare a zero, Brayden, devi motivare le tue affermazioni”

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Tommy Paul e Jack Sock – Davis Cup Finals 2022 (foto: Roberto dell'Olivo)

Dopo la cocente eliminazione subita nei quarti di finali delle Davis Cup By Rakuten Finals 2022 per mano di un’Italia rimaneggiata a causa degli infortuni patiti da Berrettini e Sinner, le polemiche e le critiche attorno a Team Usa non accennano a placarsi. Gli statunitensi, guidati da capitan Mardy Fish, partivano infatti con i favori del pronostico dato la migliore classifica dei loro due singolaristi rispetto ai “Lorenzo” tricolore. Tuttavia in casa azzurra serpeggiava ottimismo alla vigilia, sia perché si annusava la possibilità che il Lore da Carrara si ritrovasse di fronte un Taylor Fritz oramai affranto fisicamente e con il rubinetto delle energie residue fatto scorrere in occasione della settimana dei Maestri in quel di Torino – eventualità poi non verificatasi – ma soprattutto poiché si aveva la consapevolezza dentro il gruppo di Filo Volandri, che se fossimo riusciti a strappare un punto in singolare; poi nel doppio decisivo saremmo stati sicuramente i favoriti al successo finale visto l’assenza di Rajeev Ram.

Ecco, proprio la mancata convocazione del 38enne di Denver – originario dell’India – era stato un tema caldo già dei giorni che avevano preceduto la sfida in Andalusia. Difatti, l’esperto specialista a stelle e strisce appena domenica scorsa aveva raggiunto un prestigioso traguardo aggiudicandosi le Nitto ATP Finals al fianco del fido anglosassone Joe Salisbury, riuscendo ad avere la meglio su un duo molto forte ed affiatato come i croati Mektic e Pavic. Per questo era logico aspettarsi una chiamata alle armi di colui che ricorda “Pistol Pete” per via del suo movimento dinoccolato al servizio, considerando il grande momento di forma che stava attraversando ma anche il fatto che Fish avesse contato su di lui sia in occasione dell’edizione dello scorso anno nel capoluogo sabaudo, che nella fase a gironi di settembre a Glasgow.

Invece il buon Mardy non solo ha sorpreso tutti non convocando Ram, ma addirittura non ha voluto portare con sé nessun quinto giocatore. Il protagonista della vicenda non l’ha presa benissimo, dichiarando apertamente di essersi meritato il posto in Davis a suon di ottime prestazioni sul campo. Tutto sommato, però, è stato in grado di affrontare la delusione con filosofia, meno il suo compare. Chiaramente la situazione, dopo la sconfitta, si è ribaltata completamente a discapito del capitano americano, che come accadde in queste circostanze – a qualsiasi CT di qualunque Sport – è stato subissato di critiche, reo di aver compiuto le scelte sbagliate. Perché oltre alla “querelle Ram”, in molti sono rimasti sbigottiti per la decisione di affidarsi a Paul invece che a Tiafoe – decisamente più a suo agio in doppio rispetto a Tommy, ma in particolar modo già compagno di Sock in Laver Cup con vittime illustre a perire sotto le loro cannonate.

 

Per cui il caro Fish non è che se la passi benissimo, in salta stampa non si è sbottonato più di tanto sul tema del momento affermando unicamente – come da prassi in questi casi – di essere l’unico responsabile per le scelte fatte. Ma purtroppo per lui, non è ancora il momento di spegnere il fuoco delle pressioni esterne dei media e dei social: dopo le reazioni del giocatore che doveva esserci ma che non è stato preso in considerazione, ad alimentare il divampante incendio delle discussioni; ci ha pensato Brayden Schnur. Per i meno avvezzi al circuito secondario, e ai nomi di secondo piano: parliamo di un 27enne di Pickering, città canadese a est di Toronto. Può vantare un best ranking di n. 92 ATP raggiunto il 19 agosto 2019. Al momento però è sprofondato al n. 909, poiché fermo ai box da aprile. Pur essendo un comprimario, che si limita unicamente a sostenere i propri compagni vedendo il campo con il binocolo – anche per via dell’abbondanza del Canada -, è stata una figura più volte presente nelle spedizioni degli ultimi anni della squadra di Frank Dancevic. Ha preso parte al percorso che tre anni fa a Madrid, vide Shapo e soci arrendersi soltanto dinanzi alla Spagna di Nadal; ma anche alla vittoriosa campagna australiana d’inizio anno in ATP Cup. Nel 2022 però per via della sua prolungata assenza dalle competizioni, sia a Valencia che a Malaga gli sono stati preferiti i giovani Galarneau e Diallo a completamento del quintetto.

Ebbene lui ha posizionato l’innesco e la miccia, Taylor Fritz prima e Tommy Paul poi, hanno dato vita con la partecipazione speciale di TJ Warren – cestista che milita in Nba, nei Brooklyn Nets – ad un scontro verbale fiammante con palcoscenico malcapitato Twitter. Ecco a voi la carrellata di provocazioni e connesse reazioni. Ai lettori l’ardua sentenza sulla fondatezza di tali critiche e di codeste accuse velate da parte del canadese, e sulla correttezza delle risposte a stelle e strisce.

Brayden Schnur: “Guardate i giocatori della squadra statunitense. Date un’occhiata al loro ego. Siamo tutti abbastanza intelligenti da mettere insieme i vari pezzi. Rajeev [Ram, ndr] è un grande giocatore, ma prima ancora un grande uomo”.

Taylor Fritz: “Per favore Bayden, puoi spiegare cosa vorresti intendere per ego e soprattutto come questo possa aver avuto un ruolo nel modo in cui la squadra è stata selezionata”.

Brayden Schnur: “Non provare rancore verso i giocatori, al limite prova odio nei confronti del gioco. Io, questa situazione la chiamo così come la vedo. Non venire a dirmi che mettere in panchina il n. 1 del mondo in doppio dava alla vostra squadra più possibilità di vittoria”.

Taylor Fritz: “Schivi ancora la domanda. Se hai intenzione di spararci addosso, potresti quantomeno motivare le tue affermazioni

Brayden Schnur: “Ecco una domanda migliore per te: Rajeev sarebbe stato invitato ad uscire con voi stasera?

Taylor Fritz: “Se Raj avesse voluto celebrare la qualificazione alle semifinale della nostra squadra, saremmo stati tutti entusiasti di averlo con noi. Poi c’è una cosa che voglio dire. Io sono una persona molto timida, e che è vittima di un’ansia sociale piuttosto brutta da dover gestire. Quindi, non penso sia assolutamente corretto da parte tua presumere qualcosa in merito al mio possibile ego o giudicare questi aspetti personali. Ti ripeto, se hai intenzione di sparare a zero su di me come individuo e come membro della squadra statunitense, credo di meritare qualche tipo di spiegazione”.

T.J. Warren, cestista statunitense dei Brooklyn Nets: “Come fa un panchinaro della squadra canadese a pretendere di saperne di più sulla composizione del roster di Team Usa, rispetto al n. 1 della squadra di cui parla

Tommy Paul: “Brayden Schnur, tu cosa hai a che fare con il tennis?”.

Brayden Schnur: “Ottima domanda, non sono nessuno”.

Tommy Paul: “E’ così bello vedere che non sei e che non sarai mai un capitano di Coppa Davis. Ma solamente uno che finge di essere capitano di Coppa Davis su Twitter”.

Il commento che segue è stato rimosso in un secondo momento, tuttavia non è sfuggito: da questa affermazione si può facilmente leggere dietro le righe una profonda valutazione negativa degli specialisti, che – esasperando anche il concetto – per la visione del tennista del New Jersey sarà sempre inferiore ad un singolarista in un match di doppio. Il riferimento a Glasgow, poi, è riconducibile al tie contro la Gran Bretagna del settembre scorso quando nel terzo rubber, decisivo ai fini del successo finale, Sock e Ram s’imposero in rimonta su Andy Murray e Salisbury.

Tommy Paul: “Ovviamente non avevi la Tv nel seminterrato dei tuoi genitori, durante la fase a giorni a Glasgow. Il doppista numero 1 o 100 fatica contro i singolaristi classificati 1-8000, in singolare o doppio.”

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