La storia del tennis italiano chiama a sé Sinner, da De Stefani a Berrettini passando per le vittorie di Pietrangeli, Panatta, Schiavone e Pennetta

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La storia del tennis italiano chiama a sé Sinner, da De Stefani a Berrettini passando per le vittorie di Pietrangeli, Panatta, Schiavone e Pennetta

Jannik sarà il nono rappresentante italiano a disputare una finale Slam. Solo Pennetta e Vinci sul cemento prima di lui. Nessun precedente in Australia

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Jannik Sinner – Australian Open 2024 (foto via Twitter @AustralianOpen)
 

Il seguito del video è presente sulla sezione dedicata all’Australian Open 2024 del sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

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Con l’impresa odierna ai danni di Novak Djokovic, Jannik Sinner è diventato il quinto giocatore italiano a qualificarsi per la finale di un torneo del Grande Slam. Questo per quanto riguarda la storia del movimento maschile fin qui costruita sui nomi di Nicola Pietrangeli – il più titolato – Adriano Panatta, Giorgio De Stefani e Matteo Berrettini per un totale di sette finali e tre vittorie. Nel lungo digiuno sofferto tra il Roland Garros del ’76 di Panatta e l’exploit di Berrettini a Wimbledon del 2021, gli anni tra il 2010 e il 2015 hanno rappresentato molto più che un semplice sollievo grazie al movimento femminile che ha portato ben quattro giocatrici nell’ultimo atto di uno Slam, con cinque finali in tutto: l’apripista è stata Francesca Schiavone – prima donna italiana a vincere un Major – seguita poi da Sara Errani, Roberta Vinci e Flavia Pennetta. Complessivamente, quella di Sinner in Australia contro Medvedev sarà quindi la tredicesima finale Slam della storia del tennis italiano.

Con un tuffo nel passato, in alcuni casi piuttosto profondo, riviviamo le prime dodici.

Roland Garros 1932: Cochet batte De Stefani, 6-0 6-4 4-6 6-3

La prima volta di un giocatore italiano in una finale Slam arrivò quando questo termine non era ancora stato applicato al tennis. Le prime testimonianze dell’utilizzo del concetto di Grande Slam, mutato dal golf che a sua volta lo aveva preso dal bridge, risalgono infatti al 1933, mentre l’anno precedente fu quello della finale di Giorgio De Stefani al Roland Garros. La raggiunse da testa di serie numero 6 dopo aver battuto, tra gli altri, il britannico Harry Lee e il tedesco Roderich Menzely. In finale, invece, poté poco contro il leggendario Henri Cochet, il D’Artagnan (per le sue origini umili) dei Quattro Moschettieri del tennis francese. Fu quello l’ultimo degli otto Slam vinti da Cochet che trionfò in quattro set. De Stefani, che giocava di dritto sia da destra che da sinistra, ci riprovò due anni più tardi quando riuscì a battere Fred Perry, prima di cedere a Gottfried von Cramm in semifinale.

Roland Garros 1959: Pietrangeli batte Vermaak, 3-6 6-3 6-4 6-1

In un crescendo di risultati partito dagli esordi negli Slam e in Davis nel 1954, Pietrangeli conquistò il suo primo grande successo a 23 anni vincendo gli Internazionali d’Italia del 1957. Nei Major Nicola aveva già dimostrato di essere all’altezza dei più grandi, raggiungendo i quarti non solo al Roland Garros ma anche a Wimbledon e in Australia. Fu Parigi, però, la terra di conquista del campione nato a Tunisi che nel ’59 si presentò al via del torneo come terza testa di serie. Dopo aver lasciato per strada un set all’esordio contro il messicano Llamas, Nick fece percorso netto fino alla finale dominando il numero 2 del tabellone Billy Knight e superando senza troppi problemi anche Neale Fraser. L’ultimo ostacolo fu il sudafricano Ian Vermaak, che nella classifica di fine anno compilata da Lance Tingay fu gratificato della decima posizione: l’italiano vinse in quattro set facendo così la storia del tennis italiano. Non contento, nella stessa edizione Pietrangeli vinse anche il doppio con Sirola battendo in finale i numeri 1 Emerson e Fraser.

Manolo Santana e Nicola Pietrangeli

Roland Garros 1960: Pietrangeli batte Ayala, 3-6 6-3 6-4 4-6 6-3

Nell’edizione successiva Pietrangeli riuscì a ripetersi sconfiggendo, ma solo al quinto set 3-6 6-3 6-4 4-6 6-3 il cileno Luis Ayala, finalista anche due anni prima e capitano della squadra di Coppa Davis proprio a Santiago nel 1976. Nel percorso verso l’ultimo atto Nicola batté, tra gli altri, Martin Mulligan, Gerard Pilet e Andrès Gimeno. L’azzurro era in quel momento il più forte giocatore del mondo sulla terra battuta e ciò nonostante la professionalità non fosse la sua caratteristica principale. Così scriveva infatti Gianni Clerici nel suo libro “Il Grande Tennis”, edito da Mondadori nel 1978: “Mi ritrovavo, a volte, complice e insieme delatore, per il ruolo che avrei dovuto recitare, il giorno dopo, sul giornale. Cercavo di trascinarlo, di rispedirlo a letto, incontrano do, sempre, l’opposizione delle sue belle amiche, e la sua ironia. La sera di una delle sue più grandi vittorie, a Parigi, fece tranquillamente le due. Allo Epi Club, per poi affrontare Luis Ayala più riposato del Principe di Condé“.

Roland Garros 1961: Santana batte Pietrangeli, 4-6 6-1 3-6 6-0 6-2

Nel 1961 Pietrangeli confermò di essere praticamente imbattibile sulla terra vincendo sia a Montecarlo che a Roma. La testa di serie numero 1 di cui venne accreditato al Roland Garros fu una naturale conseguenza. Per il terzo anno consecutivo, Nicola raggiunse la finale a Parigi (dopo aver battuto anche un giovanissimo John Newcombe) dove questa volta trovò il 23enne Manolo Santana che chiamava Nick “El Capitano” vedendo in lui un vero e proprio maestro. Il giorno prima della partita, l’italiano volò a Roma per la nascita del primo figlio, tornando a Parigi a poche ore dall’inizio del match. Pietrangeli si portò avanti due set a uno ma fu poi rimontato dall’avversario, decisamente più fresco. Si interruppe così la sua striscia di 18 vittorie consecutive al Roland Garros.

Roland Garros 1964: Santana batte Pietrangeli, 6-3 6-1 4-6 7-5

Dopo due quarti di finale nel ’62 e nel ’63, Pietrangeli tornò in finale a Parigi nel ’64. Lo fece dopo aver superato, tra gli altri, Roy Emerson vendicando la sconfitta dell’anno precedente che aveva aperto all’australiano le porte verso la vittoria del torneo. Nick non riuscì però a prendersi la rivincita con Santana che lo sconfisse nuovamente come tre anni prima. Questa volta finì in quattro set, dopo che l’azzurro sprecò sei set point proprio nel quarto parziale: “Manolo mi disse che era stanchissimo e che se io avessi vinto quel quarto set avrei vinto io. Era un giocatore completo, con pochissimi punti deboli. E poi inventò il pallonetto in top spin di rovescio” – ricordò Pietrangeli in occasione della morte, avvenuta nel dicembre del 2021, di quello che fu per lui un rivale ma soprattutto un amico, quasi un fratello.

A pagina 2: Panatta inaugura le finali dell’Era Open, poi arrivano le ragazze

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