Roland Garros, Vavassori: “La finale in Australia era inaspettata, ora siamo preparati”. Bolelli: “Stiamo alzando il livello e se ne stanno accorgendo anche gli altri”

"Quando va tutto bene è facile andare d'accordo" così Andrea Vavassori sull'alchimia di coppia. "Mio padre è il nostro coach"

Di Redazione
10 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Simone Bolelli, Andrea Vavassori - Roma 2024 (foto Francesca Micheli, Ubitennis)

🎾 UBICONTEST 2026
Gioca al nostro Fantatennis
Crea la tua squadra per gli Internazionali BNL d'Italia 2026 e prova a scalare la classifica. Scarica la nostra app! Leggi il regolamento completo →
Concorso a premi "Ubicontest 2026" · 18 aprile – 23 maggio 2026 · Valore totale montepremi € 2.550

Guarda il video di Ubaldo Scanagatta

Simone Bolelli e Andrea Vavassori sono apparsi piuttosto raggianti nella consueta conferenza stampa post-gara tenutasi al termine del match disputato (e vinto) dai due tennisti azzurri contro la coppia formata da Rohan Bopanna e Matthew Ebden (7-5 2-6 6-2 il punteggio finale). Come potrebbe essere altrimenti, del resto, considerato il dettaglio – non da poco – che si tratta della prima finale italiana di doppio, conquistata in quel di Parigi e del Roland Garros, dai tempi di Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola (e più precisamente dal 1959). Detto ciò, Bolelli e Vavassori non hanno nascosto la propria emozione. Così come si evince chiaramente dalle dichiarazioni rilasciate in conferenza.

Ubaldo Scanagatta: “Intanto bravissimi e congratulazioni. Pietrangeli e Sirola hanno vinto nel ’59, voi siete terzi nella Race ma primi nelle coppie della stessa nazione: quindi, se oggi ci fossero le teste di serie per le Olimpiadi, voi sareste le teste di serie numero 1. Cosa significa per voi tutto questo? Che soddisfazione è?

Bolelli: “Beh, sicuramente si tratta di una grandissima soddisfazione. A parte quello, però, credo che il cammino che stiamo facendo sia esemplare. Essere nella top-ten signfica che per noi è un anno straordinario. Stiamo crescendo partita dopo partita, Indipendentemente dalle Olimpiadi e dalle teste di serie, stiamo iniziando ad alzare il livello e se ne stanno accorgendo anche gli altri. Abbiamo molta fiducia nei nostri mezzi e stiamo costruendo la nostra coppia giorno dopo giorno

Paolo Di Lorito (Ubitennis): “Prima Andrea in inglese ha detto che la finale in Australia era stata un po’ inaspettata. Quindi volevo chiedervi cosa preparerete di diverso, soprattutto per te che è la seconda, non hai mai vinto uno Slam

Vavassori: “Sicuramente lui è più esperto nella gestione delle situazioni. La finale in Australia è stata difficile da gestire perché era la mia prima finale Slam e un po’ inaspettata ma comunque meritata per le partite che avevamo vinto. Poi è stata tardissimo, schedulata alle 10 di sera, ed è stata strana. Siamo stati tutto il giorno al circolo ad aspettare la finale delle donne, tardi, e quindi non è stata facile. Poi comunque abbiamo lottato, non è stata bellissima perché abbiamo fatto pochi scambi visto che loro avevano servito molto bene, Bopanna anche oggi ha dimostrato che è uno dei migliori battitori del circuito, la mette dove vuole quindi era difficile rispondere a loro sul cemento. Questa è su terra quindi sicuramente sarà diversa, poi si può vincere, si può perdere la partita. Ma secondo me sarò più preparato, quando abbiamo perso in Australia avevo detto che secondo me la prossima l’avrei gestita in maniera migliore

D: “Il fatto che stiate giocando meglio e vincendo vi dà anche una certa spinta per il futuro? Oggi giocavate contro Bopanna che è del 1980…

Bolelli: “Sì, secondo me se uno sta bene fisicamente, il doppio ti offre la possibilità di poter giocare fino a quarantadue, quarantatré anni. Se il ranking sarà buono, giocherò fino a che potrò e fino a che avrò voglia

D: “A volte si ha l’impressione che vi serva quasi andare in difficoltà per trovare il meglio dentro di voi e diventare un tutt’uno in campo. Qual è la vosta percezione al riguardo?

Vavassori: “Sì. Secondo me la vera coppia si vede in queste situazioni qui. Quando si riesce ad uscire fuori dai momenti di difficoltà, si fa la differenza. Quando va tutto bene, è facile andare d’accordo. Noi ci vogliamo bene, ci stimiamo e lavoriamo ogni giorno per arrivare a questo tipo di traguardi

D: “Chi ha fatto il primo passo, quello decisivo, per decidere di giocare insieme nel doppio? Ha pesato la scelta di essere dello stesso Paese? Se eventualmente doveste vincere lo Slam parigino, vi tagliereste la barba?

Bolelli: “Diciamo che la coppia è nata qui, l’anno scorso, quando Fabio (Fognini) si fece male. Ci siamo parlati ed abbiam deciso di provare, anche se nel primo torneo non è andata benissimo. Abbiamo parlato e abbiamo deciso di giocare insieme in questo torneo qui. Sicuramente il fatto che siamo della stessa nazionalità conta. Il doppio, fondamentalmente, si basa su questo. Eravamo già amici, ci conoscevamo. Adesso, naturalmente, ancora di più. Poi sono arrivati i risultati quest’anno…”

Vavassori: “Io ho visto lui, Fabio, la loro generazione come un esempio, avendo qualche anno di meno. La loro coppia ha fatto grandi risultati nel corso degli anni, quindi sono stati un punto di riferimento. Poi è nata questa opportunità e ce la siamo presa

D: “Tornando al discorso di quando le cose vanno bene, quando vanno male…quanto è difficile accettare quando il compagno non è in giornata, sbaglia 4 o 5 colpi consecutivi? La partita della vita ve la giocate sulla terra?

Bolelli: “Ma quello capita, capita sempre. Magari nel primo set rispondo meglio io, lui meno, poi viceversa. Dobbiamo cercare di essere più costanti possibile, poi durante il match è normale che in alcuni momenti uno giochi un pochino meglio, ma è sempre una questione di equilibri. Magari in quei momenti lì chi gioca un pochino peggio deve cercare di mettere qualcosa in più, ma in tutte le partite ci sono alti e bassi. Difficilmente giochi una partita in cui ti entra tutto e dove non affronti molte difficoltà, otto su dieci tutte le partite comunque hanno sempre dei lati oscuri che devi amalgamare. E potendo scegliere giocheremmo su terra la partita della vita, sì

D: “Andrea, papà tuo che ruolo ha?”

Vavassori: “Diciamo che è il coach della coppia, ci ha seguito in tutti i momenti più importanti. Nelle settimane in cui lui è rimasto a casa è venuto Andrea Tommasina, il mio secondo coach. Ha un ruolo molto importante nella gestione tattica del match, poi si fida molto. C’è affinità anche, e questa cosa qua mi dà tranquillità. Abbiamo costruito un team variegato, che ci fa stare bene. Anche il suo amico Michele Mangiafico è una persona molto positiva, dà brillantezza e ci troviamo molto bene tra le due famiglie

Scanagatta: “Una volta non ci si dava il cinque dopo ogni punto, e soprattutto non si vedeva i giocatori parlarsi prima di ogni punto. Mi dite cosa vi dite, che succede in quel dialogo?

Bolelli: “Se batto io gli dico dove servo e poi dove lui va, se a coprire il centro. Se me la sento io decido io e gli dico ‘a uscire cambia’. Magari la seconda ce la chiamiamo prima di servirla, e normalmente la chiama chi è a rete. Lui mi fa il segno e io dico sì o no

Vavassori: “Prima del punto ci parliamo, e se magari io in quel momento sento una cosa glielo chiedo. Alla fine però l’ultima parola ce l’ha chi serve, che è nel momento di maggiore tensione. Però ci chiediamo sempre un’opinione, alla fine la decisione è del team. Siamo stati bravi sia oggi che ieri ad essere molto aggressivi nei momenti di tensione, ad attaccare, cambiare, far casino e poi magari quando non se lo aspettavano gli avversari hanno pagato. Due break a 0 rispondendo molto bene, in cui quello a rete si è mosso e l’altro non se l’aspettava

D: “C’è una foto tua stamattina in cui tu prendi la metropolitana (ride)

Vavassori: “Io sono a Montmartre, ho preso un appuntamento insieme a mio padre e mia sorella. La zona è molto bella però ci vuole mezz’ora di macchina, e stamattina alle 8:30 mi chiamano dicendomi che ci sono i cortei di Biden e ci avremmo messo almeno 45 minuti, quindi o aspettavo o trovavo una soluzione alternativa. Così ho preso la metro, ma è difficilissimo prenderla, è pienissima, ho perso due metro e iniziavo ad avere l’ansia. Infatti ho posticipato il warm up, poi con un po’ di camminata sono arrivato

Leave a comment