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Reading: US Open – Ora per Alcaraz è più discesa che per Sinner
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Editoriali del Direttore

US Open – Ora per Alcaraz è più discesa che per Sinner

Shelton e Tiafoe k.o.. Se si potesse infiltrare un torneo fra i 4 Major sarebbe arabo o cinese. Tennis azzurro: primo traguardo eguagliare il 2022. Il mio favorito nel derby Musetti-Cobolli è…

Ultimo aggiornamento: 01/09/2025 13:30
Di Ubaldo Scanagatta Pubblicato il 30/08/2025
15 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Carlos Alcaraz - US Open 2025 (foto X @usopen)

Da quando è  uscito il sorteggio di questo US Open è stato tutto un chiedersi: ma è migliore, più favorevole il tabellone di Jannik Sinner o quello di Carlos Alcaraz?

Già, perché nessuno sembra aver messo in dubbio che la finale la giocheranno ancora loro due, come già a Parigi e Wimbledon, e per il terzo Slam nello stesso anno come curiosamente non è mai successo nella storia del tennis Open (dal 1968 in poi), con l’ultima volta che a giocarsi tre finali furono gli australiani che giocavano spesso insieme anche il doppio, Roy Emerson e Fred Stolle e sto parlando del 1964, 61 anni fa!

Beh adesso, quando la metà bassa del tabellone si è allineata agli ottavi di finale una risposta al quesito iniziale c’è.

Non solo Alcaraz è già in ottavi e in questo momento Sinner no. Se si sposa la filosofia Sinner secondo la quale qualsiasi giocatore da affrontare ti può battere – filosofia che peraltro oggi sarà condivisa da quei giocatori, Ruud, Rune, Mensik, Tiafoe, che hanno perso da tennisti classificati fuori dai primi 100 posti – dopo il ritiro di Shelton per via della spalla e la sconfitta di Tiafoe con Struff, il teorico percorso di Alcaraz verso la semifinale appare decisamente più agevole di quello di Sinner.

Non vedo proprio come Alcaraz possa perdere da Rinderknech, né poi da Lehecka o Mannarino. E in semifinale l’attuale Djokovic o Fritz rappresentano già un salto di qualità, anche se Djokovic fa di tutto in ogni partita per dar l’impressione di non essere ai suoi migliori livelli ed è lui stesso a dichiararsi poco soddisfatto del suo livello di gioco, anche se magari nel finale di ogni partita si riprende e chiude in bellezza, 6-2 a Tien dopo un secondo set un po’ sofferto, 6-1 a Svajda dopo avergli concesso il primo set, 6-2 e 6-3 a Norrie – battuto per la settima volta su sette – dopo avergli permesso di raggiungere il set pari. Ma a quella partita di semifinale con chi – presumibilmente – uscirà dal duello serbo-americano nei quarti, Alcaraz sarà quasi certamente bello fresco e riposato. Il suo avversario quasi certamente meno. Un vantaggio in più.

Se fosse Djokovic ad arrivare almeno nei quarti (con Struff penso che vincerà), da trentottenne sarebbe il più anziano dai tempi di un altro trentottenne, Jimmy Connors nel 1991. Già lo è comuque anche in ottavi.

Se nell’immediata vigilia di Sinner-Shapovalov, avversario sulla carta inferiore ma sempre con un minimo di incognita – e se Shapovalov riuscisse a sfoderare una di quelle prestazioni che lo avevano candidato a suo tempo in uno dei più interessanti prospect del tennis mondiale 3 o 4 anni fa? – guardiamo invece al teorico percorso di Sinner: vediamo che oltre al non trascurabile Shapovalov per arrivare alle semifinali c’è sulla strada quel Bublik che lo ha battuto a Halle oppure quel Paul che un anno fa qui a New York gli creò più problemi dei successivi avversari verso il trionfo finale, Medvedev, Draper e Fritz. E nella teorica semifinale contro Jannik  potrebbe arrivare Zverev che, a dispetto della batosta subita nella finale dell’Open d’Australia, ha un bilancio ancora favorevole nei confronti di Sinner, così come Rublev che è uno degli ultimi ad averlo battuto sul cemento. Se ci arriva de Minaur, invece, Jannik può stappare in anticipo una bottiglia di champagne (anche se non lo farà mai in anticipo! O quantomeno lo farà di nascosto).

Esaurito il discorsetto su chi dei due marziani abbia il percorso più favorevole, a seguito dell’uscita di scena di Tiafoe e soprattutto di Shelton, capisco la grande delusione dei tifosi americani e dell’USTA che sulla presenza dei suoi migliori giocatori nelle fasi finali del costosissimo torneo contava certamente parecchio.

Più per l’audience televisiva che per i biglietti quasi tutti venduti per le giornate finali, l’USTA sa di dover recuperare i fondi per gli 800 milioni di dollari che le servono per approntare la ristrutturazione dell’Arthur Ashe entro il 2027. Quando sento che ci sono tornei – come i nostri Internazionali d’Italia – che fanno fatica a trovare finanziamenti per 100 o 200 milioni (al Foro c’è il famoso tetto di cui si parla da anni e che prima o poi verrà fatto) e a New York si è già deciso di investirne 800, si capisce come appaiano discorsi donchisciotteschi quelli che pretendono per Roma un posto fra i 4 Slam senza averne né le strutture né le capacità finanziarie. Vero Binaghi?

E, alla fine, è un bene che sia così, perché se il subentrare a uno degli Slam tradizionalmente esistenti fosse possibile in base da un lato al principio (sulla carta sacrosanto, ma soltanto sulla carta però) che non dovrebbe esistere un monopolio organizzativo di 4 Paesi e 4 città e da un altro lato per una dimostrata capacità organizzativa e finanziaria, beh non credete che si inserirebbero con molte più chance di successo cinesi e arabi, arabi e cinesi, piuttosto che Roma?

Arabi e cinesi ben prima prima di Roma, di Indian Wells, di Cincinnati, città che ha speso 260 milioni di dollari, ma ancora deve risolvere il problema della fornace in cui si gioca e si rischia la vita come dimostrano gli 8 ritiri di quest’anno. Per Cincinnati e papà Navarro forse serve un altro centinaio di milioni almeno per adottare la stessa soluzione sperimentata dal Qatar che per i mondiali di calcio ha costruito stadi con l’aria condizionata.

Accennavo alla delusione dell’USTA e dei tifosi americani, ma pensate che erano ben 23 i tennisti americani in tabellone e ne sono rimasti in gara soltanto due, gli amiconi Tommy Paul e Taylor Fritz che sono un po’ come Cobolli e Musetti. Paul e Fritz, a scriverli così mi viene da pensare a Stanlio e Ollio, a Gianni e Pinotto, si conoscono da sempre, hanno viaggiato mille volte assieme dividendo tutto. Però due americani superstiti in tutto sono un po’ pochini nello Slam di casa. 

E Paul ha pure sudato le proverbiali sette camicie prima di aver ragione 7-5 al quinto e dopo 4 ore e 28 minuti del portoghese Borges. Anche Fritz non ha potuto fare una passeggiata con il qualificato svizzero Kym: 7-6 6-7 6-4 6-4, match durato un minuto oltre le tre ore.

Certo non è stato fortunato Ben Shelton costretto a ritirarsi per un infortunio alla spalla sinistra di cui è stato vittima all’inizio del quarto set.

Per me… come ho detto un minuto dopo il forfait di Shelton anche nel video quotidiano che faccio sul canale Ubitennis di YouTube -se vi iscriveste a quel canale ricevereste, cliccando sull’icona della campanella in alto a destra notifica immediata dei miei video appena registrati – Shelton era la mina vagante più pericolosa per Alcaraz nella metà bassa del tabellone, forse l’unico che – se in giornata – avrebbe potuto approfittare di una sua serata di scarsa vena. 

Ultimamente Shelton aveva fatto a mio avviso significativi progressi come condotta tattica. Aveva cominciato a studiare i video degli avversari e capito che non basta sparare cannonate di servizio per vincere le partite con i tennisti più forti.

Quando è venuto in conferenza stampa, con il viso nascosto in un cappuccio che quasi non gli si vedevano gli occhi, parlava a voce così bassa e con gli occhi lucidi come se avesse pianto, tanto che si faceva davvero fatica a udire le sue parole smozzicate. Colpa anche del moderatore, per la verità, perché se era comprensibile che il delusissimo Ben –“Ero stato fortunato fino a oggi, non mi ero mai infortunato…ma proprio qui doveva succedere!” – si stravaccasse sulla sedia lontano un metro dal microfono, lui avrebbe potuto osare di avvicinarglielo.

Vabbè, è raro che questi moderatori delle conferenze stampa abbiano grande personalità. Sembrano capaci soltanto di far fare le domande agli stessi giornalisti, il New York Times, The Athletic, ESPN, Associated Press, come se necessariamente i giornalisti di quelle testate fossero quelli che le sanno fare sempre meglio degli altri. Non è così, ma non c’è nulla da fare.

Parliamo allora di tennis italiano, in questa giornata che è succeduta alla eliminazione di Jasmine Paolini in singolare, battuta 7-6 6-2 da una delle mille ceche che hanno vinto uno Slam: lei, Marketa Vondrousova, Wimbledon 2023 quando battè la Jabeur in finale e prima Pegula e Svitolina (che aveva eliminato Swiatek).

Io faccio fatica a ricordarle tutte a memoria, le campionesse ceche, da Martina Navratilova in poi, campionesse Slam o finaliste in singolo come in doppio, Mandlikova, Sukova, Novotna, Kvitova, Safarova, Krejcikova,  Siniakova,  Pliskova, Muchova, Strykova, Hlaváčková. E’ impressionante perché la Repubblica Ceca ha una estensione di circa 78.880 km quadrati ed è quindi poco più grande di Toscana (quasi 23 mila km)-Emilia Romagna (idem come la Toscana che ha 500 km quadrati in più) e Umbria. Sorprendente no?

Tant’è che ho chiesto a Luca Baldissera se riusciva a indagare su questo fenomeno e a scriverne un pezzo esplicativo. Abbiate pazienza e uscirà.

Per quanto riguarda la nostra presenza, ma di tutta l’Ialia eh, a questo US Open va detto che avevamo già avuto 9 italiani (e anche più) nel tabellone maschile dell’US Open e già anche 4 azzurri al terzo turno: un anno fa (Sinner, Arnaldi, Musetti e Cobolli).

Quest’anno al posto di Arnaldi al terzo turno c’era Darderi battuto da Alcaraz (6-2 6-4 6-0), giunto alla 42ma vittoria su 44 da aprile a oggi. Niente male vero?

Se oggi Sinner vince con Shapovalov avremo certamente due italiani negli ottavi perché un altro uscirà dal duello fra Musetti e Cobolli.

Sarebbe già un risultato che quantomeno eguaglierebbe il 2023 quando due azzurri arrivarono in ottavi, anche se purtroppo persero entrambi, Sinner con Zverev (ultima sconfitta in uno Slam sul cemento per Jannik) e Arnaldi con Alcaraz, e io credo che si possa essere più ottimisti.

Per eguagliare il 2022, quando due azzurri centrarono i quarti e lì Berrettini perse da Ruud e Sinner da Alcaraz (con il match point), occorrerebbe che Sinner dopo Shapovalov battesse anche il vincente fra Paul e Bublik e che Musetti o Cobolli battesse il vincente fra gli outsider Munar e Bergs. Risultati abbastanza probabili, direi.

Un anno fa, 2024, invece nei quarti approdò il solo Sinner (rimontando Paul) che batte Medvedev, Draper e Fritz per vincere il suo primo US Open.

Nel 2020 Berrettini era giunto agli ottavi dominando Ruud, ma perse da Rublev, dopo che nel 2019 aveva raggiunto il suo primo grande traguardo centrando le semifinali: aveva battuto Popyrin, Rublev e Monfils.

Rimanendo in tema italiano, ricordo che Simone Bolelli e Andrea Vavassori, settimi nel tabellone di doppio, hanno esordito con successo. La coppia azzurra ha battuto 7-6 4-6 6-2 il duo spagnolo Martinez-Munar; i nostri affronteranno al secondo turno Arneodo/Bopanna o Cash/Tracy.

Vabbè, mi pare che di carne al fuoco in questo editoriale ne ho messa abbastanza. Domani mi auguro di poter scrivere della vittoria di Sinner. Quanto a Musetti e Cobolli, beh, va bene comunque. Me la cavo con un salomonico e banalissimo “Vinca il migliore!”. Ma se mi chiedono chi io pensi che vincerà mi sembra anche giusto sbilanciarmi un tantino. E dico Musetti per più motivi. Diversa esperienza e freschezza (dopo i 10 set occorsi a Cobolli per superare Passaro e Brooksby).

Le teste di serie eliminate finora

Singolare maschile
[5] Draper (walkover)
[6] Shelton (3T ritirato vs Mannarino)
[9] Khachanov (2T vs Majchrzak)
[11] Rune (2T vs Struff) 
[12] Ruud (2T vs Collignon)
[13] Medvedev (1T vs Bonzi)
[16] Mensik (2T vs Blanchet) 
[17] Tiafoe (3T, vs Struff)
[18] Davidovich Fokina (2T vs Rinderknech)
[19] F. Cerundolo (2T vs Riedi)
[22] Humbert (1T vs Walton)
[26] Tsitsipas (2T vs Altmaier)
[28] Michelsen (1T vs Comesana)
[29] Griekspoor (1T vs Mannarino)
[30] Nakashima (2T vs Kym)
[31] Diallo (2T vs Munar)

Singolare femminile
[5] Andreeva (3T vs Townsend)
[6] Keys (1T vs Zarazua)
[7] Paolini (3T vs Vondrousova)
[10] Navarro (3T vs Krejcikova)
[12] Svitolina (1T vs Bondar)
[14] Tauson (2T vs Eala)
[16] Bencic (2T vs Li)
[17] Samsonova (2T vs Hon)
[19] Mertens (3T vs Bucsa)
[20] Shnaider (1T vs Siegemund)
[22] Mboko (1T vs Krejcikova)
[25] Ostapenko (2T vs Townsend)
[26] Kenin (1T vs Krueger)
[30] Yastremska (1T vs Pavlyuchenkova)
[31] Fernandez (3T vs Sabalenka)
[32] Kessler (2T vs Vondrousova)


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