US Open: Berrettini da sogno, è semifinale!

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US Open: Berrettini da sogno, è semifinale!

NEW YORK – Emozioni indescrivibili: Matteo vince al quinto match point, battendo un Monfils mai domo. Italia maschile in semifinale nella Grande Mela dopo 42 anni

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Matteo Berrettini - US Open 2019 (pic by Jo Vinci)

da New York, il nostro inviato

[24] M. Berrettini b. [13] G. Monfils 3-6 6-3 6-3 3-6 7-6(5)

Una gioia indescrivibile, arrivata con merito e grinta. Matteo Berrettini, 42 anni dopo Corrado Barazzutti, conquista la semifinale dello US Open. Il romano si inserisce nel ristrettissimo club degli italiani arrivati tra i primi quattro (o meglio) in uno Slam, insieme a De Stefani, Pietrangeli, De Morpurgo, Merlo, Sirola, Panatta, Barazzutti e Cecchinato. Con Berrettini, siamo a nove nella storia intera del tennis azzurro.

 

INIZIO SOTTOTONO – Matteo affronta Gael Monfils, primo incontro tra i due, in un Arthur Ashe che si va via via riempiendo di pubblico, fino ad arrivare quasi al tutto esaurito, davvero un gran colpo d’occhio. Sarà la prima volta in questo stadio enorme, sarà la consapevolezza di quanto importante sia il risultato, sta di fatto che Berrettini inizia decisamente sottotono. Una buona responsabilità (e merito) per le indecisioni e gli errori dell’italiano ce l’ha Gael, che si parcheggia a 5 metri dalla linea di fondo, e respinge con apparente scioltezza tutte le bordate che Matteo gli tira con servizio e dritto.

Quando sei costretto, ripetutamente, a giocare e rigiocare palle che di solito non tornano, è naturale andare in affanno, sovraritmo, e sbagliare. Diversi dritti messi a metà rete da Matteo, insieme a un paio di doppi falli, gli costano un servizio perso nel sesto game (già aveva salvato con l’ace una palla break nel turno di battuta precedente), Gael sale 4-2, e non concede più nulla. Zero opportunità per l’azzurro in risposta, il conseguente 6-3 per il francese è inevitabile, e onestamente se lo è meritato. Totalmente disinnescato sulla diagonale destra, dove per quanto cerchi di tirare fortissimo non fa praticamente mai male all’avversario, Berrettini è in evidente difficoltà, e va sotto di un break anche all’inizio del secondo set. Pure la palla corta, che di solito è un’arma importante, lo tradisce (due errori con quel colpo, contro Rublev ne aveva giocate cinque su cinque vincenti).

LA REAZIONE E IL SORPASSO – Pian piano, però, il tennis di Matteo si fa più incisivo: il rovescio regge, il dritto fa sempre più danni. Bravo in questa fase Berrettini a uscire dalla trappola del palleggio in crosso di dritto, facendo più spesso il giro intorno alla palla per scatenare lo sventAglio e uscire verso la sinistra del francese. Arriva il contro-break, finalmente, e il 2-2. Una breve interruzione causata da qualche goccia di pioggia, non roba da chiusura del tetto comunque, sembra distrarre Monfils, che perde ancora il servizio sul 4-3 commettendo diversi errori gratuiti. Ottimo e cinico Matteo ad approfittarne, tirando deciso e senza tremare. Sale anche la percentuale di prime palle, non straordinaria oggi (57% nel set), e l’azzurro tiene alla grande (due ace nel game) il servizio che gli consegna il 6-3. siamo un set pari, è tutta da giocare adesso.

Il terzo set vede continuare la tendenza positiva per Berrettini, mentre Gael sembra aver smarrito molte delle certezze e della tranquillità di inizio match. Arriva un break nel terzo game, Matteo sale fino al 4-2, poi gli organizzatori decidono che è il momento di accendere le luci e chiudere il tetto, il cielo sopra New York si è fatto plumbeo. Sempre più in fiducia, e a tratti dando spettacolo col dritto e i tocchi a rete, Berrettini brekka ancora, e chiude 6-2: che set, che livello. La manata spaventosa di dritto che dà all’azzurro il 5-2 echeggia sotto la copertura dello stadio come fosse esploso un petardo. Due set a uno, il sogno è sempre più vicino. Nel box giocatori, Santopadre e Rianna, con Craig O’Shannessy, non stanno nella pelle, anche in tribuna stampa l’atmosfera è di quelle da occasione irripetibile; personalmente, mi sembra di rivivere le sensazioni che ebbi esattamente seduto qui, dove sto scrivendo, nel 2015. E ci ricordiamo tutti cosa avvenne quell’anno.

Monfils alterna il ritmo, a volte carica i topponi rallentando la velocità, poi all’improvviso prova a spingere, è chiaro il tentativo di contenere un Berrettini a tratti straripante. Nel terzo set, per esempio, l’azzurro ha piazzato il 100% di punti fatti con la prima palla, ha fatto 14 vincenti e commesso 9 errori, per il francese solo quattro vincenti. Non ha più l’iniziativa e subisce praticamente sempre, a parte i punti fatti con il gran servizio. Per Gael è un problema.

Gael Monfils – US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

GAEL TORNA A GALLA – Il quarto set inizia in modo equilibrato, poi tra il terzo e il quarto game Monfils piazza una mini-stricia di 7 punti a uno, che gli porta in dote due palle break consecutive. Era ovvia una reazione, Gael è un campione, mai dimenticarlo. La prima svanisce col drittaccio lungo in risposta alla seconda palla (occasione persa dal francese qui), poi è lo sventaglio a uscire di Matteo a cancellare la successiva. Ne arriva una terza, a causa di un errore evitabile dell’azzurro, che però non trema e la annulla con un’accelerazione diagonale che manda letteralmente al tappeto Gael, che rischia anche di farsi male sbattendo su una telecamera. Tanto per far capire quanto indietro lo spinge l’aggressività di Berrettini. Una steccata dà il quarto vantaggio a Monfils, cancellata stavolta da uno splendido rovescio lungolinea di Matteo. Sembra chiaro che il francese sta giocandosi il tutto per tutto adesso, spara qualsiasi palla stando parecchio più vicino alla riga di fondo. Alla fine il rischio paga, con un nastro che gli accomoda la facile chiusura che gli dà il break alla quinta occasione, 3-1 per lui.

Monfils continua a tirare tutto, annulla sparando un dritto all’incrocio una palla del controbreak (causata da due errori di misura), e tiene salendo 4-1. Bisogna stringere i denti adesso, Berrettini deve rimanere attaccato ai suoi turni di servizio a tutti i costi, e poi vedere come va in risposta. Matteo tiene senza problemi, poi nel settimo game va all’assalto del servizio avversario. Per tenera la battuta, pur non affrontando palle break, Gael ci mette dieci punti, sparando il dritto anche da fermo. Lo vediamo piegato in due a più riprese, anche la tattica “rischiatutto” è tipica di chi sente di non poter reggere gli scambi lunghi, ma tant’è, siamo 5-2 in suo favore. Conoscendolo, non mi fido finché non lo vedo lasciare il campo via in barella (si scherza, eh, intendiamoci). Alla battuta per andare al quinto set, sul 5-3, Monfils rimane concentrato, batte forte, e nonostante il dodicesimo doppio fallo della partita chiude 6-3, siamo al set decisivo. Il problema di Berrettini, nel contesto di un ottimo match, è la percentuale di prime palle, il 55%, mentre Gael sta al 61%. 44 vincenti, 47 errori Matteo, 30-39 Monfils; l’equilibrio ci sta, ma chi sta conducendo le danze è chiaramente l’italiano.

SPLENDIDO EPILOGO – Il quinto set è un’altalena di emozioni, fino all’incredibile finale. Matteo sale subito avanti di un break, ma si fa raggiungere sul 2-2. Non demorde, continua a spingere e con un break a zero nel sesto game ritorna in vantaggio, nonostante la prima palla continui a non sostenerlo. Al servizio per il match sul 5-3, Berrettini trema per la prima volta nel parziale. Brutta volée fallita sul 30-15, poi la frittata peggiore: sul match-point, un tremendo doppio fallo. Monfils ringrazia, e nella bolgia dell’Arthur Ashe si porta 5-5. Bravo Berrettini ad assorbire la botta, e tenere per il 6-5 rimontando da 0-30. Tocca a Gael battere per rifugiarsi nel tie-break: proprio ora, come accaduto pochi istanti prima a Matteo, il servizio tradisce crudelmente il francese che da 30-0 si incarta in una serie di doppi falli e di errori gratuiti. Matteo si trova quindi a beneficiare di altri due match point: sul primo Monfils trova la prima al centro, sul secondo è l’azzurro a fallire un rovescio. Arriva il tie-break, nello stadio sono tutti in piedi.

Berrettini va subito avanti 2-0, Gael continua a regalare al servizio con altri due doppi falli ed ecco materializzarsi altri due match point, dopo uno scambio da 24 colpi vinto dall’italiano. Monfils salva il primo (e siamo a quattro!) con l’ace al centro, ma una prima a 201 kmh di Matteo manda il ragazzo di Roma tra le stelle, ovvero i primi quattro giocatori dello US Open 2019. Grazie, solo grazie Matteo. Alla probabilità di affrontare Nadal ci penseremo tra qualche ora.

Vincenzo Santopadre e il team di Berrettini – US Open 2019 (foto Jo Vinci)

Monfils a fine match: “Prenderò le cose positive da queste due settimane, che sono state ottime per me. Nel tie-break pensavo a essere più aggressivo, ma ho servito molto male, non sono stato incisivo col dritto. Sapevo che Matteo avrebbe spinto per chiuderla, era sicuramente stanco anche lui. 5 doppi falli in 10 minuti? Sì, mi è già successo, contro Lu in Australia mi pare. Capita quando sei teso, oggi è proprio andata male. Non è la peggior delusione, non dimenticate che nel 2014 avevo avuto match-point contro Federer. Veri rimpianto nono ne ho, perché ho dato tutto, sono orgoglioso della mia prestazione. Berrettini ha servito bene per 4 ore, non è per nulla facile. Il suo dritto è molto pesante, lo slice di rovescio è migliore di quello che tanti pensano. Il punto debole di Matteo? La risposta al servizio, questo mi dispiace di più perché ho servito troppo male io e non ne ho saputo approfittare”.

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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Il circuito ATP riparte a metà agosto, due Slam e tre Masters 1000 tutti consecutivi

Si riparte dal torneo di Washington il 14 agosto. Dalla settimana successiva 3000 punti in paio a New York, poi subito Madrid, Roma e Roland Garros

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Alla fine l’annuncio è arrivato. Il circuito ATP riprenderà tra circa due mesi, alla metà di agosto con il torneo 500 di Washington D.C. Cancellato il Masters 1000 di Toronto, dalla settimana successiva avrà inizio il tour de force con in palio due titoli del Grande Slam e tre titoli Masters 1000 senza mai una pausa per chi arrivasse in fondo.

Come vedete da sabato 22 agosto parte il Western&Southern Open che per quest’anno si trasferisce da Cincinnati a Flushing Meadows; il combined si giocherà fino a venerdì 28 agosto. Lunedì 31 agosto partirà lo US Open nel medesimo luogo e dunque lo Slam americano manterrà le date originali. L’ATP ha permesso lo svolgimento di un ATP 250 durante la seconda settimana dello US Open: a Kitzbuhel prenderà il via la stagione sulla terra battuta europea, che proseguirà poi con tornei di rango superiore.

Neanche il tempo di tornare da New York, infatti, che scatterà il Masters 1000 di Madrid, seguito immediatamente da quello di Roma, gli Internazionali d’Italia. Il ciclo terribile si chiuderà con l’edizione 2020 del Roland Garros a Parigi.

 

Anche il circuito challenger ripartirà nella settimana di lunedì 17 agosto mentre gli ITF già a partire dal 3 agosto.

A metà luglio è previsto un ulteriore aggiornamento con il calendario per l’autunno: resta incerto il destino dei tornei asiatici, più speranze per l’indoor europeo che culminerà con le ATP Finals di Londra. L’ATP 500 di Vienna, ad esempio, ha confermato tramite un comunicato ufficiale l’intenzione di disputare il torneo nelle date previste, ovvero dal 24 ottobre all’1 novembre. Gli organizzatori del torneo austriaco hanno anche aperto alla possibilità di giocare di fronte a un pubblico.

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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