Iga Swiatek e la piaga dell’ultras tennistico: la denuncia della polacca diventa virale

La tennista polacca si sfoga su Instagram dopo l'attacco social ricevuto in seguito alla sconfitta con Emma Navarro.

Di Francesco Maconi
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Iga Swiatek - Pechino 2025 (foto X @ChinaOpen)
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Un messaggio dal direttore
Per molti di voi Ubitennis non è soltanto un sito da aprire quando c’è una notizia. È un’abitudine, un luogo familiare, una voce che accompagna la stagione del tennis. Dagli Slam ai tornei più piccoli, dalle grandi finali alle storie che spesso restano ai margini. Vi sarò grato se vorrete proseguire a leggermi.

Non è una novità, sfortunatamente, che i social media non abbiano portato solamente effetti positivi. Certo, per gli atleti si sono aperte numerose porte in termini di guadagno e fama, per lo sport in generale i social rappresentano un modo per comunicare e lanciarsi verso un bacino d’utenza globale. Tuttavia, insieme ai fan, si sono avvicinati al tennis anche persone che nulla hanno a che fare con lo sport. Non sono tifosi, siccome non parteggiano realmente per nessuno dei due, o quattro, interpreti sul campo da gioco. Non sono nemmeno semplici giocatori d’azzardo, siccome superano di gran lunga il confine del gioco. È come se fossero più degli ultras che tifano contro, a prescindere dal giocatore o dalla giocatrice, senza ricorrere a mezze misure. L’unico loro credo è il dio denaro, e talvolta magari nemmeno quello. A volte cercano semplicemente di diffondere odio.

Per proteggere le giocatrici da questi individui, la WTA e l’ITF avevano lanciato nel 2023 Threat Matrix. Si tratta di un programma che monitora i social di atleti e tornei e individua i commenti dannosi o minacciosi. Questo sistema, tuttavia, non evita alle giocatrici di ricevere certe tipologie di messaggi. Il caso più recente è Iga Swiatek, uscita sconfitta contro Emma Navarro per 6-4 4-6 6-0 agli ottavi di finale del China Open. Il disappunto di perdere che Iga ha provato non è immaginabile dal tifoso medio, ma alcuni si arrogano pure il diritto di infierire. La varietà nei messaggi è impressionante, tra quelli che la definiscono mediocre, quelli che la chiamano dopata e chi ancora scrive messaggi di ben quattro righe (che sui social non sono poche) semplicemente per offendere.

“Oggigiorno, questa è una parte della nostra realtà nel mondo dello sport. Bot, ludopatici, ma anche “tifosi”. Dobbiamo rifletterci, specialmente se consideriamo che la giornata mondiale della salute mentale è tra pochi giorni”.

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