Nel corso della conferenza stampa successiva alla vittoria nella finale del Vanda Pharmaceuticals Hellenic Championships di Atene contro Lorenzo Musetti, Novak Djokovic dichiara di rinunciare alle ATP Finals per il problema muscolare alla spalla.
D: Complimenti per l’impresa Novak, come festeggerai?
Djokovic: “Forse più tardi andremo a cena con i ragazzi, vediamo… È stata una grande finale, molto dura; devo congratularmi con Lorenzo Musetti per come ha saputo giocare, non poteva esserci una finale migliore per il torneo e sono molto contento che gli spalti fossero quasi pieni. Sono stanchissimo ma felice per tutto questo”.
D: Hai vinto tantissimi titoli nella tua carriera ma questo sembra avere un sapore speciale per te. È così?
Djokovic: “Sì, è così. Per me ha un grande significato vincere e dare il meglio di me di fronte a un pubblico così gentile e caldo nei miei confronti; ero motivatissimo e ho speso fino all’ultima goccia di energia per fare bene. Spero non sia l’ultima volta per me in questo torneo, perché significa molto per me”.
D: Il pubblico del tennis con te sembra quello del calcio o del basket, sai scatenare entusiasmi incredibili.
Djokovic: “Ne avevo bisogno, sinceramente Musetti per un’ora e mezzo ha giocato meglio di me. A un certo punto ho chiamato la gente, ho chiesto alla folla di trasmettermi la sua energia e sono riuscito a rimanere nella partita; il risultato è stato una finale dalla sceneggiatura perfetta per l’occasione”.
D: La presenza della tua famiglia deve significare molto per un tennista, così abituato alla solitudine durante l’anno.
Djokovic: “Verissimo, noi tennisti conosciamo bene la solitudine: sono stato molto bene con i miei famigliari e ho cercato di trarre il meglio dalla loro presenza, cercando di essere sempre all’altezza della situazione perché tutti si divertissero. Mio padre poi non mi ha mai visto tanto giocare e non sopporta bene le tensioni della partita; vorrei poter dire che è abituato, ma non è così, lui soffre le emozioni e credo purtroppo di non averlo aiutato molto oggi (risate). Loro giocano con me, io so esattamente dove loro sono seduti e questo è un altro motivo che ha reso particolare la vittoria di oggi”.
D: Oggi ti abbiamo visto anche frustrato per come il tuo avversario stava giocando. Hai superato il momento difficile con qualcosa di specifico legato alla situazione psicologica di oggi o semplicemente con l’esperienza?
Djokovic: “Indubbiamente ero confuso e frustrato, ma anche molto impressionato dal livello del suo gioco. Alla fine del primo set ho pensato di non aver giocato affatto male, semplicemente la qualità del suo tennis era altissima; lui è sempre stato un grande talento e con la racchetta sa fare tutto ma negli anni è cresciuto da ogni punto di vista. Eccelle su ogni superficie, risponde bene e la sua seconda palla è molto efficace, così come la prima; quando ci siamo salutati a rete lui era ovviamente dispiaciuto e io gli ho fatto i complimenti.
Può guardare avanti con fiducia, è giovane e ha il gioco per sfidare chiunque. La pressione è una parte significativa del nostro essere tennisti, Billie Jean King la definisce un privilegio e io sono d’accordo con lei. In generale la pressione che avvertono tante persone nel mondo è ben diversa da questa, per questo noi dobbiamo essere umili. Il nostro sport è bellissimo è molto dinamico, tutto è sotto controllo e all’improvviso un paio di errori cambiano la situazione e ti inducono a un approccio mentale diverso. Può essere molto frustrante”.
