Pomeriggio di allenamento per Jannik Sinner sul campo 2 dello Sporting di Torino, dove l’azzurro ha proseguito la marcia di avvicinamento alle Nitto ATP Finals. Due ore di lavoro intenso, metodico, senza eccessi ma con la consueta massima concentrazione, suo marchio di fabbrica. A dividere il campo con lui, per la prima parte della sessione, un volto nuovo ma destinato a far parlare di sé: il giovane ceco Maxim Mrva, classe 2007, sorriso timido e colpi tutt’altro che timidi.
Mrva, il nuovo che avanza
Nato a Prostejov – come il più noto connazionale Jakub Menšík – Mrva rappresenta l’ennesimo talento di un movimento ceco che sembra aver ritrovato la via maestra. A soli diciassette anni ha già messo in bacheca risultati di rilievo: una finale Challenger a Hersonissos, in Grecia, persa solo contro il britannico Wendelken, e due perle juniores che raccontano il suo percorso.
Nel 2021 la vittoria al prestigioso Les Petits As di Tarbes (battendo in finale l’italiano Federico Cinà), e nel 2024 il titolo US Open Juniores di doppio insieme al giapponese Rei Sakamoto.
Sarà uno degli sparring partner alle ATP Finals di Torino, un’esperienza che in passato ha formato ragazzi poi sbocciati tra i grandi, come João Fonseca o Luciano Darderi. Gioca un tennis diretto, d’attacco, con un braccio pesante e una calma che tradisce una maturità sorprendente per la sua età.
Due ore di lavoro calibrato
L’allenamento di Sinner è iniziato poco dopo le 16, con un’ora e venti minuti di palleggio con Mrva. I due hanno aperto con una lunga serie di scambi liberi ad alta velocità, studiandosi, spingendo, ma senza mai forzare oltre misura. Poi, gradualmente, il lavoro si è spostato sulle diagonali, prima di dritto poi di rovescio, con l’obiettivo di affinare ritmo e precisione.
Sinner ha mantenuto uno sforzo “controllato”, come se stesse viaggiando a un 70% della propria intensità massima, dosando energie e concentrazione. I colpi filavano puliti, la palla viaggiava profonda, e il giovane ceco – nonostante la differenza di esperienza – ha saputo reggere bene il ritmo, mostrando una buona elasticità di braccio e un timing da giocatore vero.
Nella seconda parte della sessione, dopo il saluto e il sorriso con Mrva, Jannik ha continuato da solo con Vagnozzi e Cahill, alternando esercizi mirati sul servizio e sul gioco a rete. Tanto lavoro sul primo colpo, sulla direzione e sulla varietà, soprattutto da destra con il servizio a uscire e l’obiettivo di ritrovare le sensazioni migliori in vista dell’esordio torinese. Un allenamento “standard” nel contenuto, ma tutt’altro che banale: ogni gesto, ogni sequenza, è ormai parte di un protocollo meticoloso che unisce efficienza e tranquillità.
La calma del numero uno
Sinner è apparso sereno e concentrato, in pieno controllo del proprio corpo e dei propri tempi. Nessun eccesso di agonismo, ma nemmeno rilassatezza. Quella giusta via di mezzo che spesso anticipa i momenti importanti. Non è la prima volta che l’altoatesino sceglie di allenarsi con giovanissimi durante i tornei di rilievo – a Wimbledon, quest’anno, aveva lavorato con Basile e Vasamì – segno di una curiosità costante, ma anche della volontà di restituire qualcosa a chi sta iniziando a percorrere la stessa strada.
La settimana delle Finals, dunque, comincia anche così con l’abbraccio dei pochi fortunati del pubblico di Torino che hanno assistito al suo allenamento, con compostezza e intrepida fiducia per l’obiettivo finale che è suo, è di tutta l’Italia sportiva e non.
