Come detto, Kvitova conquista a Wimbledon i suoi due Major, nel 2011 e nel 2014. A 24 anni si poteva pensare sarebbe stata in grado di vincerne altri, ma a fine 2016 subisce un incidente che la ferma per diversi mesi e che mette a rischio il suo futuro sportivo. Il 20 dicembre, mentre è a casa da sola a Prostejov, viene aggredita da un rapinatore che la assale con un coltello. Si difende istintivamente dalla lama utilizzando la mano dominante: le dita della mano sinistra subiscono lesioni gravissime ai nervi, ai tendini e ai legamenti.
Viene trasportata d’urgenza in un centro specialistico di chirurgia della mano e operata, ma ci sono dubbi che possa tornare a giocare a tennis; anzi, è a rischio perfino il recupero della funzionalità delle dita. Dopo l’intervento e una impegnativa riabilitazione riesce a tornare a competere, ma deve farlo modificando in parte la presa della racchetta, visto che la sensibilità delle dita non è più completa come prima dell’aggressione.
Nelle interviste sull’argomento Kvitova racconta come l’incidente si sia trasformato in un momento che le ha permesso di guardare con occhi diversi alla sua carriera, dandole nuovo slancio e motivazioni sul piano mentale. Aggiungo con il senno di poi: forse senza questo stop avrebbe apprezzato di meno la professione e quindi si sarebbe ritirata prima, e non a 35 anni. Ma queste sono solo mie ipotesi, mentre siamo sicuri di un elemento molto concreto: dopo l’operazione qualcosa viene a mancare sul piano tecnico, in particolare al servizio. Le prime sono sempre molto profonde, ma non sono più veloci come negli anni dei successi Slam. La sua battuta di potenza che prima dell’incidente superava i 180 km/h, ora si ferma attorno ai 170. In pratica mentre nel resto del circuito la velocità di palla (servizio incluso) tende a crescere, Petra si ritrova con una delle armi migliori depotenziate. Per una tennista con la sua impostazione di gioco, un handicap non da poco.
Valutare con precisione quanto abbia inciso l’incidente sul suo rendimento è impossibile, ma ci provo sintetizzando in questo modo: la Kvitova prima dell’aggressione era stata quasi sempre una Top 5 e aveva vinto due Slam. La Kvitova dopo l’incidente rimane per diversi periodi una Top 10 in grado di raggiungere un’altra finale Slam all’Australian Open 2019, persa sul filo di lana contro Naomi Osaka (7-6, 5-7, 6-4). Una avversaria con alcuni tratti tecnici in comune, che però serve quasi 20 chilometri orari più veloce.
La finale persa a Melbourne è l’ultima occasione per diventare numero 1 del mondo: avesse vinto contro Osaka sarebbe balzata in cima al ranking. Anche nel 2011 e nel 2012 era arrivata a un solo match dalla leadership in classifica, ma sempre senza riuscirci. In anni recenti sono diventate numero 1 giocatrici che non hanno mai vinto Slam (come per esempio Safina, Jankovic, Pliskova), ma non Kvitova. Evidentemente era destino che Petra risultasse una delle più forti giocatrici della storia del tennis WTA senza il primato in classifica. Numero 2 per diversi periodi, però mai oltre.
Numero uno Kvitova lo sarà sul piano della sportività: condivide infatti con Kim Clijsters il primato di “Karen Krantzcke Sportsmanship Award” vinti: ben otto. Il Karen Krantzcke Sportsmanship Award è il riconoscimento annuale che viene assegnato alla tennista ritenuta più sportiva, attraverso i voti delle stesse giocatrici.
Ma sto divagando, torniamo alla sua efficienza dopo l’operazione. Il calo di rendimento al servizio è in parte bilanciato dal progresso in alcuni colpi meno frequentemente utilizzati: i back difensivi, lo slice di rovescio di manovra e anche le smorzate. Come capita a molti tennisti dalla lunga attività agonistica, la Kvitova trentenne è più completa tecnicamente rispetto alla Kvitova ventenne: in sostanza “gioca meglio a tennis”, ma questi progressi non compensano del tutto il calo di efficacia nei colpi-base. Questo non significa che Kvitova post-infortunio non abbia più raggiunto traguardi importanti. Oltre alla già citata finale all’Australian Open 2019, ricorderei innanzitutto il primo titolo vinto dopo l’operazione, sull’erba di Birmingham 2017 in finale contro Ashleigh Barty.
Ma non si possono tralasciare la vittoria sulla terra di Madrid 2018 (terza volta nella capitale spagnola) o di Stoccarda 2019. Infine l’ultimo grande picco di forma nel 2023 con il successo sull’erba di Berlino e soprattutto nel WTA 1000 di Miami, in finale su Rybakina. I titoli complessivi nella seconda parte di carriera saranno 12, su 16 finali raggiunte.
Ufficialmente la sua attività agonistica si è chiusa poche settimane fa a New York, ma in realtà sul piano tecnico è stata competitiva sino al 2023; poi è arrivata la pausa per la maternità (non è scesa in campo per l’intero 2024), mentre il suo 2025 si è risolto in pochi incontri nei quali non è riuscita a ritrovare la forma necessaria per competere con le più giovani avversarie.
Come abbiamo visto, Kvitova ha vinto il suo primo torneo nel 2009 ed è stata Top 10 per quasi tutto il decennio scorso (e anche oltre): la prima volta nel 2011 e l’ultima nel 2023. Significa che ci troviamo di fronte a una delle maggiori protagoniste del circuito WTA degli ultimi anni. In un arco di tempo tanto lungo ha lasciato agli appassionati i ricordi di tanti match degni di nota. Nel tentativo di sintetizzare il suo tennis attraverso le imprese sul campo, tra le molte partite vinte (ma anche perse) in modo memorabile, presento cinque vittorie davvero speciali. Spero di avere scelto bene.
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