Non ci sono più i cartelli di una volta se basta un’associazione senza una vera base a metterli in discussione – di più, provocando vere e proprie fratture al loro interno. L’associazione è la Professional Tennis Players Association (co-fondata e recentemente abbandonata da Novak Djokovic), il presunto cartello (in senso economico, non stradale, alla base dell’azione legale promossa dalla stessa PTPA) è l’accordo esistente tra le sette sigle che governano il tennis mondiale, e la frattura – tutt’altro che presunta a prescindere dalla bontà della “teoria del cartello” – è quella creatasi tra i quattro tornei del Grande Slam a causa di Tennis Australia.
Il nemico alle porte (e anche oltre)
Cosa ha fatto la federtennis australiana – cioè il suo boss Craig Tiley – per essere invisa agli altri tre Slam? Ha trovato un accordo con la PTPA, secondo cui TA le fornirà preziose informazioni utili alla class action in cambio di una liberatoria per danni pecuniari. Non sorprende che gli altri tre Slam si siano… risentiti e, secondo quanto scrive Simon Briggs sul Telegraph, sia stata pronunciata la parola betrayal, tradimento. Quindi, Tennis Australia contro gli altri tre. Ma ora c’è la possibilità che il confronto diventi un due-contro-due. Quale delle altre tre federazioni (o, meglio, due più l’AELTC di Wimbledon) cambierà parte? Creiamo un po’ di suspense andando prima a vedere chi vuole cosa. Virgolettati dei titoli apocrifi.
FFT: “Non gli parliamo più”
Tutti i quattordici tennisti francesi sono spariti da Melbourne (dai due tabelloni principali) nel giro di sei giorni, con il solo Moutet a raggiungere il terzo turno. La Fédération française de tennis, proprio nel senso dell’istituzione, ha fatto anche meglio in termini di sparizione. Per quanto inizialmente fosse stata data sul punto di seguire le orme di Tennis Australia, ora pare decisa a non cadere in tentazione. In realtà non sappiamo se applicheranno a Tiley la punizione del silenzio in stile scuole medie da noi qui sopra immaginata, ma nessun rappresentante della FFT è volato a Melbourne per l’abituale meeting con gli omologhi degli altri Slam.
Tennis Australia: “Parliamo di soldi, che altro?”
Dai termini dell’accordo con la PTPA, si può intuire che la priorità per TA sia di evitare di andare in tribunale e soprattutto rischiare di uscire sconfitta nella causa intentata dalla PTPA. Parlando con il quotidiano aussie The Age, Tiley ha spiegato che “se dobbiamo spendere risorse, preferiamo farlo per compensare i giocatori e far crescere il gioco, piuttosto che in spese legali e risarcimenti”. E piuttosto che compensare i raccattapalle, a quanto pare. L’unico organizzatore Slam a non possedere il sito del proprio torneo sta ancora facendo i conti con i mancati introiti dell’edizione senza pubblico del 2021.
AELTC: “Comandare a Wimbledon non ci interessa granché”
Riesce difficile immaginare che l’All England Lawn Tennis Club, più di tutti, rinunci al completo controllo di Wimbledon, cosa che accadrebbe se andasse in porto il progetto della PTPA che prevede un’unica governance nel tennis. Un’idea che l’ex presidente del Club londinese Philip Brook giudica positivamente, salvo poi affermare che mai cederebbe l’autonomia di Wimbledon. Colei che ricopre attualmente la carica, Debbie Jevans, avrebbe inizialmente pensato di evitare l’attesa trasferta australiana, forte della scusa (invero ottima) di un’altra disputa legale, quella legata all’ampliamento del sito. L’incontro con Tiley è previsto per questa settimana.
USTA: “E il vincitore della poltrona di CEO è…”
L’associazione statunitense sta cambiando le figure apicali. Stacey Allaster, che ha diretto lo scorso settembre il suo ultimo US Open, sta per lasciare anche il posto al vertice del tennis pro della USTA. L’ultimo CEO della US Tennis Association Lew Sherr ha lasciato l’incarico da parecchi mesi per ricoprire il ruolo di presidente delle operazioni commerciali della squadra di baseball dei New York Mets. Se al posto di Allaster è stato prontamente nominato Eric Butorac, quella del CEO è attualmente una poltrona per due: il ruolo è infatti ricoperto ad interim dal presidente del CdA Brian Vahaly e dalla COO e direttrice degli affari legali Andrea Hirsch. Ma quale nome è stato fatto per accomodarsi permanentemente su quella poltrona? Craig Tiley.
A questo proposito, il dirigente nativo del Sud Africa ha detto che “si tratta di speculazioni”. Se davvero fosse lui a prendere la guida della USTA, non sarebbe da escludere un accordo con la PTPA, a grosso beneficio di quest’ultima e con i quattro Slam impegnati in un match di doppio, due contro due.
PTPA: un modello diverso. Oppure no?
Intanto, sappiamo che la PTPA sta cercando investitori per il nuovo modello di tennis mondiale che ha immaginato, un modello alternativo a quello esistente e “denunciato” nella class action. Secondo la PTPA, l’attuale governance frammentata (eppure unita nel “cartello”) non solo opera contro gli interessi economici e di benessere dei tennisti, ma racimola le briciole rispetto al proprio potenziale commerciale. Il modello alternativo propone invece tutte le sigle riunite sotto un’unica guida. Che, dando per buona la teoria del cartello, sembra quasi la stessa cosa, tranne la parte per cui tra le sigle rientrerebbe evidentemente anche la PTPA. E, va da sé, per la parte “più soldi e meno tornei per i giocatori”, una promessa allettante.
