PREMIUM ATP Montecarlo – Una giornata davvero particolare, prima molto azzurra, poi molto buia, per via di Berrettini, Cobolli e Musetti

La rimontona di Zverev, il forfait di Sinner nel doppio assieme a Bergs. Ma Jannik non dovrebbe temere Machac

Di Ubaldo Scanagatta
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Matteo Berrettini - Montecarlo 2026 (x @ATPTour_ES)

Prima di tutto devo una correzione ai miei lettori. Questa che seguo qui al Country Club non è la mia edizione n.52 ma la n.51, dal 1974 a oggi. Infatti ne ho mancate due, quella del Covid nel 2020 e quella seguente del 2021, in cui non fu dato accesso al pubblico. Anche a Wimbledon dal 1974 a oggi ho “saltato” quella del 2020, però nel 2012 di Wimbledon ne feci due, quello regolare dei Championships e quello olimpico vinto dall’enfant du Pays Andy Murray. Esaurite le pratiche personali stamani mi sono svegliato con l’idea di guardare che cosa avesse scritto… la concorrenza.

Vero che, come ho scritto nel mio editoriale di ieri, era successo ben poco, troppi incontri a senso unico, Berrettini che aveva perso zero game su quattro, Sinner 3 su 15, Alcaraz 4 su 16, tanto che forse si sarebbe dovuto parlare soprattutto dell’addio del vecchio leone Gael Monfils, battuto da Sasha Bublik. Anche se c’erano state un paio di battaglie concluse al terzo set, Etcheverry su Dimitrov, de Minaur su Norrie, un po’ più intense dei 3 set necessari a Hurkacz per aver la meglio su uno spento Darderi, angosciato dal ranking troppo alto raggiunto e conseguenti pressioni.

Quindi posso capire i colleghi che…non hanno trovato di meglio che dilungarsi, nei titoli e negli approcci, sulla presenza monegasca di Usain Bolt, l’uomo più veloce del mondo, all’incontro di Sinner, anche lui per l’appunto velocissimo nel disbrigrasi della pratica Humbert. Insomma quei resoconti del nulla, in cui si rispolverano i vecchi record, le vecchie misure, dei campioni che furono quando pesavano molto meno e l’aspetto era diversamente giovane. Sugli scambi di battute fra il  vecchio campione e il nuovo campione, tutto deja vu. All’impronta del reciproco rispetto. Sempre le stesse, quando qualcuno non se ne è inventate di nuove.

Oggi almeno ci sono state diverse vicende, prima ancora che Cobolli con Blocks e Musetti con Vacherot finissero quasi al buio. Ogni tanto incontro qualcuno che mi rimprovera di essere piuttosto restio a sbilanciarmi nei pronostici. Di solito, per la verità, ossequiando il famoso motto del Maestro Rino Tommasi  (“I pronostici li sbaglia solo chi li azzarda”) tendo invece ad azzardarli, a differenza dell’altro grande Maestro, Gianni Clerici, che davvero faceva di tutto per sfuggirli, anche se Rino provava sempre a “stanarlo”.

Ma Gianni va capito, anche a posteriori: chi mai avrebbe potuto immaginare che Matteo Berrettini, tre volte battuto dal russo, avrebbe potuto infliggere addirittura un 60 60 a Daniil Medvedev, il campione degli Internazionali d’Italia del 2023 (giusto per smentire che anche sulla terra rossa non era l’ultimo arrivato) nonché colui che qui raggiunse una semifinale dopo aver eliminato nientemeno che Nole Djokovic, n.1 del mondo. Era il 2019.

Invece, in barba a tutti i pronostici – forse anche ai desiderata di Carlo Verdone – è proprio un 60 60 il punteggio con il quale Berrettini, reduce da una doppia sconfitta con il peruviano Buse tra Rio e Marrakech, ha clamorosamente raggiunto gli ottavi di finale di un Masters 1000 senza perdere un solo game.

Volete sapere che cosa aveva profetizzato un bookmaker importante quale Sisal? Il successo del russo, settimo favorito del seeding, era pagato 1.36, mentre un’affermazione della wild card romana valeva 3.10 la posta messa in palio. Vi rendete conto? Se io, o qualcuno altro, avessimo preso per buone le quote di Sisal saremmo stati sbeffeggiati dai lettori. Scanagatta non capisce nulla nel migliore dei casi. Scanagatta vada in pensione uno appena un po’ più carino. Ma ci sarebbero stati ache i malevoli: Scanagatta non ha simpatia per Berrettini, lo vede sempre perdente… e qualcuno altro ci sarebbe andato più pesante. Scanagatta odia Berrettini da quando lui gli rifiutò quell’intervista…Quale? Beh almeno una ci sarà stata che non mi ha concesso, per il calcolo delle probabilità, quindi per il lettore malevolo sarà gioco facile attribuirmi il peggio del peggio nei confronti di Matteo… Viviamo o no nei tempi dei social con i leoni da tastiera, quelli che Eco ribattezzò gli web-eti.

Adesso ovviamente sono felice per Matteo, che rischiava di uscire dai 100 se avesse perso questa partita dopo aver centrato gli ottavi un anno fa quando battè Zverev, e mi inerpico con l’aiuto della redazione e di Beatrice Becattini in particolare a riscoprire:

  • a) quale top-ten avesse perso 60 60 in un Masters 1000: e si tratta dell’argentino Gaudio (n.9) che perse con quel punteggio da Roger Federer nelle finali ATP del 2005, poi del ceco Berdych che rimediò un 60 60 da Goffin agli Internazionali d’Italia del 2016.
  • b) chi fosse mai giunto negli ottavi di un Masters 1000 senza praticamente perdere un game (o anche uno solo): il serbo Troicki a Indian Wells 2010 si giovò di un bye al primo turno, giocò un solo game con Cuevas che si ritirò e al terzo turno fu Davydenko a ritirarsi. Poi finalmente trovò un avversario che giocò tutta la partita, Berdych, e la perse. Hewitt invece a Cincinnati nel 2002 vinse 6-0 6-0 con Ginepri poi beneficiò del ritiro di Sanguinetti sul 5-0 del primo set, Insomma fece 17 game di fila per arrivare in ottavi

Mentre Berrettini ne ha fatti 16, ma questo giovedì alle 11 – ora diventata canonica per lui, è il terzo giorno di fila che gli tocca aprire le ostilità – non credo proprio che Joao Fonseca gli lascerà il passo. Non è il primo duello fra i due: qualcuno ricorderà il loro confronto di Coppa Davis a Bologna, nel 2024: Matteo vinse 6-1 7-6(5), ma perdeva 4 punti a 0 nel tiebreak del secondo set.

Chi sarà più cresciuto in questi due anni? Sembrerebbe poterci essere una sola risposta, ma dopo quel che ho visto in Berrettini Medvedev quella risposta sembrerebbe sbagliata. Non mi sbagliavo invece quando mi era parsa cervellotica la decisione dell’organizzazione di non mettere in programma per oggi il doppio che avrebbero potuto giocare Sinner con Bergs contro Andreozzi-Guinard, coppia battibilissima e capace di raggiungere il secondo turno soltanto perché al primo si erano imbattuti nei due fratelli Tsitsipas.

Così è successo quel che era facile prevedere (almeno per me): all’idea di dover giocare due partite di fila, stando in campo fra le quattro e le cinque ore il giorno prima di un probabile match di quarti di finale venerdì – Sinner non dovrebbe perdere con Machac, già sconfitto 3 volte su 3 – contro il vincente di Ruud-Auger Aliassime è arrivato sul tavolo del giudice arbitro lo scontato ritiro dal doppio del duo Sinner-Bergs.

Gli ultimi ad essere informati ufficialmente del ritiro sembrano essere stati i due Bergs, padre e figlio. Informalmente il padre aveva preannunciato la decisione al nostro Fabio Barera, mentre il figlio che parlava in mixed zone con Carlo Galati, un altro dei nostri, sembrava all’oscuro di tutto. Qui vi abbiamo raccontato tutta la storia.

Tornando per un po’ al match di Berrettini, come dimenticare la sceneggiata di un furibondo Medvedev, in preda ad un’ira funesta con la sua malcapitata racchetta, fracassata più volte quando ha perso il servizio all’inizio del secondo set? Una vera escalation di rabbia e furore. Prima il pubblico ha preso inevitabilmete a fischiarlo, come si fa sempre in questi casi, ma poi – mentre Medvedev si accaniva sulla povera racchetta violentandola e spaccandola in più parti – ha deciso che non era il caso di prenderlo sul serio ma, semmai, di prendersi gioco e divertirsi per l’incredibile sequenza scandendola a furia di “olè”.

Mi sono ricordato allora una scena analoga a Indian Wells 2009, quando Mano de Pedra Gonzalez fece un doppio fallo cotnro Federer (potete ritrovare la scena su YouTube) sull’1 pari e 15 pari del secondo set e fracassò la racchetta, poi, dirigendosi verso la sua panchina per prenderne una nuova continuò a sbatterla fragorosamente per terra con il pubblico che cominciò a incoraggiarlo perché facessero ancora più rumore. Una scena indimenticabile, come quella di oggi.  

Difficile dimenticare anche quanto è accaduto in Zverev-Garin, 13 anni dopo la finale junior che giocarono al Rland Garros e che fu vinta dal tennista cileno. Garin era avanti 2-1 nei precedenti e oggi è stato a due passi dall’essere 3-1. Nel terzo set, infatti, vinceva 4-0, poi ha avuto la palla del 5-1, si è fatto recuperare fino al 5 pari, ha avuto ancora tre occasioni – una volta perso il servizio sul 5 pari per restituire il break appena subito. E sperare nel tiebreak. Ma alla fine è stato Zverev ad alzare le braccia al cielo. Perché né Medvedev né Zverev siano venuti a raccontare ai giornalisti le loro vicende, a prescindere dal fine assolutamente contrapposto, è un piccolo mistero. E un’occasione persa per raccontare storie un po’ diverse dal solito.

Cominciano invece ad essere storie che si ripetono un po’ troppo spesso quelle che riguardano le delusioni azzurre di giornata, prima Cobolli con il suo 6-3 6-3 disperante con il 21enne Blockx che celebrava il suo compleanno e poi Musetti, che dal giorno del drammatico infortunio con Djokovic all’Open d’Australia non è stato purtroppo più lui.

E ha perso in due set con Vacherot, il secondo monegasco di maggior successo nella storia di questo torneo per aver raggiunto gli ottavi di finale, proprio come 20 anni fa il suo attuale coach Bernard Balleret. Lorenzo perde in un colpo i 650 punti conquistati qui con la finale un anno fa e scenderà come mimino al nono posto del ranking ATP.

Giochera anche Barcellona la settimana prossima nella speranza di recuperare fiducia e punti. Non era previsto. Poi ci saranno le pesanti cambiali di Madrid, Roma e Parigi, per altrettante semifinali. Di certo dovrà cercare di riguadagnare anche un metro e mezzo come posizione sul campo. Altrimenti sarà dura, durissima.

Giovedì abbiamo di nuovo Berrettini a dar la sveglia ai tifosi – scende in campo alle 11 contro Fonseca – mentre Sinner, toltosi l’incomodo del doppio, giocherà per secondo, quindi presumibilmente (se Fonseca non si ritira per…migliorare il record di Berrettini, scherzo!, non ci pensa nemmeno) intorno all’ora di pranzo, 13 circa.

Su YouTube ho registrato un video (all’inizio del pezzo) in cui ricordo dall’alto in basso tutti gli accoppiamenti degli ottavi. Ma Ubitennis ha fatto un gran lavoro ricostruendo tutto quel che è successo nei minimi particolari.

Quanto accaduto nell’episodio del doppio e del figlio Bergs che non sapeva che cosa avesse deciso Sinner ci siamo ricordati quanto accadde all’US Open del 2017. Fabio Fognini fu squalificato per insulti sessisti all’arbitra Louise Engzell e cacciato dal torneo.

Ignaro di tutto ciò, Simone Bolelli (a cui la redazione fa le più sentite condoglianze) si stava allenando per giocare il doppio con Fabio. Fummo noi di Ubitennis ad andare sul campo dove Simone si stava allenando e a informarlo dell’accaduto. Lui, sorpresissimo, cadde dalle nuvole. “Se me l’avessero detto sarei partito già stasera stessa, invece di perdere tempo qui ad allenarmi!”. Insomma talvolta fra compagni di doppio, oltre che fra genitori e figli, le comunicazioni non funzionano benissimo.

Buon tennis a tutti.

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