PREMIUM ATP Barcellona, Musetti: “Qui per ritrovare il mio livello. A mio figlio non insegnerò il rovescio a una mano”

Lorenzo parla delle prospettive future, sue e del tennis

Di Federico Bertelli
10 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Tennis, ATP Monte Carlo Rolex Masters 2026, Lorenzo Musetti (ITA), Wednesday, April 8, 2026. Photo Felice Calabro'

A seguito della vittoria su Landaluce, il numero 2 del tabellone dell’ATP 500 di Barcellona Lorenzo Musetti si è presentato ai microfoni della stampa italiana e spagnola.

DOMANDA: Ciao Lorenzo, complimenti per la vittoria. Hai giocato contro una delle promesse del tennis spagnolo e l’altro giorno hai affrontato Rafa Jodar. Volevo chiederti come vedi questi due giocatori, che sembrano destinati ad affiancare un po’ Carlos nel circuito. Che sensazioni ti hanno dato entrambi e ti hanno sorpreso?

MUSETTI: Sì, mi hanno sorpreso entrambi. Sono ragazzi che credo lavorino bene, e penso che questa sia stata anche la differenza. Hanno già una buona mentalità e una buona etica del lavoro. Non sembrano i classici spagnoli per il loro modo di giocare, perché colpiscono la palla molto forte e non con troppo spin. Quindi credo che abbiano sicuramente un buon futuro. Come ho detto prima, hanno una buona mentalità, lavorano bene, e credo che bisogna lasciarli lavorare in pace, così che ciascuno possa costruirsi la propria carriera a modo suo.

DOMANDA: Prima volevo chiederti di quel ghiaccio sul gomito: come stai e che cosa hai? E poi, l’altro giorno Stan Wawrinka, dopo la sconfitta, rivendicava il valore del rovescio a una mano. Tu sei uno dei massimi esponenti di questo colpo. Quanto incide sul tuo gioco avere il rovescio a una mano? E ti piacerebbe, o credi, che in futuro possa diffondersi di più e diventare una soluzione più abituale in Top 100 o in Top 10, visto che oggi non è così presente?

MUSETTI: Bene, fisicamente mi sento bene. Questo non è niente, il ghiaccio è solo per sfiammare un po’. Non credo ci sia da preoccuparsi. Il rovescio a una mano è il colpo più difficile e più spettacolare che esista nel tennis. E credo che oggi sia diventato un po’ raro. Non so se scomparirà o no, spero di no. Però nel tennis moderno, con la velocità della palla e l’intensità dello scambio, credo che con il rovescio a una mano sia difficile dire di avere un vantaggio. Non so se scomparirà, ma per me si sta andando in quella direzione. E posso dirti che a mio figlio non insegnerò il rovescio a una mano, perché credo che con i vantaggi che oggi la soluzione bimane dà in risposta, nella copertura del campo, sul lato sinistro del campo, nel recupero, non c’è confronto.

DOMANDA: L’anno scorso hai raggiunto le semifinali a Madrid, Roma e Parigi. Non so quali siano le tue aspettative dopo essere stato fermo per un po’ a causa dell’infortunio. In questa stagione sulla terra cerchi di difendere quei punti oppure preferisci andare partita per partita, seguendo le sensazioni fisiche? Che cosa vuoi privilegiare in questa fase?

MUSETTI: No, la mia priorità è sentirmi bene fisicamente ed essere lucido mentalmente. Voglio ritrovare il mio livello e credo che, come ho fatto oggi, lottare sia la priorità, perché è difficile trovare il tuo miglior livello nelle prime partite. Quindi adesso la priorità è giocare partite, una alla volta, e non pensare troppo avanti, a giovedì o mercoledì, a chi giocherò o ai punti che devo difendere. Lo so, so che sono tanti, ma sicuramente l’obiettivo finale, la priorità finale, è arrivare a Parigi nelle migliori condizioni possibili.

DOMANDA: Quanto è importante, oggi, giocare le partite con la consapevolezza che deriva dall’esperienza quando affronti avversari più giovani e con una classifica un po’ più bassa?

MUSETTI: Come ho già detto, Landaluce è un giocatore molto aggressivo, ma che dovrà trovare una quadra nella gestione di questa aggressività. Oggi magari mi ha regalato tanto nei momenti importanti, specialmente nel secondo set, quando sono riuscito a essere un po’ più solido. Lui ha continuato a essere molto aggressivo, ma forzando un po’ troppo la mano. Però sì, ovviamente anch’io ho alzato un po’ il livello. Comunque sono i suoi primi anni nel circuito e ha sicuramente un buon futuro davanti. Parlando di me stesso, oggi arrivo da un periodo non facile, quindi il fatto di aver vinto, di aver lottato, di aver ribaltato una partita per me è molto importante: mi dà fiducia e spezza un po’ quelle serie di due sconfitte dell’ultimo mese.

DOMANDA UBITENNIS: Ciao Lorenzo, intanto congratulazioni per la vittoria. Volevo chiederti, visto che collaborate da alcuni mesi con Perlas, quali sono le due o tre cose che ti vengono in mente che lui ti ha portato come novità, come messaggi o aspetti che ti sono rimasti impressi. E poi una curiosità: visto che lo spagnolo lo stai migliorando parecchio, parlate in italiano, in inglese o in spagnolo con Perlas?

MUSETTI: In spagnolo, perché comunque è una lingua che ho studiato da ragazzino e mi piace allenarla. Tendo anche a rispondere in spagnolo, anche se devo dire che sicuramente capisco meglio di come parlo. Mi piace però parlarlo. Negli ultimi quattro mesi abbiamo lavorato su tante cose, anche se negli ultimi due mesi abbiamo avuto poco tempo in campo. Diciamo che abbiamo cercato di trovare soluzioni nel mio gioco, come sicuramente stavamo facendo in Australia. Credo che in Australia stessi giocando il mio miglior tennis e stessi trovando forse una maggiore completezza nel mio gioco. Però non è mai facile tornare dopo due mesi e mezzo, dopo una sosta così. Credo che Simone, insieme a tutto il mio team, mi sia stato vicino in un periodo difficile per me, perché forse è la prima volta che sono stato così lontano dal circuito. Quindi è bello, come ho detto anche in campo, ripartire da Barcellona, che comunque è il posto dove Perlas vive, dove è nato, casa sua, e quindi un po’ la sento anche mia. C’è molto supporto e negli anni ho sempre avuto un bel feeling con il torneo e con la città. Credo quindi che sia un bel posto per ripartire e rimettermi in marcia.

DOMANDA: Si parla di un quindicenne (Davidov) che gioca solo due diritti: pensi che in futuro possa davvero essere una strada? E più in generale, secondo te, come evolverà ancora il gioco? Se penso a quando sei uscito dal circuito Under 18 nel 2019 e al tennis che si gioca adesso, nel 2026, sono cambiate molte cose in sei o sette anni. Tra cinque o sei anni, secondo te, che cosa potrebbe cambiare ancora?

MUSETTI: No, non conosco questo ragazzo e sicuramente vedremo in futuro se potrà essere una strategia vincente o meno. Però io credo che il tennis moderno, come ho detto prima, stia andando sempre più in alto in termini di intensità e di velocità di palla. Anche i ragazzi di oggi, prima menzionavo sia Jodar sia Landaluce, non sono i classici giocatori spagnoli o i classici terraioli che fanno saltare molto la palla e variano tantissimo: sono giocatori molto aggressivi, molto più da cemento, se vogliamo dirla così. Secondo me, in futuro vedremo tanti giocatori come Fonseca: giocatori che colpiscono molto forte la palla, che hanno un buon servizio, rispondono molto bene e tendono a togliere tempo. Secondo me stiamo andando in quella direzione. Sicuramente anche l’aspetto fisico e l’essere professionisti fin da un’età sempre più giovane, essere professionisti a 360 gradi, è quello che sto vedendo. Questo è il mio sesto o settimo anno nel circuito ATP, quindi non credo di essere più così giovane, e ho visto sia il mio percorso sia quello di questi ragazzi, perché in qualche modo combacia. Essendo stato uno dei primi della mia età a salire nel circuito, non c’era forse quel livello di professionalità già a quell’età. Anche questo è migliorato. Poi il tennis, specialmente in Italia, sta avendo un successo veramente grande e credo che ci sia molta più maniacalità nei dettagli. Si sta andando in quella direzione.

Leave a comment