1976-2026: Panatta dalla veronica contro Vilas alla premiazione con Sinner

Dal 30 maggio 1976 al 17 maggio 2026: cinquant'anni dopo, l'Italia aspetta il passaggio di consegne con Sinner al Foro Italico

Di Gianluca Sartori
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Adriano Panatta - Roma 1976

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La volèe in tuffo per parare il passante di Vilas, la “veronica” successiva e poi il colpo a rete conclusivo. Nel punto che valse la conquista del secondo set della finale degli Internazionali d’Italia 1976 c’era tutto Adriano Panatta ed è forse questa, a cinquant’anni di distanza, l’immagine più evocativa da ricordare, nel momento in cui il digiuno dell’Italia nel singolare maschile sembra essere vicino al termine.

In tutto questo tempo, va da sé, il tennis è cambiato radicalmente, così come il mondo che lo circonda. Ce lo ricordano le immagini dell’epoca: le riprese tv in bianco e nero, il grande Gianni Minà che col suo microfono insegue Adriano e Guillermo ad ogni cambio di campo per strappare le sensazioni del momento, l’invasione di campo dei tifosi festanti subito dopo il match point. Tutte cose inimmaginabili oggi. Resta però vivo il ricordo di un’impresa sportiva clamorosa. L’Italia non vinceva gli Internazionali dal 1961, quando Nicola Pietrangeli trionfò a Torino. Adriano, un figlio genuino della Capitale, ci riuscì dopo essersi salvato per il rotto della cuffia al primo turno, salvando undici match point contro l’australiano Warwick.

Un segnale del destino da cui partì una cavalcata trionfale. Panatta battè Zugarelli, Franulovic, Solomon e Dibbs, prima di trionfare in finale contro Vilas. E così il figlio di Ascenzio, il custode del TC Parioli, diventò grande. Dal 30 maggio 1976 al 17 maggio 2026, oggi Adriano sarà in campo per premiare il vincitore della sfida tra Sinner e Ruud. Da Roma all’Italia, la speranza è quella di vivere un simbolico passaggio di consegne. Che potrebbe anche ripetersi fra tre settimane in terra parigina. Adriano, che subito dopo Roma vinse il Roland Garros, è stato chiamato per premiare il vincitore pure sul Philippe Chatrier. Ma, conoscendo la scaramanzia dei tennisti, è bene non dirlo troppo forte.

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