Da Roma, il nostro inviato
Per la prima volta nell’Era Open, due azzurri hanno finalmente trionfato agli Internazionali BNL d’Italia. Si tratta di Simone Bolelli e Andrea Vavassori, che dopo aver conquistato poche settimane fa il 1000 di Miami, si sono ripetuti sulla terra rossa del Foro Italico. A seguito di due ore e diciassette minuti di gioco, il duo azzurro ha alzato le mani al cielo con il punteggio di 7-6(8) 6-7(3) 10-3, restituendo così la coppa romana al pubblico italiano. In attesa di scoprire se Jannik Sinner riuscirà a completare la doppietta al maschile – un anno dopo quella femminile centrata da Paolini in singolare, e da Jasmine e Sara Errani in doppio -, Bolelli e Vavassori, che a seguito di questo piazzamento ritorneranno in top 10, si sono presentati in conferenza stampa traboccanti di gioia per il successo.
D: Sapevate prima di questa finale che nessuna coppia italiana aveva mai vinto questo torneo? Né Pietrangeli, né Panatta…
Andrea Vavassori: “Abbiamo saputo che nessuna coppia aveva mai vinto. Loro sono sicuramente dei tennisti che hanno fatto la storia. Essere associati a loro è motivo di orgoglio. Sono felicissimo di poterla condividere con Simo, è stata una lunga strada per essere qui oggi. Ce la stiamo godendo, stiamo volando. Inimmaginabile scrivere il nostro nome nell’albo d’oro di questo torneo. Siamo riusciti a lottare partita dopo partita. Ogni match è stato difficile. Molto felice anche per il pubblico, che ci ha trascinato dal primo giorno. Non c’è stata una singola partita in cui non abbiamo avuto un grande tifo”.
Simone Bolelli: “Penso sia il sogno di tutti gli italiani. Vincere qui a Roma è una cosa indescrivibile. È un’emozione molto simile alla Coppa Davis. E’ un qualcosa di eroico, di unico. Abbiamo un grandissimo team, abbiamo lavorato e stiamo lavorando tanto. La strada sicuramente non è finita. Stiamo crescendo, cerchiamo sempre di fare del nostro meglio. Giocare in casa ci ha dato una carica in più.
Abbiamo rischiato di uscire al primo turno, ma infine siamo riusciti a portare a casa il trofeo. Sono contento per me, per Wave, per il team, per tutte le persone che ci stanno vicino, i genitori e le persone che ci seguono. Un sacco di tifosi che si sono fatti sentire questa settimana. Grazie a tutti. Noi adesso non ci fermiamo, si riparte. Questo ci darà una grandissima carica e ancor più consapevolezza”.
Ubaldo Scanagatta: Sono contentissimo e mi congratulo con voi. Sono uno dei pochi, per questioni anagrafiche, che ha visto anche Pietrangeli e Sirola in passato. Il vostro sogno qual è adesso? Ogni volta si spera qualcosa in più immagino.
Simone Bolelli: “Adesso manca lo Slam”.
Ubaldo Scanagatta: Volevo solo fare un ricordo del papà di Simone Bolelli, perché io l’ho conosciuto. Era una grandissima persona. Mi dispiace che non ci sia e che non abbia potuto vedervi.
Simone Bolelli: “Ci ha visti, ci ha visti. In qualche modo c’è stato vicino. Era con noi. Lui veniva sempre a questo torneo, da anni. Non c’è fisicamente, ma in un’altra forma“.
Andrea Binotto, Ubitennis: Fino a qualche settimana fa non avevate neanche mai raggiunto una finale 1000. Ora, in meno di due mesi, ne avete vinti due. Considerando che avete già giocato tre finali Slam, ma purtroppo non sono andate bene, è forse questo il miglior momento per andare oltre e vincere uno Slam? Vi sentite anche più pronti adesso?
Andrea Vavassori: “Noi in realtà non ci mettiamo pressione per vincerne uno. Cerchiamo sempre di andare ai tornei e di vincere ogni partita che giochiamo. Sappiamo che ogni match è difficilissimo. Sia qui che a Miami potevamo uscire al primo turno. Sono tutte coppie difficili. Il doppio si decide sempre di più a episodi. Come ha detto Simo, conoscendoci bene e avendo un rapporto di stima reciproca, ci diamo molta forza nei momenti difficili. CI sono momenti in cui gioco meglio io o gioca meglio lui. Ma il fatto di conoscerci bene ci permette di aiutarci in queste situazioni e nei frangenti più complicati di una partita.
La strada è ancora lunga. Domani saremo già ad Amburgo. Poi c’è Parigi, Wimbledon e tanti appuntamenti importanti. Abbiamo realizzato il sogno e ce lo godiamo appieno. Quando arrivano vittorie del genere ci viene ancora più voglia di lavorare ed è più facile secondo me. Noi siamo due lavoratori professionali e anche da questo punto di vista andiamo molto d’accordo. Domani appunto viaggeremo, poi martedì si torna in campo”.
D: Simone, se dovessi spiegare a chi non vi conosce il vostro segreto, la vostra intesa, cosa gli diresti? Andrea, cosa vorresti fare di più per il doppio e per assicurare un futuro migliore a questa specialità?
Simone Bolelli: “Il doppio è basato sull’intesa che hai con il compagno. Con Wave giochiamo da tre anni e tra di noi è scattata subito. Ci troviamo bene dentro e fuori dal campo. Proviamo a coltivare questa cosa ogni giorno. Praticamente viviamo quasi sempre insieme. E’ fondamentale andare d’accordo, lavorare insieme, cercare di crescere. Wave è un ragazzo semplicissimo, molto alla mano. È stato facile avvicinarmi a lui. Poi è nato con molta semplicità questo rapporto di stima reciproca, dal punto di vista sia professionale che umano. Tutte queste cose ce le portiamo in campo. Nei momenti difficili secondo me può fare la differenza. Il doppio è questo: molta sinergia e complicità. Noi cerchiamo di farla crescere ogni giorno di più”.
Andrea Vavassori: “Per quanto riguarda il doppio, questo torneo è stato una prova che il pubblico italiano ama il tennis. Si è dimostrato che ieri e oggi, in semifinale e finale, c’era lo stadio quasi pieno. Mi piacerebbe avere più marketing e social media. E’ una cosa su cui sto anche spingendo nel Player Council. Secondo me, di questi tempi, è difficile vendere un qualcosa se non si fa una buona pubblicità. Se la gente non conosce i protagonisti di uno sport, e in particolare di una disciplina che è sempre più specializzata – perché si sa che si preferisce investire di più sul singolo, anche riguardo al prize money -, diventerebbe difficile anche sponsorizzare i singolaristi nel doppio. Per tante questioni non c’è più nessuno che gioca in modo continuo e che magari punta ad arrivare alle Finals, che sono l’evento principale dell’ATP Tour. Qui ci arrivano sempre coppie specialiste. Secondo me la base è questa”.
D: Vi sentite più a vostro agio in quale formato? Slam o regole ATP? Vi siete sentiti con Sara e Jasmine, che avevano vinto l’anno scorso?
Simone Bolelli: “Due su tre hai più margine e controllo della partita. Con queste regole qui, 40 pari punto secco, i match girano veramente per un punto. E’ millimetrica la differenza, soprattutto quando si gioca contro queste coppie così forti. Ora non so dove siano le ragazze, hanno festeggiato di brutto l’anno scorso. Ora tocca a noi finalmente. Dobbiamo goderci questo trofeo, è giusto festeggiare e godersi questa vittoria”.
Andrea Vavassori: “Con Sara mi sento tutti i giorni. E’ la mia amica, la mia socia. Ieri aveva guardato tutta la partita e mi aveva dato le sue considerazioni. Mi dice che quando ho energia sono un’altra persona in campo. Oggi quindi ho cercato di tenere l’energia altissima. Ci scambiamo sempre delle opinioni. È stata molto importante per la mia carriera. Dopo tre finali perse era difficile tornare a giocare un’altra finale Slam. Iniziare a giocare anche con lei mi ha aiutato. Sia Simo che Sara sono due persone fondamentali per il mio percorso. La ringrazio e dedico anche a lei questa vittoria”.
D: Andrea, all’inizio del percorso di doppista giocavi anche in singolare. Sei arrivato alle soglie della top 100. Cementare questa coppia ti ha convinto a dedicare tutto al doppio?
Andrea Vavassori: “È stata una scelta un po’ obbligata. Aspettavo una sua chiamata. Lui a suo tempo giocava con Fogna. Ho dovuto dimostrargli che giocavo bene anche a sinistra. Ho vinto un paio di tornei con Demoliner e con Pelle. Poi la chiamata è arrivata. In quel periodo ero circa 130. Stavo salendo, ma in ogni caso ho avuto una maturazione tardiva. Ho fatto le cose piano piano. Ho finito la scuola, e a vent’anni ancora non ero pronto per giocare i Challenger. C’è’ stata tanta gavetta. Posso essere un esempio per i giovani non ancora pronti a quell’età. Si possono comunque raggiungere ottimi risultati in ogni caso.
Poi, quando abbiamo fatto finale Slam in Australia, sono cambiati gli obiettivi: dalle Olimpiadi, le Finals alla Davis, nella quale se non sei un top 10 un posto non ce l’hai, perché c’è veramente molta gente forte. Dovevamo dimostrare di essere all’altezza e direi che lo abbiamo fatto. Due anni di fila alle Finals e siamo ancora tra i migliori per il terzo anno di fila. E’ una scelta di cui non mi pento sicuramente. Poi, ho riprovato a giocare il singolo in questi mesi, ma ho ancora un problemino al gomito. Quando gioco entrambe le specialità rischio di peggiorare le cose. Sto lavorando ogni giorno per poter continuare a giocare. Il mio team mi ha dato una mano enorme. Voglio ringraziare il mio preparatore”.
Ubaldo Scanagatta: Simone, non ci sono persone più diverse tra Fognini e Vavassori, i tuoi due compagni storici. Che differenza c’è tra loro due? Sia fuori dal campo che dentro.
Simone Bolelli: “Sono due grandissimi giocatori. Ognuno ha le sue qualità. Io e Fabio ci conosciamo da quando avevamo 15 anni. Ha un carattere molto più sanguigno, frizzantino. Si scalda facilmente, ma è un grande giocatore. Wave, da quando ci gioco insieme, sono migliorato anche io. Lui mi ha insegnato tanto di questa disciplina. Ha una visuale incredibile, è proprio forte. Ed è giovane, ha almeno ancora dieci anni di carriera. Gli auguro di fare i disastri, di vincere tutto. Anche con Fogna comunque mi sono divertito, perché abbiamo giocato tutte le Davis e i grandi appuntamenti. Anche con lui ho dei ricordi bellissimi”.
