Panatta: “Spero di premiare Sinner anche al Roland Garros. Roma aspettava da 50 anni un campione così”

"La vittoria del 1976 mi ha cambiato la vita" dice Adriano Panatta. "Sono orgoglioso di aver passato il testimone a Jannik, adesso lo aspetto a Parigi"

Di Beatrice Becattini
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Jannik Sinner, Adriano Panatta - Roma 2026 (x @InteBNLdItalia)

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Roma, 1976. Adriano Panatta sconfigge Guillermo Vilas e viene incoronato re del Foro Italico. È una vittoria storica, arrivata come culmine di un percorso altrettanto leggendario. A iniziare dagli undici match point annullati dall’ex campione azzurro a Kim Warwick al primo turno, passando dal ritiro furioso di Harold Solomon ai quarti in segno di protesta. Fino al successo in finale.

Roma, 2026. Adriano Panatta è pronto a consegnare il trofeo degli Internazionali BNL d’Italia al prossimo campione. Quella coppa ricevuta da Jannik Sinner non è solamente il simbolo icastico della vittoria. In quel titolo c’è di più. C’è un passaggio di consegne simbolico. Da Adriano a Jannik mezzo secolo dopo.

Cinquant’anni sono tanti e io di sicuro sono molto felice. Roma aspettava un campione così da tantissimo temposottolinea Panatta in un’intervista rilasciata alla “Gazzetta dello Sport”.
“Volevo veramente consegnargli questo famoso testimone, perché parliamo di Jannik Sinner, il più forte giocatore del mondo. Per me, averlo fatto è un motivo di orgoglio”.

La mente di Adriano non può che correre a quel giorno di maggio di qualche anno fa. In una domenica in cui la platea sportiva italiana si divide tra il tennis, il Gran Premio di Montecarlo e il Giro d’Italia, il tennista romano vince il torneo più importante fino a quel momento. Una svolta in una carriera che andava attendendo il suo compimento.
“Inutile dire che vederlo vincere sul Centrale del Foro Italico per me ha qualcosa di molto speciale. Qui ho vissuto un giorno che mi ha cambiato la vita nel 1976 e ritrovare adesso un tennista italiano capace di imporsi con questa personalità e questo gioco è una cosa bella”.

Panatta: “La mentalità di Sinner fa la differenza. A Parigi per i 50 anni del mio Roland Garros spero di premiarlo ancora”

Panatta tesse le lodi di Sinner a 360 gradi. Un fuoriclasse in campo e un campione di gentilezza nella vita reale. Il trionfatore della Coppa Davis 1976 ammette di non aver mai temuto che il numero 1 del mondo potesse mancare il titolo a Roma.
Con Sinner ormai il concetto di giornata storta è relativo. La differenza è lì: gli altri quando stanno male perdono, lui magari gioca all’80% e arriva comunque in finale“.

Il 1976 è stato uno degli anni magici della racchetta tricolore. Panatta trionfa a Roma, interrompendo un digiuno quindicennale – era dal 1961 che un italiano non apponeva la firma nell’albo d’oro della competizione capitolina, dal successo di Nicola Pietrangeli. Poche settimane dopo il romano dà continuità a quanto fatto sulla terra della Capitale mettendo le mani sul primo Slam. Poi arriva anche la prima storica Coppa Davis per l’Italia.

Gli ho ricordato che sarò anche a Parigi per consegnare il premio al vincitore, visto che ricorrono pure i 50 anni dal mio successo al Roland Garros svela Adriano circa quanto detto a Sinner lontano da occhi indiscreti. “E gli ho detto che lo aspetto, voglio proprio ripetere la cerimonia. Lui ha risposto: ‘Speriamo’. Ce la può fare se resta tranquillo”.

A premiare il numero 1 del mondo c’era anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Il Presidente è molto simpatico, un uomo con un grande senso dell’umorismo. È stata anche quella una bella emozione” conclude Panatta, che in una domenica di metà maggio si è staccato di dosso l’etichetta di ultimo italiano a incoronarsi re di Roma. Con gioia, ammette lui stesso.

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