Roland Garros, Cocciaretto: “Accetto di provare dolore in campo”

L'azzurra: "Questo problema al ginocchio mi dà molto fastidio. Se dovessi fermarmi lo farei, a 25 anni non posso rischiare"

Di Pellegrino Dell'Anno
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Elisabetta Cocciaretto – WTA Roma 2026 (foto: Francesca Micheli/Ubitennis)
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Elisabetta Cocciaretto saluta, con un pizzico di rammarico, il Roland Garros. Perde al primo turno, 6-3 6-3, contro Alina Korneeva, giovane russa, classe 2007. Anche a causa di qualche problema fisico, come spiega in conferenza: “Non è stata la mia miglior giornata oggi, ma ho cercato di restare il più sana possibile. Guardando avanti alla stagione, per recuperare bene e poi allenarmi di più, e sicuramente andrà meglio.

Dopo Roma mi sono fermata dieci giorni e mi sono allenata solo quattro giorni, non è l’ideale, ed era successo anche prima di Roma, quando mi ero fermata una settimana allenandomi solo quattro giorni. È anche una questione di allenamento, lo sto vedendo adesso, ma la mia priorità è stare bene e imparare a fare qualcosa in più con le condizioni che ho, cosa che oggi mi lascia un po’ di rimpianto. Devo accettare le situazioni, è un aspetto su cui devo migliorare, però in questo momento la mia priorità è guarire al cento per cento e soprattutto allenarmi“.

Vanni Gibertini: Ci puoi dire che cos’è esattamente che ti fa saltare così tanti giorni di allenamento? È una cosa a cui si può rimediare soltanto con il riposo oppure stai considerando altre possibilità?

Cocciaretto: “È un problema che passa solo con il riposo: se non riposi ci vuole più tempo per guarire. In questo periodo non ho avuto molto tempo perché c’erano Roma e Roland Garros, quindi sto cercando di fare tutte le cure possibili per stare meglio. Accetto di avere dolore in campo, so che c’è ma so anche che non peggiora, ed è l’aspetto positivo. A Roma mi sono spaventata, perché all’inizio sembrava una cosa più grave e che potesse richiedere un’operazione, invece non è così. Adesso devo avere pazienza, continuare le cure, accettare che devo allenarmi per stare meglio. Ognuno di noi può avere problemi fisici: lo sport agonistico comporta anche questo, c’è chi è più fortunato e ne ha meno e chi ne ha di più; l’importante è stare al meglio e allenarsi, ed è la cosa principale per me in questo momento“.

D: Per capire meglio: è un problema al ginocchio sinistro che hai sempre avuto?

Cocciaretto: “Negli ultimi anni non l’avevo più, poi è tornato questo fastidio che è aumentato e un po’ ed è peggiorato a Roma. Cerco di curarlo e di farlo guarire nel modo migliore possibile, però non voglio dare la colpa solo a questo: la mia avversaria ha giocato bene, è in forma, è giovane, e io sicuramente potevo fare qualcosa in più. Il rammarico che ho è che ho bisogno di allenarmi, devo accettare di non essere al cento per cento e provare comunque a fare qualcosa in più con quello che ho“.

Ubaldo Scanagatta: Secondo te, per questo problema al ginocchio, l’erba è peggio della terra rossa o meglio? C’è chi dice che bisogna piegarsi di più: con la tua esperienza sull’erba, pensi che soffrirai di più o di meno rispetto alla terra?

Cocciaretto:Personalmente ho sofferto di più sulla terra con il ginocchio; sul cemento e sull’erba non ho mai avuto particolari problemi. Questo fastidio mi è sempre tornato sulla terra, probabilmente perché c’è meno stabilità, scivolo di più o faccio movimenti troppo ripetitivi che dovrei migliorare. Devo migliorare il mio modo di muovermi in campo, essere meno rigida e contratta ma più sciolta e morbida. L’erba mi piace molto, ci gioco bene, vorrei disputare tutti i tornei su questa superficie e farò di tutto per riuscirci. Cercherò di curarmi al meglio e il più in fretta possibile, soprattutto per potermi allenare bene.

D: C’è un documentario su Nadal in cui si parla di antinfiammatori presi per giocare. Voi giocatori fino a che punto vi spingete a giocare con il dolore? Invece di fermarvi tre-sei mesi per tornare al cento per cento?

Cocciaretto: “A Roma, se il mio medico di fiducia mi avesse detto che la situazione sarebbe peggiorata continuando a giocare, mi sarei fermata. Perché ho 25 anni e non posso rischiare di fermarmi del tutto a lungo termine. Invece mi ha detto che il problema non peggiora: il dolore c’è, si sente, senti le fitte quando salti o scatti, con o senza antinfiammatori o antidolorifici, ma la situazione non peggiora.

Quindi o te lo tieni o te lo tieni. E io ho scelto di tenermelo, come credo facciano anche molti altri giocatori: ci spingiamo al limite. È un dolore fastidioso, ma nella mia vita ne ho provati di peggiori. Ho giocato anche con due lesioni senza rendermene conto, per come sono fatta. Questo dolore è particolare e mi dà fastidio, però devo accettarlo. Mi dispiace parlare sempre dei miei infortuni, ma al momento è così; cercherò di stare sempre meglio e di doverne parlare sempre meno.

Vanni Gibertini: Come si gestisce la programmazione in una situazione del genere? Dici: “Tra due settimane gioco un torneo, ma lo gioco o non lo gioco? Quanto mi alleno? Cosa faccio?”

Cocciaretto: “Domani ne parlerò con Fausto, il mio allenatore, con il preparatore e con il fisioterapista; in base alla situazione attuale decideremo le cure da fare. La mia idea è quella di giocare, perché secondo me rispetto a Roma c’è stato un leggero miglioramento. Ho però bisogno di allenarmi. A volte andiamo a giocare un torneo sapendo che lì ci alleniamo di più. Magari sacrificando il torneo ma disputando comunque una partita, che è diverso dall’allenarsi e basta. Vedremo, ci sono molte opzioni“.

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