Jakub, peccato per oggi. Quanto sei orgoglioso di quello che hai fatto qui al Roland Garros finora?
JAKUB MENSIK: Anche se oggi non è andata come volevo e non è finita con una vittoria, direi che è stato davvero un ottimo torneo e una grande esperienza. In questo momento sono triste per la sconfitta, ma spero che tra qualche ora o tra qualche giorno guarderò non solo questa partita, ma tutto il torneo in modo positivo.
Kuba, congratulazioni comunque per l’ottimo torneo. Dimmi, è passato pochissimo tempo dalla partita, ma pensi che oggi si sia trattato più di una sconfitta strategica che tecnica? La valuteresti così?
JAKUB MENSIK: È difficile da dire. La partita di oggi aveva molte storie, come sempre. Sasha è un avversario molto duro in campo, non ti regala mai punti gratis ed è molto difficile trovare il ritmo, soprattutto quando gioca così tanto lontano dalla linea di fondo e hai la sensazione di colpire contro un muro. Per me è stato molto complicato entrare in ritmo, entrare nella mia zona. Avevo il mio piano di gioco, ma per certi versi era davvero difficile scegliere la selezione di colpi giusta. Ci sono stati momenti molto buoni e altri un po’ peggiori durante il match, ma è andata così.
Jakub, puoi descrivere come ti sentivi fisicamente durante la partita e che tipo di problema ti ha costretto a chiedere il medical timeout?
JAKUB MENSIK: Nei primi due set è stato davvero difficile per me, come ho detto, trovare il ritmo e ritrovare me stesso in campo, sia fisicamente che mentalmente. Come ho già detto, Sasha è un giocatore che non ti dà ritmo, ci sono scambi molto lunghi, tante pause tra i punti, e io facevo fatica a trovare un buon ritmo e la mia zona, cosa che non sono riuscito a fare in quei due set.
Questo ovviamente porta anche a un calo di energia. Dal punto di vista fisico, è un torneo lungo, mi ero recuperato bene nei due giorni precedenti, ma durante il match ho iniziato a sentire il lato sinistro del collo un po’ più rigido. Non direi che sia un infortunio o qualcosa che mi terrà fuori a lungo, ma in quel momento sentivo il collo rigido e questo non mi permetteva di fare alcuni movimenti. Direi che è stato un piccolo fastidio durante la partita, ma niente di serio, andrà tutto bene.
Quindi il problema era il collo rigido, per questo sei uscito a farti trattare?
JAKUB MENSIK: Sì, esattamente.
UBALDO SCANAGATTA (Ubitennis): Capisco che tu sia triste, è difficile da mandare giù, ma hai giocato molto bene per lunghi tratti. Hai avuto tre palle break per andare 5-3 nel primo set, e forse su una di quelle avresti potuto attaccare un po’ di più. È molto difficile però giocare contro un avversario che mette in campo il 75% di prime, servendo a 200 km/h: tre prime su quattro. Pensi che questa sia stata la chiave del match, o piuttosto alcuni rovesci che hai sbagliato quando sembravi un po’ troppo precipitoso, almeno dal mio punto di vista?
JAKUB MENSIK: C’erano tante domande in una sola. Ma ho capito tutto, non c’è bisogno di ripeterle. Il servizio di Sasha è un’arma enorme e, soprattutto nel primo set, o in generale in quei primi due set in cui parlavo del trovare la mia zona e sentirmi bene in campo, ha avuto un ruolo importante, perché lui non mi ha concesso praticamente altre opportunità oltre a quel game di cui parlavi, in cui ho avuto le palle break.
Forse se lo avessi brekkato lì, la partita avrebbe potuto prendere una piega diversa. Come ho detto anche nei giorni scorsi dopo ogni match, tutto gira intorno al momentum. Nel primo set, anche se ho avuto palle break, lui ha avuto le sue occasioni, le ha convertite, ed è stato lui a prendere l’inerzia. Sasha è numero tre del mondo per un motivo, è un giocatore che non ti permette di restare a lungo dalla parte giusta del momentum. Anche quando ho giocato alcuni game molto buoni e ho avuto delle opportunità, con il suo grande servizio e il gioco molto solido da fondo mi è stato estremamente difficile attaccarlo e trovare l’inerzia, portarla davvero dalla mia parte.
Jakub, sembri molto triste, come hai detto. È perché senti che il tuo livello di gioco in generale è vicino a quello di Sasha e dei top player, e che magari in un giorno migliore potresti essere al loro livello? È per questo che sei così triste oggi?
JAKUB MENSIK: Assolutamente sì. C’era sicuramente una possibilità, la sentivo e la percepivo in campo. Non è stato come perdere in tre set netti in cui lui mi distrugge, in quel caso sarei stato triste lo stesso, ma in modo diverso. Oggi invece sento che c’erano modi per portarla a casa. È stato davvero difficile per me trovarli, sia per quanto riguarda la scelta dei colpi sia per l’esecuzione della tattica, ad esempio serve and volley o molti drop shot nei momenti giusti.
In tante situazioni questi punti mi hanno fatto vincere molti game, ma purtroppo in alcune occasioni non hanno funzionato così bene. Se fosse domani o dopodomani e giocassi la stessa partita con una scelta dei colpi migliore, potrei essere io a vincere, ma oggi devo dare tutto il merito a Sasha. Ha mantenuto il suo momentum, il suo ritmo, e non mi ha lasciato la possibilità di toglierglielo.
È passata circa un’ora dal match point e sembri molto deluso, ma puoi parlare degli aspetti positivi che porti via da questo torneo, da questi dodici giorni?
JAKUB MENSIK: Certo. Come ho detto, sono passati solo pochi minuti dalla partita, quindi sono ancora molto dentro l’emozione, ma magari domani o tra qualche ora la vedrò da un punto di vista diverso. Anche adesso però, se penso a cosa è successo in queste due settimane, al di là di questa partita persa, pur con una prestazione solida, vedo molti più aspetti positivi. Sono molto felice di aver raggiunto la semifinale e di avere battuto tanti giocatori forti. Ci sono stati molti momenti difficili in cui sembrava quasi finita per me, ma mi sono rialzato, ho continuato a lottare e ho trovato il modo di vincere, anche quando il momentum era dalla parte dell’avversario.
Quando invece l’inerzia era dalla mia parte e mi sentivo in forma, ho mostrato il meglio del mio tennis. Sono state due settimane piene di storie, e mantenere questo ritmo per quindici giorni è difficilissimo, soprattutto in uno Slam contro i migliori giocatori, ancora di più per me che era la prima volta e con tante prime esperienze. Sono contento di aver gestito tutto abbastanza bene e considero questo torneo davvero ottimo.
Kubo, ancora complimenti per l’ottimo torneo. Hai raccolto tante esperienze, è la prima volta che arrivi così lontano in uno Slam. Se dovessi scegliere un’esperienza che ti potrà servire di più in futuro, su come sentirti e comportarti nelle fasi finali di un Major, quale sarebbe?
JAKUB MENSIK: Come ho detto durante queste due settimane, è un periodo lunghissimo, non è come un 250 o un 500 dove in cinque giorni il torneo può essere finito. Qui ho giocato il primo turno di domenica, quindi tredici giorni fa, e in condizioni normali in questo lasso di tempo avrei già iniziato forse un terzo torneo. Restare sempre nel ritmo, mentalmente concentrato su ciò che è qui e ora, è estremamente impegnativo. Ci sono stati molti momenti in cui ero quasi fuori, soprattutto al secondo turno, dove mi stavo praticamente congedando, ma sono riuscito a uscirne, a vincere e a rimettermi subito a fuoco sul match successivo.
A volte ho giocato in modo incredibile, tutto funzionava come doveva e sono riuscito a mostrare quello che ho dentro. Però anche quando vinci, dopo due giorni c’è un’altra partita, e va così per due settimane intere. Mantenere il momentum e il ritmo per tutto questo periodo è estremamente duro, ma mi ha dimostrato che posso farcela, che non è solo una partita giocata benissimo e poi subito un crollo. Certo, può succedere, ma questo torneo mi ha mostrato che posso reggere, e anche se oggi non è andata come avrei voluto, ho comunque offerto una prestazione molto solida, ed è questo che conta.
So che adesso sei stanco e non hai voglia di pensare ai prossimi tornei, ma Tomáš Berdych diceva sempre che la miglior preparazione per Wimbledon è giocare bene a Parigi. Ti senti un giocatore per cui vale questa frase, che presto avrai già Wimbledon in testa?
JAKUB MENSIK: Sì, c’è sicuramente del vero in questa frase. I due Slam sono molto vicini, adesso arriva il weekend e tra tre settimane posso già giocare il primo turno a Wimbledon. Ha senso, perché il ritmo partita e il feeling agonistico mi sono mancati durante tutta la stagione sulla terra a causa degli infortuni e di altre circostanze. Questo mi era mancato, e qui l’ho ritrovato, ora mi sento molto bene. Sono mentalmente e fisicamente stanco, certo, ma non completamente svuotato. Siamo a metà stagione e la settimana prossima c’è già un altro torneo. Non giocherò Stoccarda, mi sono cancellato, ma l’idea è di fare un torneo di preparazione al Queen’s sull’erba, per rimettermi sotto pelle condizioni diverse: superficie, palle, ambiente. Però il ritmo partita ce l’ho, quindi farò il massimo per dare continuità alle prestazioni di questo Slam anche a Wimbledon
