PREMIUM Roland Garros, Andreeva: “Nessuna persona al mondo vuole la guerra”

La russa: "Ho cercato di imitare il modo di Federer di stare in campo. In queste settimane ho saputo gestire bene i nervi"

Di Pellegrino Dell'Anno
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Mirra Andreeva - Roland Garros 2026 (foto X @USOpen)

A premiare Mirra Andreeva dopo la vittoria del Roland Garros, in un pomeriggio soleggiato ma non caldo sul Philippe Chatrier, è stata Mary Pierce. La francese che, nel 2000, negò all’allenatrice della russa, Conchita Martinez, il titolo qui. Nella sua unica finale. 26 anni dopo, la 19enne russa ha “vendicato” la sua coach, vincendo lo Slam che forse più di tutti la spagnola avrebbe voluto. Corsi e ricorsi storici. D’altronde, questa non è una sorpresa.

Avevamo raccontato come Andreeva avesse ritrovato la calma perduta per arrivare in finale. Oggi ha fatto ancora meglio vincendola, quasi in scioltezza, contro la favola Maja Chwalinska. Era un titolo atteso, per quanto abbia da poco compiuto 19 anni. Per una delle più folgoranti promesse approdate sul pianeta tennis negli ultimi tempi. Che da lunedì sarà numero 1 della Race: vale a dire che Mirra è la miglior giocatrice del 2026 finora.

L’emozione di Andreeva

Ancora non ci credo di star svolgendo una conferenza con un trofeo Slam accanto a me“, sorride Mirra ai media, “era il mio sogno più grande. Ho avuto molti sogni su quando e come sarebbe accaduto, dove. La sensazione dal vivo è però molto meglio. Ho gestito meglio i miei nervi in queste due settimane. Ho parlato con la psicologa prima della semifinale e della finale, per prepararmi al meglio verso le partite più importanti della mia carriera. Lei ha molti meriti per questo“. La gestione dei nervi, più che dei colpi (quelli ci sono sempre stati), è stata la vera chiave della partita per Andreeva. Che ha approfittato di questo, oltre ad un’esperienza maggiore, per battere la favola del torneo.

Sono state tre settimane incredibili per Chwalinska, dalle qualificazioni fino a qui“, spiega Andreeva, “ero nervosa, non l’avevo mai affrontata, ed è difficile specie in una finale Slam. Le condizioni non erano delle migliori, c’era molto vento. Sono felice di esserne venuta fuori. Io e Conchita Martinez abbiamo lavorato molto dentro e fuori dal campo, è davvero bello condividere con lei qualcosa del genere. Mi ha detto che è molto fiera. Ho anche guardato molte partite di Roger qui e ho sentito che volevo provare a imitare un po’ il suo modo di comportarsi in campo. Ovviamente non avrò mai la stessa aura, nessuno ce l’avrà, ma mi piaceva l’idea. Mi piaceva guardarlo quando giocava e forse questo mi ha aiutato, perché volevo apparire bene in campo, non essere frustrata o scontenta di come gioco, ma far vedere alla gente che provo a dare il massimo, a lottare e competere“.

La situazione in Russia

Il direttore Ubaldo Scanagatta ha provato anche a chiedere della situazione degli atleti russi. In quello che è stato quasi un unicum, infatti, Andreeva ha vinto senza né l’inno del suo Paese né la bandiera che sventolava. Tutto dovuto alla situazione dell’invasione russa in Ucraina, che mette gli atleti russi in una situazione scomoda. Ma Mirra non si è scoperta eccessivamente: “Ogni persona non vorrebbe avere la guerra. Quando gioco a tennis penso solo come a giocare e vincere, competere bene, vincere le partite. Non penso a certe situazioni, ho tante cose su cui concentrarmi. Non penso mai a questioni politiche“.

La gestione della fama

Mirra Andreeva è stata un fenomeno sociale, in un modo o nell’altro. Da giovanissima attirava tantissime attenzioni, sui social, sui siti, ovunque. Lei ne è ben consapevole, e anche gestire questo è stato fondamentale: “All’inizio tutti parlavano di me, e mi sembrava incredibile. Poi a un certo punto ho sentito il bisogno di stare lontana dai social e di dimenticare che tutto questo esiste. Ma non direi che mi disturbasse davvero tanto. A dir la verità, l’attenzione mi piace. Quando postavano qualcosa su di me, mi faceva piacere. C’è stato solo un momento della mia carriera in cui non volevo che la gente postasse su di me, ma per la maggior parte del tempo non mi dà fastidio“.

Un’ottima gestione da parte di Andreeva, che è cresciuta dovendo affrontare la pesantezza della fama planetaria. Ed è pronta a prendere la torcia delle grandi russe. come Sharapova e Kuznetsova. Gestendo benissimo anche il piccolo rischio corso nel secondo set, quando da 5-0 ha concesso due game: “Da quel lato del campo sentivo che il vento soffiava in avanti, quindi non potevi colpire forte come al solito, perché la palla volava via lunga. Nel mio quaderno scrivo prima e dopo ogni partita. Prima del match scrivo cose tattiche, cosa fare se qualcosa non funziona, le cose chiave da ricordare. E poi molti incoraggiamenti, motivazioni, pensieri e parole positive che penso possano aiutarmi durante la partita se ho bisogno di sostegno. Dopo il match scrivo come è andata, come mi sono sentita, come ha giocato l’avversaria, così sono più preparata la volta successiva che la affronto“.

E come affronterà i prossimi Major, ora che ha vinto il primo? “Qualsiasi fosse stato il primo Slam vinto sarebbe andato bene, qui a Parigi sono contenta: parlo un po’ di francese, gioco bene sulla terra, super felice di aver vinto qui il primo Major. Rimarrò la stessa, non cambierò molto, è uno dei miei segni distintivi ringraziare me stessa durante i discorsi. Perché non dovrei ringraziarmi? Io ho lavorato, ho giocato, ho gestito i nervi, è importante ringraziare sé stessi“. Già, darsi i giusti meriti, per sconfiggere i problemi di nervi e andare il più avanti possibile. A 19 anni, la vita è tutta lì. Che aspetta Mirra. Ormai, non più solo futuro.

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