La vittoria di Alexander Zverev al Roland Garros ha regalato molti spunti. Dopo una vita vissuta con il diabete, le aspettative che salivano, l’infortunio alla caviglia e le occasioni mancate, il tennista tedesco si è laureato campione Slam a Parigi. In cinque set, il 29enne di Amburgo ha avuto la meglio su Flavio Cobolli a seguito di oltre quattro ore di gioco. Quella di Sascha sembrava essere la condanna del campione incompiuto. Tre volte in finale Major negli anni passati (US Open 2020, Roland Garros 2024 e Australian Open 2025), Zverev è riuscito finalmente a spezzare la maledizione a livello Slam.
Un tabù che invece in passato non sono riusciti a sfatare numerosi tennisti, che molto probabilmente un sigillo Major se lo sarebbero meritato. Se capovolgiamo la prospettiva, nella storia dei quattro tornei più importanti di questo sport ci sono stati anche dei giocatori non di primissimo calibro che sono stati capaci di cogliere opportunità imperdibili. E grazie a una serie di circostanze, di fatto hanno messo il loro nome negli albi d’oro degli Slam. Andiamo a scoprire chi sono.
Australian Open: la sorpresa Johansson e le edizioni poco frequentate
In questa analisi partiamo da quello che al giorno d’oggi figura come il primo Slam dell’anno: l’Australian Open. Allo stesso tempo, chi scrive preferisce partire dall’ultimo campione poco quotato del Major oceanico. La motivazione è presto detta. Prima però, nel 2002, in un tabellone dell’Australian Open che vede la prematura uscita di scena di Lleyton Hewitt e dei più grandi favoriti, è d’obbligo raccontare di come Thomas Johansson riesca a prendere in mano la situazione. Ai quarti di finale la testa di serie più alta rimasta in gara è Tommy Haas, settimo del seeding. Il tedesco cede però al penultimo atto a Marat Safin.
Quest’ultimo vince il primo set nella finale contro Johansson. Ma lo scandinavo non ha alcuna intenzione di lasciarlo scappare via nel punteggio. Come accaduto nella semifinale vinta ai danni di Jiri Novak, che era in vantaggio due parziali a uno, lo svedese rimonta il russo e da 16esimo favorito del tabellone chiude l’incontro in quattro set. Quella è e rimane l’unica finale Slam giocata da Johansson, che nel maggio di quell’anno si issa sino al best ranking di numero 7.
Scorrendo l’albo d’oro si può notare come in passato ci siano stati svariati giocatori poco celebri ad aver intascato il Major oceanico. È solo dal 1983, però, che l’Australian Open viene frequentato anche dai più forti tennisti dell’epoca. Complice il fatto che prima di quell’anno il torneo veniva organizzato a fine stagione, in una terra lontana come l’Australia e con un montepremi meno allettante di quello messo in palio dagli altri Slam, i giocatori di vertice fino a quel momento avevano disertato l’evento.
Sino a che, a partire dal 1983, la Federazione internazionale e gli sponsor spingono i top player a partecipare al torneo, che infatti fu vinto da Mats Wilander in finale su Ivan Lendl. Prima di quell’edizione, però, negli anni precedenti ci fu più di un tennista poco conosciuto che fu in grado di mettere la firma sull’Australian Open. Li citiamo solo per completezza: l’australiano Mark Edmondson (1976, al massimo n. 15 in classifica), l’americano Brian Teacher (1980, best ranking di numero 7) e il sudafricano, poi naturalizzato statunitense, Johan Kriek, che riuscì ad acciuffare una clamorosa doppietta (1981 e 1982, settimo in graduatoria mondiale come miglior piazzamento).
Roland Garros: da Gimeno a Gaudio, passando per Costa
Sfogliando le pagine del Roland Garros, ci siamo imbattuti nella vittoria di Andres Gimeno, che dopo aver perso la finale dell’Australian Open 1969, nel 1972 corona il suo sogno alzando il trofeo a Parigi. Da sesto favorito del seeding, lo spagnolo si fa strada nel torneo. Supera ai quarti la leggenda statunitense Stan Smith e in finale ha ragione del tennista di casa Patrick Proisy, al quale rimonta un set di svantaggio.
Nel 2002 è invece Albert Costa a guadagnarsi il primo posto. Lo spagnolo è la testa di serie numero 20 del tabellone. Dopo aver battuto agli ottavi il tre volte campione Guga Kuerten, a cui rifila un 3-0 pesante, l’iberico si spinge sino ai turni conclusivi del torneo. Grazie a due derby vinti, contro Alex Corretja e Juan Carlos Ferrero, sempre in quattro set, riesce a mettere le mani sullo Slam francese. Poche settimane dopo si siede sulla sesta posizione in classifica mondiale. Ma negli anni seguenti non tornerà più in una finale di un Major.
Storia simile per Gaston Gaudio. Nel 2004 l’argentino disputa il torneo dei sogni da underdog (non era nemmeno testa di serie). Sconfigge il ceco Jiri Novak, lo svedese Thomas Enqvist e l’australiano Lleyton Hewitt. In semifinale domina in tre parziali il connazionale David Nalbandian e all’ultimo atto si trova davanti un altro argentino, Guillermo Coria. El Mago vince senza problemi i primi due set, ma nel terzo inciampa a pochi metri dal traguardo. Nel quarto i crampi, dati dalla tensione, non gli permettono di competere al massimo delle sue possibilità. Nel quinto si riprende, serve due volte per chiudere i conti, ma non riesce a finalizzare. Gaudio cancella due match point e diventa campione Slam, nell’unica edizione di un Major nel quale riesce a qualificarsi per i quarti di finale. L’anno seguente raggiunge la quinta casella del ranking.
Wimbledon e US Open: pochi colpi di scena. Krajicek unica eccezione
Per quanto riguarda Wimbledon e lo US Open, se si scorre l’elenco dei vincitori di questi due Slam ci si accorge che non ci sono quasi mai state edizioni clamorose. Almeno, per ciò che concerne chi a fine torneo ha sollevato la coppa. L’unica eccezione è forse quella che ha visto Richard Krajicek issarsi sino alla vetta ai Championships nel 1996. L’olandese spiazza tutti sin dagli ottavi di finale, impartendo lezioni severe una dietro l’altra. Prima al tedesco Michael Stich, poi a Pete Sampras, campione delle tre edizioni precedenti. Nelle ultime partite si sbarazza di due outsider, l’australiano Jason Stoltenberg e lo statunitense MaliVai Washington, e si aggiudica la sua unica finale Slam da testa di serie numero 17. Qualche anno dopo, Krajicek si spingerà sino alla quarta piazza in graduatoria mondiale.
Qualche stagione prima c’erano stati gli allori di Pat Cash (1987) e Michael Stich (1991). Ma ci sembra forzato aggiungerli a questa lista, dato che entrambi sono stati plurifinalisti Slam e nelle primissime posizioni del ranking. Così come Juan Martin Del Potro, Marin Cilic e Dominic Thiem, campioni rispettivamente allo US Open 2009, 2014 e 2020. Per tutti questi si è trattato dell’unico Major intascato. Ma le loro carriere suggeriscono ben altre analisi che non portano di certo al loro inserimento in questo articolo. Perché c’è una grande differenza tra un vincitore inatteso e uno che, prima o dopo quel successo, dimostra che l’unico trionfo non è cascato dal cielo. Per conferma, scorrere il palmares di Alexander Zverev, che alla vigilia del Roland Garros sembrava non avere alcuna chance di porre fine al dominio di Jannik Sinner. E invece…
