Wimbledon, gli incubi dei big: chi sono gli outsider da evitare al primo turno?

Church Road ha già emesso delle sentenze inattese in passato. Chi potrebbe impensierire i primi della classe? Da Perricard ad Atmane

Di Pietro Sanò
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Terraioli, erbivori, amanti del cemento. Il variopinto globo tennistico è costellato d’atleti con attitudini e velleità differenti. I top del ranking mondiale raggiungono l’élite grazie ad un mix di exploit e costanza, mantenuta lungo l’intera stagione. La versatilità, e la capacità di adattamento a più superfici, è il passe-partout per essere competitivi durante le 52 settimane. I signori della top 10, come potrete immaginare, non hanno particolari problemi a “saltare” da un manto all’altro. Persino Daniil Medvedev ha imparato a vincere e destreggiarsi sul rosso, da sempre considerato la sua nemesi.

La maggior parte degli atleti del circuito, invece, sopravvive grazie ai micro swing su una determinata superficie, dove, per determinate motivazioni – che più avanti elencheremo -, riescono ad elevarsi ad uno status maggiore, ottenendo risultati che talvolta non rispecchiano la propria classifica. Ci siamo da poco lasciati alle spalle la famigerata clay season, l’intensa stagione sulla terra battuta europea che ci ha regalato una delle edizioni del Roland Garros più imprevedibili di sempre. E adesso che siamo in procinto di sbarcare a Church Road per lo Slam più elegante e prestigioso del mondo, ci chiediamo: chi sono i papabili “disturbatori” di questo Wimbledon 2026?

Il leggendario Dustin Brown – il più scomodo tra gli outsider su erba

Storicamente, sul prato di Wimbledon si sono registrati i più grandi upset della storia. La stagione sul verde offre la possibilità ad una specifica categoria di tennisti, di estrapolare il meglio del proprio gioco, infastidendo anche i più forti del mondo. Persino le leggende sono cadute sul green di Wimby. Roger Federer, Rafa Nadal, Pete Sampras, Boris Becker. Nessuno escluso. Basterebbe citare un solo esempio: Dustin Brown. Il tedesco di origine giamaicana – atleta fenomenale e tremendamente piacevole da ammirare – ha raggiunto la 64^ posizione come best ranking, convivendo in una delle ere tennistiche più complicate e assortite di fenomeni. Ma il buon Dreddy, quando giungeva il tempo di trasferirsi sull’erba, dava il meglio di sé. Sui prati verdi si è tolto grandi soddisfazioni, battendo Zverev, Querrey, ma soprattutto Rafa Nadal, due volte su due. Una di queste a Wimbledon – al secondo turno, proveniente dal tabellone cadetto.

La stagione erbivora è una grande incognita per tutti, specialmente per i favoriti. Un servizio possente, accompagnato da buoni fondamentali e un pizzico di imprevedibilità, talvolta, sono sufficienti per trasformare un primo turno “comodo” in un incubo. Quali outsider, in quest’edizione di Wimbledon, sono i più pericolosi per le teste di serie?

Il bombardiere da evitare – Giovanni Mpetshi Perricard

Nel mondo del tennis contemporaneo, ormai quasi ogni atleta adotta uno stile di gioco molto aggressivo. Ma se c’è un giocatore che oltrepassa i limiti, quello è Giovanni Mpetshi Perricard. Il francese, meglio conosciuto come “bombardiere”, incute terrore agli avversari per il suo servizio devastante, che può raggiungere anche i 240km/h. Il ventitreenne transalpino ha recentemente sfidato Nole Djokovic al Roland Garros, sulla superficie probabilmente meno consona al suo stile. Ma è comunque riuscito a strappare un set al più vincente della storia. A Wimbledon, invece, troverà terreno fertile. Il classe 2003 ha un tennis scomodissimo per qualsiasi avversario, e sul prato verde, il pericolo si decuplica. Servizi stratosferici e soluzioni rapide; Perricard è tutto fuorché un rematore, ma uno stile di gioco così estremo presenta chiaramente delle controindicazioni, altrimenti staremmo già parlando di un top 10. Giovanni, in realtà, occupa attualmente l’87esimo posto del ranking, ed un motivo ci sarà. La strabiliante potenza che il francese riesce a imprimere è limitata da una sensibilità tutt’altro che eccelsa. Mpetshi Perricard è un tennista “senza mezze misure”, uno di quelli che ti fa colpire poco perché è sempre alla ricerca spasmodica di un vincente. Ritrovarselo alla prima uscita del Grand Slam più importante dell’anno potrebbe non far dormire sonni tranquilli anche ai più navigati atleti del mondo.

Tattica, oltra la potenza – La scuola tedesca di Yannick Hanfmann & Jan-Lennard Struff

Poc’anzi, abbiamo citato Mpetshi Perricard. Bene, adesso rovesciate tutto al contrario. Ed ecco che otterrete Yannick Hanfmann e Jan-Lennard Struff. I due teutonici – entrambi già da un bel pezzo entrati negli “enta” -, sono due giocatori molto versatili, che nonostante non disdegnino affatto la terra rossa, riescono ad esprimersi altrettanto bene su erba, ove il rimbalzo e il comportamento della pallina è completamente differente. Yannick e Jan-Lennard hanno in comune – oltre al fatto di essere entrambi tedeschi – un tennis molto bilanciato. Buone armi in ogni micro-area del proprio gioco, con la capacità di variare, dal servizio, ai fondamentali. Qualche tonalità più aggressiva per Struff, meno per Hanfmann, che sull’erba ha la capacità di approcciare la rete con grande astuzia, costruendo la manovra d’attacco con un mix perfetto di eleganza e incisività. Un ventaglio di soluzioni molto più ampio, per entrambi, a differenza del monotematico Perricard.

Siamo “erbivori” anche noi – L’estro di Bellucci, il martello di Berrettini

Tra i possibili Outsider guastafeste, potrebbero esserci anche due azzurri. Il primo – lo conosciamo benissimo – è Matteo Berrettini, considerato outsider soltanto per colpa di una classifica che non gli appartiene – causa lunga lista d’infortuni. Il tennista capitolino, faro del tennis tricolore in un’epoca di transizione, ha portato la bandiera italiana per la prima volta in finale a Wimbledon nel 2021, a suon di drittoni, slice e prime vincenti. Una combo niente male, che purtroppo non è bastata per sconfiggere l’alieno Novak Djokovic. Il recente ritiro al Roland Garros, nel derby tricolore con Arnaldi, è stata l’ennesima beffa della sua carriera. Ma quantomeno, sull’erba “di casa”, non dovrà affrontare le qualificazioni, e in virtù dei forfait altrui farà già parte del tabellone principale. Non servono ulteriori presentazioni per Matteo su questa superficie. Serve solo integrità fisica, e se il corpo dovesse rispondere bene durante la trasferta londinese, l’azzurro potrebbe serenamente puntare alle due settimane di soggiorno a Church Road.

Anche il connazionale Mattia Bellucci si sta rivelando un altro “erbivoro” niente male. I risultati dei tornei preparatori (Stoccarda ed Halle) stanno soltanto confermando quanto accennato negli anni precedenti, durante i quali il mancino di Busto Arsizio ha dimostrato di danzare sui prati verdi con un’armonia invidiabile. Il classe 2001 ha sempre avuto un grande talento, ma ha fatto altrettanta fatica a svelarlo. La sua forte personalità lo sta aiutando ad emergere, e chissà se proprio questo Wimbledon possa finalmente consacrarlo.

I due jolly di Church Road

Uno è già in main draw, l’altro, invece, partirà dal tabellone cadetto. Terence Atmane, e Roman Safiullin. I due jolly di Church Road hanno tutti gli ingredienti per arrecare grossi disturbi agli avversari. Cos’hanno in comune? Nessuno dei due – nonostante lo stile di gioco affine all’erba – ha mai ottenuto risultati degni di nota su questa superficie, ma stanno attualmente vivendo un periodo positivo, e quest’edizione di Wimby potrebbe forse attribuir loro i giusti meriti.

Atmane partirà dal tabellone principale, il che rappresenta un discreto vantaggio a dispetto del russo. Il movimento rapidissimo al servizio di Terence, così come il suo stile offensivo, sono requisiti che si sposano col manto verde, eppure le sue performance sino ad ora non sono mai state all’altezza.

Anche Safiullin è consono a questa superficie, ed è anche il più bilanciato del duo. Terence – un po’ come Perricard – non ha mezze misure. O la va, o la spacca. Partire dalle qualificazioni è sempre stata un’arma a doppio taglio, specialmente negli Slam. Qualora Safiullin dovesse passare indenne il tabellone cadetto, si candiderebbe senza dubbio come uno tra i peggiori “outsider da non incontrare” ai primi turni.

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