Rune frena sul rientro: “Mi servono ancora alcune settimane”. Ma il tendine d’Achille non fa più paura

Intervistato da Tennis Channel, il danese racconta la fase finale della riabilitazione: niente date certe per il comeback, ma sessioni piene in campo, lavoro e allenamenti con Sinner e Dimitrov

Di Jenny Rosmini
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Holger Rune - Cincinnati 2025 (Photo by Cincinnati Open)
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Intervistato da Tennis Channel nel podcast The Big T, Holger Rune ha fatto il punto sul percorso di recupero dopo la rottura del tendine d’Achille subita lo scorso ottobre a Stoccolma. Il rientro resta senza una data precisa, dopo i forfait ad Amburgo, Roland Garros, Queen’s e Wimbledon, la priorità è diventata una sola: tornare quando il corpo sarà pronto per sostenere un torneo intero.

Alla domanda sul momento del ritorno, Rune difatti ha risposto con un disincantato realismo: è “la domanda d’oro”, quella a cui vorrebbe rispondere anche lui. Il suo team continua a seguire le indicazioni dei fisioterapisti in Qatar, con cui ha lavorato a lungo durante la riabilitazione. La sensazione è incoraggiante, ma non sufficiente: “Mi servono ancora alcune settimane”, ha spiegato il danese, sottolineando come il lavoro sia ora concentrato su pliometria, sprint, movimenti esplosivi e copertura degli angoli del campo. È un passaggio fondamentale, soprattutto per un giocatore come Rune. Perché nel suo caso il movimento non è un dettaglio, ma una componente strutturale della sua identità tecnica: non a caso, durante l’intervista, il danese si è più volte definito “a great mover”. Rune ha sempre costruito molto sulla capacità di aggredire la palla, cambiare direzione, anticipare, difendere avanzando. Essere “quasi” pronto, per lui, non basta. Deve sentirsi di nuovo rapido, stabile, potente negli ultimi passi, sicuro quando il punto si sporca e il campo sembra improvvisamente allargarsi.

La buona notizia è che l’infortunio non sembra più rappresentare il vero limite. Rune ha spiegato che il tendinde d’Achille e anche il ginocchio stanno rispondendo bene. In campo, intanto, il lavoro è già tornato intenso: sessioni complete, punti, esercitazioni, due ore e mezza o tre ore di tennis.

In questo percorso hanno un ruolo importante anche gli allenamenti con giocatori di altissimo livello. Rune ha raccontato di aver colpito con Grigor Dimitrov, il primo professionista affrontato dopo lo stop, e poi con Jannik Sinner a Montecarlo la settimana scorsa. La differenza tra le due sessioni racconta bene l’evoluzione del recupero: all’inizio tutto sembrava velocissimo; con Sinner, invece, Rune ha percepito progressi più netti, piedi più rapidi, maggiore equilibrio sulla palla, sensazioni più vicine a quelle di un giocatore pronto a rientrare nel circuito.

C’è anche un Rune più riflessivo, inevitabilmente. Lo stop forzato gli ha tolto la competizione, l’adrenalina, quella tensione che un tennista non può riprodurre in allenamento. Ma gli ha dato anche tempo: per lavorare sul corpo, sul gioco, sull’approccio mentale, sull’alimentazione e i tempi di recupero. Una pausa che nessun atleta sceglierebbe così, ma che può diventare utile se trasformata in ricostruzione di sè.

Il rientro può attendere. Per una volta, la fretta non sembra appartenergli. Rune vuole tornare forte, non soltanto riapparire nel circuito. E per uno che ha vissuto spesso di accelerazioni, anche questa è una forma di maturità.

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