Shelton e la protesta dei tennisti sui ricavi Slam: “Non è solo una questione di soldi”

"Protestiamo anche per il nostro benessere", spiega l'americano, "è fondamentale avere voce nelle decisioni che influenzano le nostre vite"

Di Matteo Beltrami
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Ben Shelton - Wimbledon 2025 (X @Wimbledon)
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L’onda lunga della protesta sulla redistribuzione dei ricavi nei tornei del Grande Slam, è un tema caldo tra i giocatori. Una questione che non ha risparmiato nemmeno Wimbledon, dopo quanto già accaduto al Roland Garros. Quindici minuti, non di più, per le conferenze stampa. Wimbledon ha aumentato il montepremi di circa il 20% rispetto al 2025, ma secondo molti giocatori non è abbastanza. In quanto la quota destinata agli atleti resta ancora troppo bassa rispetto agli introiti complessivi generati dal torneo. Un tema che ha toccato in modo particolare il tennista americano Ben Shelton.

Che, in un’intervista a Tennis Head, ha espresso la sua frustrazione sulla vicenda. “Questa protesta nasce dal punto di vista dei ricavi, ma anche da quello del benessere dei giocatori”, ha dichiarato Shelton. Da fuori molte persone la vedono semplicemente come una questione di soldi. Non è solo una questione di soldi”.

Entrando nello specifico, il tennista americano ha rivendicato una maggior partecipazione dei giocatori nei processi decisionali: “Per me riguarda soprattutto le decisioni che vengono prese senza il coinvolgimento dei giocatori. Sarebbe importante avere davvero un giocatore con funzione consultiva nei tornei dello Slam, qualcuno che abbia voce in capitolo”.

Uno dei temi più delicati resta l’intenso calendario. Shelton ha criticato l’allungamento di diversi eventi e le ripercussioni che questo comporta sulla salute degli atleti: “Sostengo totalmente i giocatori. È fondamentale avere voce nelle decisioni che influenzano davvero le nostre vite. Come la durata dei tornei, l’aggiunta di giornate extra e le conseguenze che tutto questo comporta”.

Il tennista di Atlanta si è soffermato sul tema del logorio fisico che attanaglia i giocatori. “È deludente vedere quello che sta succedendo. Gli eventi di dodici giorni sono estenuanti. Non è un segreto che il circuito, anche se fa male dirlo, sia diventato insostenibile per molti giocatori”. Il messaggio a reti unificate – sia ATP che WTA – è ormai chiaro: i tennisti vogliono contare di più nelle scelte che incidono sulla loro carriera, sul loro fisico e sulla gestione dei grandi eventi. Il corpo è il loro e vogliono poter scegliere.

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