Jasmine Paolini riparte da una vittoria pesante, non soltanto per il tabellone ma soprattutto per il modo in cui è arrivata. L’azzurra supera Robin Montgomery al primo turno di Wimbledon dopo una partita complicatissima, iniziata con un 6-0 difficile da assorbire e chiusa invece con una rimonta di carattere: 0-6 6-4 7-5. Una vittoria che non cancella di colpo le difficoltà di un 2026 fin qui pieno di ostacoli, tra risultati non sempre all’altezza delle aspettative e qualche problema fisico, ma che restituisce a Paolini una cosa forse ancora più importante: la sensazione di essere rimasta dentro la partita anche nei momenti peggiori.
In conferenza stampa, Jasmine ha parlato con grande lucidità del match, del piede ancora non completamente guarito, della gestione delle aspettative dopo due stagioni straordinarie e del bisogno di ritrovare fiducia senza guardare troppo lontano. Al secondo turno la attende Viktorija Golubic, avversaria esperta e ricca di variazioni. Ma il punto, per Paolini, resta soprattutto uno: tornare in campo con la stessa mentalità mostrata contro Montgomery.
“Forse la mia miglior partita dell’anno”
La prima fotografia della sua partita è quella di una giocatrice costretta subito a inseguire, travolta nel punteggio ma non nella testa. “È stata dura. Lei sta giocando molto bene sull’erba, ha vinto tante partite quest’anno, quindi è stato un primo turno complicato. Sono riuscita a rientrare in partita. Credo di aver giocato un grande match. Sono molto contenta, forse è stata la mia miglior partita di quest’anno”. Una frase che pesa, perché arriva dopo settimane complicate e dopo una partita in cui Paolini ha dovuto prima assorbire l’urto, poi ricostruirsi punto dopo punto. Il sorriso, finalmente, è tornato. Non quello leggero di chi ha dominato, ma quello più prezioso di chi ha sofferto e ha trovato una via d’uscita.
“Sono partita facendo un po’ di errori, facevo fatica, però l’avversaria era tosta, onestamente. Ha vinto un sacco di partite sull’erba, quindi non era un primo turno semplice. Era mancina e c’erano tante difficoltà. Però sono stata lì, ho sofferto un po’, ho cercato di trovare soluzioni e alla fine sono contenta di come l’ho chiusa, perché non era semplice, soprattutto dopo quel match point che è stato difficile da mandar giù. Però ho resettato bene”.
Wimbledon e il peso dei dubbi
Il tema della leggerezza, inevitabilmente, accompagna il suo Wimbledon. Da una parte ci sono le giovani come Tyra Grant, capaci di vivere il torneo senza il peso delle aspettative. Dall’altra c’è Paolini, reduce da due stagioni fantastiche ma dentro una fase in cui non basta ricordarsi ciò che si è fatto: bisogna ritrovare il modo di sentirsi ancora forti nel presente. Jasmine non scappa dalla realtà, ma prova a ridimensionarla dentro un orizzonte più gestibile. “Non ho giocato tantissimo nelle ultime settimane, sia di partite sia a livello di allenamento, perché stavo recuperando da un infortunio. Diciamo che non mi aspetto niente da questo torneo. Ovviamente, scendendo in campo do il 100%, però cerco di pensare partita dopo partita”.
Wimbledon, del resto, non concede molto margine a chi entra in campo con un dubbio di troppo. “Credo che sia fondamentale in ogni torneo, e qui a maggior ragione: è una superficie difficile, che ti può dare tanto, ma se hai qualche dubbio ti toglie anche tanto. Quindi non sto pensando per niente troppo in là. Quest’anno è stato un anno difficile, è giusto focalizzarsi un match alla volta”. Ed è forse qui che si capisce meglio il senso della vittoria: non tanto il passaggio del turno in sé, quanto la capacità di non farsi trascinare giù da un avvio quasi ingestibile.
Dopo il 6-0: “Poteva solo andare meglio”
Dopo il primo set perso 6-0, Paolini si è aggrappata a una forma semplice ma efficace di lucidità. “Mi sono detta che poteva solo andare meglio, perché peggio era difficile”. Anche nel momento più complicato, l’azzurra ha provato a non restare prigioniera del punteggio. “Anche se ho perso 6-0, facevo tanti errori, però cercavo di rimanere positiva. Ho detto: ‘Dai, rimaniamo lì, sarà dura, perché lei è una giocatrice tosta, serviva bene’. Mi sono focalizzata più sul trovare soluzioni che sull’aspetto negativo, su quello che non aveva funzionato”. Il break immediato nel secondo set ha cambiato l’inerzia, ma più ancora ha cambiato la percezione della partita. “L’ho brekkata subito nel secondo set e questo mi ha dato un po’ di fiducia. Poi c’è stato di nuovo un po’ di calo, però mentalmente c’ero. Credo che questa sia stata un po’ la chiave per cercare di ribaltare la partita”.
Il piede, il 2026 difficile e la fiducia
Resta il tema fisico. Il piede non è ancora completamente a posto, ma la direzione sembra quella giusta. “Meglio, dai. Sto recuperando piano piano”, ha spiegato Paolini, aggiungendo poi che il dolore non è del tutto sparito: “Dipende un po’ dai momenti, però sono contenta che stia andando nella direzione giusta e questo è positivo”. Non una guarigione definitiva, dunque, ma una fase di gestione. “Sicuramente stiamo attraversando, spero, un momento di guarigione. Stiamo facendo degli adattamenti e stiamo cercando di risolverla in qualche modo. Credo di stare meglio delle ultime settimane, quindi credo che stiamo andando nella direzione giusta”. Il passaggio più interessante, però, è arrivato quando il discorso si è spostato sui dubbi. Paolini sa bene che l’unico modo per uscire da una fase complicata è tornare a credere davvero nel proprio tennis.
“A volte non è facile venire in conferenza stampa e sentirsi dire che questo 2026 non sta andando bene. Da una parte sono d’accordissimo: devo togliermi un po’ di dubbi, credere in me stessa. Sono consapevole che, se sto bene, posso giocarmela con tutte, o quasi“. Una consapevolezza che non cancella le difficoltà, le mette nella prospettiva corretta. “È stato un anno difficile, lo riconosco: fisicamente alti e bassi, mentalmente anche. Però oggi sono contenta di come mi sono sentita. Non importa il punteggio, bisogna continuare a crederci e stare positive. I dubbi bisogna mandarli un po’ via”. Nelle sue parole c’è il fastidio comprensibile di chi deve sentirsi ripetere quello che già sa. “L’unica cosa che penso è che ci sono state tante partite in cui, nei momenti chiave, non ho fatto la differenza. Oggi poteva essere un’altra di quelle, per fortuna sono riuscita a scamparla”.
Vincere una partita rimasta in bilico fino alla fine significa anche rimettere in circolo fiducia. Quanto a ciò che arriva da fuori, Paolini prova a difendersi con semplicità. “L’importante, per quello che penso io, è che io sia la prima a credere in me stessa, anche quando le cose non vanno bene”. È il cuore del suo discorso, forse anche il cuore di questa fase. “È fondamentale, perché alla fine già l’avversaria ci mette in difficoltà; se ce le mettiamo anche da sole, siamo a posto”. Una frase che racconta bene il suo momento: fragile in alcuni passaggi, ma lucida; prudente, ma non rassegnata.
Golubic, il team e una possibile svolta
Al secondo turno ci sarà Viktorija Golubic, avversaria che Paolini conosce da tempo e che porta con sé un tennis scomodo, fatto di variazioni, slice e cambi di ritmo. “È una giocatrice che, secondo me, ti fa giocare male, sa fare tante cose, ha il rovescio slice. Devo un po’ ripassarla, ma sicuramente è una giocatrice a cui bisogna stare molto attenti: ti varia il gioco e viene sotto”. La chiave, però, resterà soprattutto mentale. “L’obiettivo della prossima partita sarà rientrare in campo con la mentalità di oggi: non importa come vanno le cose, cercare di stare lì positiva, nelle difficoltà trovare le soluzioni ed essere nello stato mentale giusto”.
Paolini ha poi allargato il discorso anche al suo team. L’idea di aggiungere una figura accanto a Sara Errani resta sul tavolo, ma senza forzature. “Credo di sì, non è semplice. Però ci stiamo pensando. Credo che un’altra persona ci possa servire, ci possa aiutare, quindi vedremo come va. Sicuramente dopo questo torneo, o comunque anche nel frattempo, ci stiamo pensando. Però non è facile: bisogna trovare la persona giusta e vedere anche il momento”. La domanda finale è quella inevitabile: questa può essere la partita della svolta? Paolini non si sbilancia, ma non nega il valore del passaggio.
“Magari. Non lo so, però voglio pensare che la partita di oggi, per atteggiamento, livello di tennis e difficoltà della partita, sia stata sicuramente una delle migliori di quest’anno. Non so se nell’immediato mi farà giocare meglio o migliorare, però sicuramente è una vittoria che vuol dire tanto per come sono stata in campo, per come ho lottato”. Il punto, ancora una volta, è ciò che resta oltre il punteggio. “Vorrei sentirmi così anche nelle prossime partite, che siano qui o nei prossimi mesi, con questo atteggiamento positivo. Non importa quello che dice il punteggio: bisogna stare lì e cercare di trovare soluzioni”. Poi la sintesi più vera: “Oggi credo di essere stata lucida. Ci sono stati alti e bassi, ho fatto delle cavolate incredibili in alcuni momenti, però ero lì”.
