Dopo cinque giorni tutto sommato tranquilli, a Wimbledon è arrivato il terzo turno della parte bassa del tabellone a proporre le prime grandi sorprese. Erano ancora al via quattro Top 10, ma a fine giornata ne è sopravvissuta una sola, vale a dire la numero 9 Noskova. E anche lei ha rischiato grossissimo (ma di questo parleremo più avanti). A conti fatti abbiamo perso la testa di serie numero 2 Rybakina, la 3 Swiatek e la 6 Anisimova. Che, rispettivamente, rappresentavano anche: la campionessa di Wimbledon 2022, la campionessa del 2025 e la finalista del 2025.
Procediamo per ordine di tabellone, cominciando con la testa di serie più alta eliminata, la numero 2 Rybakina. Premetto che non ho visto il match se non per le prime battute, visto che è andato in scena quasi in contemporanea con il match di Swiatek (di cui trovate a parte la cronaca). Era da un po’ di settimane che Rybakina non convinceva: era stata eliminata con una prestazione sconcertante al Roland Garros, e non era bastato il cambio di superficie per recuperare la migliore condizione: al Queen’s aveva perso da Boulter, a Berlino da Eala. Qui a Wimbledon aveva sofferto al primo turno con Boisson, tanto che nell’articolo dedicato al Day 4 avevo detto che quasi quasi mi aspettavo potesse uscire contro McNally. In realtà è stato solo il match contro McNally (vinto 6-1, 6-2) a suggerire una inversione di tendenza. Ma al terzo turno Elena ha trovato una giocatrice esperta e capace di sfruttare le occasioni come Elise Mertens, e sono riaffiorati i problemi. E così ha perso piuttosto nettamente (7-6 6-1).
Forse Mertens, che in questo torneo è testa di serie numero 25, non vincerà mai uno Slam (mai dire mai, comunque) ma di sicuro è una tennista molto esperta che non regala le partite. L’ho detto di recente di Linette, e lo ripeto per Elise, anche se a livelli più alti. La ricordo giocare molto bene a Wimbledon lo scorso anno contro Sabalenka (pur sconfitta 6-4 7-6); questo dimostra che sull’erba ci sa fare. Rybakina l’ha affrontata servendo soltanto il 42% di prime palle. Non dico che con una statistica del genere sarebbe stata spacciata in ogni caso, ma certo sarebbero stati grossi problemi anche per una Rybakina in forma; figuriamoci invece per una giocatrice che sta attraversando un periodo di chiara flessione. Faccio notare che secondo i dati ufficiali, Elise ha messo a segno più ace (4 a 2), ma soprattutto ha dovuto correre meno di Elena (1111 metri a 1046). Tutti numeri “innaturali” pensando alle caratteristiche delle due contendenti.
Avversaria di Mertens sarà Marie Bouzkova (tds 21) che, dopo avere eliminato Tyra Grant al secondo turno, ha sconfitto anche Ljudimila Samsonova 4-6 7-6 6-4. Si fronteggiavano due tenniste dalle caratteristiche opposte: Samsonova risulta ai vertici della classifica dell’aggressività, mentre Bouzkova è in fondo, se consideriamo le prime 100 del mondo (ne ho parlato in questo articolo). Bouzkova non è riuscita ad arginare completamente Samsonova nel primo set, ma a lungo andare l’ha logorata attraverso i suoi scambi allungati che portano le avversarie a rischiare sempre di più, a volte anche troppo. Pensando al loro match mi domandavo come sarebbero andate le cose negli anni ‘90, quando Wimbledon era senza dubbio lo Slam con i campi più rapidi di tutti, e i giocatori di difesa abbandonavano la compagnia nella prima settimana, salvo rarissime eccezioni. Ma oggi i tempi sono cambiati, la superficie non è più così estrema e dunque anche i risultati vanno di conseguenza.
Secondo ottavo della parte bassa sarà quello tra Linda Noskova (tds 9) e Madison Keys (tds 26). Dicevo all’inizio che Noskova ha rischiato moltissimo oggi, nel suo match contro Sorana Cirstea, visto che ha dovuto salvare un match point nel terzo set, sul 4-5 e servizio. Quella con Cirstea è stata davvero una dura battaglia, nella quale Noskova sembrava essere riuscita a staccarsi nel set finale (conduceva 3-1 e 4-2), ma che invece Sorana è riuscita ad allungare al supertiebreak, terminato davvero sul filo di lana per 11-9 (2-6, 6-3, 7-6). Partita ad alti ritmi, in cui alla fine è stata premiata chi ha rischiato di più (34 vincenti a 29 da parte di Noskova, che però ha commesso anche più errori non forzati: 41 a 26). Ma quando un match finisce 11-9 al supertiebreak la differenza è così sottile che diventa difficile individuare dei dati strutturali profondamente differenti.
Madison Keys (tds 26) ha sconfitto Amanda Anisimova (tds 6) (3-6 6-2 6-3). Anche negli articoli dei primi giorni ho sempre considerato Keys sottovalutata come numero 26: veniva da una serie di partite sull’erba piuttosto ben giocate, con il picco del successo a Eastbourne. Secondo me aveva mostrato un tennis più convincente di quello di Anisimova e quindi non mi sorprende più di tanto il risultato. Quello che mi ha sorpreso invece è che, a 31 anni e dopo una carriera quasi sempre di vertice, abbia raccontato che era la prima volta che giocava sul Centre Court. A Wimbledon non era mai andata oltre i quarti di finale, e con questa esibizione ha riempito una casella vuota della sua carriera.
Terzo accoppiamento dal basso sarà quello tra Alexandra Eala (tds 29) e Jasmine Paolini (tds 13). Dato che si sono giocati in contemporanea, ed ero sul Centre Court per fare la cronaca del match di Eala, non posso dire molto della prestazione di Paolini contro Maria Sakkari (6-1, 6-2). Personalmente non mi aspettavo una vittoria così larga, anche se l’incognita della superficie (sulla quale non si erano mai incontrate) aggiungeva un margine di dubbio al pronostico. Jasmine in conferenza stampa ha confermato di essere molto contenta per come ha giocato di dritto, un colpo che era un po’ andato in crisi nel periodo grigio di inizio stagione. Ma in generale ha commesso pochi errori non forzati (appena 9, e di dritto 1 solo) rispetto ai 23 di Maria. Chi era sul posto ha raccontato che allo stadio era presente il primo ministro greco (che è il padre del fidanzato di Maria) e secondo i giornalisti greci questo potrebbe avere messo ulteriore pressione a Sakkari. Sia come sia, Paolini è letteralmente volata al quarto turno in appena 66 minuti di gioco.
Della partita fra Eala (tds 29) e Swiatek (tds 3) (7-6 6-2) potete trovare a parte le cronaca. Nel primo set Swiatek è stata la prima ad avvantaggiarsi di un break, poi ne ha subiti due a sua volta; infine è rientrata in extremis nel punteggio, ma ha finito per perdere il tiebreak 11-9, dopo non avere sfruttato due set point. Perso il primo set, Iga ha avuto un inizio di secondo set caratterizzato dalla confusione: si è trovata sotto 0-4 e non è più riuscita a risalire la china. Sottolineo il dato degli errori non forzati: 21 di Eala, 44 di Swiatek.
In ogni caso molti meriti vanno riconosciuti alla giovane filippina: non è la prima volta che seguo dal vivo Eala in questo Wimbledon, e quando la vedo mi lascia sempre la stessa impressione: colpisce la palla con una pulizia straordinaria. Le racchette di oggi perdonano gli swing un po’ scentrati: la palla finisce comunque in campo, ma il suono conferma che lo sweet spot non è stato perfettamente colto. Ebbena, con Eala non capita quasi mai. Eppure non essendo superpotente, e avendo un servizio che viaggia più lento della media, non sono infrequenti le volte nelle quali non può colpire da ferma perché obbligata a qualche copertura difensiva. Ma anche nelle situazioni più complesse, magari dopo recuperi in corsa, il suono della sua racchetta è sempre “intonato”. È una qualità che si percepisce molto di più dal campo.
Ultimo ottavo sarà quello tra Marta Kostyuk (tds 12) e Ashley Krueger. Kostyuk ha eliminato la n. 23 Emma Navarro in tre set (6-2, 4-6, 6-1) nei quali ha più o meno fatto e disfatto tutto lei. Per un set e mezzo è sembrata avere in mano la partita, ma poi sul 4-4 secondo set ha giocato un game al servizio pieno di incertezze che l’hanno portata a fronteggiare tre palle break. In realtà, su tutte le palle break della partita Navarro non è mai riuscita a far partire lo scambio: ha sempre sbagliato la risposta, sia che dovesse fronteggiare una prima di servizio, che una seconda. A questo punto mi chiederete: allora come ha fatto ha vincere il secondo set 6-4? Semplice, sulla terza palla break del game ci ha pensato Marta a risolvere la situazione con un doppio fallo.
Poi nel terzo set, malgrado un inizio ancora abbastanza confusionario, Kostyuk ha preso subito il largo e ha concluso tornando a giocare bene come in avvio di partita. Mi ha abbastanza deluso Emma Navarro: a mio giudizio troppo passiva nell’arco del match; a conti fatti ha provato a spingere di più i colpi soltanto in due situazioni: quando doveva tirare i passanti (e ne ha eseguiti diversi pregevoli) e nell’ultimo game della partita, quando si è trovata sotto 5-1 40-0 sul servizio di Marta; allora, finalmente, ha liberato il braccio. In questo modo è riuscita a risalire fino alla parità nel game, ma poi ci ha pensato il servizio di Kostyuk a chiudere i conti.
Avversaria di Kostyuk sarà Ashley Krueger. Lo dico senza volerla sminuire, perchè la sua attuale classifica è un dato di fatto: appare un po’ come l’intrusa nel tabellone a sedici di questo Wimbledon. Un tabellone che vede ancora in corsa 14 teste di serie più una bicampionessa Slam come Krejcikova, più la attuale numero 102 Krueger. Ashley ha superato Daria Snigur (che nel derby ucraino di primo turno aveva estromesso Svitolina). Non ricordo quale lettore di Ubitennis aveva descritto Krueger come la “Rybakina statunitense”. Direi che sul piano fisico la definizione funziona abbastanza; ma sul piano del tennis Ashley ha bisogno di progredire ancora un po’. Ricordo comunque che lo scorso anno era arrivata sino alla posizione 29 del ranking, prima di andare incontro a una flessione.
Non ho visto in diretta il suo match ma l’ho recuperato nell’archivio video in sala stampa. Krueger ha vinto 6-3, 6-2, e nel primo set ha ottenuto il break anche con un po’ di fortuna, visto che sul 30-30 ha infilato una risposta steccata mal gestita dall’avversaria e un nastro vincente. Ma evidentemente era il suo momento, e nel secondo set ha giocato chiaramente meglio di Snigur. Attenzione a dare Krueger per spacciata, perché è al terzo torneo su erba stagionale e, considerando anche le qualificazioni di Wimbledon, ha messo insieme 14 vittorie e una sola sconfitta. E ha una striscia aperta di 11 successi sull’erba. Tutti risultati che fanno crescere l’autostima e di conseguenza anche il rendimento in campo.
Chiudo con una brevissima nota di geografia tennistica: grazie ai successi di oggi di Bouzkova e Noskova, il tennis ceco porta ben 4 giocatrici tra le ultime sedici. Solo il tennis USA (con 5 giocatrici), ha fatto meglio. Dietro USA e Repubblica Ceca le altre nazioni hanno tutte una sola giocatrice: Bielorussia, Giappone, Svizzera, Ucraina, Italia, Filippine, Belgio. Ma forse il dato più inatteso è la mancanza di tenniste russe.
