C’è un modo molto “Muchova” di vincere una partita così, non solo reggendo la velocità di Naomi Osaka, ma facendole perdere i riferimenti. Non solo rispondere alla potenza con altra potenza, ma aspettare il momento giusto per spezzare il ritmo, abbassare la palla, prendersi la rete. È così che Karolina Muchova ha costruito il suo 7-6(4) 6-4 nei quarti di Wimbledon, una vittoria che le vale la prima semifinale in carriera ai Championships e conferma una crescita sull’erba che, finalmente, non è più soltanto potenziale.
In conferenza stampa, la ceca parte dal servizio, anche se con una precisazione: “In realtà sono stata brekkata due volte all’inizio. Dovevo abituarmi al campo, all’arena. È abbastanza chiusa e non avevo ancora avuto modo di provarla, perché sono arrivata tardi al torneo e non mi ero allenata sui campi più grandi”. Poi, una volta trovati riferimenti e prospettiva, tutto è cambiato: “Quando mi sono abituata, mi sono sentita più a mio agio. Aiuta molto quando servi bene: nei momenti difficili posso affidarmi al servizio o al servizio più uno”.
Il piano tattico era chiaro: non farsi travolgere dalla prima accelerazione di Osaka. “Lei ha giocato molto bene, colpiva fortissimo e vicino alle righe. Ho cercato di pareggiare la sua velocità e, quando ne avevo l’occasione, di giocare anch’io più forte. Poi, quando accorciava, provavo a usare lo slice o ad andare a rete per cambiare un po’”. È lì, nella variazione, che Muchova continua a essere una delle giocatrici più riconoscibili del circuito.
“Il mio tennis è sempre stato questo”: Novotna, Stefkova e la costruzione di uno stile
Il risultato dice semifinale Slam, ma il percorso racconta qualcosa di più profondo. Muchova ha battuto due campionesse Slam una dopo l’altra e, a questo punto, non può più nascondersi dietro la sorpresa. “Non ho giocato tantissimo sull’erba in passato. Questo è il mio miglior risultato, quindi dal punto di vista del risultato sì, è il mio miglior tennis su questa superficie”. Ma non è solo questione di classifica o di tabellone: “Quest’anno ho giocato Berlino e Bad Homburg prima di Wimbledon. Mi ha aiutato avere partite, fare esperienza.Ora mi sento sicuramente più comoda sull’erba”.
Il suo tennis, però, non nasce oggi. Muchova lo rivendica con naturalezza: “Non ho mai giocato in modo diverso. Per me è sempre stato naturale giocare così, fin da bambina”. E quando le chiedono chi abbia avuto più merito nella costruzione del suo stile, la risposta va alle radici: “Direi le mie due allenatrici di quando avevo circa dieci anni, nella mia città: Jana Novotna e Sylvia Stefkova. Mi hanno sostenuta in questo stile, cercando di migliorarlo sempre. Non mi hanno mai detto: ‘No, così non funzionerà’”.
Anche lo slice, oggi una delle armi più importanti del suo repertorio, è nato così, quando ancora non era così efficace: “Ci lavoravamo anche se da bambina non funzionava molto. Per questo do grande credito a loro. E poi a tutti gli allenatori che ho scelto e con cui ho lavorato: la chiave è sempre stata sviluppare questo tipo di gioco”.
Sven, la salute ritrovata e Gauff all’orizzonte
Inevitabile, in conferenza, il passaggio su Sven Groeneveld, presenza sempre più centrale nel suo percorso. Muchova sorride: “Me lo chiedono in ogni conferenza. Non è che sia stanca di dire quanto sia una brava persona”. Poi entra nel merito: “È una brava persona, e per me è molto importante. Ha tanta esperienza. Credo che ci siamo trovati sul campo: in ceco diremmo che siamo sulla stessa onda. È bello avere qualcuno che ti dà fiducia, che è positivo”.
Fiducia è una parola chiave, soprattutto per una giocatrice che negli ultimi anni a Wimbledon non era riuscita a esprimersi anche per problemi fisici importanti. Due anni fa arrivava dall’operazione al polso, lo scorso anno faticava persino a colpire il rovescio in topspin. Oggi il quadro è diverso: “Apprezzo molto di più il tempo che passo qui, il fatto di poter giocare e di non avere quei grandi problemi che ho avuto in passato. Sono felice perché ora posso ‘vendere’ il mio gioco, posso usarlo”.
Adesso c’è Coco Gauff, avversaria complicatissima e fisicamente tra le più complete del circuito. Muchova lo sa bene: “È una grande atleta, una delle migliori del mondo nel nostro sport. È dura giocare contro di lei. Sono felice che sull’erba siamo 0-0, è un bilancio migliore per me”. Poi aggiunge: “Ti rimanda tante palle, ha molte armi, è una grande combattente. Tutto questo rende il suo gioco difficile per me”.
In chiusura una piccola ironia finale, relativamente alla sua allergia al gioco su erba. “Sì, sono allergica. Prendo pillole, molte pillole”. A giudicare da come si muove, varia e inventa su questi prati, il rimedio sembra funzionare benissimo.
