Wimbledon, Osaka: “Sento che c’è ancora la possibilità di vincere uno Slam”

Naomi Osaka saluta Wimbledon dopo la sconfitta con Karolina Muchova: “Non avevo energia, le gambe erano completamente andate”. "Ho pagato un po' la stanchezza" ha ammesso.

Di Carlo Galati
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Naomi Osaka - Wimbledon 2026 (foto X @wimbledon)
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Naomi Osaka non cerca troppe scuse, e forse proprio per questo la sua conferenza stampa dopo la sconfitta contro Karolina Muchova, 7-6 6-4, racconta più di quanto dica il punteggio. C’è la delusione di un’occasione mancata, certo, ma anche la consapevolezza che questo Wimbledon le ha lasciato qualcosa: Naomi può ancora essere una giocatrice pericolosa.

È stata una partita molto dura per me. Posso provare a trovare aspetti positivi, ed è questo il mio atteggiamento, ha spiegato Osaka. Il positivo, però, non è stato immediato da rintracciare nella giornata della sconfitta: “Nel torneo in generale sì, perché è il risultato migliore che abbia mai ottenuto qui. Ovviamente mi sarebbe piaciuto andare molto più avanti. Ma oggi è difficile pensare subito a qualcosa di positivo. Nell’ultimo match avevo giocato così bene, mentre oggi sento di non aver giocato bene per niente e di non aver avuto energia”. Poi il sorriso, quasi a stemperare: “Il punteggio è stato anche buono, per come mi sentivo”.

Il punto centrale, per Osaka, è stata proprio la gestione delle energie. Prima di Wimbledon aveva giocato più partite del solito, cercando ritmo e continuità. L’esperimento ha funzionato fino a un certo punto, ma il prezzo è arrivato nel giorno meno adatto. Lo sentivo arrivare, perché ho giocato molte più partite di quanto faccia di solito prima di uno Slam. Volevo provarci, capire il ritmo. È andata bene, ma probabilmente non lo rifarei. È stata un’accumulazione: due settimane di fila senza un giorno libero”.

“Il caldo? Se fosse stato più caldo forse avrei vinto”

Curiosamente, Osaka non ha voluto attribuire il calo alle condizioni climatiche, anzi. Quando le è stato chiesto se il caldo potesse aver inciso su quel margine sottile che separa vittoria e sconfitta, Naomi ha ribaltato completamente la prospettiva: “Per me è il contrario. Se fosse stato più caldo, probabilmente avrei vinto. Non mento: quando fa davvero caldo sento che si attivano i miei poteri, o qualcosa del genere. Preferisco quelle condizioni”.

Molto più determinante, semmai, è stato il tennis di Muchova. Dopo aver affrontato e battuto Aryna Sabalenka nel turno precedente, Osaka si è trovata davanti un’avversaria completamente diversa, capace di togliere ritmo, cambiare traiettorie, usare lo slice e la mano con grande naturalezza. Sono giocatrici molto diverse, anche se le ho affrontate entrambe più volte. Era la prima volta che giocavo contro entrambe sull’erba. Con Muchova, il suo slice, il modo in cui entra in campo: tutto questo sull’erba è molto difficile da gestire”.

La giapponese non ha nascosto anche qualche problema fisico, pur affrontandolo con la solita ironia. Alla domanda sulla caviglia, ha sorriso: “Non è la caviglia, sto solo invecchiando. Ho la fascite plantare ai piedi, almeno pensiamo sia quello. È iniziata in Germania, ma non sono mai le mie caviglie: quelle sono molto flessibili”. Un fastidio che, secondo Osaka, potrebbe essere legato soprattutto al cambio di superficie: “È cominciato durante la off-season dello scorso anno. Forse perché sto molto più sulle punte. Penso che si sia riattivato sull’erba, perché devo spingere molto di più in avanti. Non credo che mi darà problemi sul cemento”.

“Posso migliorare ancora molto. E nella mia testa c’è ancora la possibilità di vincere uno Slam”

La sconfitta brucia anche perché Osaka sente di aver avuto più margine di quanto il risultato racconti. Non è una resa, ma una frustrazione quasi costruttiva: la sensazione di non aver espresso tutto ciò che aveva dentro. So che i miei risultati non lo mostrano, ma ogni volta che gioco uno Slam la mia intenzione è vincere. L’anno scorso ero arrivata in semifinale e volevo disperatamente andare in finale, ma Amanda giocò in modo incredibile. Non ero nemmeno arrabbiata che avesse vinto. Questa invece è un po’ più dura da accettare, perché sento che avrei potuto fare molto di più”.

E proprio lì Osaka trova il vero elemento da portarsi via da Londra: essere arrivata ai quarti e sentire, allo stesso tempo, di avere ancora tanto margine“Forse dovrei trovare il positivo in questo: sono arrivata ai quarti e sento di poter migliorare ancora moltissimo come giocatrice. Nella mia testa penso che ci sia ancora l’opportunità di vincere uno Slam”.

Il servizio, arma fondamentale per tutta la sua campagna londinese, l’ha abbandonata nel finale. Non per paura, ma per mancanza di spinta: “Sentivo che le gambe erano completamente andate. Non riuscivo più a spingere. Era una sensazione strana, come se le gambe fossero scollegate dalla parte alta del corpo”. Poi ancora ironia, prima di tornare seria: “Sto arrivando ai 30, forse è quello. Scherzo. Penso davvero che debba programmare meglio il calendario. Ho vissuto questa esperienza e ho imparato”.

Con Tomasz Wiktorowski, Osaka sente comunque di aver trovato una guida capace di darle fiducia, non solo ordine. “Mi sta aiutando a fidarmi di me stessa, della velocità della mia palla, e a non avere paura di sbagliare. Oggi ho commesso molti errori, ma li ricorderò e spero che non succeda di nuovo. L’erba, superficie che per anni sembrava respingerla, stavolta le ha restituito stabilità: “Mi sono sentita molto più stabile. In difesa ho giocato meglio, riuscivo a colpire più forte e a fare più counter-punching quando l’avversaria era aggressiva”.

Il rimpianto più grande resta la risposta: Avrei voluto fare di più in risposta. Forse è la cosa principale che porterò via da questa stagione sull’erba. Osaka lascia Wimbledon senza semifinale, ma con una prospettiva diversa. Non più quella di una campionessa che cerca di riconoscersi, ma di una giocatrice che ha ritrovato almeno una parte importante del proprio territorio competitivo. E ora torna sul cemento, la sua superficie preferita, con una frase che pesa più di qualsiasi statistica: Sento che c’è ancora un’opportunità per vincere uno Slam.

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