Una splendida partita, probabilmente la migliore del torneo, una vittoria al foto-finish dopo un match-point annullato, Karolina Muchova trova la sua seconda finale dello Slam a Wimbledon, sulla superficie che conosce meno di tutte. E su un campo sul quale non aveva mai giocato.
Il Centrale
Era la tua prima partita in assoluto sul Centre Court.
KAROLINA MUCHOVA: “Sì.”
Com’era l’atmosfera? E come ti senti fisicamente dopo quella battaglia, anche con il caldo e forse un problema agli addominali?
KAROLINA MUCHOVA: “Il campo è incredibile. Ho avuto la possibilità di allenarmi lì oggi, il che è stato molto utile per abituarmi al campo, al tetto e all’ambiente in generale.
È un campo bellissimo. Era pieno, c’era un’atmosfera fantastica. È un’esperienza meravigliosa giocare lì, ancora meglio ottenere la mia prima vittoria su quel campo. È stata una battaglia molto lunga e dura, fisicamente e mentalmente.
Alla fine ho avuto un dolore al fianco, non era agli addominali. Non riuscivo a respirare bene. Stavo cercando di massaggiarlo un po’ per farlo passare.
Ma sì, è stata una pura lotta.”
La seconda finale Slam
Questa è la tua seconda finale Slam. Si dice sempre che la seconda sia più facile. C’è qualcosa che hai fatto prima della tua prima finale Slam che non rifaresti o che faresti diversamente?
KAROLINA MUCHOVA: “Dovrei ricordarmi cosa ho fatto a Parigi. È passato un po’ di tempo, sono tre anni. Non ricordo bene cosa facessi nel giorno di riposo.
Cercherò semplicemente di fare quello che ho fatto in queste due settimane. Stessa routine, stesse cose. Domani colpirò per 30 minuti, cercherò di restare tranquilla, recuperare al meglio e poi giocare l’ultima partita sabato.”
Quali sono questi rituali, se ci sono?
KAROLINA MUCHOVA: “Andiamo al campo, colpisco per 30 minuti, solo un allenamento leggero per sentire la palla e il campo. Poi ho mezza giornata libera. Vado a mangiare bene. Vado ogni giorno nello stesso bar. Piccole cose.”
Il tie-break
Nel tie-break, soprattutto alla fine, hai avuto molto successo andando a rete. Quando torni a rete dopo aver perso un punto, è fiducia nel tuo gioco o conoscenza degli schemi? Quanto devi fidarti di te stessa?
KAROLINA MUCHOVA: “Onestamente quel tie-break è stato una specie di montagne russe anche emotivamente. Un punto mi sentivo bene, facevo un vincente, poi subito dopo un errore terribile.
Nella mia testa pensavo solo che dovevo continuare a colpire. Mi dicevo che se avessi perso, volevo farlo alle mie condizioni. Le mie condizioni sono andare avanti, giocare aggressiva, andare a rete.
Anche se Coco è un’atleta incredibile e riesce sempre a ribaltare lo scambio, sapevo che anche dopo una buona volée lei sarebbe stata lì a passare. Ma questo è il mio gioco e volevo restarci fedele.”
Il match point annullato
Ti ricordi il momento in cui lei ha avuto quella palla corta mentre tu eri molto indietro sul suo match point? Hai pensato “è finita”?
KAROLINA MUCHOVA: “Pensavo di arrivarci (sorride).”
Quando ha giocato la smorzata, pensavi lo avrebbe fatto?
KAROLINA MUCHOVA: “Pensavo di arrivarci. Ma in uno scambio precedente non ci ero arrivata e lei aveva vinto il punto. Sono stata felice che quella non abbia superato la rete.”
Il dolore al polso
Meno di un anno fa stavi tornando da un infortunio al polso. In quel periodo eri sicura di poter tornare a questo livello?
KAROLINA MUCHOVA: “Per me l’anno scorso era semplice: o il dolore sarebbe passato e avrei potuto giocare, oppure avrei dovuto operarmi. Non avrei mai continuato a giocare con quel dolore adattando il gioco, non ha funzionato nemmeno provando il rovescio a una mano.
Fortunatamente il dolore è passato. Abbiamo lavorato molto e ora posso giocare di nuovo al massimo.”
Quando è passato il dolore?
KAROLINA MUCHOVA: “Dopo Wimbledon dell’anno scorso (sorride).”
