[9] L. Noskova b. [12] M. Kostyuk 6-4 6-4
La prima semifinale aveva lasciato sul Centre Court il rumore di una battaglia vera, chiusa in extremis da Karolina Muchova. La seconda, tra Marta Kostyuk e Linda Noskova, non ha raggiunto gli stessi livelli di intensità e spettacolo, ma ha raccontato comunque una storia importante: quella di una giocatrice, Noskova, chiamata per la prima volta in carriera a misurarsi con il campo centrale di Wimbledon e capace di gestire l’occasione con sorprendente lucidità.
Primo Set: Kostyuk imprecisa e a corto di idee. Noskova fa suo il 1° parziale
La seconda semifinale dei Championship si “stappa” con molta fatica, e dopo aver assistito allo show tra Coco e Karolina, bisogna riabituare l’occhio a un tennis meno vistoso e spettacolare. I rapidi servizi delle due giocatrici trasformano i primi giochi in pura formalità; l’ucraina è la prima a mettere a referto degli errori da matita rossa, commessi col dritto in avanzamento per ben due volte. Kostyuk concede il primo “deuce” a Noskova, che però non riesce a parare le poderose prime al corpo sferrate dalla campionessa del Mutua Madrid Open. La ceca, col passare dei minuti, s’iscrive al match con delle accelerazioni interessanti che spiazzano la rivale, spesso la prima a cedere sulla diagonale di dritto. La giovane tennista di Vsetin è più concreta, ed è la prima a fronteggiare una palla break in questa tesissima seconda semifinale di Wimby. Con una saetta esterna, Marta cancella prontamente l’opportunità di break per l’avversaria, ma pochi giochi più tardi, la numero 12 del seeding disputa un turno di servizio confuso e colmo di errori, consegnando il parziale a Noskova con lo score di 6-4.
Secondo set: Noskova resiste alla reazione di Kostyuk, prima finale Slam
Il secondo set sembra indirizzarsi presto dalla parte di Linda Noskova. Dopo appena quattordici minuti arriva infatti il break nel quarto gioco: Marta Kostyuk smarrisce ordine e misura, concede il game a zero con un pesante poker di errori e permette alla ceca di scappare sul 3-1. Per l’ucraina, già sotto di un set, è il momento più delicato della partita: il rischio è quello di vedere sgretolarsi definitivamente le proprie chance.
La reazione, però, arriva subito. Nel game successivo è Noskova a dover fronteggiare le prime vere difficoltà al servizio: la ceca ha due palle per salire 4-1, ma sulla prima Kostyuk trova una risposta prodigiosa, poi un errore piuttosto gratuito rimette tutto in discussione. Alla prima palla break del suo match, l’ucraina non trema e firma l’immediato controbreak. È il passaggio in cui cambia anche il linguaggio del corpo di Kostyuk, più combattiva, più reattiva, finalmente disposta a sporcare la partita e a restare dentro lo scambio.
Noskova, però, non si lascia trascinare dentro l’onda emotiva dell’avversaria. Continua a cercare campo con i colpi di inizio gioco, si aggrappa alla solidità dei propri turni di battuta e arriva al decimo game con la possibilità di chiudere. Sul 5-4 si procura due match point: Kostyuk annulla il primo prendendosi l’iniziativa senza tremare, ma sul secondo il diritto dell’ucraina finisce in corridoio. Dopo un’ora e 20 minuti, Noskova può alzare le braccia: 6-4 6-4 e prima finale Slam in carriera.
Per Kostyuk resta il rammarico di una semifinale in cui non è riuscita a esprimere il suo miglior tennis, pur avendo mostrato nel secondo set una reazione immediata dopo il break subito. Era lei, tra le due, la giocatrice con maggiore esperienza nelle grandi occasioni recenti: nel 2026 aveva conquistato il primo WTA 1000 della carriera a Madrid, dopo il titolo di Rouen, e al Roland Garros si era spinta fino alla semifinale, arrivandoci forte di una striscia di 17 vittorie consecutive. A Wimbledon, però, non è bastato.
Noskova, al suo quarto Wimbledon, completa così il salto più importante della carriera e regala alla Repubblica Ceca una pagina storica: contro Karolina Muchova sarà infatti la prima finale tutta ceca nella storia di uno Slam in singolare femminile. Un derby nazionale in finale Major che mancava da nove anni, dall’US Open 2017 tra Sloane Stephens e Madison Keys. Allora fu una questione tutta americana; questa volta, sul Centre Court, si parlerà ceco.
ha collaborato Pietro Sanò
