PREMIUM Cosa c’è dietro al successo di Linda Noskova e del tennis della Repubblica Ceca

La storia della crescita di Linda Noskova sino alla vittoria di Wimbledon dimostra perchè il tennis della Repubblica Ceca continua a produrre giocatrici di valore mondiale

Di AGF
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Linda Noskova (sinistra) e Karolina Muchova (destra) - Wimbledon 2026 (foto X @ausopen)

A questo punto, però, ci rimane da colmare il racconto del periodo da professionista di Noskova, vale a dire il quinquennio 2021-26 che inizia con l’affermazione nello Slam junior sulla terra battuta francese e termina con il successo nello Slam delle adulte sui prati inglesi. Intanto vorrei far notare un aspetto tecnico, che è una costante di quasi tutti i club della Repubblica Ceca. Visto il clima e la tradizione sportiva locale, in molti circoli si gioca nei mesi di bel tempo all’aperto su campi di terra battuta e in inverno su campi indoor molto rapidi. E’ esattamente, per esempio, l’esperienza capitata a Petra Kvitova.

Questo mix di superfici così diverse, aiuta a completare sia tecnicamente che tatticamente le giocatrici, ma insegna anche spirito di adattamento. E forse non è un caso che sia proprio l’erba, la superficie meno praticata dai giocatori e che per questo non concede molto tempo per ambientarsi, quella che ha visto i maggiori successi delle giocatrici ceche negli ultimi anni. Dal 2011 a oggi, il tennis ceco ha vinto sei Slam (due Kvitova, due Kreicikova, uno Vondrousova e uno Noskova): ben cinque sono arrivati dall’erba, e uno (Krejcikova 2021, Roland Garros) dalla terra battuta. Eppure le occasioni numericamente più rilevanti in calendario sono quelle sul cemento (due Major all’anno).

Dal 2021 al 2022 nel giro di poco più di un anno, Noskova passa dalla posizione 1050 del rankig WTA alla 184, attraverso ottimi risultati nei tornei ITF. E così, l’anno dopo il successo da Junior al Roland Garros, è già in grado di affrontare le qualificazioni del torneo delle adulte: le supera e gioca il primo turno nel main draw (sconfitta da Emma Raducanu). Nel luglio dello stesso anno, il 2022, raggiunge la semifinale sul cemento di Praga, ma il torneo che comincia a farla conoscere al mondo arriva nel gennaio del 2023, quando ad Adelaide, da numero 102 del ranking, sconfigge due top 10: Kasatkina (n.8) e Jabeur (n.2). Sale attorno alla 50ma posizione e comincia a diventare una giocatrice temuta, per via del suo tennis di attacco che, quando è in giornata, può diventare difficile da arginare.

Ma direi che la dimostrazione del salto di qualità che la proietta nella fascia importante del tennis WTA si verifica quando è ancora diciannovenne nella trasferta australiana del 2024. Prima raggiunge la semifinale a Brisbane, poi i quarti di finale all’Australian Open dopo avere sconfitto Bouskova, Svitolina e soprattutto la numero 1 del periodo Iga Swiatek. Iga è reduce da un 2023 con il titolo al Roland Garros e alle WTA Finals, e per questo, dopo il successo sul cemento di Cancun è la prima favorita anche in Australia. Invece dopo un inizio in salita, Noskova disputa un match ultra offensivo; serve bene, ma soprattutto attacca Swiatek sistematicamente anche nei turni di risposta e così ottiene l’upset più clamoroso del periodo (3-6 6-3 6-4). Grazie ai punti australiani raggiunge anche un ranking che le permette di essere testa di serie negli Slam. Intanto continua a lavorare con Tomas Krupa, ma chi la segue più assiduamente è Lukas Dlouhy, ex doppista ceco, che per un periodo ha giocato in coppia con Leander Paes.

Non entrerò troppo nel dettaglio perché considero abbastanza noiosi gli elenchi dei risultati raggiunti stagione per stagione: QUI potete trovare la lista completa dal 2024 in poi. Per sintesi mi limito a quelli più importanti a livello WTA: vittoria a Monterrey nel 2024; finale a Praga, Pechino e Tokyo nel 2025, con ingresso in Top 20. E nel 2026 il recente successo sull’erba di Berlino che le permette di entrare per la prima volta in carriera fra le prime 10 del mondo.

Grazie a questa classifica diventa testa di serie numero 9 a Wimbledon 2026, il torneo della consacrazione. Il suo percorso ai Championships ha avuto un avvio con qualche incertezza, con il momento più complicato al terzo turno nella partita contro Sorana Cirstea, disputata sul Court 3. Sappiamo che Sorana sta giocando la sua ultima stagione da professionista, ma che sta anche offrendo le migliori prestazioni della carriera. Da inviato, non ho seguito il loro match per intero, ma la seconda parte fino alla conclusione. Ebbene ho avuto l’impressione di assistere a un match di pugilato: colpo su colpo, entrambe rifiutavano di fare un passo indietro. E così gli scambi si susseguivano a velocità vorticosa; una sfida a chi avrebbe sbagliato per prima oppure a chi per prima sarebbe stata in grado di trovare un vincente. Nel terzo set, sul 5-4 e servizio, Noskova ha dovuto fronteggiare un match point. Poi, superato questo passaggio strettissimo, ha concluso il match al fotofinish: 11-9 al supertiebreak. La sensazione è che si sia trattato di un match “caldo” sul piano emotivo e che, in questa lotta anche di personalità, Cirstea fosse probabilmente più a suo agio di Noskova.

Dopo questo match, però, le partite successive di Linda sono state molto più “fredde” e controllate a livello agonistico. E forse più adatte al suo modo di stare in campo, che raramente è plateale o molto comunicativo, quanto piuttosto caratterizzato da una concentrazione abbastanza introversa.

Nel turno seguente (quarto round) contro Madison Keys, la partita si gioca su pochi punti: quasi inevitabile quando si affrontano due grandi colpitrici dotate di un servizio dominante. Nei momenti decisivi la maggiore solidità del rovescio e la superiore efficacia alla risposta di Linda fanno la differenza, permettendole di chiudere la partita addirittura in due set (6-4, 7-6). Si tratta del primo match in assoluto tra Keys e Noskova, e il raffronto con una delle giocatrici che possiede colpi fra i più veloci del circuito come Keys, lascia capire quanto potente sia, almeno in questo torneo, anche il tennis di Linda.

Nei quarti di finale trova Elise Mertens, che tutto sommato è ancora brava ad arginarla sul piano del punteggio (6-3, 7-5), anche se la sensazione da spettatore sul Court One è che la vincitrice della partita non sia mai in discussione. Cito solo un dato che spiega meglio del risultato finale la differenza in campo: Mertens conquista una sola palla break in tutta la partita (non convertita), Noskova undici (convertite due). Semplicemente nei propri turni di servizio Linda è quasi intoccabile, e di fatto tutto il tema principale del match è la strenua lotta di Elise nel tentativo di tenere i propri game di battuta.

Superato lo scoglio Mertens, si definiscono le semifinali: da una parte quella più nobile (per vittorie e finali Slam) tra Gauff e Muchova. Dall’altra quella tra le giocatrici forse più in forma nel torneo, cioè Noskova e Kostyuk. Sulla carta dovrebbe trattarsi di una partita equilibrata, invece lo svolgimento in campo è molto più unidirezionale; e per certi aspetti nemmeno troppo diverso dal turno precedente: Noskova serve così bene da concedere pochissimo nei propri turni di battuta, mentre Kostyuk spesso va in sofferenza sull’aggressività alla risposta di Linda. Risultato finale: 6-4, 6-4.

Con il senno di poi, dopo avere seguito anche la finale contro Muchova, confesso di avere riconsiderato le parole in conferenza stampa di Kostyuk. Marta aveva detto: “Lei ha servito in maniera incredibile. Io so di essere una buona ribattitrice, ma oggi c’era davvero poco da fare”. Lì per lì avevo pensato che fossero dichiarazioni fatte per limitare la portata della delusione per un match finito male, e che la qualità dei colpi, soprattutto del servizio, di Noskova fosse stata un po’ ingigantita.

Ma poi è arrivato il sabato della finale, e per quindici game Noskova ha riservato a Muchova lo stesso trattamento inferto a Kostyuk. Il servizio così preciso, vario e potente le permette di dedicarsi con più concentrazione ai game di risposta e in questo modo arriva a un metro dal traguardo di una finale che avremmo definito dominata. Ricordo il punteggio: 6-2, 5-2 e tre match point, Wimbledon sembra ormai concluso.

Quello che è accaduto poi, a mio avviso, ha avuto innanzitutto cause mentali e psicologiche, più che tecniche. Sui match point Linda si irrigidisce, perde la fluidità esecutiva, e in questo modo restituisce speranze alla compagna/avversaria Muchova. E così si riapre una finale altrimenti già vinta. Meglio per noi spettatori, che abbiamo avuto in regalo un match più lungo, intenso, equilibrato e ricco di nuovi spunti. Ma a conti fatti il risultato non cambia. Noskova gioca un terzo set nel quale torna a non perdere la battuta e quindi l’unico break strappato nel secondo game si rivela determinante (6-2, 5-7, 6-3).

In compenso quando la partita si è fatta più equilibrata, abbiamo potuto ammirare da parte di Linda anche soluzioni differenti rispetto a quelle di potenza pura. Drop-shot o alcune discese a rete, quando Karolina aveva provato a muovere di più lo scambio sulla verticale, attraverso palle corte più frequenti. Ma forse il game da incorniciare di Noskova nella finale è stato il quinto del secondo set, in cui ha giocato in sequenza una serie di vincenti di livello impressionante per qualità e varietà.

Il tutto a conferma di quanto si diceva all’inizio: la base tecnica delle tenniste ceche è quasi sempre più solida e completa della media del circuito, anche se spesso, per il tipo di tennis che praticano, certi colpi vengono poi raramente utilizzati.

Dicevo all’inizio che non capitava dai tempi di Petra Kvitova che la vincitrice di Wimbledon fosse così giovane, ma mi verrebbe da dire che, oltre all’età e alla nazionalità, Kvitova e Noskova hanno in comune l’impostazione da attaccanti sistematiche. Giocatrici per cui è fondamentale avere un grande supporto dal servizio, dalla risposta e in generale poter liberare il prima possibile la potenza dei loro colpi. Se invece per una qualche ragione sono costrette sulla difensiva, allora le loro chance di affermazione calano di parecchio. Anche perché non è certo la mobilità in copertura il loro punto forte.

Ovviamente un genere di tennis così dominante (e rischioso) lascia impressioni notevoli quando tutto funziona: in questi casi la vittoria sembra quasi ineluttabile, perché molto spesso l’avversaria diventa una sorta di comprimaria dello spettacolo, in cui punti vinti e punti persi sono in maggioranza decisi da chi governa la partita. Ma proprio l’esperienza legata alla carriera di giocatrici del recente passato con una impostazione simile (Kvitova in primis), non può farci scommettere con certezza sulla continuità di rendimento di Noskova. Per quanto mi riguarda non penso di conoscerla a sufficienza per intuire quanto possa offrire in futuro. Anche perché da sabato scorso il suo status è cambiato, e di conseguenza anche le avversarie scenderanno in campo contro di lei con un atteggiamento differente.

Chiudo con una nota caratteriale. Da una serie di dichiarazioni e scelte recenti, mi pare di aver capito che Noskova possieda una personalità molto decisa e indipendente, per nulla timorosa delle scelte controcorrente; anche se ha solo ventuno anni. Tra le cose che ha detto durante la premiazione di Wimbledon, c’è stata una frase di comprensione per il suo team, perché “A volte starmi vicino non è così semplice”. Ma ricordo anche una intervista più specifica sul tennis nella quale aveva espresso la sua contrarietà nei confronti del coaching: “Durante la partita mi piace fare di testa mia”, aveva detto. Non sono abituata a rivolgermi continuamente all’angolo del mio allenatore”. Con queste premesse, evidentemente, se si tornasse al divieto dei consigli da parte del coach, lei avrebbe ben poco da perdere; e infatti lo ha confermato: “Sì, direi che sono contraria”.

Infine racconto l’episodio che forse ha avuto più diffusione tra i media. Durante l’ultima offseason, invece che la classica vacanza di riposo totale, Noskova ha deciso di fare volontariato in Africa. Ha scelto la Tanzania, in particolare un’Isola di Zanzibar di quelle non turistiche, dove ha fatto da assistente all’infanzia in una scuola locale. Lì nessuno la conosceva e ha dormito con altre volontarie in una stanza con i letti a castello e senza aria condizionata. Linda ha raccontato che questa decisione era considerata inconcepibile dalle colleghe tenniste, che erano così incredule da chiederle più e più volte se non fosse uno scherzo. Ma l’idea non era stata accolta granché bene neanche dal suo entourage tecnico. Per questo il coach, Tomáš Krupa, nel tentativo di dissuaderla, le aveva invato una serie di notizie a proposito dei rischi sanitari e di ordine pubblico che potevano correre gli stranieri in quel periodo in Tanzania. Linda ha fatto subito capire quanto fosse disposta a cambiare idea; infatti gli ha risposto all’incirca: Grazie per tutte queste notizie, così partirò più informata”.

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