PREMIUM Cosa c’è dietro al successo di Linda Noskova e del tennis della Repubblica Ceca

La storia della crescita di Linda Noskova sino alla vittoria di Wimbledon dimostra perchè il tennis della Repubblica Ceca continua a produrre giocatrici di valore mondiale

Di AGF
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Linda Noskova (sinistra) e Karolina Muchova (destra) - Wimbledon 2026 (foto X @ausopen)

L’edizione 2026 di Wimbledon al femminile si è conclusa con un trionfo per il tennis della Repubblica Ceca. Linda Noskova ad appena 21 anni si è laureata nuova campionessa dei Championships, ma nella finale a contenderle il titolo ha avuto di fronte Karolina Muchova, 29 anni, ugualmente ceca. Se mettiamo da parte gli USA e le sorelle Williams, per trovare una finale di Wimbledon tra giocatrici della stessa nazione occorre risalire al 1971 quando si disputò il derby australiano tra Evonne Goolagong (vincitrice) e Margaret Smith Court. Nessuna altra nazione ci era riuscita da allora.

Non solo: raggiungendo il titolo a 21 anni e 237 giorni, Noskova è la più giovane a conquistare Wimbledon dai tempi di Petra Kvitova, che nel 2011, era stata capace di affermarsi a 21 anni e 116 giorni. Dunque, un’altra tennista ceca.

Confesso che sono stato un po’ incerto sul tema dell’articolo del martedì post Slam: concentrarmi sulla vincitrice o allargare il campo a tutto il tennis ceco femminile, vista la straordinarietà della sua affermazione?

Ragionando però sugli inizi di Noskova, mi sono reso conto che, per moltissimi aspetti, raccontare la sua storia e la sua affermazione è già di per sé un modo per spiegare perché il tennis ceco al femminile continua a produrre giocatrici di alto livello. Giocatrici non solo capaci di vincere i titoli più prestigiosi in calendario, ma anche di passarsi il testimone di generazione in generazione, continuando ad alimentare un movimento che concilia qualità e quantità. Il tutto in una nazione di neanche 11 milioni di abitanti. E in questo momento Noskova non è neanche l’ultima arrivata, visto che in Top 100, più giovani di lei ci sono già Sara Bejlek e Nikola Bartůňková (nate nel 2006) e Tereza Valentová (2007).

Prima di iniziare con Noskova, una informazione utile per i lettori: se siete interessati all’argomento e vi interessa una analisi storica non fatevi sfuggire questo articolo di Luca Baldissera uscito lo scorso anno. Io qui non parlerò, per esempio, di Martina Navratilova, ma potete rifarvi leggendo il pezzo in questione.

Cominciamo allora dagli inizi di Noskova. Linda nasce nel novembre 2004 a Bystřička un un piccolo paese nell’estremo est del paese, a pochi chilometri dal confine slovacco. La sua non è una famiglia di tennisti; il padre è operaio nelle ferrovie, la madre gestisce un negozio di articoli sportivi. Insomma, la famiglia non ha una situazione economica privilegiata e nemmeno conoscenze o agganci particolari nel mondo del tennis. Da bambina Linda prova diversi sport, tra cui ginnastica, equitazione (grande passione della madre) e tennis. Quando i genitori si accorgono che con la racchetta in mano si diverte ed è piuttosto dotata, decidono di portarla a giocare nel club locale. Il circolo si chiama Valašské Meziříčí. Vi dice qualcosa? A me no, eppure è il club dove ha cominciato a giocare Tomas Berdych.

Quando poi la giovanissima Noskova inizia a competere nei piccoli tornei locali, a 6-7 anni, è notata da un anziano signore, che la mamma non conosce. Quando la mamma comincia a dialogare con questo sconosciuto, scopre che si chiama Vlastimil Stepanek: si tratta del padre di Radek Stepanek, fa il maestro di tennis e frequenta i tornei di periferia perché è sempre alla ricerca di nuovi talenti.

E’ così che Linda viene coinvolta nelle prime selezioni a livello regionale e poi nazionale. Dunque, anche senza abitare a Praga o in un’altra città di una certa importanza, Noskova ha potuto cominciare in un club che aveva già formato un giocatore del livello di Berdych, e subito dopo, senza bussare ad alcuna porta, si è ritrovata sotto la lente di ingrandimento di un talent scout come il padre di Stepanek.

Primo passo della crescita è la formazione tecnica. Anche sotto questo aspetto, tutti gli appassionati di tennis sanno che le giocatrici ceche pur non essendo fatte con lo stampino sono caratterizzate da una base tecnica molto solida e più completa della media. Tutte in sostanza “giocano bene a tennis”, mantenendo però la specificità individuali. Basi solide, ma con libertà di esprimere le proprie doti: pensate per esempio alle differenze che caratterizzano Kvitova, Bouzkova, Muchova, Vondrousova e Noskova. Ho fatto i primi cinque nomi che mi sono venuti in mente, ma se ne possono fare altrettanti che non fanno che confermare la tesi: per esempio Strycova, Safarova, Pliskova, Krejcikova e Siniakova. Forse la più criticabile sul piano tecnico è Katerina Siniakova, per via di un dritto un po’ ballerino e poco ortodosso. Ma in compenso Siniakova, a dimostrazione di quanto sia completa, non è solo un’ottima singolarista, ma è anche la più forte al mondo nel doppio: lei cambia le compagne, ma continua a rimanere in cima alle classifiche assolute.

Nel caso di Noskova il secondo step arriva dal trasferimento verso il circolo di Trojanovice. Qui i tecnici hanno una programma di collaborazione con la scuola con sede in Svizzera di Melanie Molitor (la madre di Martina Hingis, sua storica allenatrice) che affina Noskova sul piano tecnico attraverso dei ripetuti stage. Stage che alla famiglia non costano nulla. Quindi in questo periodo Linda ha una formazione tecnica a metà tra insegnanti locali e l’Accademia Molitor.

Come si vede, chi comincia a giocare a tennis in Repubblica Ceca, anche partendo da un piccolo paese periferico si trova comunque immerso in un sistema tanto capillare quanto competente che forse non ha pari nel resto del mondo. In un contesto del genere, è molto più probabile che chi possiede del talento, magari anche grezzo, venga notato, indirizzato, cresciuto e “rifinito” meglio che nella maggior parte delle altre nazioni. E’ il classico circolo virtuoso che si autoalimenta. Sia per quanto riguarda la formazione dei tecnici, sia per quanto riguarda il reclutamento delle nuove leve. Perché è più probabile che tecnici capaci formino altri tecnici capaci, tramandando la cultura didattica di generazione in generazione. Ma è anche più probabile che una bambina particolarmente dotata sul piano fisico veda in televisione Vondrousova, Krejcikova o Noskova vincere Wimbledon e per emulazione decida di prendere in mano una racchetta, invece che indirizzarsi verso altri sport.

Torniamo alla formazione giovanile di Noskova. Terzo step, Il trasferimento a Přerov, a un centinaio di km da casa, sempre con l’idea di migliorare la qualità della formazione. Questo trasferimento può avvenire perché la madre la accompagna nella nuova città, di fatto rinunciando al proprio lavoro (il negozio di articoli sportivi) e dividendo la famiglia, perché Il padre rimane a Bystřička dove ha il suo impiego.

Quarto step, raccontato dalla mamma in una intervista pubblicata un paio di anni fa (qualche mese prima che morisse per un tumore). Linda viene notata da alcuni manager che la indirizzano verso l’Italia, dove può trovare, a loro parere, un clima migliore, impianti più avanzati e tanti tornei per crescere da junior ma anche a livello ITF. E così nel 2019, a 15 anni Noskova si trasferisce in Italia. La accompagna sempre la mamma a cui però nello stesso periodo viene diagnosticato un tumore, che comincia a curare risiedendo all’estero. Non è certo il periodo più facile per la famiglia; e dopo alcuni mesi la situazione precipita quando arriva il Covid (marzo 2020) che colpisce in modo particolarmente duro il nostro Paese.

Alla fine la scelta è praticamente obbligata: tornare in patria, a Přerov, e affidarsi al 100% alla formazione locale. Secondo quanto raccontato nella stessa intervista, paradossalmente il Covid e il forzato ritorno dall’Italia hanno determinato una svolta fortunata per la vita di tutta la famiglia. La mamma ha potuto curarsi in modo più semplice a stretto contatto con medici che parlavano la sua stessa lingua, la famiglia si è riavvicinata, e Noskova viene notata da Tomáš Krupa, che decide di seguirla a tempo pieno. Krupa, che in passato aveva allenato diversi giocatori di successo (Berdych, Stepanek, Vesely, Strycova: QUI trovate il suo curriculum) è convinto delle potenzialità di Linda, e non passa nemmeno molto tempo perché arrivino grandi risultati. Nel giugno 2021, la sedicenne Noskova vince il Roland Garros Junior, superando in semifinale Diana Shnaider e in finale Erika Andreeva (la sorella maggiore di Mirra).

Giudicato da fuori e dai racconti di una delle parti in causa (la mamma di Linda), non tutto nel processo di educazione e crescita sportiva è stato semplice e ha funzionato: i manager che hanno consigliato il trasferimento in Italia si sono dileguati quando nel periodo del Covid bisognava prendere decisioni complicate. È il rischio legato a un sistema che produce molte tenniste di successo e che, evidentemente, alimenta anche la speranza di guadagni importanti, con tutto quanto si può generare nel contorno in queste situazioni. In più, nel caso specifico di Noskova e di una famiglia non troppo benestante, per conciliare la volontà di accompagnare la figlia lontano da casa e mantenere in linea di galleggiamento il bilancio familiare, la mamma deve accettare di fare molti lavori temporanei, visto che è impossibile tenere aperto il negozio senza la sua presenza continuativa.

Ecco, tenendo presente tutto questo, si capiscono più a fondo le parole che Linda ha dedicato alla madre, durante la premiazione di sabato a Wimbledon: l’ha ricordata semplicemente dicendo: “Sicuramente, senza di lei non avrei potuto essere qui. Grazie.”, mandando poi un bacio al cielo. Ed è comprensibile che abbia faticato a trattenere le lacrime. Insomma, non è che se si nasce con talento per il tennis nella Repubblica Ceca tutto sia facile e perfetto, ma l’impressione è che ci siano comunque molte possibilità di trovare la strada per arrivare ad esprimersi ad alti livelli.

a pagina 2: Gli anni del successo ad alti livelli di Noskova

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