ATP Umago: primo titolo per Merida, Dzumhur si arrende al terzo set

Daniel Merida conquista a Umago il primo titolo ATP della carriera superando Damir Dzumhur 6-2 5-7 6-2. Dopo aver dominato il primo set e sprecato l’occasione di chiudere nel secondo, il giovane madrileno si ritrova nel parziale decisivo

Di Ilvio Vidovich
8 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Daniel Merida - Croatia Open 2026 (foto: Croatia Open Umag)

Dal nostro inviato a Umago (Croazia)

D. Merida b. D. Dzumhur 6-2 5-7 6-2

Daniel Merida vince la 36esima edizione del Croatia Open, superando in tre set Damir Dzumhur, che ha provato a ribaltare anche questa partita dopo esserci riuscito contro Arnaldi e Molcan. Sotto 6-2 5-4, approfittando di un vistoso passaggio a vuoto del suo giovane avversario — che già nel turno di battuta precedente si era fatto rimontare da 40-0 — il bosniaco ha infilato un parziale di dodici punti a due, trascinando la finale al terzo set.

Nel parziale decisivo, però, Merida ha ritrovato profondità, intensità e quelle accelerazioni che avevano caratterizzato la sua partita per un’ora abbondante di gioco. Dal break conquistato nel quinto game, lo spagnolo è tornato a comandare gli scambi e non ha più concesso occasioni all’avversario. Il 6-2 finale gli consegna il primo trofeo nel circuito maggiore. Il 21enne madrileno diventa così l’ottavo giocatore a conquistare il primo titolo ATP in questa stagione.

Per Merida arriva anche l’ingresso nella top 60 a partire da lunedì. Dzumhur vede invece sfumare il quarto titolo ATP della carriera, a otto anni dall’ultimo trionfo, ma può consolarsi con il ritorno tra i primi cento giocatori del mondo.

Primo set: Merida prende subito il comando delle operazioni, Dzumhur non riesce a contrastarlo

La partenza lenta di Dzumhur fa pensare che le tossine delle tante fatiche accumulate nei giorni precedenti si facciano sentire: Merida conquista otto dei primi nove punti e allunga subito sul 2-0.

Il 34enne bosniaco, tornato in una finale ATP dopo otto anni, non ci sta a fare da sparring partner e prova a reagire. Rispetto ai match precedenti, però, di fronte ha un giocatore capace di fare molto male da fondo, in particolare con il dritto, e dotato di una mano sufficientemente educata per alternare alle accelerazioni delle delicate smorzate. Una soluzione che disinnesca la scelta difensiva di Dzumhur di rimanere arretrato per assorbire la potenza dei colpi dello spagnolo.

L’ex numero 23 del mondo cerca di riproporre la tattica risultata vincente contro Arnaldi e Molcan, fatta di variazioni di effetti, profondità e velocità, ma la solidità e il peso dei fondamentali del madrileno neutralizzano ogni tentativo del bosniaco di entrare realmente in partita. Il tennista di Sarajevo subisce un altro break nel quinto game, mentre Merida concede soltanto le briciole nei propri turni di battuta. In meno di mezz’ora lo spagnolo chiude il primo set sul 6-2.

Secondo set: Merida trema sul più bello, Dzumhur non muore mai

A inizio parziale Dzumhur prova a cambiare qualcosa, alzando maggiormente le traiettorie e variando la velocità della palla, nel tentativo di inserire qualche granello di sabbia nel meccanismo quasi perfetto che fino a quel momento era stato il gioco dello spagnolo. Ma in questa fase del match ci vorrebbe ben altro per fermare la corsa di Merida. Nel terzo game il bosniaco annulla tre palle break consecutive, prima di capitolare alla quarta. Sui turni di battuta dello spagnolo, invece, non c’è partita e poco dopo il punteggio è già sul 3-1.

Il pubblico cerca di incoraggiare Dzumhur, ma pare ci sia poco da fare di fronte alla superiorità da fondo del suo giovane antagonista. Il bosniaco ci prova, come nell’ultimo punto del quinto game, quando mette in campo tutte le sue qualità difensive per resistere alle bordate di dritto dello spagnolo. Alla fine, però, deve capitolare quando il madrileno abbandona la clava da fondo campo e sfodera il fioretto a rete: 4-2 e la sensazione è che il match sia ai titoli di coda.

Anche i consueti siparietti di Dzumhur tradiscono la frustrazione di fronte all’impossibilità di contrastare il gioco di Merida. Perché qualcosa cambi, bisogna sperare in un passaggio a vuoto dello spagnolo. Che arriva, inaspettatamente, nell’ottavo game: avanti 40-0 e in totale controllo, il madrileno commette tre errori consecutivi, si fa raggiungere sulla parità e poi, con due doppi falli consecutivi, concede la prima palla break dell’incontro. Da giocatore esperto, l’ex n. 23 del mondo comprende immediatamente il momento e coglie l’attimo: sull’ennesimo errore di Merida arriva il controbreak. Il pubblico applaude, sperando che la partita finalmente si accenda e, soprattutto, che non finisca troppo presto.

Lo spagnolo accusa il colpo e abbassa leggermente l’intensità. Dzumhur arriva così ad avere la palla del 5-4, ma qui è lui ad avere un calo e con tre errori consecutivi di rovescio consente a Merida di andare a servire per il match.

Si potrebbe pensare che il treno per il tennista di Sarajevo sia ormai passato. Invece lo spagnolo entra in totale confusione. Anche per un giocatore che in queste prime apparizioni nel circuito si era fatto notare per la capacità di mantenere i nervi saldi nei momenti difficili (basti pensare ai match point annullati per arrivare in finale a Bucarest), la pressione di poter conquistare il primo titolo ATP si fa sentire. La sua palla viaggia meno e, a quelle velocità, il 34enne bosniaco può tornare in modalità “zero errori”. L’esatto contrario di Merida, che adesso ne inanella a ripetizione.

Insomma, è diventata un’altra partita, fatta di resilienza e solidità. Il terreno ideale per Dzumhur, che con un parziale di dodici punti a due ribalta completamente la situazione e chiude il set sul 7-5.

Terzo set: Merida si ritrova e non concede più nulla

Merida strappa il servizio nel primo game, ma più per un calo di tensione dell’avversario che per propri meriti. Dzumhur, infatti, si ricompone e recupera immediatamente il break. Adesso si lotta su ogni palla e il match sembra essersi incanalato su binari decisamente più confortevoli per l’esperto bosniaco, con Merida che continua a sbagliare troppo e a subire le scelte tattiche dell’avversario.

Poi, improvvisamente, così come si era spento, Merida si riaccende: ritrova profondità e accelerazioni e piazza un nuovo break nel quinto game. La partita cambia ancora volto: il madrileno torna a dominare, mentre Dzumhur non riesce più a contrastarlo.

Merida non si volta più indietro, con il dritto che è tornato ad essere un’arma devastante: conquista altri tre game consecutivi, chiude sul 6-2 e può sollevare il suo primo trofeo ATP, centrando l’exploit appena alla settima partecipazione in un torneo del circuito maggiore.

Leave a comment