Una nuova e delicata normativa è entrata in vigore nel tennis professionistico femminile. Secondo quanto riportato da Ben Rothenberg su “Bounces”, la WTA ha introdotto l’obbligo per tutte le giocatrici di sottoporsi a un test genetico per poter mantenere l’idoneità a partecipare ai tornei del circuito.
La nuova Women’s Eligibility Policy, entrata in vigore il 1° luglio 2026, prevede uno screening volto a individuare la presenza del gene SRY, normalmente situato sul cromosoma Y e coinvolto nello sviluppo sessuale maschile. Il controllo dovrebbe essere effettuato una sola volta nella carriera, generalmente attraverso un tampone della mucosa orale.
La WTA non ha ancora pubblicato integralmente il documento nella sezione regolamenti del proprio sito. Il Rulebook aggiornato rinvia infatti a una politica sull’idoneità femminile che può essere richiesta direttamente all’ufficio legale dell’associazione. Il testo ottenuto da “Bounces” stabilisce però che la normativa sia vincolante per tutte le giocatrici e per le altre persone soggette alla giurisdizione della WTA.
Come funzionerà il test
Ogni giocatrice dovrà dimostrare la propria idoneità attraverso lo screening SRY.
In caso di risultato negativo, la tennista sarà autorizzata a partecipare normalmente ai tornei e, salvo dubbi sull’attendibilità dell’esame, non dovrà ripeterlo. Se invece venisse rilevata la presenza del gene SRY, la giocatrice sarebbe provvisoriamente esclusa dalle competizioni in attesa di ulteriori valutazioni mediche.
Un risultato positivo non determinerebbe dunque automaticamente un’esclusione definitiva. La tennista potrebbe mantenere l’idoneità qualora dimostrasse di essere affetta da sindrome da insensibilità completa agli androgeni o da un’altra differenza dello sviluppo sessuale che abbia impedito qualsiasi effetto fisiologico della pubertà maschile, compresa la cosiddetta “mini-pubertà” che si verifica durante i primi mesi di vita.
Il programma di screening sarebbe affidato alla società statunitense Phuel Sports Science, con sede in Colorado.
Cosa cambia rispetto alla precedente normativa
La politica adottata nel 2024 prevedeva un percorso di ammissione anche per le donne transgender e per le persone con differenze dello sviluppo sessuale. Una giocatrice assegnata maschio alla nascita poteva ottenere l’idoneità dichiarando un’identità femminile o non binaria e mantenendo la concentrazione di testosterone nel sangue al di sotto di 2,5 nanomoli per litro per almeno 24 mesi e per tutto il successivo periodo di attività.
I controlli riguardavano soltanto le giocatrici che presentavano una dichiarazione o i casi sui quali il responsabile medico della WTA riteneva necessario aprire una verifica, sulla base di informazioni attendibili e di motivazioni concrete.
Con la nuova normativa il principio cambia radicalmente: lo screening non viene più richiesto soltanto in presenza di situazioni specifiche, ma diventa obbligatorio per tutte le giocatrici.
Nel documento la WTA afferma che lo scopo della misura è “preservare l’integrità del tennis professionistico femminile” e garantire condizioni di competizione eque. L’associazione precisa inoltre che la distinzione tra sesso biologico e identità di genere viene utilizzata esclusivamente per rendere chiari gli effetti della norma, senza l’intenzione di mettere in discussione la dignità o l’identità di alcuna persona.
Il modulo obbligatorio e le possibili sanzioni
Tutte le giocatrici dovranno firmare un modulo con il quale dichiarano di aver letto e accettato la nuova politica, impegnandosi a sottoporsi allo screening e a collaborare con eventuali indagini del responsabile medico della WTA.
Il rifiuto di effettuare il test oppure la partecipazione consapevole a un torneo senza possedere i requisiti potrebbe comportare un procedimento disciplinare e un periodo di sospensione. Il documento riconosce anche che, in caso di esclusione, le motivazioni potrebbero diventare di dominio pubblico oppure alimentare speculazioni.
La WTA si impegna a garantire assistenza psicologica e altri servizi di supporto alle giocatrici coinvolte in ulteriori accertamenti, sostenendone direttamente i costi. Una tutela inserita anche in considerazione del possibile impatto personale ed emotivo della scoperta di condizioni genetiche fino a quel momento sconosciute.
Una scelta in linea con altri organismi sportivi
La decisione segue l’indirizzo già adottato da altri organismi internazionali. Dal settembre 2025, per esempio, World Athletics richiede un test una tantum del gene SRY alle atlete che intendono gareggiare nella categoria femminile nelle competizioni valide per il ranking mondiale.
La nuova politica segna quindi una svolta per la WTA, nonostante nel tennis professionistico non risultino attualmente giocatrici transgender. L’unico precedente realmente noto rimane quello di Renée Richards, che negli anni Settanta ottenne attraverso una causa legale il diritto di partecipare ai tornei femminili e raggiunse anche la finale del doppio allo US Open 1977.
Resta ora da comprendere come la procedura verrà applicata concretamente, con quali tempistiche saranno sottoposte allo screening le giocatrici già attive e quali garanzie verranno assicurate nella gestione di dati genetici particolarmente sensibili. Al momento della pubblicazione della notizia, la WTA non aveva ancora diffuso un comunicato pubblico specifico sulla nuova normativa.
