Tiley: “Siamo il terzo sport per audience globale, ma nemmeno tra i primi dieci per ritorno commerciale”

Intervistato dal portale dell'Australian Open, l'attuale CEO di USTA ha presentato la sua proposta per il tennis femminile:" Dai quarti Slam, match al meglio dei cinque"

Di Cipriano Colonna
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Credit USTA

Dopo oltre un ventennio alla guida di Tennis Australia, Craig Tiley è passato a presiedere e dirigere la USTA: la federazione statunitense. Il dirigente sudafricano è ormai diventato una figura di assoluto riferimento del tennis mondiale, tra le più influenti dell’intero panorama della racchetta. Da sempre grandissimo appassionato del gioco del tennis, Craig si è sempre contraddistinto per una spiccata intelligenza empatica oltre che per un’insaziabile sete di conoscenza ‘tennistica’. Non a caso, l’approccio multiforme e multifattoriale è il tratto più evidente del suo operato e del suo vissuto nel mondo tennis.

Una metodologia di lavoro incentrata sul costante rinnovamento del sistema. Nella visione operativa di Tiley, infatti, la conservazione delle forme tradizionali ha sì il suo peso ma non per questo si deve rinunciare alla continua ricerca del nuovo, anche a costo di incorrere in errore. Ed è proprio questo coraggio nel guardare in avanti, da parte dell’allora direttore del torneo, che l’Australian Open ha avviato un percorso pioneristico che l’ha condotto ad essere il “cosiddetto” Happy Slam osannato da giocatori, pubblico e addetti ai lavori.

Come detto, l’Australia è stata casa di Craig Tiley per così lungo tempo che il portale ufficiale dello Slam aussie ha voluto omaggiare i tre lustri di mandato del sessantacinquenne sudafricano, realizzando una bellissima intervista in cui Tiley ha spaziato dai suoi esordi fino a snocciolare i punti salienti del mind-set che lo anima e che lo ha indentificato come un autentico visionario. Ecco i passaggi più significativi dell’intervista.

Gli inizi: l’origine di tutto

“Credo di essere stato molto fortunato, perché tutto dipende dalle persone che hai intorno. Quando ero ragazzo fu mio zio ad introdurmi al tennis. In realtà, iniziai piuttosto tardi a 13 o 14 anni. Mio zio era un ottimo giocatore in Sudafrica, aveva disputato competizioni nazionali e aveva bisogno di qualcuno con cui allenarsi. Io però non ero abbastanza bravo, così mio padre e mio zio costruirono un muro da tennis. Ogni mattina mi alzavo e colpivo la palla contro quel muro. Sono ancora oggi un grande sostenitore dell’allenamento contro il muro. Forse qualcuno lo considera un metodo antiquato, ma tutti iniziano da lì. Mio zio mi insegnò a farlo e poi veniva a giocare con me un paio di volte alla settimana“.

Dallo zio al padre: lo sport è di casa in famiglia

“Mi innamorai della competizione e della sfida di riuscire a trovare il modo per vincere. Fu tutto molto naturale. Inoltre mio padre, che era stato un atleta professionista, disse ai noi quattro figli che dovevamo scegliere almeno uno sport. Qualunque fosse stata la scelta, avremmo dovuto impegnarci al massimo e lui ci avrebbe aiutato a praticarlo. A noi però non piaceva molto quell’idea: volevamo decidere liberamente. Così credo di aver chiesto a mio padre quale fosse lo sport che gli piacesse meno. Lui rispose il tennis e quindi io lo scelsi (sorride, ndr). Devo comunque tanto ai miei genitori, mi hanno dato ogni opportunità possibile“.

Le diverse facce di Tiley: tennista, allenatore, capitano e dirigente

“Non sono molto bravo a guardare indietro. Tendo sempre a pensare al domani. Sono stato molto fortunato. Ho sempre creduto che si possa ottenere ciò che si desidera lavorando più duramente delle persone accanto a noi. Non mi considero la persona più intelligente del pianeta, ma sono disposto a lavorare quanto serve per trovare il modo più efficace in grado di raggiungere l’obiettivo. Da giocatore non credo di aver avuto una carriera di successo, ma quell’esperienza mi ha insegnato moltissimo sull’allenamento. Mi ha dato la possibilità di viaggiare per il mondo, osservare ed imparare“.

Quella vigilia di Natale…

“Avevo una sete insaziabile di conoscenza. Guardavo gli allenatori lavorare, li ascoltavo e cercavo di collaborare con loro. Ricordo di aver attraversato gli Stati Uniti su un autobus Greyhound nel periodo di Natale per andare a lavorare con Vic Braden. E’ una delle mie storie preferite. L’autobus era praticamente vuoto. A El Paso salì una signora anziana. C’erano tantissimi posti liberi e pensai ‘Di sicuro non siederà accanto a me”. Invece venne proprio a sedersi vicino a me. Era la vigilia di Natale. Tirò fuori un grande cesto e mi disse ‘Ogni Natale faccio la stessa cosa. Trovo qualcuno con cui trascorrere la vigilia e mi siedo accanto a lui. Fu incredibile, aveva champagne e cibo delizioso. Passammo circa otto ore a parlare. Quando arrivammo a Santa Fe scese dall’autobus e tornò a El Paso, mentre io proseguii per San Diego. Sono ricordi che restano per sempre. Rimasi in contatto con lei per anni. Era una persona speciale“.

I sacrifici prima della grande scalata: NCAA e Tennis Australia

“Quello era il tipo si sacrificio che facevo per imparare da coach come Braden. Spesso lavoravo gratuitamente per imparare dai migliori. Tra i miei ricordi più belli c’è la vittoria del titolo nazionale NCAA con l’Università dell’Illinois, quando nessuno pensava che una scuola nelle pianure del Midwest potesse riuscirci. E poi c’è stata l’opportunità di arrivare in Australia. Ancora oggi mi chiedo come abbiano fatto a scegliere una persona non australiana per guidare lo sviluppo dei giocatori e che peraltro non era stata né in Top 10 né campione Slam. Evidentemente il consiglio direttivo di Tennis Australia vide in me qualcosa di diverso“.

Vivere il presente guardando al futuro

“La prima lezione è non dare mai per scontato il domani. Il tempo passa velocemente. Bisogna vivere il presente e sfruttare al massimo ogni opportunità. Ho sempre creduto che fosse meglio fare qualcosa piuttosto che parlare di chi la sta facendo. E’ meglio contribuire che criticare. Il mio obiettivo è che l’Australian Open e il tennis continuino a prosperare. Qualunque ruolo possa avere in futuro, continuerò a dare il mio contributo. Il tennis è in ottima salute. La partecipazione non è mai stata alta come oggi. Una delle cose che mi ha sempre attratto dell’Australian Open è stata avere la possibilità di fare le cose in modo diverso, spingendo il team a innovare continuamente.

Il prossimo step di Melbourne Park

“Di recente qualcuno mi ha chiesto quale potrebbe essere la prossima grande innovazione. Ho risposto che dovremmo coprire con l’intero Melbourne Park con una struttura traslucida. Sembrerebbe di essere all’aperto ma senza pioggia e problemi inerenti al caldo. Per qualcuno è fantascienza? E’ possibile. Esistono grandi stadi come SoFi Stadium in California che offrono una sensazione simile. Immagino un Melbourne Park utilizzato tutto l’anno: cinema all’aperto, piste ciclabili, skate park, yoga, ristoranti, negozi e attività permanenti legate all’Australian Open. Oggi le persone possono vivere quell’esperienza solo durante il torneo. In futuro potrebbe essere un luogo vivo ogni giorno dell’anno.

Le necessità del cambiamento

“E’ sempre così che bisogna ragionare: partire dal risultato finale e poi costruire il percorso. Quando decidemmo di cambiare il colore dei campi, tutti dissero che era impossibile. Erano verdi e li facemmo diventare blu. Anche quando decidemmo di cambiare superficie, ci assumemmo un rischio. Sarebbe stata apprezzata dai giocatori? Non lo potevamo sapere, ma il cambiamento è fondamentale. Dico sempre, che per molte persone, il dolore del cambiamento è più grande del dolore della sconfitta. Per questo tanti preferiscono perdere piuttosto che cambiare. Bisogna superare quella paura. Una volta fatto, cambiare diventa più semplice“.

Il futuro del tennis

“La cosa più importante è che i giovani giocatori rispettino sempre la storia del nostro sport e coloro che hanno costruito le fondamenta prima di loro. Quando smarrisci quel rispetto, perdi anche l’opportunità di diventare davvero grande. Tutti i grandi campioni hanno sempre rispettato la storia del tennis. Hanno capito di essere solo una piccola parte di un viaggio molto più grande. Nel momento in cui pensi di essere più importante dello sport stesso, sei finito. Lo stesso vale per i dirigenti, per i giornalisti e per gli opinionisti“.

I numeri di Tennis Australia frutto di una gestione ‘umana’

“Secondo i dati ufficiali del governo, il tennis è il secondo sport più praticato in Australia. Ma se gli rapportiamo al numero della popolazione, l’Australia è in cima al mondo. L’iscrizione di nuovi praticanti cresce tra il 5 e l’8% ogni anno. E’ un risultato straordinario e va riconosciuto il merito per il lavoro svolto all’intero team di Tennis Australia. Difatti, l’aspetto più importante rimane sempre come ti relazioni agli altri. Ricordati sempre di come tratti le persone, perché saranno le stesse che incontrerai sia mentre sei in ascesa nella scala sociale sia quando sei in caduta. Per questo tengo molto ai rapporti umani, cercando sempre di scrivere almeno un messaggio nei momenti importanti della vita delle persone: una nascita, un matrimonio, un compleanno, un lutto. Mi assicuro di dedicare tempo agli altri, indipendentemente da chi siano“.

La filosofia operativa di Craig

“Sono un convinto sostenitore del cambiamento. Mi piacciono le sfide, indipendentemente dalla loro natura. A volte arrivano da sole, altre volte bisogna crearle. Il cambiamento è salutare. Se tornassi indietro, applicherei cambiamenti in maniera ancora più rapida. All’epoca mi pareva di andare ad una velocità già elevata, ma oggi sono convinto che avrei dovuto accelerare ulteriormente. Avrei dovuto anticipare certe decisioni, riorganizzare alcune strutture e fornire opportunità a determinate persone più tempestivamente. Ho imparato la lezione e adesso la porto con me“.

La proposta per il tennis femminile

“Mi piacerebbe vedere le donne disputare match al meglio dei cinque set negli Slam, almeno a partire dai quarti di finale. Ricordo di averlo pensato, guardando una partita tra Rybakina e Sabalenka dove sarebbe stato fantastico assistere ad altri due set di quel livello. Ho ricevuto telefonate da alcune giocatrici che mi hanno ringraziato di aver dichiarato pubblicamente, dicendomi che era esattamente ciò che desideravano. Al tempo stesso ho ricevuto critiche pubbliche da altre giocatrici che la considerano una proposta sbagliata. Ho lanciato un’idea, se dovesse prendere piede bene altrimenti andrà bene lo stesso. Tuttavia credo sia fondata, gli Slam sono l’evento tennistico più importanti e tra i più rilevanti del panorama sportivo“.

Le criticità del tennis e le possibili innovazioni

“I tifosi faticano a comprendere il prodotto. I giocatori disputano troppe partite. Non esiste una vera off season. E gli atleti non guadagnano abbastanza. La Formula 1 è un ottimo esempio da cui prendere spunto, dove gli spettatori hanno un’idea chiara della storia che seguono per tutta la stagione. Nel tennis dobbiamo creare qualcosa di simile, un racconto che renda più semplice seguire il percorso dei tennisti e dei grandi eventi. E’ il terzo sport al mondo per audience globale, ma non rientra nemmeno tra i primi dieci per ritorno commerciale. E’ un’anomalia che ci dice chiaramente che qualcosa non funziona. Siamo l’unico sport in cui ci riscalda insieme all’avversario prima della partita, dovremmo avere il coraggio di esplorare nuove idee. Nuove formule e differenti formati per aumentare il numero dei punti decisivi. Non dico che debbano essere già introdotte nei tornei ufficiali, ma bisognerebbe quantomeno iniziare a testare in contesti inferiori. I tradizionalisti saranno contrari, ma tradizione e innovazione devono convivere“.

La sua eredità e il ruolo del leader

“L’innovazione non è qualcosa di cui parlare, ma qualcosa che bisogna fare. Ho inviato il mio team a sviluppare le proprie idee attraverso strumenti incentrati sull’intelligenza artificiale. Viviamo in un’epoca in cui possiamo costruire modelli digitali che ci aiutino a prendere decisioni e ad elaborare idee. Una cosa poi la so già con certezza: il tennis è in una posizione migliore rispetto a quando ho iniziato. Mi sento privilegiato per aver contribuito a questo percorso di crescita. Tra cinque anni vorrei vedere l’Australian Open realizzare ciò che avevamo immaginato anni fa. E sono convinto che accadrà. Il compito di un leader è indicare la direzione, magari una visione apparentemente folle per poi aiutare il team a realizzarla“.

Le passioni: il tennis sopra ogni cosa

“Tennis, tennis e ancora tennis. Mi piace circondarmi di persone brillanti e imparare da loro. Ho avuto questa opportunità attraverso consigli di amministrazione, organizzazioni sportive, progetti tecnologici e culturali. Non sono un tecnico, ma adoro vedere come la tecnologia possa risolvere problemi reali. E’ un campo che continuerà a offrire opportunità enormi“.

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