Sinner, il no a Montreal e il record sfumato: notizie e clickbait in dieci capitoli

Stress e salute, vacanze, Slam contro Masters 1000: dopo il suo ultimo video, assai discusso, il direttore Scanagatta torna sul caso Sinner-Montreal, affrontandolo in dieci capitoli che speriamo possano risultare chiarificatori, se non perfino istruttivi

Di Ubaldo Scanagatta
16 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Jannik Sinner - Wimbledon 2026

Un’insolita pioggia di pesanti critiche per il mio ultimo video sul no di Sinner al torneo di Montreal mi spinge a riconoscere, per onestà intellettuale, che la mia comunicazione deve essere stata evidentemente sbagliata, se è stata interpretata in questo modo così generalizzato.

Anche se non va dimenticato che la maggioranza degli ascoltatori e dei lettori non invia alcun commento: altrimenti ne leggeremmo 10.000 per ogni video.

Sento quindi l’esigenza di tornare sull’argomento, rivolgendomi però soltanto a tutti coloro che hanno espresso civilmente la loro opinione critica, cioè senza scadere nella terribile maleducazione di troppi altri.

Della presenza su YouTube, così come su Ubitennis, di questi ultimi non sento assolutamente la necessità. E questa è una primissima risposta a chi mi accusa di fare clickbait: non ho bisogno di fare numeri né traffico su YouTube — su Ubitennis, invece, sì — e fra poco spiegherò perché.

Questa volta intendo suddividere il mio intervento in dieci capitoli, per un totale di circa 25 minuti di lettura. Ve ne anticipo subito i titoli. In questo primo editoriale potrete leggere soltanto i primi cinque.

Ho scelto di procedere così, anziché esprimermi all’impronta come ho fatto l’altra sera, dopo la mezzanotte, quando ero ormai pronto per andare a letto ma sono venuto a conoscenza della notizia diramata dal Canadian Open sul no di Sinner al torneo e della dichiarazione con cui aveva giustificato il forfait:

«Abbiamo preso questa difficile decisione perché la mia priorità è la salute».

I dieci capitoli che intendo affrontare — più lunghi i primi, più brevi i successivi — sono i seguenti.

1. Il forfait di Montreal era una notizia importante

La notizia del forfait canadese era certamente importante. Richiedeva una trattazione immediata e speciale, anche notturna.

La vicenda aveva implicazioni pesanti anche nei confronti della più recente politica dell’ATP, che ha trasformato quasi tutti i Masters 1000, con l’eccezione di Montecarlo, in tornei che durano troppo.

I tennisti più forti, quelli che arrivano in fondo a tutti i tornei, non possono umanamente giocare tutti e quattro gli Slam, tutti i nove Masters 1000 e tutti e quattro gli ATP 500 obbligatori.

L’ATP dovrà rivedere il calendario, almeno a partire dal 2028, se non sarà possibile farlo già dal 2027.

Nel commentare il tutto avrei dovuto riflettere di più, invece di partire in quarta. Ma Sinner fa sempre e comunque notizia. Se decide di giocare un torneo oppure di non giocarlo, va detto e, possibilmente, spiegato al colto e all’inclita, anche quando lui non fornisce altre spiegazioni oltre a questa:

«La mia priorità è la salute».

Così facendo, come può non ingenerare almeno qualche dubbio sul suo stato di salute? Non sarebbe stato meglio rivelare più esplicitamente le sue intenzioni? Che male ci sarebbe stato?

Dopo quanto era incredibilmente e inverosimilmente accaduto al Roland Garros, sul 6-3 6-2 5-1 contro Juan Manuel Cerundolo, erano arrivati il trauma, lo stop di quasi un mese, le visite mediche presso il centro d’eccellenza della Juventus, consulti di ogni tipo e dichiarazioni criptiche e poco trasparenti.

Un’inevitabile apprensione per le sue condizioni sanitarie si era quindi impadronita di tantissimi appassionati, soprattutto di quelli che, come me, gli vogliono bene.

Inoltre, questa volta il forfait appariva più importante di una rinuncia qualunque, perché implicava contemporaneamente l’abbandono di un possibile record del quale, bene o male, si era scritto in lungo e in largo in tutto il mondo del tennis.

A Wimbledon, colleghi italiani e stranieri non avevano fatto altro che domandargli quali fossero i suoi programmi, e lui non sembrava assolutamente deciso né in un senso né nell’altro.

2. Il possibile record dei Masters 1000

Non c’era soltanto un forfait. Sfumava anche il possibile record della conquista di tutti i Masters 1000 nella stessa stagione.

Siamo sicuri al cento per cento che il record degli Slam, in fondo più raggiungibile, valga necessariamente più di quello dei Masters 1000?

In questo capitolo racconterò fatti probabilmente sconosciuti ai più.

Il record dei Masters 1000 era quasi certamente una mission impossible, ma proprio per questo era affascinante.

È un primato che non a caso non è mai stato neppure sfiorato da nessuno. E forse nessuno riuscirà mai a centrarlo.

Non appena Jannik vi ha rinunciato, dopo aver vinto cinque Masters 1000 consecutivi, tanti lettori hanno subito scritto che quel record non fosse interessante e che rappresentasse soltanto una deformazione professionale di noi giornalisti.

Può darsi. Ma quante volte abbiamo visto grandi campioni desiderosi di cimentarsi in missioni apparentemente impossibili?

Il prestigio unico di un’impresa simile non può essere minimizzato.

Gli Slam sono più importanti, ma non sono tutto e non devono rappresentare l’unico metro con cui misurare il valore di un tennista.

Vi piaccia o no, è più difficile vincere nove Masters 1000 in un anno che conquistare venti Slam in una carriera, come Federer, ventidue come Nadal e forse perfino ventiquattro come Djokovic. Per questo la sfida era così affascinante.

Rod Laver è l’unico tennista ad aver realizzato due volte il Grande Slam, vincendo tutti e quattro i Major nello stesso anno, nel 1962 e nel 1969.

Ma sapete che, quando passò professionista nel 1963, perse contro Ken Rosewall molte più volte di quante riuscì a batterlo?

Nel 1963, in 41 duelli, Ken Rosewall batté Rod Laver 31 volte, perdendone soltanto dieci. Oppure 38 volte a 13, a seconda delle diverse fonti storiche relative al tour professionistico.

Rosewall, dopo essere passato professionista, non poté giocare gli Slam per undici anni. Di quei 44 Slam mancati, quanti ne avrebbe vinti? Forse più di Djokovic, cari amici!

Ma siccome quell’epoca viene considerata quasi preistoria, Rosewall non se lo fila nessuno, nonostante battesse regolarmente Laver, che almeno perfino i frequentatori di YouTube hanno forse sentito nominare grazie all’esistenza della Laver Cup.

Il fatto che Jannik andasse o non andasse a Montreal interessava tutto il mondo del tennis, non soltanto i canadesi, i cui organizzatori speravano di averlo ai nastri di partenza dopo il forfait dello scorso anno.

Un altro aspetto che poteva mettere almeno un po’ in imbarazzo Sinner prima di infliggere loro una nuova delusione.

Jannik era già oltre la metà dell’opera, avendo vinto tutti e cinque i Masters 1000 disputati quest’anno: Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma.

Questo era già di per sé un record che nemmeno il GOAT Djokovic poteva vantare.

Eppure Nole ha vinto quaranta Masters 1000, contro i trentasei di Nadal e i ventotto di Federer, ed è l’unico ad averli conquistati tutti almeno due volte.

Sinner, pur avendo vinto soltanto dieci Masters 1000, è l’unico altro tennista ad averli conquistati tutti almeno una volta.

Pazzesco, se si considera che non ha ancora compiuto 25 anni. Djokovic ci è riuscito dopo i trenta e, al massimo, in una singola stagione ne ha vinti sei. Se Sinner ne vincerà un altro, lo eguaglierà.

3. Sinner è libero di programmarsi come preferisce

Ho sempre pensato che tutti i professionisti siano liberi di programmarsi come meglio credono. E non ho cambiato idea.

A proposito di Sinner e dei suoi no, l’ho detto in tempi non sospetti anche per la Coppa Davis e per le Olimpiadi, nonostante gran parte dell’opinione pubblica e molti media avessero assunto posizioni assolutamente contrarie.

Sinner è quindi liberissimo di programmarsi come preferisce e di puntare ai record che ritiene più importanti.

Se preferisce aumentare il proprio bottino negli Slam e puntare al sesto titolo allo US Open, dove non si sa ancora con certezza se ci sarà Alcaraz — ed eventualmente in quale stato di forma — e ha deciso di abbandonare il difficilissimo tentativo di completare il record dei Masters 1000, figurarsi se io mi permetto di dire che sbaglia.

È lui il padrone di se stesso.

Resta il fatto che l’opportunità di conquistare tutti i Masters 1000 probabilmente non gli si presenterà più. Dubito infatti che il prossimo anno si cimenterà nuovamente in tutti i primi cinque tornei della categoria, anche nell’eventualità in cui dovesse vincere i primi.

Vuole stare un po’ di più al mare con la sua bella ragazza? Per Bacco, ha 24 anni: ci stia. Ci mancherebbe altro. La gioventù si vive una volta sola.

E poi, chissà che un giorno, dopo aver magari realizzato il Grande Slam — e secondo me prima o poi ce la farà — Jannik non decida di tentare davvero la mission impossible dei nove Masters 1000.

Sempre che, nel frattempo, quei tornei non vengano nuovamente articolati su otto giorni anziché dodici.

4. Tre settimane possono bastare oppure no

Ognuno è diverso.

Tre settimane di vacanza, riposo e allenamento fra le fasi finali di Wimbledon e l’Open del Canada sono state ritenute sufficienti da alcuni campioni, come Sascha Zverev e Félix Auger-Aliassime, che pure sono arrivati alle fasi finali di Wimbledon.

Anche loro potrebbero avere, oppure non avere, gli stessi motivi di Sinner per decidere di non giocare tutti i tornei: problemi di salute, desiderio di vacanze o semplice necessità di concedersi qualche svago antistress.

Magari Zverev e Auger-Aliassime salteranno invece Cincinnati, per risparmiarsi in vista dello US Open, facendo considerazioni opposte rispetto a quelle di Sinner.

Che il trentanovenne Djokovic si risparmi il più possibile è perfettamente normale.

Ergo: le tre settimane di pausa post-Wimbledon potevano bastare a Sinner, così come potevano non bastargli.

Cahill aveva osservato a Wimbledon che, nel valutare il da farsi rispetto allo scorso anno, questa volta le settimane di intervallo non erano più due, bensì tre.

Proprio quell’accenno pubblico aveva fatto pensare che Cahill non fosse contrario, in linea di principio, all’ipotesi di una partecipazione di Sinner al torneo di Montreal, dove fa certamente più fresco che a Cincinnati e che non è collocato così a ridosso di Flushing Meadows.

Devono però aver prevalso altre considerazioni, che non sono state rese pubbliche e sulle quali un giornalista ha comunque il dovere di avanzare delle ipotesi.

5. Una comunicazione troppo scarna non sempre aiuta

Tante volte una comunicazione scarna, come quelle diffuse dal team Sinner, rappresenta certamente una forma di rispetto della privacy. Ma, in svariate occasioni, non contribuisce a fare chiarezza.

Sinner non era tenuto, e tantomeno obbligato, a dire più di quanto abbia detto. Avrebbe tuttavia potuto spiegare, senza scandalizzare nessuno, di voler riposare maggiormente o prolungare le vacanze.

Avrebbe potuto anche limitarsi a dire che, non sentendosi di partecipare sia al torneo di Montreal sia a quello successivo di Cincinnati, nell’imminenza dello US Open non riteneva ragionevole sobbarcarsi questo secondo tour de force.

Tutti avrebbero compreso, soprattutto dopo che il primo tour de force primaverile gli aveva procurato ciò che gli aveva procurato.

Il team di Sinner ha preferito sorvolare sui dettagli e, nel comunicato, ha fatto soltanto quell’accenno alla salute.

Siamo proprio sicuri che fosse un riferimento al quale non si dovesse attribuire alcun peso?

A me è parso invece doveroso sottolinearlo, con una preoccupazione davvero paterna — so che vi farà sorridere — dopo quanto era accaduto a Parigi.

Lui e il suo team hanno dimostrato in passato di essere, a dir poco, piuttosto ansiosi ogni volta che si sono dovuti fermare per i vari infortuni: le vesciche, l’anca, il polso, la coscia e gli altri contrattempi fisici.

Forse, quindi, può esserci anche un problema di testa. Ce l’ha perfino Messi…

Io non ho mai emesso diagnosi mediche a distanza.

Lo hanno fatto altri, sui nostri principali media, scrivendo trattati sui possibili problemi derivanti dal colore della sua pelle e sulla necessità di proteggersi in tutti i modi possibili.

Sono stati interpellati medici e specialisti, sottolineando insistentemente riti e precauzioni: gli allenamenti sotto il sole e con temperature più calde, lo speciale gilet refrigerante, le borse del ghiaccio e gli asciugamani imbevuti di acqua gelata.

Nella seconda parte

I capitoli della seconda parte, che potrete leggere nell’editoriale in uscita mercoledì, saranno i seguenti.

6. Può essere che io mi sia preoccupato della sua salute quanto lui, se non più di lui e del suo stesso team

7. Il problema di salute denunciato da Sinner potrebbe essere semplicemente un problema di stress

Uno stress dovuto a un eccesso di impegni e tensioni. In questo settimo capitolo mi dilungherò nel raccontare le storie di tanti numeri uno ATP che, proprio a causa dello stress, hanno preferito smettere di giocare.

Sono persuaso che sarà un capitolo interessante.

8. Mi fanno terribilmente imbestialire le accuse qualunquiste di clickbait

Accuse rivoltemi da chi ignora totalmente come funzioni YouTube quando le visualizzazioni restano al di sotto delle 30.000.

9. Se la mia esperienza non basta a garantire credibilità, pazienza

Se quindici anni da tennista, anche di prima categoria, cinque anni da direttore di un torneo ATP e oltre cinquant’anni da giornalista indipendente dai poteri forti — come inviato per televisioni, radio, giornali e web — non bastano a garantire la mia credibilità tecnica agli occhi di chi mi segue, pazienza.

10. Scusate lo sfogo, ma non ne potevo più

P.S. Non dimenticate di leggere l’editoriale di mercoledì.

Leave a comment