Un’insolita pioggia di pesanti critiche per il mio ultimo video sul no di Sinner al torneo di Montreal mi spinge a riconoscere, per onestà intellettuale, che la mia comunicazione deve essere stata evidentemente sbagliata, se è stata interpretata in questo modo così generalizzato.
Per rispondere sul tema, ho diviso il mio intervento in dieci capitoli, per un totale di circa 25 minuti di lettura. Ecco la prima parte, con i primi cinque capitoli, uscita lunedì 28 luglio.
Come promesso, termino con i secondi cinque capitoli, che potete leggere qui sotto.
6) Può essere che io mi sia preoccupato della sua salute quanto e più di lui, del suo stesso team.
Questa è certamente la sensazione che ho dato a parecchi. E’ successo perché, al contrario di quanto pensano molti, per Sinner nutro non soltanto grandissima stima, ma anche grandissimo affetto. Quasi paterno. Gli sono grato e iper riconoscente per tutto quello che ha fatto per il tennis italiano, al mio amatissimo sport, e non gli auguro altro che continui a mietere più successi possibili. E magari anche apparentemente impossibili.
7) Il problema di salute denunciato da Sinner potrebbe anche essere semplicemente un problema di stress
In questo settimo capitolo mi dilungherò per citare storie di stress patiti da tanti n.1 ATP che hanno preferito smettere di giocare. Sono persuaso che sia un capitolo interessante.
L’ATP pretendeva già negli anni 70 che Bjorn Borg giocasse un numero eccessivo di tornei. Il risultato fu che lui era talmente stressato che a 26 anni attaccò la racchetta al chiodo. Aveva esordito in Coppa Davis a 15 anni, dopo tante gare fin da bambino, e dopo una ampia dozzina di anni gareggiando da globetrotter, disse BASTA!, non ne posso più. Anche John McEnroe si lamentò in continuazione dello stress di dover sopportare la pressione del n.1. Stabilì un record di 82 vittorie su 85 nel 1984. Nel 1985 ne vinse 11 in meno e perse 6 partite in più. Aveva solo 27 anni quando ha giocato la sua settima e ultima finale di Slam.
Nel gennaio dell’86, due anno dopo il suo anno magico e record, annunciò che si sarebbe preso 6 mesi sabbatici, saltando anche Wimbledon. Io ero in prima fila al Madison Square Garden quando, subito dopo una sorprendente sconfitta contro Brad Gilbert nel round robin del Masters, SuperMac frustrato dalla peso di doversi sempre esprimere al massimo e da alcuni problemi personali, disse anche lui: Ora basta! Gli esempi di n.1 colpiti da stress di vario tipo (un caso per tutti Agassi, guai fisici, psicofisici, psicosomatici, ipocrondriaci…) sono innumerevoli. Potrebbero proseguire con Mats Wilander che divenne n.1 del mondo nell’88, avendo vinto 3 slam su 4, tutti tranne Wimbledon. Lo svedese rimase n.1 del mondo per sole 20 settimane. E non vinse più un solo torneo in tutto il 1989. Stress da appagamento, o da eccesso di pressione? Yevgeny Kafelnikov vincendo una di 7 partite avrebbe potuto diventare prima n.1 del mondo. Ma era talmente angosciato dall’idea di poterlo diventare, nel ’99 e primo russo di sempre, che perse quelle sette partite di fila. Divenuto ugualmente n.1 per i precedenti risultati di 12 mesi, interruppe la serie di batoste battendo Chang al primo turno a Parigi. Ma poi perse subito al secondo da Hrbaty e continuò a collezionare una sconfitta dopo l’altra. Solo dopo 6 settimane di n.1 scese a n.2 per ricominciare improvvisamente a rigiocare bene e a vincere. Potrei andare a raccontarci storie e aneddoti per ore e ore…
8) Mi fanno terribilmente imbestialire le accuse qualunquiste di clickbait
Accuse rivoltemi da chi ignora totalmente come funziona YouTube quando le visualizzazioni stanno sotto le 30 mila
Chi ha scritto superificialmente di clickbait di cui mi sarei macchiato non immagina che per 10 mila visualizzazioni di un video il sistema YouTube ti ripaga con poco più di 10 euro, per 20 mila poco più di 20 euro, per 30 mila poco più di 35/40 euro.
Un video fra registrazione, invio, titolazione, descrizione, copertina, carico sulla piattaforma YouTube, trasferimento sulla home page di Ubitennis, accesso ai commenti, comporta mediamente un’ora e mezza di lavoro. Non solo mio, ma di più persone.
Si dovrebbe capire che ma questi video sono fatti principalmente per la passione di chi li mette a disposizione, per allargare la base degli altri appassionati (molti dei quali spuntati da altri sport nell’era Sinner e assai poco preparati). Titoli, giusti o sbagliati che siano, non sono volti a conquistare i pochi spiccioli che procurano. Di essi posso fare tranquillamente a meno. Chi parla di clickbait per 5 euro in più, afferma cose ridicole. E mi fanno indispettire, soprattutto quando espresse con tal raccapricciante maleducazione che mi domando: ma chi me lo fa fare per questi ignoranti? Domanda a cui mi rispondo: lo faccio perché probabilmente la grande maggioranza degli appassionati che neppure commenta, non è certamente altrettanto ignorante e maleducata.
9. Se la mia esperienza non basta a garantire credibilità, pazienza
Se 15 anni di tennista anche di prima categoria, 5 anni di direttore di un torneo ATP, oltre 50 anni di giornalista indipendente dai poteri forti, inviato da tv, radio, giornali e web non bastano a garantire la mia credibilità tecnica agli occhi di chi mi segue, pazienza.
Nessuno è obbligato a conoscere il mio percorso di una vita maturata nel tennis. Magari se deciderà di informarsi un minimo, su Wikipedia e in tanti altri canali, troverà tutte le informazioni necessarie per evitare di scrivere commenti a vanvera.
Ognuno, sia chiaro, è libero di non apprezzarmi e ho sempre accettato come è giusto che sia in questa epoca contrassegnata dai social, tutte le opinioni diverse e le critiche purchè educate. E pubblicato sempre i loro commenti, qualunque commento, come è facile constatare.
Mi permetto però un messaggio per gli haters: fatemi il favore di lasciarmi in pace! Visto che vi preoccupa che io possa fare troppo traffico grazie ai clickbait perché non andate a consultare piuttosto altri siti, altri autori che vi piacciono di più? Potrete sempre offendere qualcun altro. Ubitennis sopravviverà. E io pure, almeno lo spero.
10. Scusate lo sfogo ma non ne potevo più
E adesso saluti a tutti ringraziando per la pazienza chi è arrivato in fondo a questa lunga e noiosa pappardella. Buon tennis a tutti, forza Sinner (e forza a tutto il tennis Italiano, femmiile e maschile), il Rinascimento del nostro tennis deve continuare. E a Montreal, anche se non c’è Sinner ci sono 4 tennisti italiani compresi fra le teste di serie, Cobolli, Musetti, Darderi, Arnaldi e ci saranno i nostri due inviati di Ubitennis, Vanni Gibertini e Luca Baldissera che vi garantiranno le loro dirette, tante esclusive, interviste, racconti. Alcuni di questi contenuti di Montreal, Cincinnati e US Open (dove ci sarò anch’io e pure Carlo Galati) saranno contenuti premium riservati agli abbonati. Gli abbonamenti sì che ci consentirebbero di sopravvivere, di ammortizzare le spese, non di clickbait! Rinnovo l’appello e chi ci ama ci segua! Gli inviati pubblicheranno anche foto e contenuti per il nostro Instagram, Facebook e vari social. Seguiteci se potete. Su YouTube potreste cliccare sulla campanella e iscrivervi al canale Ubitennis di YouTube per ricevere con la massima tempestività le notifiche dei nostri video, di Luca e Vanni, miei, di altri che compariranno presto. E…senza clickbait. Di nuovo Buon Tennis a tutti con Ubitennis.
