Reggere il peso delle aspettative non è facile. C’è chi dà il meglio di sé sotto pressione, esaltando il proprio tennis e chi, indossando i panni del favorito assoluto, si trova a commettere un passo falso. Per chiarimenti rivolgersi ad Alexander Zverev.
Il gigante di Amburgo ha archiviato la sua campagna nordamericana nel peggiore dei modi: due eliminazioni precoci e sicuramente in anticipo rispetto alle sue aspettative e un gioco privo di mordente. Una trasferta che ha trasmesso un senso di incomputezza tanto da poter definire deficitaria la sua marcia di avvicinamento allo US Open.
Non si dimentica quanto fatto da Zverev in questo 2026 con il primo titolo Slam conquistato in quel di Parigi e la finale slam raggiunta a Wimbledon. Tuttavia, la brutta sconfitta per mano di Tallon Griekspoor in Canada e quella contro Tommy Paul in una piovosa giornata in quel di Cincinnati, lasciano l’amaro in bocca per quella che poteva essere una ricca estate americana per Zverev.
Infatti, alla vigilia del doppio appuntamento tra Canada e Cincinnati, il piatto era ricco. Jannik Sinner ha dichiarato forfait per entrambi i tornei, preferendo fermarsi ai box per risolvere i problemi fisici che lo stanno infastidendo al ginocchio (sebbene poche informazioni trapelino sul reale stato di salute dell’azzurro). Carlos Alcaraz è rimasto lontano dai campi, assenza che si prolunga dallo scorso mese di aprile. Zverev si presentava quindi in Nord America da testa di serie numero 1 e giocatore più accreditato del seeding.
I freddi numeri che sanno di rimpianto
In primis, dal punto di vista del gioco la situazione non è stata rassicurante, in particolare la sconfitta contro Griekspoor in Canada. Lo stesso Zverev è stato critico nel ribadire “di non essere ancora nella forma che aveva negli ultimi due mesi” con il forte bisogno di ritrovare quel ritmo che lo ha reso uno dei protagonisti di questo 2026.
Tuttavia, sono i freddi numeri a inchiodare maggiormente il tennista di Amburgo. I due Masters 1000 nordamericani erano una ghiotta chance per Zverev per portarsi in vetta alla race e rosicchiare qualche punto nel ranking.
Il ranking del 13 luglio – pubblicato post Wimbledon – vedeva Sinner in testa con 13450 punti e Alexander Zverev risalire al secondo posto con 8480 punti, quasi 5 mila punti di distanza. Alla stessa data la race vedeva Sinner in vetta con 7950 punti e Zverev subito dietro con 6540, con entrambi già certi di andare a Torino.
Chiamato a difendere gli 800 punti complessivi frutto delle due semifinali dell’anno precedente, con una doppietta Montreal-Cincinnati Zverev avrebbe incamerato un tesoretto netto di 1.200 punti. Sommando la mancata difesa dei 650 punti da parte di Sinner (per l’amara finale di Cincinnati del 2025), Zverev avrebbe potuto erodere 1850 punti nel ranking al numero uno del mondo e, soprattutto, scavalcarlo di slancio in cima alla Race to Turin con un buon margine sull’italiano.
Direzione New York con qualche dubbio in più
I due “1000” nordamericani si potevano rivelare come un boost di energia positiva sia a livello fisico e mentale. Zverev, invece, arriverà a New York con l’obiettivo di ritrovare il giusto stato di forma per esprimere quel gioco che gli ha permesso di regalarsi un titolo Slam e una finale sull’erba londinese. Nell’attesa di capire se Sinner e Alcaraz saranno a Flushing Meadows, Zverev si presenterà con più di 5000 punti di distanza nel ranking e ben 1300 nella Race, con Sinner che avrà la certezza di confermare la vetta del ranking ATP anche dopo lo US Open. In aggiunta, l’altoatesino rimarrà in vetta alla Race per Torino nonostante i due Masters 1000 saltati. Il messaggio più doloroso per Zverev che potrebbe emergere dalle tre settimane in Nord America è quella sensazione di vulnerabilità che potrebbe aver trasmesso a suoi avversari, in netto contrasto con l’aura che circonda Sinner e Alcaraz. Che sia il misto dello US Open – in coppia con Taylor Townsend – il giusto luogo per trovare un po’ di fiducia in campo e del sano divertimento per ricaricare le batterie in vista dello slam newyorchese?
