di Isabella Dalla Gasperina
E’ passato poco più di un mese dalla finale di Wimbledon 2023, vinta da Carlitos Alcaraz in una maratona di cinque set e quasi quattro ore, in cui lo spagnolo e Novak Djokovic si scontrano di nuovo, questa volta sul cemento di Cincinnati. Il numero uno e il numero 2 del mondo si sono già affrontati in precedenza anche al Roland Garros, dove ad avere la meglio è stato il serbo. E questa terza sfida ha il sapore dello spareggio tra il ventenne già balzato in vetta al ranking con il suo talento e il suo tennis estroso e vulcanico, e il maestro di resistenza, atleticità, concretezza.
Spareggio e spettacolo
Quello che si vede in campo quel giorno, era il 20 agosto, è spettacolo puro. Djokovic e Alcaraz si danno battaglia all’ultimo punto e all’ultimo respiro, con scambi impossibili, corse e rincorse, rimonte dall’una e dall’altra parte. Se è Djokovic il primo a prendersi il break, è però Alcaraz ad aggiudicarsi il primo set per 7-5.
Il caldo, il malore e le sette vite di Djokovic
Lo spagnolo gioca in scioltezza e dà l’impressione di avere la partita in mano. E infatti il secondo set si apre sotto il segno di Alcaraz, che si porta subito avanti volando sul 2-1 dopo aver strappato il servizio all’avversario. Le temperature sono roventi ed è Djokovic a dare l’impressione di soffrire di più: chiede l’intervento medico per un colpo di calore che sembra averlo messo ko, mentre il linguaggio del corpo dell’altro è tutto pugnetti e sguardi di fuoco. E invece i giochi non sono per niente chiusi e ad Alcaraz non basta arrivare fino al 4-2. Il vincitore di Parigi approfitta di qualche errore di troppo dello spagnolo e agguanta il 4 pari. Le sette vite di Djokovic sono leggenda, ma anche dura realtà per Carlitos. Che non molla, lotta, inventa: chiama a rete l’avversario per passarlo con lob spettacolari o con sciabolate di dritto inside-out, disegna il campo con diagonali geniali, percorre chilometri rincorrendo le triangolazioni perfette dell’avversario.
Il tie-break vinto sul filo
E’ lo spagnolo a conquistarsi il primo match point nel tie-break del secondo set, pochi minuti dopo essere andato a servire per il titolo: sul 5 pari, Alcaraz alla battuta, l’avversario butta in rete un tentativo d’attacco di dritto concedendo la balle du set. Ma annulla d’autorità quell’occasione con un uno-due servizio-dritto: si cambia campo di nuovo sul 6 pari. E qui basta un nastro che beffa Alcaraz: Djokovic non perdona e si prende il secondo set, aggiudicandosi il tie-break per 9-7.
Match-point e brividi
I due campioni si giocano tutto al terzo, dove stavolta Djokovic parte bene e sembra aver ritrovato energie e lucidità, mentre Alcaraz non si dà per vinto e continua a spingere. E’ il serbo che prova a scappare sul 5-3 e che trova due match point: il secondo Alcaraz lo salva con un miracolo. Recupera un angolo impossibile del serbo con un dritto da manuale e manda il pubblico in delirio, fino a rimontare sul 5 pari. Inevitabile un secondo tie-break: la lotta continua con scambi da leggenda, ma il più lucido questa volta è Djokovic che si porta a casa il match (7-4).
Le lacrime e “gli spagnoli che non muoiono mai”
La storia non finisce qui. Durante la premiazione Alcaraz è in lacrime per la tensione, per la delusione e per la rabbia di una sconfitta dopo un match giocato alla grande. Djokovic ha per lui solo parole di ammirazione e Carlitos replica: “Gli spagnoli non muoiono mai”. “Davanti a questo ragazzo bisogna solo togliersi il cappello – dice ancora il vincitore -. Gioca con una maturità così grande, gestisce la pressione al meglio per la sua età: ha solo 20 anni. E’ impressionante. Quando gioco contro di lui mi ricordo quando affrontavo Nadal al culmine della nostra carriera. Ogni punto una battaglia. Con lui devi guadagnarti ogni singolo quindici”.
La lezione e l’assenza
Alcaraz da quel match ha imparato tanto. Dopo la sconfitta racconta di essere sceso spesso a rete perché “da fondo era troppo difficile fargli il punto”. Così, come gli capita spesso, dalle difficoltà ha preso spunto per migliorare il suo tennis. Un’ascesa che si è interrotta ormai da più di quattro mesi. E che manca più che mai al circuito.
