Questa edizione dello US Open non ha fatto registrare le condizioni atmosferiche estreme cui New York a fine agosto ci ha abituati nel corso degli anni. Un clima un po’ più tropicalizzato di quanto si ricordi ha regalato qualche scroscio pomeridiano in più, ma l’umidità tipica della Grande Mela non è arrivata. Almeno fino a questo giovedì.
I temporali del giorno prima hanno lasciato in eredità un’aria appicicaticcia che porta la temperatura percepita decisamente sopra il 29 gradi segnati dal termometro a metà pomeriggio.
L’odissea di Musetti
Ed è stato proprio in questo clima che il buon Lorenzo Musetti da Carrara ha dovuto abbandonare le sue speranze di una prestigiosa campagna nell’ultimo Slam stagionale. Opposto al qualificato Dane Sweeny, n. 123 della classifica ATP, Musetti ha vinto in maniera convincente il primo set, e poi ha iniziato progressivamente a sentire le energie venirgli meno.
“Purtroppo non sono mai riuscito – ha spiegato Musetti – nonostante abbia preso determinate pause, a ritrovare energia e una condizione fisica accettabile. Onestamente sono stufo di ritirarmi, sono stufo di queste cose. Quest’anno mi sembra veramente un’odissea; visto che è uscito anche il film, sembra il mio 2026. C’è da accettarlo e andare avanti.”
L’azzurro ha attribuito almeno parte della responsabilità di questo malore al fatto di non essersi potuto scaldare all’aperto prima del match, dal momento che le aree riscaldamento per iniziare a muoversi prima della partita sono tutte al coperto, e sono tutte climatizzate con un’aria condizionata molto aggressiva.
La guerra del termostato
È uno dei punti di contenzioso più frequenti, negli ambienti internazionali, tra europei e americani. Chi frequenta gli Stati Uniti sa che gli ambienti al chiuso vengono tenuti a temperature molto basse, poco superiori ai 20 gradi, anche quando all’esterno fa molto caldo, creando uno sbalzo termico cui i non americani non sono abituati.
“Quest’anno non abbiamo la possibilità di riscaldarci fisicamente fuori e di acclimatarci un po’ – ha detto Musetti – Credo quindi che lo shock, in termini di temperatura, sia stato abbastanza importante e possa avere contribuito a questo malessere.”
Quest’anno infatti l’area intorno all’Arthur Ashe, che comprende anche la Players’ Lounge e gli spogliatoi, è un immenso cantiere per i lavori di ristrutturazione che rifaranno il look allo stadio nel 2027, proprio nel 30° anniversario della sua inaugurazione. Nella prossima edizione sarà operativa anche la palazzina di servizi per i giocatori che apparentemente sarà un gioiello, ma per quest’anno le strutture sono quelle che sono, e non esistono aree di riscaldamento all’aperto.
Anche Felix è caduto
Un’esperienza simile è capitata anche alla testa di serie n. 3 Felix Auger-Aliassime, che ha vinto il primo set contro Karen Khachanov, per poi spegnersi progressivamente.
“Dopo un set e mezzo, non mi sentivo proprio bene: avevo le vertigini e vedevo delle macchie, e, beh, non sono riuscito a riprendermi. Pensavo che forse sarebbe passato, ma non è stato così. La situazione era un po’ anomala, e non c’erano stati segnali negli ultimi due giorni, né ce n’erano stamattina. Farò alcuni esami e vedrò cosa ne verrà fuori.”
E anche per lui si tratta di un’altra disdetta, poche settimane dopo aver dovuto dare forfait al suo torneo di casa, a Montreal, a causa di un risentimento alla schiena.
Proprio in questo torneo nel quale aveva una testa di serie molto prestigiosa, e parecchi favoriti erano già stati eliminati, Felix Auger-Aliassime deve abbandonare la competizione prematuramente per un problema di tipo fisico, anche se in questo caso non un infortunio.
Flavio “clutch” Cobolli
Chi invece non ha patito la giornata umida è stato Flavio Cobolli, n. 5 del seeding, che dopo aver ceduto il primo set all’australiano Tristan Schoolkate ha confezionato una rimonta che lo ha portato a vincere in quattro set.
Schoolkate aveva preparato il torneo in maniera abbastanza anomala: prendendosi una pausa di un mese da metà luglio a metà agosto e tornando in Australia. Per gli “aussie” può capitare di rimanere lontani da casa per lunghissimi periodi, e tornare a trovare la propria famiglia può richiedere qualche sacrificio. In questo caso però il sacrificio ha pagato: Tristan si è qualificato e ha passato un turno prima di cadere davanti a Cobolli.
Il romano sta continuando una strepitosa annata che lo ha visto aggiudicarsi l’ATP 500 di Acapulco (che purtroppo dal 2028 non ci sarà più) e raggiungere la finale al Roland Garros. Nel corso della stagione ci sono state diverse sconfitte premature, soprattutto contro giocatori di ranking inferiore (a Umago contro Burruchaga e a Montreal contro Hanfmann, giusto per citare le più recenti), ma quando entra nella battaglia ben difficilmente non ne esce vincitore.
Il suo record al set decisivo quest’anno è di 12 vittorie e 2 sconfitte, ed è quasi possibile notare il suo livello alzarsi a vista d’occhio quando la palla scotta. I suoi colpi sono più penetranti, gli errori scompaiono, e i punti decisivi tendono ad andare dalla sua parte.
In inglese si descrive con il termine “clutch” proprio la capacità di giocar bene quando più conta. Non c’è un corrispettivo in italiano, e non c’entra nulla la frizione dell’auto (che appunto si chiama “clutch”) o le borsette per signora senza tracolla (quelle che appunto bisogna “afferrare”, ovvero “clutch” in inglese). Se si dovesse trovare una parola per sintetizzare il Cobolli del 2026, questa parola sarebbe sicuramente “clutch”.
Il tabellone maschile
Giornata movimentata per il torneo maschile, nel quale oltre ad Auger-Aliassime (n. 3) e Musetti (n. 3) sono cadute altre due teste di serie, a partire dalla n. 6 De Minaur, battuta in tre set dall’olandese Van de Zandschulp, che qui due anni fa aveva eliminato nientemeno che Carlos Alcaraz.
Fuori anche il n. 32 del seeding Ignacio Buse, vincitore del torneo di Winston-Salem la settimana scorsa, e superato dal francese Benjamin Bonzi.
Il tabellone femminile
Solo una testa di serie sconfitta nel tabellone femminile: la n. 32 Sakkari è stata estromessa dalla ucraina Starodubtseva. Al punto di controllo del terzo turno, sono solamente 7 su 32 le teste di serie che mancano all’appello.
