Sarà Mirra Andreeva contro Zheng Qinwen la finale del China Open 2026, due prime volte a Pechino. La russa ha superato nettamente Nikola Bartunkova 6-2 6-2, confermando un percorso quasi immacolato nel torneo; la cinese ha battuto Elise Mertens 7-5 6-2, diventando la prima giocatrice di casa a raggiungere l’ultimo atto del China Open.
Andreeva: «Conchita si prende molti meriti, ma va bene così»
Andreeva è arrivata in conferenza stampa con la consueta miscela di naturalezza, ironia e lucidità. «Sono molto felice ed emozionata di essere in finale. Penso di aver giocato davvero bene oggi. Nikola è un’avversaria insidiosa, avevamo già disputato una partita tutt’altro che semplice allo US Open, quindi sono molto contenta di aver vinto».
La chiave, ancora una volta, è stata la risposta, Mirra guida infatti il circuito per palle break convertite in stagione, ben 301, e ha spiegato come il lavoro su quel fondamentale sia diventato centrale nel suo percorso. «Stiamo lavorando moltissimo sulla risposta. In ogni allenamento cerchiamo di migliorare un po’ tutto, ma insistiamo anche su questo aspetto perché, anche quando l’avversaria serve bene, devi comunque cercare di metterle pressione. Sento che il lavoro sta dando i suoi frutti, poco alla volta. Conchita sarà ancora più contenta di me, perché è stata una sua iniziativa», ha raccontato.
La qualificazione alle WTA Finals, già ottenuta, sembra aver liberato Andreeva da un peso. «Se confronto quest’anno con quello scorso, allora sentivo molta più pressione. Sapevo di essere vicina alla qualificazione, che dovevo giocare bene e vincere ancora qualche partita. Quando sono arrivata al punto in cui mi bastava una sola vittoria, non ci sono riuscita», ha ricordato con amarezza. «Quest’anno, imparando anche dai miei errori, ho cercato di mettere da parte il più possibile questi pensieri e concentrarmi soltanto sui tornei che dovevo giocare. Ora che sono qualificata, naturalmente è più facile». Dopo un esordio complicato, la russa ha raccontato di essersi sentita progressivamente meglio, sia fisicamente sia mentalmente. E quando le è stato chiesto quanto abbia contribuito Conchita Martinez alla sua maggiore tranquillità, non ha perso l’occasione per scherzare: «Mi sembra che Conchita si stia prendendo molti meriti, ma va bene così!».
Poi, più seriamente: «Cerca sempre di farmi notare le cose che faccio bene, così da darmi fiducia. Naturalmente non mi dice che gioco benissimo e che va tutto alla perfezione. Mi fa notare anche quello su cui dobbiamo ancora lavorare. Credo che sia molto brava a dirmi la cosa giusta al momento giusto».
Quanto alla finale, Andreeva aveva già individuato le differenze tra le due possibili avversarie: «Qinwen è più aggressiva, cerca di colpire forte e di giocare velocemente, mentre Elise preferisce costruire il punto, ragionare su cosa fare. Sono due giocatrici molto diverse». Ora che sarà Zheng a trovarsi dall’altra parte della rete, la russa sa anche di dover affrontare il pubblico di casa. Ma non sembra preoccuparsene troppo: «Ho già esperienza contro giocatrici locali. Credo che andrà bene».
Zheng Qinwen: «Voglio vincere con la continuità dei Big Three»
Dall’altra parte ci sarà Zheng Qinwen, che vivrà una finale dal significato particolare. «Ogni partita qui è stata difficile. È stata una settimana incredibile, ho battuto tante ottime avversarie», ha dichiarato dopo la vittoria su Mertens.
Essere la prima cinese a raggiungere la finale del China Open è un traguardo importante, ma Zheng preferisce non lasciarsi trascinare dall’entusiasmo: «All’inizio del torneo non pensavo così lontano. Per me la cosa più importante era affrontare una partita alla volta. Sono felice di essere la prima, ma so che la battaglia non è finita. Domani affronterò un’avversaria difficile, manca ancora una partita. Voglio restare umile e vedere cosa succederà».
Per Zheng il torneo è stato anche una progressiva liberazione. Dopo i primi incontri molto combattuti, ha spiegato di aver ritrovato ritmo e aggressività: «Più partite gioco, più mi sento libera e più riesco a esprimere un tennis migliore. Sono una giocatrice che ha un potenziale molto alto, ma ho bisogno di trovare il ritmo all’inizio del torneo. Sono contenta di essere riuscita a giocare in modo così aggressivo, perché era proprio l’obiettivo che mi ero posta: essere offensiva e, allo stesso tempo, mantenere continuità».
Sul confronto con Andreeva, Zheng ha riconosciuto la crescita di entrambe negli ultimi due anni: «Sicuramente siamo diventate tutte e due più mature. Lei ha appena vinto il Roland Garros, un risultato straordinario, e le faccio i complimenti. È sempre un’avversaria difficile perché lotta su ogni punto ed è molto solida. Non sarà una partita facile, ma anch’io sono un’avversaria difficile. Sarà una dura battaglia, cercheremo entrambe di mostrare il nostro miglior tennis e vedremo cosa succederà».
Il pubblico di casa sarà inevitabilmente un fattore. Zheng ha parlato apertamente della pressione di giocare davanti ai tifosi cinesi, ma anche della motivazione che ne deriva: «Sono sempre orgogliosa di giocare davanti al mio pubblico. Voglio mostrare il mio miglior livello perché so quanto mi sostengono. Non voglio deluderli, ma non voglio nemmeno deludere me stessa. Da un lato è una pressione, dall’altro è una motivazione. Devo soltanto imparare a utilizzare entrambe nel modo giusto».
Nella parte cinese della conferenza, Zheng ha poi allargato lo sguardo al futuro, rivelando un’ambizione che va ben oltre la finale di Pechino. Alla domanda su quale sia la versione ideale di se stessa, ha risposto: «Una giocatrice che vince tanto, tantissime partite, come i Big Three nel loro momento migliore. Quando scendi in campo hai un’aura, una sorta di potere misterioso. Basta che tu sia lì e la vittoria sembra già arrivare. Voglio vincere con continuità, conquistare tanti titoli importanti. Non voglio essere brava soltanto in un torneo, voglio mantenere un livello altissimo in tanti tornei».
Un’ambizione che si accompagna alla consapevolezza del ruolo che può avere per il movimento tennistico cinese: «Quando vediamo i nostri connazionali ottenere buoni risultati nei tornei internazionali, è uno stimolo per tutti, uomini, donne e giovani. Quando ero junior anch’io traevo ispirazione dalle giocatrici che mi avevano preceduta. Ora quello che faccio in campo può dare forza a quei bambini. Mi piacerebbe essere un modello per loro».
Infine, Zheng è tornata anche sul duro periodo di allenamento affrontato in Florida prima dello US Open, quando la sua classifica era precipitata fuori dalle prime cento. Un’esperienza che, a suo dire, l’ha costretta a rivedere il proprio atteggiamento: «È stato un periodo molto duro, non soltanto fisicamente, ma anche mentalmente. Quando ero in Top 10 trovavo sempre delle ragioni per dire di no al mio allenatore. Poi, con una classifica così bassa, ho capito che dovevo ascoltarlo. Per un periodo ero stata troppo orgogliosa dei risultati raggiunti. Durante quegli allenamenti ho riflettuto molto sul mio atteggiamento. Essere più umile è stato uno dei fattori decisivi per arrivare fin qui».
