Arthur Gea, ambizioni da fenomeno a Shanghai: “Voglio il titolo”

Coach Jacq esalta il classe 2005: "Le cose procedono velocemente perché è davvero forte. Il desiderio di migliorare è ciò che lo spinge"

Di Pietro Sanò
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Arthur Gea reacts after winning a Men's Singles match on Day Seven of the 2026 US Open at USTA Billie Jean King National Tennis Center on Saturday, September 5, 2026 in Flushing, NY. (Photo by Jessie Alcheh/USTA)

Shanghai è la terra delle occasioni. Sarà forse per la sua collocazione temporale all’interno del calendario ATP – con buona parte dei tennisti che giunge stremata a questa fase della stagione -, ma nelle ultime due edizioni il torneo cinese ha dato vita a storie piuttosto singolari. Quella di Valentin Vacherot non ha eguali, e verrà ricordata come una delle imprese più folli mai realizzate in un Masters 1000 – o forse, nella storia del tennis, in generale. Il monegasco era quasi uno sconosciuto prima della meravigliosa avventura in Oriente, soggiornava al di fuori della top 200, ma dopo quel trionfo, la sua carriera ha preso finalmente il volo.

Adesso prova ad emularlo, sulla falsa riga, anche Arthur Gea, che sta mettendo in subbuglio il main draw del penultimo 1000 dell’anno. Il classe 2005 transalpino, a differenza del buon Valentin, non era affatto un “signor nessuno” prima di spedire a casa Ben Shelton prima, e Jakub Mensik poi, agguantando i suoi primi quarti di finale Masters in carriera. Il giovane ragazzo di Carpentras è piombato rumorosamente nel tennis che conta in questa florida annata 2026, durante la quale ha messo in bacheca il primo titolo ATP, conquistato in Messico, a Los Cabos, seguito da un’avventura rollecoaster a Flushing Meadows, dov’è stato ripescato come Lucky loser per poi terminare il suo torneo agli ottavi di finale: “Le cose stanno iniziando ad andare molto bene per me”, aveva dichiarato Arthur in quell’occasione, fiutando il significativo progresso, nono solo nel ranking.

“Vincere Shanghai? Non è un miracolo quando ci si impegna al massimo ogni giorno”

Il suo tennis aggressivo e la consistenza del suo gioco, iniziano a spaventare i rivali. E dato che siamo già giunti alla volta dei quarti di finale, il paragone con la folle cavalcata di Vacherot è più che comprensibile. In conferenza stampa – dopo la vittoria ottenuta ai danni di Mensik -, i giornalisti lo hanno stuzzicato, domandandogli c’è da aspettarsi un altro miracolo a Shanghai, ma Gea ha risposto in modo pragmatico, mettendo da parte la narrativa delle imprese eroiche: “Non credo che sia un miracolo quando ci si impegna al massimo ogni giorno, ma spero di riuscire a fare lo stesso. Però, come ho detto, sono ancora lontano dall’obiettivo, e affronterò semplicemente la prossima partita con la convinzione di poterlo fare, e vedremo cosa succederà”. Il francese, che sfiderà ai quarti Davidovich Fokina, punta già dritto all’obiettivo più grande, infischiandosene della suo ranking, e di quello dei rivali a torno a sé: “Voglio il titolo, ma sono ancora lontano”, ha aggiunto.

Da Melzer a Jacq. Dal giorno alla notte

Il 21enne transalpino ha sgomitato tra gli affamati avversari, con prestazioni solide, con un atletismo che non lascia indifferenti. Ma senza essere accompagnato da quel clamore mediatico che hanno “subito” altri suoi giovani colleghi. Probabilmente, a dispetto di qualche suo promettente coetaneo, Gea è meno appariscente. Non ha quel colpo che ruba la scena, che aizza la folla. Ma è completo, veloce, tenace e tostissimo da affrontare. Virtù non colte da Gerald Melzer – ex tennista e coach austriaco -, seduto nel box di Arthur Gea sino al mese di luglio, momento in cui ha scelto di separarsi dal promettente francese, appena eliminato a Wimbledon nel tabellone cadetto. Scelta evidentemente poco lungimirante alla luce dei risultati ottenuti in seguito da Gea.

Il suo nuovo coach, Gregoire Jacq, invece, è stato ben contento di ereditare il posto vacante lasciato erroneamente da Melzer, e ha guidato il talentuoso classe 2005 nel significativo cambio di rotta della sua giovane carriera: “Arthur sta facendo progressi su tutti i piccoli dettagli: sta diventando più incisivo e più concentrato, con maggiore determinazione e intensità. Sono molto orgoglioso di lui. Va costantemente avanti. Le cose procedono velocemente perché è davvero forte. Il desiderio di migliorare è ciò che lo spinge. E non ripetendo gli stessi errori, si risparmia un’enorme quantità di tempo“, ha dichiarato Jacq, che sembra orientare il suo allievo verso un gioco super offensivo: “Giocare in modo aggressivo è essenziale se vuoi essere un giocatore di alto livello.

Lui lo sa; era il suo obiettivo quando mi ha chiamato a luglio – rivela. Andare a rete non è qualcosa che si fa per capriccio. Bisogna allenarlo, metterlo in pratica nei momenti di massima pressione, affrontarlo con intelligenza e acquisire il senso del tempismo giusto… Può ancora migliorare, ma è già un giocatore diverso rispetto a luglio. Abbiamo fatto una sessione video cruciale agli US Open e il giorno dopo mi ha detto scherzando: ‘Sono un nuovo giocatore; questo è il nuovo me’.

Le parole del coach francese ci indirizzano verso un’importante riflessione. Un tennista può avere tutto il talento del mondo, e può anche essere dedito al sacrificio e al lavoro. Ma ha bisogno di un allenatore che gli indichi la via, che si trovi sulla stessa lunghezza d’onda dell’atleta. È così che si raggiunge un equilibrio e si compie il definitivo salto di qualità. Arthur Gea si trova in tali condizioni. E il suo futuro – così come il suo percorso a Shanghai – è ancora tutto da scrivere.

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