“Il dolore di uno è la gioia dell’altro”. Con queste parole Andrea Petkovic introduce l’argomento Jannik Sinner nel podcast The Big T. Insieme all’ex tennista tedesca, ora apprezzata video-blogger con il suo Petkorazzi, c’è Brad Gilbert, numero 4 del mondo nel 1990, allenatore, commentatore e autore del libro Winning Ugly (tradotto in italiano da Vanni Gibertini). Tornando al proverbio tedesco citato da Andrea, l’altro è naturalmente Alexander Zverev, la cui gioia sarà chiudere l’anno al vertice del ranking ATP, che andrà ad aggiungersi ai due titoli Slam.
La certezza matematica è arrivata con la sconfitta di Alcaraz contro Bergs, ma il risultato non era davvero in discussione, poiché Carlos avrebbe dovuto vincere un torneo a settimana da Shanghai alle ATP Finals e Sascha prendersi due mesi di vacanza. Veniamo però al dolore di uno, il ginocchio infiammato di Sinner, e precisamente a cosa ne pensa Gilbert, che ha un canale diretto con Darren Cahill, coach di Jannik insieme a Simone Vagnozzi.
“Torna indietro, Darren, non si va”
“Parlo spesso con Darren” conferma Brad. “Tutto è iniziato quando, mentre era letteralmente diretto verso l’aeroporto di Los Angeles per volare a Cincinnati, ha ricevuto la notizia che non sarebbero partiti. Da quel momento, in sostanza, è rimasto in una sorta di limbo. È una situazione estremamente frustrante”.
Troppi dottori?
Riguardo a Sinner, il sessantunenne californiano dice che “segue le indicazioni dei medici: si prende qualche giorno di riposo, torna ad allenarsi, colpisce la palla… Certi giorni va tutto bene, poi però torna quel dolore alla rotula. A quel punto speri che non ci siano troppi cuochi in cucina, con tre medici diversi. Credo sia andato in Francia. Adesso andrà in Italia”. Dal dottor Herbert Schoenhuber.
“Non c’è più la chirurgia di una volta”
“È una di quelle decisioni difficili: fermarsi per il resto della stagione, puntare sul riposo e sul potenziamento muscolare. Quindi, niente intervento chirurgico” afferma Gilbert, ma solo per continuare con l’ipotesi da tutti temuta: “Immaginate però se arrivassimo a dicembre o all’inizio di gennaio, quando intensificherà la preparazione in vista dell’Australia, e quel dolore non fosse ancora passato. A quel punto potrebbe diventare un problema cronico. Perché, quando una situazione va avanti così a lungo, viene naturale chiedersi se l’intervento chirurgico sia un’opzione. Di solito è l’ultima risorsa. Ma oggi la chirurgia non è più quella di trent’anni fa, se si tratta di un’artroscopia”. Non conosciamo l’esatta diagnosi ma, se fosse confermata la sindrome della bandelletta ileotibiale di cui ha parlato il giornalista Gabriele Parpiglia, tra le soluzioni chirurgiche praticabili c’è anche l’intervento in artroscopia.
Non ci sono più neanche i numeri 1 di una volta?
Se l’operazione rimane un’eventualità piuttosto rara nei casi di infiammazione, Gilbert parla di un’altra situazione decisamente insolita: “Francamente, non ricordo un altro anno in cui i primi due giocatori, dopo aver dominato così nettamente negli ultimi due anni e mezzo, abbiano perso così tanto tempo durante la stagione”. Perché, a beneficio dei distratti, oltre a Jannik che starà fuori dal Tour dalla vittoriosa finale di Wimbledon di metà luglio fino al nuovo anno, Alcaraz ha perso quattro mesi e mezzo, da Barcellona allo US Open, per prendersi cura del polso. “Rimanere in salute è una sfida particolare. Ti viene quasi da pensare a quanti Slam consecutivi abbia giocato Federer”. Se è una domanda, la risposta è sessantacinque. Invece, la striscia più lunga di Brad si ferma a13 tornei dello Slam, dallo US Open 1982 allo US Open 1985. Quella di Jannik, la prima, si è fermata a 27.
