Jodar, ma l’atteggiamento? “Dammi questo c***o di asciugamano”

Tra traguardi sorprendenti e intemperie caratteriali, Rafa Jodar ha mostrato il meglio e il peggio di sé. La prima stagione da professionista deve essere una palestra per migliorarsi

Di Beatrice Becattini
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Rafael Jodar - US Open 2026 (x @atptour_ES)

Alzi la mano chi avrebbe solo lontanamente preso in considerazione l’eventualità di vedere Rafael Jodar in corsa per le ATP Finals. Eppure, dopo un periodo di appannamento, lo spagnolo rilancia tutte le proprie ambizioni in ottica Torino approdando ai quarti di finale del Rolex Shanghai Masters. Si tratta della quarta volta che il 20enne di Madrid iscrive il proprio nome tra i migliori otto di un Masters 1000. Insieme ai quarti del Roland Garros, il titolo di Marrakech e la finale di Washington, sono i risultati su cui ha costruito una classifica che lo vede al numero 13, mentre a livello stagionale, con i 2709 punti raccolti fino a qui, è attualmente l’11esimo giocatore del 2026, a 171 lunghezze da Alex de Minaur, che occupa quella nona posizione che fa da frontiera per la qualificazione al torneo dei top otto.

Jodar ha scombinato ogni possibile previsione sulla sua prima stagione nel circuito ATP. La freschezza della sua giovane età si è manifestata sotto forma di una buona dose di incoscienza accorta, che sorregge traguardi impensabili fino 365 giorni fa. Al contempo, però, la poca maturità non si registra solamente in sconfitte cocenti. Alcuni atteggiamenti tenuti da Rafa, soprattutto nei confronti dei raccattapalle, sono stati attenzionati dalla lente di ingrandimento dell’opinione pubblica. L’ultimo episodio controverso è successo proprio a Shanghai, durante il match con Botic Van De Zandschulp.

Jodar al raccattapalle: “Dammi questo c***o di asciugamano”

Jodar è stato protagonista di una grande vittoria in rimonta, la terza in altrettante partite nel penultimo Masters 1000 in calendario. Dopo un primo set perso al tiebreak, il classe 2006 di Madrid ha reagito con personalità, persino quando ha perso il fondamentale break di vantaggio nel secondo set, fino al risultato finale di 6-7(4) 6-4 6-2. Sono state 2 ore e mezzo di grande battaglia, caratterizzate da agonismo e momenti di forte tensione.

Nello specifico, nel primo gioco del secondo set Rafa ha accusato il nervosismo di un match che sembrava sfuggirgli e di una stagione sbalorditiva, a cui vuole mettere la ciliegina con il pass per le Finals.
Dopo uno scambio che valeva il break, lo spagnolo ha chiesto con veemenza – e maleducazione – l’asciugamano al raccattapalle: “Sbrigati a darmi questo c***o di asciugamano”. Forse nessuno avrebbe inteso una parola, dato che si è espresso in spagnolo, se non fosse per il giudice di sedia ecuadoriano. Jimmy Pinoargote, infatti, ha comminato immediatamente un code violation al giocatore per condotta antisportiva.

Jodar ha chiesto spiegazioni quasi incredulo dinnanzi alla sanzione. “Ma non gli ho detto niente di male” ha provato a giustificarsi. La risposta dell’arbitro non ha tardato ad arrivare: “Non posso ripetere, sai cosa hai detto, non posso ripeterlo ora. Non così, non si parla a loro in questo modo”.
“Abbiamo giocato per un’ora e dieci minuti. Se ne va per un attimo, gli dico una cosa e mi dai subito un warning. È incredibile, si vede proprio che non sei in campo”
la chiosa del numero 13 ATP.

I precedenti

Non è la prima volta che Jodar eccede nei modi che usa per rivolgersi ai raccattapalle, che, ricordiamo, sono quasi sempre ragazzini. Al Roland Garros qualche risposta sgarbata di troppo aveva acceso i riflettori su una tempra non sempre irreprensibile. Prima ancora, durante il match di quarti di finale degli Internazionali d’Italia perso contro Luciano Darderi, il bersaglio della sua inquietudine era stato un fisioterapista, reo di non essere stato tempestivo nel suo intervento. E come dimenticare le accuse di antisportività per i continui cambi di scarpe, anche nei momenti caldi degli incontri.

Insomma, di controversie comportamentali ce n’è stata più di una nella stagione di Rafa. Ed è un aspetto del tutto in controtendenza alla sua personalità sportiva. Perché al termine di uno scambio raramente si concede esultanze fragorose, neppure a fine match. Per questo, in molti avevano ravvisato in lui l’autocontrollo e l’imperturbabilità di Jannik Sinner – oltre a notarne similitudini tennistiche. Forse la sovrapposizione è meno netta di quanto una prima impressione potesse lasciare intendere.

Tra verità e esagerazione

Far notare come certi atteggiamenti di Jodar siano poco rispettosi non presuppone un attacco diretto al giocatore, che non deve diventare oggetto di J’accuse virulenti e, a volte, altrettanto esagerati. Gli errori si sottolineano, di questi episodi se ne può parlare, con la speranza che in un futuro prossimo siano corretti. La tenera età del protagonista – che ha comunque 20 anni – non può e non deve essere la scusante che ne giustifichi il comportamento. Di giovani tennisti ce ne sono tanti e molti ce ne sono stati. Alcuni taciti e discreti, altri esuberanti ed eccessivi. Ognuno ha portato la propria personalità. Tuttavia, ciò che il pubblico non perdona è la maleducazione. Può chiudere un occhio sulla vivacità e l’euforia, magari sui festeggiamenti sguaiati. Ma non sulla poca cortesia.

Attenzione, però, a non esagerare nella lettura di ciò che Jodar combina. Il rischio che una lecita reprimenda si trasformi in una caccia alle streghe c’è. Come quando al Roland Garros sui social si era diffuso un video in cui – solo all’apparenza, però – lo spagnolo sembrava spintonare una raccattapalle mentre usciva dal campo per un toilet break. Le reazioni sono divampate all’istante, quasi senza controllo, salvo poi scoprire che era stata l’inquadratura a trarre in inganno.
È vero che per un falso storico ci sono stati una serie di episodi reali, ma gli attacchi feroci sono altrettanto fuori luogo. Il senso della misura non deve cedere il passo a una critica di parte, acciecata dal tifo e dalle lecite simpatie – o antipatie personali.

Una lezione per migliorare

Per quanto sgradevole sia a volte la sua attitudine, lo spagnolo avrà tempo di farsi perdonare. Alla prima stagione da professionista, Jodar pare aver già mostrato il meglio e il peggio di sé. Un Dottor Jekyll and Mister Hyde in piena regola sportiva. Tuttavia, è intrinsecamente impossibile che Rafa abbia svelato tutto di sé in così pochi mesi. Date le grandi prospettive di carriera, l’auspicio è che ogni passo falso possa migliorarne l’io tennistico. Perché di lavoro ne deve fare. Sui fondamentali, sui colpi di inizio gioco e sull’atteggiamento. La pressione di trovarsi vicino a un traguardo come le ATP Finals aumenta senz’altro la pressione sulle spalle del talentino di Madrid. Ma dovrà farci l’abitudine, rafforzandosi e rafforzando il microcosmo che lo circonda per non finire vittima dei suoi fantasmi.

Al momento il padre è l’unico membro del suo team. Per quanto la gestione sia stata ottima fino a ora, come sottolineato anche da Casper Ruud, suo prossimo avversario a Shanghai, probabilmente in ottica 2027 ampliare il gruppo di lavoro dovrebbe essere più di una semplice idea. Il nome di Juan Carlos Ferrero si fa spazio con forza.

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