La sfida dei sessi e Borg contro Mac. Il tennis si racconta sugli schermi (Crivelli), Next Gen Finals senza giudici di linea. C’è Occhio di Falco (Sonzogni)

La sfida dei sessi e Borg contro Mac. Il tennis si racconta sugli schermi (Crivelli), Next Gen Finals senza giudici di linea. C’è Occhio di Falco (Sonzogni)

Rassegna a cura di Daniele Flavi

 

 

La sfida dei sessi e Borg contro Mac. Il tennis si racconta sugli schermi

 

Riccardo Crivelli, la gazzetta dello sport del 19.09.2017

 

Esiste un dogma, neppur troppo velato, in merito ai film che si sono occupati di tennis: tutti sono passati senza lasciare traccia. Meritevoli di oblio, dunque. E non tragga in inganno la scelta, compiuta per esempio da Woody Allen, di affidarsi alle racchette nella trama (nell’ottimo «Match Point»), perché in quel caso lo stratagemma serviva soltanto a raccontare un certo tipo di società. Perché, proseguendo nella dimostrazione, la pellicola «Wimbledon» del 2004, vagamente ispirata al successo da favola di Goran Ivanisevic di tre anni prima, si risolse in realtà in uno pseudoromantico polpettone quasi indigeribile. Sorprende perciò che nel giro di un paio di settimane usciranno sugli schermi, anche italiani, due lavori che dal tennis vero, reale, traggono linfa e illuminazione. FUORI DALLA CERCHIA La cinematografia che ha trattato lo sport ci ha abituato, al di fuori dei personaggi di fantasia alla Rocky, a pennellare grandi ritratti di grandi atleti in tutta la loro avventura agonistica ed esistenziale (da Toro Scatenato Il film su Bjorn e John culminerà con la scena della celebre finale di Wimbledon 1980 ad Ali, da Best a Pelé) e più raramente a dipanare la trama da un evento definito. La novità, pertanto, risiede nel tentativo di portare fuori dalla cerchia degli appassionati, che già li conoscono, fatti, personaggi e storie per renderli patrimonio delle riflessioni di tutti, in un contesto, quello del tennis, assai popolare ma fm qui, come detto, piuttosto negletto dagli sceneggiatori. Fuori dai denti: c’è un argomento da bar più intrigante di come finirebbe un’eventuale sfida tra un uomo e la numero uno femminile (chiedere a Serena Williams, se del caso, che questa domanda se l’è sentita ripetere mille volte)? Ebbene, nel 1973 qualcosa del genere andò in scena in America e prese il nome di Battaglia dei sessi. Bobby Riggs, vincitore di tre Slam a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e poi divenuto un personaggio istrionico e politicamente scorretto (giocava d’azzardo, tra le altre cose), lanciò una sfida alle più forti tenniste dell’epoca sebbene avesse 55 anni, certo che malgrado l’età non ci sarebbe stata storia. ATTUALITA’ Prima umiliò la Court, allora numero uno al mondo, ma quando si trovò di fronte Billie Jean King, numero 2 della classifica, le cose cambiarono. E proprio da quella storica partita del 20 settembre a Houston, con 30.000 spettatori sul campo e 90 milioni davanti alla tv, vinta in tre set da lei, hanno preso spunto i registi Dayton e Faris per la loro pellicola, che si intitola appunto «La battaglia dei sessi», in uscita venerdì negli Usa e che da noi vedremo dal 19 ottobre. Nei panni di Riggs c’è il brillante Steve Carell, mentre il premio Oscar Emma Stone interpreta la King (e si parla di un’altra candidatura). Malgrado siano passati 44 anni, i temi attorno a quel match rimangono di straordinaria attualità: la lotta peri diritti dell donne, il sessismo della società dell’epoca, soprattutto i dubbi laceranti della King, sposatasi solo per celare un’omosessualità di cui era ormai pienamente consapevole e che era giunto il momento di rivelare. RIVALITA’ Maschere. Come quelle di Borg e McEnroe nei 14 episodi della loro rivalità (7 pari il conto delle sfide) dal 1978 al 1981 che rappresentano appunto il filo conduttore di «Borg McEnroe», del danese Pedersen, in sala dal 9 novembre. Non ci poteva essere materia cinematografica più possente della loro *** contrapposizione: lo scandinavo glaciale (clamorosa la somiglianza con Bjorn del semisconosciuto Svenir Gudnason) e dal gioco da fondo impenetrabile e lo spocchioso yankee dal talento infinito e dalla lingua tagliente, sempre pronto a incendiarsi per un punto contestato (e Shia LaBoeuf, che lo interpreta, ha un carattere simile). Ma dal film traspariranno pure un Borg non così perfetto e un McEnroe un po’ meno monello. Fino all’apoteosi della finale di Wimbledon 1980, quella del tie break con 34 punti e del successo dello svedese al quinto. Sperando che la scena renda giustizia alla più bella partita di sempre.

 

Next Gen Finals senza giudici di linea. C’è Occhio di Falco

 

Cristian Sonzogni, la gazzetta dello sport del 19.09.2017

 

Chissà cosa ne pensa uno come John McEnroe, abituato a fulminare con lo sguardo ogni giudice di linea colpevole di una chiamata a suo sfavore più o meno dubbia. Chissà cosa ne pensano i migliori under 21 al mondo che si ritroveranno alle Next Gen Atp Finals di Milano, sul campo allestito presso il Polo Fieristico di Rho. Di certo c’è che quel campo, dal 7 all’11 novembre, sarà più vuoto del solito, perché l’unico ufficiale di gara presente sarà l’arbitro di sedia. Gli altri? Tutti sostituiti dal computer, o meglio dal sisterna «Hawk-Eye Live», l’Occhio di falco permanente che dirà in tempo reale a pubblico, giocatori e arbitro stesso, se la palla sarà fuori o dentro. O se chi serve avrà commesso fallo di piede. Così, mentre il calcio si interroga sui pro e i contro del «Var», il tennis fa un altro passo per evitare quasi completamente l’intervento (e dunque l’errore) umano in partita. TEST Un processo partito 37 anni fa, durante Wimbledon del 1980, con quello strumento che chiamavamo «ciclope». A Milano sarà la tecnologia a stabilire se la palla è dentro o fuori oppure il fallo di piede che oggi sembra roba da antiquariato: un suono segnalava quando la palla toccava la rete o quando finiva out, ma solo sul servizio. Dal 2006 siamo abituati ad attendere il giudizio di «Hawk-Eye», ma senza che questo abbia comportato l’abbandono dei giudici di linea, considerato che i giocatori hanno un numero limitato di richieste senza successo (tre più una nel tie-break) a disposizione per ogni set. I test proseguono già da un annó e mezzo, ma questo sarà quello decisivo. Se tutto andrà per il verso giusto, tra poco i nuovi McEnroe non sapranno più chi fulminare con lo sguardo di fronte a una chiamata sbagliata. Prendersela con una macchina, in fondo, non sarebbe così divertente. Race to Milan (i primi 7 qualificati, l’ottavo Sara una wild card italiana): 1. A. Zverev (Ger) 4220 punti: 2. A. Rublev (Rus) 1084; 3. Khachanov (Rus) 990; 4. Shapovalov (Can) 926: 5. Conic (Cro) 876; 6. Donaldson (Usa) 800; 7. Medvedev (Rus) 717; 8. Chung (Cor) 695;15. BERRETTINI 376

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