Serena… Ramos aveva ragione! Osaka, che campionessa

Williams ha perso la testa come con Clijsters e Stosur. La ricostruzione dei fatti. Naomi campionessa vera e meritevole. Dopo 80 anni otto vincitrici diverse negli ultimi 8 Slam

Di Ubaldo Scanagatta
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Serena Williams - US Open 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

US Open website celebrates Ubaldo Scanagatta’s 150 Slams covered on-site

August 30, 2018 – Portrait of Ubaldo Scanagatta at the 2018 US Open.

https://www.usopen.org/en_US/news/articles/2018-09-05/2018-09-05_ubaldo_scanagatta_has_150_reasons_to_celebrate_at_the_2018_us_open.html?chip=4

Il 150esimo compleanno di… Ubaldo Scanagatta agli US Open: Gli organizzatori dello slam americano premiano Ubaldo Scanagatta per il suo 150esimo Slam coperto da giornalista.

Serena, Ramos was right! (Ubitennis.net): English translation of this article published on the English version of Ubitennis


IL RACCONTO DELLA FINALE

Che casino che ha fatto Serena Williams! Ma si può? Con tutta l’esperienza che ha, con tutto quel che ha dichiarato ogni piè sospinto da quando è mamma riguardo al suo essere un role-model per la figlia Alexis-Olympia, fino a sbroccare completamente alla fine quando ha cercato di improvvisarsi paladina di un malinteso femminismo sostenendo che quelle ripetute ammonizioni di Carlos Ramos non sarebbero mai state inflitte a un uomo. Mah?

Prima di tutto onore al merito. Sì perché Naomi Osaka ha vinto con pieno merito il suo primo Slam contro il suo idolo di gioventù, di 16 anni e 20 giorni più anziana, dominando il primo set e mantenendo sangue freddo nel secondo mentre Serena ne stava combinando di tutti i colori dopo aver subito tre warning ineccepibili. E li riassumo qui di seguito. Il primo nel secondo game del secondo set per coaching, sull’1-0 per Serena e sul 40-15 per la Osaka che serviva. Ramos ha inflitto quel warning perché aveva scorto un segnale che le aveva fatto il suo coach Patrick Mouratoglou che non l’ha potuto negare, e anzi l’ha confessato pubblicamente via twitter. Era opportuno farlo? Su questo non sono sicuro, certo è che ha preso in contropiede Serena ammettendolo. Non mi sorprenderebbe che lei si sia parecchio incavolata con lui. Lo licenzierà?

Forse no quando anche lei vedrà il video che ho visto io e che mostra chiaramente come Mouratoglou abbia fatto un gesto con i pollici sollevati e protraendo le braccia in avanti per suggerire a Serena, fin lì dominata da fondocampo dalla Osaka, ad attaccare, a prendere maggiormente l’iniziativa. Può anche essere che Serena in quell’occasione non lo abbia guardato, come sostiene lei e come ritiene pure Mouratoglou, ma di fatto il coaching c’è stato. Forse Carlos Ramos è stato un tantino fiscale, soprattutto se si pensa che nei tornei WTA il coaching è ammesso al punto che una volta per set le tenniste possono ricevere il coach sul campo. Per la verità le due Williams, per l’appunto, non sono mai state favorevoli farsi “allenare” sul campo. Che lo siano dagli spalti, ne dubito. È stata probabilmente un’iniziativa spontanea di Mouratoglou. Che talvolta tende a essere un po’ troppo protagonista, ma che in questo caso ha davvero fatto quel che fanno tanti. In modi e con segnali magari diversi. Più tardi Mouratoglou avrebbe detto che tutti i coach – e credo abbia fatto riferimento fra gli altri a Toni Nadal – di gesti così ne fanno a bizzeffe e non vengono mai davvero puniti. “Non credo che Serena mi abbia visto e che quindi meritasse il warning – è stata la sua bizzarra tesi – ma lo fanno il 100% dei coach tutto l’anno”. E su quest’ultima parte della sua versione mi sento di concordare. È così. Uno grida “Vamos” e mostra i pugnetti, un altro si liscia i baffi e dice “go”, eccetera eccetera.

Ad ogni modo Serena se la prende in maniera eccessiva. “Io non imbroglio per vincere, preferirei perdere. Voglio solo che tu lo sappia!”. Gli chiede anche di ritirare l’ammonizione per coaching, ma Ramos – che lei stessa più tardi definirà uno dei migliori arbitri – non si lascia intimidire. E poi non si è mai sentito che un arbitro possa rimangiarsi un’ammonizione. Più tardi Serena sosterrà che fra lei e Mouratoglou non si sono mai accordati su segnali da farsi alla bisogna. E che se Mouratoglou aveva fatto un segnale era un semplice incoraggiamento. Dal video si capisce che non è così, ma chissà se davvero Serena l’aveva visto oppure no. E comunque l’arbitro ha il diritto-dovere – finché le regole sono quelle – di farle rispettare.

Ma la cosa trascende da lì a poco. Perché che avesse visto che Mouratoglou le diceva di attaccare oppure no, effettivamente Serena, salvata una pericolosa pallabrak sull’1 pari, riesce finalmente a strappare il servizio ad Osaka sulla quarta palla break del game, con la nippoamericana – ha il doppio passaporto la figlia di un haitiano e di una giapponese, ma dai 3 anni ha lasciato il natio Giappone per trasferirsi negli Stati Uniti e ormai abita da parecchi anni a Miami – che per la prima volta, già sotto 0-30, mostra segni di una certa tensione e, anche se salva tre pallebreak con due aces e un servizio vincente, commette però diversi inconsueti errori gratuiti, incluso il rovescio finale che dà il 3-1 a Serena, con l’Arthur Ashe Stadium che diventa una bolgia. È tutto per Serena, tutti o quasi vogliono vederla eguagliare il record dei 24 Slam detenuto da Margaret Smith-Court.

Ma nel game successivo il patatrac: Serena è avanti 30-15. Doppio fallo: 30 pari. Altro doppio fallo: 30-40. Errore gratuito: controbreak. Serena è furibonda, peggio di così quel game non lo poteva giocare. Scaraventa rabbiosamente la racchetta a terra, la fracassa. A Carlos Ramos, stavolta, non si può rimproverare un eccesso di rigore: il secondo warning, racket abuse, è indiscutibile. E il secondo warning consiste in un penalty-point. Sul 3-2 per Serena serve Naomi e parte dal 15-0. Lì per lì la gente non capisce. Serena è una belva. “Mi devi delle scuse – grida a Ramos –. Non ho mai imbrogliato in vita mia, ho una figlia e mi batto per i suoi diritti. Non ho mai imbrogliato – ripete – e mi devi delle scuse. Non arbitrerai mai più uno dei miei match”. Qui metto le esatte parole sentite in inglese dai microfoni sul campo: “You owe me an apology. I have never cheated in my life. I have a daughter and I stand for what’s right for her. I’ve never cheated, and you owe me an apology. You will never do another one of my matches”. Poi non contenta, lo aggredisce con maggior violenza:  “You are a liar and now you stole a point from me. You’re a thief” . “Sei un bugiardo e ora mi hai rubato un punto! Sei un ladro!”.

A quel punto Carlos Ramos non ha alternative: deve infliggerle un terzo warning per word abuse. Significa game penalty. Figurarsi Serena, figurarsi la folla che a stento può capire tutto quel che ha detto Serena. Abbiano fatto fatica noi, ascoltando dieci volte l’audio! Fischi, boooh, e Serena chiama il referee Brian Earlie e la supervisor Donna Kelso chiedendo giustizia. È evidente che i due “officials” non potranno che dar ragione a Carlos Ramos. Ma il pubblico non ci sta. Non capisce e ulula.

Sul 5-3 Serena riesce a trovare la concentrazione per tenere il servizio. Ma è quasi più sorprendente che riesca a tenerla anche la ragazza giapponese, per nulla frastornata da tutto quell’ambaradan. Sale 40-15, poi 40-30, ma chiude con un servizio esterno sul rovescio di Serena che non riesce a rispondere. Impressionante il sangue freddo di Naomi, per nulla distratta da quell’inondazione di buuuuh, dalle lacrime di Serena: “La gente faceva un gran rumore, non ho sentito tutto quel che stava accadendo – vero o non vero così ha detto – e quando mi sono girata verso il campo per servire ho sentito l’arbitro dire che il punteggio era 5-3 (e che toccava a Serena servire). Ero un po’ confusa, ma io mi dicevo soltanto che dovevo stare ben concentrata che lei è una tal grande campionessa che poteva tornare su da ogni punteggio”.

Beh fin qui l’esatta ricostruzione dei fatti, che avrebbero avuto un seguito a fine conferenza stampa di Serena quando, ancora una volta, ha perso l’occasione per star zitta, accusando Ramos di sessismo per aver preso le sue decisioni nei confronti di una donna. Accuse risibili e ridicole. Cui non si sarebbe dovuto dare risalto e risonanza. Invece c’è stato qualche cretino che in sala stampa l’ha applaudita. Dopo di che, immediatamente, lei si è alzata e se ne è andata. I dieci minuti di conferenza stampa obbligatoria erano finiti.

Come la penso al proposito è ben chiaro. Anche se voglio dar atto a Serena di essere riuscita almeno a controllarsi durante la premiazione, quando ha detto: “Non voglio essere maleducata – invitando con la braccia i suoi fans a smettere di ululare – so che tanti avete tifato per me, facciamo il meglio che possiamo”. Forse il primo warning poteva essere evitato, da un arbitro meno attento o fiscale, ma il secondo e il terzo erano assolutamente inevitabili. Serena ha perso la brocca come le era già accaduto nella finale persa con Stosur e in quella persa con Clijsters nel 2009. Ma oggi la miglior giocatrice non era lei: era Osaka.

LE SQUALIFICHE DEL PASSATO: NON SOLO DONNE

Resta quindi grande l’impresa di Osaka che ha giocato un primo set straordinario e un secondo set meno giudicabile perché dal 2-1 in poi ha fatto un po’ tutto Serena nel bene e nel male e Naomi è stata brava soprattutto a servire con grande tranquillità sul 5-4 in mezzo a tutto quel frastuono, a quella baraonda. Non ha veri punti deboli Naomi – anche se a rete non ricordo di averla vista – ma di rovescio non sbaglia veramente mai e riesce ad angolarlo in maniera incredibile. Anche il dritto stretto incrociato è splendido, ma talvolta sulla palla alta quando deve schiacciarla in lungolinea, il dritto Naomi se lo perde. Lo osservava anche Mary Joe Fernandez: “Quando è tesa il colpo meno sicuro e solido è il dritto… che altrimenti fa male”. È una vera campionessa, ha 20 anni, vincerà molto altro ancora. È numero 7 del mondo, devo ancora capire come se la possa cavare sulla terra rossa, sull’erba. Ha grande personalità, dentro e fuori dal campo. Anche se sembra che non dica niente, dice eccome. Ha sense of humour.

Bene, il torneo femminile pieno di sorpresa si chiude con l’ottava vincitrice diversa negli ultimi otto Slam. Serena Australian Open 2017, Ostapenko Roland Garros 2017, Muguruza Wimbledon 2017, Stephens US Open 2017, Wozniacki Australian Open 2018, Halep Roland Garros 2018, Kerber Wimbledon 2018, Osaka US Open 2018. È una cosa che non accadeva da 80 anni!

ENGLISH RECAP-VIDEO WITH THE “HALL OF FAMER” STEVE FLINK

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